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venerdì 10 maggio 2013

“DISABITARE “

“DISABITARE" 
GRAZIANO LOCATELLI



Roma , 15 maggio 2013 – ore 18.30 
Galleria Bureau des Arts – Via dei Banchi Vecchi 15 A


Inaugurerà il prossimo 15 maggio a Roma la mostra “ Disabitare” – Galleria Bureau des Arts Via dei Banchi Vecchi 15 A - di Graziano Locatelli che ci trasporta in un mondo, dove ogni opera d’arte rappresenta un indizio, una traccia e una piccola parte di se’.

Le opere hanno tutte il nome di una strada o di una via che ha fatto parte della vita di Locatelli e vogliono essere un elemento di profonda innovazione nell’arte contemporanea.

Nascono così le pareti squarciate, le sculture frantumate in cui il ricordo esce prepotente attraversando lo spazio e il tempo, dando voce ad una nevrosi e ad una emozione legata agli oggetti che hanno lasciato profonde cicatrici nella vita dell’artista. 

Le mattonelle vintage che si sgretolano e si animano in un movimento tridimensionale, sono l’elemento scelto per sottolineare la potenza e l’irruenza che i ricordi hanno nella nostra esistenza. 

Un muro rotto in una casa “disabitata” che vuole raccontare la sua storia. 
Da qui il titolo della mostra “Disabitare” come rievocazione di un tempo che è stato, dove l’oggetto che è stato dimenticato urla la sua presenza uscendo dai muri, dalle pareti, dalle nostre memorie. 

Un tentativo quindi di “riabitare” quello di Locatelli , il tentativo di non rivivere un passato che vorrebbe essere dimenticato, ma che si fatica a dimenticare.

GRAZIANO LOCATELLI

nato a Bergamo nel 1977, vive e lavora a Roma dal 2009
ha frequentato il Liceo Artistico di Bergamo
Principali mostre
2003 – Bergamo, galleria “Circolo”, mostra collettiva
2007 – Milano, galleria Eustachi, 39° edizione Premio degli Eustachi, conseguimento del II premio
2012 – Roma, galleria Interazioni, mostra personale “Frankie, i luoghi dell’inconscio”
2013 – Roma, MACRO, mostra collettiva “C’era una volta … Gioco e Giocattolo”
2013 – Roma, Opificiio, mostra collettiva “L’arte nell’uovo di Pasqua”
2013 - Roma, Galleria Bureau Des Arts, mostra personale “Disabitare”

Artista Graziano Locatelli 
Titolo “ Disabitare” 
A cura di Diletta Dollfus di Volckersberg
Durata 16 maggio – 31 luglio 2013 
Orari 10.30 – 13.00 / 15.30 – 19.30
Indirizzo Galleria Bureau des Arts Via dei Banchi Vecchi 15 A – Roma
Ingresso Libero 
Info Veronica De Lorenzo- 339.6290011 - info@bureaudesarts.it

giovedì 9 maggio 2013

Sterling Ruby CHRON II

FONDAZIONE MEMMO ARTE CONTEMPORANEA
presenta 



Sterling Ruby
CHRON II

24 maggio – 15 settembre 2013
Palazzo Ruspoli, Roma

La Fondazione Memmo è orgogliosa di annunciare CHRON II, mostra dell'artista americano Sterling Ruby, a cura di Cloé Perrone. L’esposizione presenta oltre settanta opere selezionate dall'artista all’interno della propria collezione personale, illustrando oltre un decennio della sua produzione artistica. CHRON II apre al pubblico venerdì 24 Maggio 2013 a Roma, presso la storica sede della Fondazione a Palazzo Ruspoli, e sarà visibile – a ingresso gratuito - fino al 15 settembre 2013. Questa è la seconda mostra del nuovo programma espositivo dedicato alla giovane scena artistica contemporanea, promosso dalla Fondazione Memmo su iniziativa di Fabiana Marenghi Vaselli e Anna d’Amelio.

Nel 2008, presso il The Drawing Center di New York, Sterling Ruby presentò CHRON, una selezione di opere su carta che evidenziava l’importanza del disegno nella sua ricerca. Allo stesso modo CHRON II sottolinea il ruolo significativo del collage, sia da un punto di vistamateriale che allegorico, all'interno della pratica artistica di Ruby, incentrata sull’interdisciplinarietà. L’artista descrive il collage come una “fusione illecita”, accentuando ciò che egli vede come la natura intrinsecamente trasgressiva di questo mezzo espressivo.

Le opere in mostra permettono allo spettatore di immergersi nelle continue ossessioni formali e tematiche di Sterling Ruby, dall'hip-hop all’horror, dai sistemi carcerari alla scultura pubblica, dall’artigianato all’esistenzialismo. Prison (2004) è uno dei primi lavori in cui l’artista utilizza il tema delle prigioni come soggetto artistico. Lo smalto schizzato in opere come Mapping (2008) e Scratch / La Chanel Vernis(2008) può visivamente ricollegare all’uretano schizzato nella serie EXHM (2011-2013). Le implicazioni trascendentali della serie HEAD TREKKERS, in cui teschi diventano pianeti, si riscontrano in altri lavori più recenti dell'artista, come quelli intitolati DRFTRS (2013), dove le immagini di motori, teschi, grotte, necropoli, cuscini artigianali, mostri del cinema e la copertina appuntata di Helter Skelter sembrano galleggiare su sfondi di vernice slavata. Confluendo immaginari aggressivi e destabilizzanti, Ruby crea opere intriganti grazie a un’estetica inaspettata e non convenzionale.

Sterling Ruby vive e lavora a Los Angeles ed è nato a Bitburg, in Germania, nel 1972. Completa gli studi all’Art Center College of Design, Pasadena, California. Fra le principali mostre personali: Soft Work, Centre d'Art Contemporain, Ginevra (2012), FRAC Champagne-Ardenne, Reims (2012), Bonniers Konsthall, Stoccolma (2012); Grid Ripper, Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea, Bergamo (2008);Supermax 2008, Museum of Contemporary Art, Los Angeles (2008); CHRON, The Drawing Center, New York (2008). È inoltre prevista una sua personale al Museum Dhont-Dhaenens, Gand, Belgio, nell'autunno del 2013.

La Fondazione Memmo, che dal 1990 realizza mostre dedicate all’arte antica, nasce con l’obiettivo di avvicinare i giovani e il vasto pubblico al mondo dell'arte attraverso la conoscenza di capolavori di tutti i tempi e delle più varie civiltà, mediante la divulgazione, la conservazione e il restauro delle opere d'arte, il sostegno della ricerca scientifica, l'organizzazione diretta o indiretta di convegni, seminari e mostre, anche in collaborazione con musei, università e imprese pubbliche e private. La Fondazione Memmo - Arte Contemporanea, nata da un progetto di Fabiana Marenghi Vaselli e Anna d’Amelio, dal 2012 ha introdotto un nuovo piano espositivo dedicato al panorama artistico contemporaneo.

Nello stesso periodo in cui si svolge la mostra presentata dalla Fondazione Memmo - Arte Contemporanea, Sterling Ruby viene celebrato anche dal MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma con la personale SOFT WORK, nella sede di Testaccio (piazza O. Giustiniani 4, Roma): inaugurazione martedì 21 maggio 2013, ore 19.00, e apertura al pubblico dal 22 maggio al 15 settembre 2013. L'esposizione, pensata dall'artista come un'unica opera, è composta da grandi “sculture morbide”, di cui molte create appositamente in un allestimento suggestivo e originale. Inoltre mercoledì 22 maggio 2013, alle ore 18.00, Ruby terrà una lecture presso l’auditorium del MACRO (via Nizza).


Scheda tecnica della mostra

Artista: Sterling Ruby
Titolo: CHRON II
A cura di: Cloé Perrone
Periodo: 24 maggio – 15 settembre 2013
Orari di apertura: da martedì a domenica, dalle 12 alle 20, lunedì chiuso
Ingresso: libero
Presso: Palazzo Ruspoli, Via del Corso 418 (Metro Spagna), Roma
Informazioni: Benedetta Rivelli 





sabato 4 maggio 2013

CASA DEL JAZZ


sabato 4 maggio ore 21 (sala concerti)

Susanna Stivali
“Songs of Spirit and Freedom”
Omaggio a NINA SIMONE
Susanna Stivali, voce
Alessandro Gwis, piano
Emanuele Smimmo, batteria
Luca Bulgarelli, contrabbasso
Ospiti i gruppi vocali: Vocintransito, Anonima Armonisti, ChiMiVa
.
Sabato 4 maggio,Susanna Stivali presenta e ripropone alcuni brani scritti da Nina Simone a altri standard della tradizione folk e jazz da lei resi unici attraverso le sue interpretazioni. Un omaggio, a 10 anni dalla sua scomparsa, ad una grandissima artista che ha attraversato ed è stata protagonista di mezzo secolo di musica e di importanti cambiamenti sociali.
Un viaggio attraverso le diverse anime musicali di Nina Simone: quella folk, blues e jazz.
Un’artista che è stata punto di riferimento non solo musicale ma anche sociale e spirituale perdiverse generazioni.

Songs of Freedom and Spirit è anche un’omaggio alla forza catartica e spirituale che rende unica la musica Nina Simone.
La formula è quella del quartetto: Susanna Stivali accompagnata da tre importanti nomi del panorama italiano jazz,Alessandro Gwis al piano, Emanuele Smimmo alla batteria e Luca Bulgarelli al contrabbasso. Il quartetto, attraverso il linguaggio jazzistico, permeato da diverse influenze che hanno attraversato la musica di Nina Simone, propone degli arrangiamenti originali.Inoltre, alcuni brani vedono la partecipazione di diversi gruppi vocali che si esibiscono insieme creando un unico coro: Vocintransito, Anonima Armonisti, ChiMiVa. La performance musicale sarà accompagna dalla proiezione di un video a cura di Maria Luisa Celani realizzato appositamente per l’omaggio a Nina Simone.

Casa del Jazz: viale di Porta Ardeatina, 55 - Info: 06/704731 ; www.casajazz.it
Ingresso 10 euro

giovedì 2 maggio 2013

Tutti Con Me


Tutti Con Me
Biagio Izzo

Il Sistina
Dal 7 al 19 maggio

Tutti con Me di Bruno Tabacchini e Biagio Izzo con Teresa del Vecchio, Federico Perrotta, Valentina Olla e con la partecipazione de' I Virtuosi di San Martino; scene Luigi Ferrigno; costumi Graziella Pera; coreografie Manolo Casalino; musiche Paolo Belli, Alex Britti, Edoardo Bennato; regia Claudio Insegno

Gli autori descrivendo lo spettacolo precisano: “Tutti con me, l’ultimo spettacolo di Bruno Tabacchini e Biagio Izzo, contiene gli ingredienti di una messa in scena, per certi versi innovativa. Contenuti nuovi, forme inusuali: Tutti con me segna un decisivo momento di transizione da una scrittura che privilegiava le modalità e le tecniche della recita musicata e della commedia di costume, ad una drammaturgia dell’io che, scevra di presuntuosi intellettualismi, canalizza nel letto della commedia surreale e paradossale il torrente delle confessioni e patteggiamenti che l’uomo moderno deve necessariamente affrontare per dialogare con gli stimoli profondi della propria psiche.”


Breve sinossi

Biagio Izzo e i personaggi da lui portati in teatro, al cinema e in televisione, s’intrecciano con la storia di una giornalista e del direttore responsabile di palcoscenico, entrambi calati dal nulla durante lo spettacolo, in forma di monologo, che Biagio sta tenendo sul palco del teatro dove si esibisce.

La donna piombata in scena senza preavviso e con fare sospetto dichiara di dover realizzare un servizio giornalistico sulla società italiana contemporanea per conto della testata Cultura & Società, il magazine presso cui lavora. Biagio stava introducendo un suo monologo quando se l’è trovata davanti all’improvviso. La sedicente giornalista afferma fra l’altro che il direttore di palcoscenico sia stato informato del lavoro che deve svolgere e che questi l’abbia pure autorizzata. Biagio non sapeva nemmeno che ci fosse un direttore responsabile di palcoscenico, ma immediatamente si rende conto di essere al centro di una situazione al limite del paradossale.

La storia si tinge di giallo quando la giornalista rivela a tutti il suo volto crudele di spietata killer con missione di uccidere. Appare chiaro anche che il direttore, complice della donna, sia la mente di un piano diabolico. Il braccio e la mente, il gatto e la volpe, Bonnie and Clyde, Diabolik e Eva Kant. E il disegno criminoso? Terrificante! I due vogliono sopprimere tutti i personaggi interpretati da Biagio Izzo - Bibì, Assunta, Amedeo, Avana Nove, Valà - sancendo ogni esecuzione con un inequivocabile messaggio: CANCELLED! Ma chi sono questi sinistri figuri e soprattutto perché tanta ostinazione nel portare a termine con incomprensibile accanimento una serie di efferati delitti? Lo scopriremo assistendo allo spettacolo.


E’ ANDATA COSI’


2 – 19 maggio 2013
Viola Produzioni presenta

Francesco Pannofino Emanuela Rossi 

E’ ANDATA COSI’

di Giacomo Ciarrapico
con Eugenia Costantini e Alessandro Marventi
regia Claudio Boccaccini

Un padre, agente di viaggio in crisi professionale e forse esistenziale; una madre alla ricerca - ancorché tardiva - di una propria identità; una figlia anafettiva, troppo intelligente e secchiona; un figlio in perenne simbiosi con l’iphone e con improbabili velleità di cantante rap. 

Cosa succede a una famiglia così quando il già precario equilibrio finanziario precipita nel baratro a causa dell’arrivo tanto improvviso quanto devastante di una spaventosa cartella esattoriale? 

Riuscirà il traballante nucleo familiare a difendersi dagli effetti tangibili di una crisi economica mondiale che però - fino a quel momento - sembrava aver colpito solo gli altri? 

La necessità – si sa - aguzza l’ingegno e padre, madre e i due ragazzi si troveranno a immaginare soluzioni fantasiose, bizzarre, improbabili, fino a che il bagliore di un possibile spiraglio di luce spunterà inaspettatamente proprio dall’ipotesi meno immaginabile.

E’ andata così. Una commedia divertente, a tratti irresistibile, che racconta con linguaggio contemporaneo l’Italia di oggi, in bilico fra l’ansia di un incerto futuro e la leggerezza dell’incoscienza.

SALA UMBERTO di Roma
Via della Mercede, 50
06.69925819/ 06.6794753
Prezzi: da € 32 a € 23Orari: dal martedì al sabato ore 21, 2° mercoledì ore 17, sabato ore 17 e 21, domenica ore 17 e 20

mercoledì 24 aprile 2013

IL FU MATTIA PASCAL


Teatro Quirino
3 maggio repliche fino al 12 maggio
Tato Russo 

IL FU MATTIA PASCAL
versione teatrale di Tato Russo dal romanzo di Luigi Pirandello
con Katia Terlizzi 
e Francesco Acquaroli Marina Lorenzi Renato De Rienzo 

Massimo Sorrentino Francesco Ruotolo Antonio Rampino Peppe Mastrocinque 
Carmen Pommella Sarah Falanga Davide Sacco 
scene Tony Di Ronza 
costumi Giusi Giustino 
musiche Alessio Vlad
uno spettacolo di

“Una delle poche cose, anzi forse la sola ch'io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de' miei amici o conoscenti dimostrava d'aver perduto il senno fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo:- Io mi chiamo Mattia Pascal.”

Ma cosa corrisponde a un semplice nome proprio? È questa la domanda alla quale intende rispondere il protagonista del romanzo di Pirandello che così inizia il suo viaggio attraverso i vari modi d’apparire di se stesso a se stesso e agli altri, il viaggio tra gli intrighi di una vita moltiplicata forse all’infinito che ci impedisce tra convenzioni e compromessi di capire chi siamo veramente. Alla ricerca dell’ ES, dell’altra parte di sé, o della propria vera identità. Morire per vivere una vita diversa. Ritrovare attraverso mille morti la propria unica ragione d’esistere. Scoprire la propria vera identità al di là delle convenzioni che ci hanno formato. Insomma viaggiare a ritroso dei sé o dei risultati di sé abbandonando la scorza delle apparenze per tentare una scoperta definitiva del proprio io. Questo il viaggio di Mattia Pascal, nell’abisso della contraddizione tra essere e apparire.

 La riduzione in commedia tralascia la tecnica della narrazione propria del romanzo e trasferisce ad una dimensione teatrale il racconto. Insomma liberandosi dalla pesantezza d’una proposta troppo vincolata alla struttura letteraria Tato Russo fa propria la materia del testo per riscriverla in commedia nello stesso linguaggio drammaturgico che sarebbe stato di Pirandello nello sforzo palese e riuscito di una costruzione per il teatro, alla maniera insomma che immaginariamente avrebbe operata lo stesso autore del romanzo nel momento in cui avesse scelto di trasferirla in commedia. Il romanzo sembra così recuperato e acquisito al repertorio delle commedie del Nostro in modo definitivo.Mattia Pascal è Tato Russo nel doppio ruolo di Mattia Pascal e di Adriano Meis, ma anche gli altri personaggi che concorrono alla sua vicenda si rincorrono nella storia, interpretata così dagli stessi attori in identità e personaggi diversi, quasi a scegliere di non chiarire affatto, nello spettro delle rassomiglianze, la distinzione tra i vari aspetti della realtà. Mattia e i suoi coinquilini della storia muoiono tutti per rincontrarsi identici nella storia di Adriano Meis e rivivere poi in quella nuova di Pascal. 

ORARI SPETTACOLI
dal martedì al sabato ore 20.45
venerdì 3, sabato 4, mercoledì 8 e giovedì 9 maggio ore 16.45 e ore 20.45
tutte le domeniche ore 16.45

INFO
botteghino 06.6794585
info 06.6783048
mail info@teatroquirino.it



I martedì del Jazz all'Officina Biologica




ogni martedì di maggio è jazz
allo spazio dell’officina biologica
in borgo angelico 30, roma
ingresso libero


Musicisti affermati e giovani talenti per i martedì jazz dell'officina biologica a un passo da S.Pietro in uno dei quartieri più suggestivi di roma, nel cuore di Borgo Pio.
Nella palazzina liberty dell'officina biologica, 451 metri quadri su quattro piani splendidamente ristrutturati a fondere modernità e tradizione, troverete buona musica e cibo sano: anche a noi sembra la cosa più normale del mondo.

Musicisti d'eccezione per cinque serate a ingresso libero, durante tutto il mese di maggio, nella prima rassegna jazz dell'officina biologica, con la direzione artistica di Carlo Cammarella:

invece del 'trasversale', 'indipendente' o 'alternativo', tornate normali all'officina biologica.



Neòs trio
martedì 7 maggio, ore 21:45
Caterina Palazzi, contrabbasso
Massimiliano Felice, organetto 
Vincenzo Core, chitarra
Il gruppo affonda saldamente le proprie radici musicali nella tradizione contadina ed artigiana dell’Italia del sud, pienamente consapevole dell’importanza che riveste la conoscenza e la “coscienza” del percorso storico di un popolo; a questo si aggiunge la piena consapevolezza di vivere in un’epoca che promuove e facilita il confronto ed il dialogo con altre culture e stili musicali, tradizionali o d’avanguardia che siano. Dalla sintesi di queste due anime, identità e dialogo, prendono vita composizioni originali in cui si alternano momenti di grande lirismo ad altri in cui interplay ed improvvisazione prendono il sopravvento.

Federico Procopio, Adriano Matcovich duo
martedì 14 maggio, ore 21:45
Federico Procopio, chitarra elettrica 
Adriano Matcovich, basso elettrico
Una formazione inedita (nata da una costola del trio Procopio - de Seta - Matcovich) che si muove all’interno di quel contesto musicale contemporaneo che potremmo definire jazz rock, facendo della ricerca del suono e delle sonorità più graffianti il proprio cavallo di battaglia. Il repertorio proposto, quindi, comprenderà composizioni provenienti dal disco di Federico Procopio "Early Years", tributi ad importanti musicisti come John Coltrane e Matthew Garrison, e brani inediti composti da questi due giovani talentuosi musicisti assai attenti alle tendenze musicali dell’ultimo periodo.

Pasquale Innarella e Carmine Ioanna duo
martedì 21 maggio, ore 21:45
Pasquale Innarella, sassofoni
Carmine Ioanna, fisarmonicaMartedì 21 maggio, invece, sarà il turno della formazione composto dal sassofonista Pasquale Innarella e dal fisarmonicista Carmine Ioanna. Un duo del tutto inedito che porterà un repertorio diviso tra musiche originali, classici del jazz, composizioni latino americane e brani (o frammenti di essi) provenienti da ogni parte del mondo. Melodie, arrangiamenti, combinazioni che molto spesso si trasformano in un romantico soffio di vento oppure in un vorticoso ed intrigante spunto per l’improvvisazione che, a seconda del caso, può rimanere collegata alla parte armonica e melodica del brano, oppure allontanarsi verso nuovi territori, disegnando nuovi scenari. Tutto questo per poi rientrare nella poetica del tema di partenza o per muoversi verso altri luoghi, altri suoni, altri umori sempre nuovi, sempre inesplorati. 

Leonardo Radicchi quartet
martedì 28 maggio, ore 21:45
Leonardo Radicchi, sassofono
Claudio Leone, chitarra
Lorenzo Cannelli, tastiere 
Filippo Radicchi, batteria
Il quartetto capitanato dal sassofonista Leonardo Radicchi, autore dell’ultimo disco Riot, porterà all’Officina Biologica una formazione studiata ad hoc per l’occasione. Insieme al talentuoso sassofonista, infatti, ci saranno Claudio Leone alla chitarra, Lorenzo Cannelli alle tastiere e Filippo Radicchi alla batteria. La band proporrà un repertorio diviso tra i classici del jazz e composizioni original dell’ultima uscita discografica, che prendono spunto da personaggi, tensioni sociali ed eventi che attraversano la società europea, americana e non solo. Musicalmente Riot si inserisce nell’orizzonte del jazz più contemporaneo senza dimenticare le lezioni che grandi maestri statunitensi ed europei hanno lasciato sulla sperimentazione, sulle contaminazioni. sull’impegno civile. Fra questi Miles Davis, Eddie Harris, Steve Coleman, John Zorn, Lingomania, Area, Joe Henderson… solo per citarne alcuni).

In two the night
martedì 4 giugno, ore 21:45
Andrea Lupoz, voce
Marco Silvi, pianoforte
Un progetto che nasce alla fine del 2011 per proporre un repertorio di standard Jazz e reinterpretazioni di brani Pop in chiave jazzistica. Andrea Lopez è, oltre che cantante, anche doppiatore e attore professionista, mentre Marco Silvi è un giovanissimo pianista che studia pianoforte jazz presso il Conservatorio “Licinio Refice” di Frosinone. Un musicista versatile la cui ricerca ha compiuto una crescita importante attraverso la collaborazione con il sassofonista romano di fama internazionale Marcello Allulli, incentrata a riportare all’essenzialità e all’efficacia emotiva un Jazz sempre più distante dall’ascolto popolare. Uno spettacolo, dunque, all’insegna di alcuni grandi classici del jazz (e non solo) che non mancheranno di riscaldare il cuore dell’ascoltatore grazie ad un sound soffice, diretto ed immediato.




officina biologica
cibo che dà alla testa
borgo angelico 30
00193 roma, italia





L’ARMA

Dal 30 aprile al 12 maggio dal martedì al sabato h 21 – domenica h 18
Motoproduzioni Srl - TSI La fabbrica dell’Attore – La Casa dei Racconti


L’ARMA

Finalista 50° Premio Riccione per il teatro
di Duccio Camerini 
con Giorgio Colangeli, Andrea Bosca e Mariachiara Di Mitri
Regia di Aureliano Amadei


Un progetto teatrale/cinematografico nato dalla collaborazione di due pluripremiati e poliedrici artisti. Duccio Camerini, scrittore, regista, attore, con grandi e prestigiose collaborazioni alle spalle ed Aureliano Amadei regista e autore internazionale, eccentrico ed imprevedibile. 

A questo particolare intreccio si uniscono tre attori diversi, ma ugualmente sorprendenti. Giorgio Colangeli, vincitore, tra i tanti premi, di un David di Donatello; Andrea Bosca giovane e intenso attore emergente e Mariachiara Di Mitri, una giovanissima ed incredibile esordiente.

L'ARMA. Una favola cattiva sul mondo invisibile di oggi, che tratta di padri e figli, appartenenza ed esclusione, "sistema" ed individuo. Libertà, diremmo, se non fosse una parola ambigua. 

Centro dell'azione è un uomo che ha fallito i propri obbiettivi, ha tagliato i ponti col mondo.
Dopo aver rubato una neonata in modo incidentale, si ritira in cima ad una montagna.
Il suo vero figlio viene a cercarlo, ma sbaglierà tempo.

Sulla montagna è rimasta solo la figlia adottata/rapita e quasi prigioniera, che ormai è una ragazzina. Lei non conosce niente delle leggi del vivere, conosce solo i precetti ossessivi che le ha lasciato il padre. Precetti per difendersi dall'aggressività del mondo.

L’ARMA è un montaggio di primi piani che si muovono nel tempo e nello spazio. Ognuno dei tre personaggi compie un viaggio di andata e ritorno nelle proprie illusioni, mostrandoci esclusivamente un punto di vista privato, un tassello, un sottoquadro, un fotogramma: un primo piano. L'esigenza di stabilire un piano, un'inquadratura, deriva, forse, dal duplice impegno teatrale/cinematografico che il progetto prevede nella sua dimensione più ampia. Infatti, immediatamente dopo la rappresentazione teatrale, lo stesso cast sarà impiegato nell'adattamento cinematografico del testo. In questo modo si intende inquinare i due media, cercando di sfruttare reciprocamente i vantaggi di uno, nell'altro. E' per questo che la messa in scena avrà dunque degli aspetti cinematografici. Lo spazio vitale dei personaggi, è sempre impenetrabile, limitato e claustrofobico. Anche quando, dalla cima di una montagna, a turno, i personaggi credono di dominare il mondo, non percepiscono la bolla di vetro che li rinchiude. 

I tre tempi differenti, sono marcati dal fluttuare nello spazio scenico, del loro costretto ambiente vitale; un luogo variabile, soggettivo, nel quale si muove la rievocazione dei fatti. Ne esce un collage di ricordi, testimonianze e racconti, che lo spettatore vive attraverso l’elaborazione che i personaggi fanno di essi, fino a perdere il senso della verità.


Botteghino:
dal martedi' al venerdi' dalle 9 alle 21.30 orario continuato
lunedi' dalle 9 alle 18,00
sabato dalle 16 alle 21,30
domenica dalle 14 alle 19
Teatro Vascello 
Via Giacinto Carini 78 
Zona: Monteverde ROMA 

biglietti: intero 20,00 euro, ridotto 15,00 euro, ridottissimo 12,00 euro studenti, promozioni gruppi di almeno 10 persone

venerdì 19 aprile 2013

GHITTA CARELL

GHITTA CARELL 
e il potere del ritratto


dal 18 aprile al 17 maggio 2013

Fondazione Pastificio Cerere
Roma, via degli Ausoni 7

Fotografava solo 'il meglio': aristocratiche con figli e cani aristocratici, poeti, scrittrici, dive intellettuali, generali, gerarchi, membri di case regnanti. Fotografava solo gente bellissima o che lei riusciva a rendere bellissima: le sue donne sembravano sempre regine inavvicinabili eppure dolcissime, i suoi uomini forti intelligenti, dominatori. È naturale che Ghitta Carell fosse, soprattutto negli anni Trenta italiani, la fotografa di moda, la ritrattista più ricercata. 

Natalia Aspesi

La Fondazione Pastificio Cerere presenta, da giovedì 18 aprile a venerdì 17 maggio 2013, un’ampia retrospettiva dedicata alla celebre ritrattista Ghitta Carell (1899-1972), a cura di Diego Mormorio - affiancato da un comitato scientifico composto da: Ottavio Celestino, Flavio Misciattelli, Stefano Palumbo e Marcello Smarrelli - con oltre 150 fotografie che restituiscono la testimonianza della storia di un’epoca attraverso i suoi protagonisti, dagli anni Trenta agli anni Cinquanta.

La mostra, voluta e sostenuta da Elsa Peretti Presidente delle Fondazioni Nando e Elsa Peretti, in collaborazione con la Fondazione 3M che ha fornito per l’occasione la maggior parte del patrimonio fotografico, vuole contribuire a riconsiderare la figura di Ghitta Carell all’interno della vitalità della fotografia italiana – e più in generale della cultura – affrontando, da una parte il tema del ritratto come questione fondamentale nella storia della rappresentazione visiva e come punto nodale dell’arte moderna, e dall’altra esaminando la produzione dell’artista all’interno degli sviluppi socio-antropologici dell’Italia del periodo in cui ha operato. 

L’ARTISTA

Nata nel 1899 nell’Ungheria del nord-est, Ghitta Carell impara la tecnica fotografica a Budapest, in un corso di fotografia per “signorine”. Subito dopo inizia a visitare lo studio del fotografo Szekelu Aladair, autore di libri cui collaborano personaggi come lo scrittore Hugó Veigelsberg, detto Ignotus, il poeta Endre Ady e il musicista Béla Bartok. A partire dai personaggi che frequentavano lo studio di Aladair, la Carell comincia a prendere familiarità con l’ambiente intellettuale della capitale ungherese. Animata da questi stimoli, prosegue la sua formazione fotografica a Vienna e Lipsia, per approdare nel 1924 a Firenze, dove frequenta l’ambiente mitteleuropeo che si ritrovava a Fiesole in casa dello scultore Mark Vedres – seguace di Rodin e poi vicino alle posizioni del cubismo e del costruttivismo – e della moglie Matild, storica dell’arte. La casa dei Vedres non era però solo luogo d’incontro di personaggi proveniente dalla Mitteleuropa, ma anche di talenti come quello del musicista Luigi Dalla Piccola, dello scrittore Alberto Carocci, dello scultore Marino Marini e dello storico dell’arte Bernard Berenson.

Dopo il periodo fiorentino, Ghitta Carell si trasferisce a Milano, dove ben presto diventa una fotografa molto apprezzata, soprattutto dai personaggi dell’alta finanza e dell’aristocrazia. A lanciarla è la foto di un bambino vestito da Balilla, scattata nel 1926, e scelta per un manifesto di propaganda. La foto tappezza i muri di tutta la nazione e da quel momento ha inizio l’ascesa verso la grande notorietà. La sua fama raggiunge facilmente la media borghesia, che comincia a considerare le fotografie di Ghitta Carell come una prova di affermazione sociale. Nel vivo del culto di Roma, si trasferisce nella Capitale, vicino a Piazza del Popolo, riuscendo a conquistare tutti quelli che contano: Edda e Galeazzo Ciano, Benito Mussolini, Alberto Savino, Giovanni Papini, Alba De Céspedes, Pio XII, i Gonzaga, i Diaz, i Borghese, i Cicogna, i Visconti, i Colonna, ecc. Diceva di Mussolini: “Io l’ho conosciuto bene e l’ho osservato per giorni dietro la scrivania nella sala del Mappamondo. Era così vanitoso che potevo fare per ore quello che volevo”.

Donna colta e intelligente è stata spesso definita come l’interprete del mondo del potere e le sue immagini più famose, tutte scattate negli Anni Trenta in piena era fascista, sembrerebbero confermarlo. In realtà ritrae anche persone comuni. 

Le leggi razziali promulgate nel 1938 non le causano problemi, ma il regime le chiede di non mettersi troppo in mostra. Con la fine della guerra torna l’antica fama e tutto il gotha democristiano (Alcide De Gasperi, Giovanni Gronchi, Giulio Andreotti, ecc.) posa sotto le lampade di questa fotografa, che nel 1959 diviene cittadina italiana. Ma è anche amica e fotografa di scrittori come Cesare Pavese, attrici come Valentina Cortese, giornalisti come Camilla Cederna e personaggi come Walt Disney.

Si allontana dall'Italia in sordina e sceglie di trasferirsi ad Haifa, in Israele, dove muore nel 1972.

Il nome di Ghitta Carell è noto a molti, ma la sua figura e la sua opera restano pesantemente gravate da luoghi comuni ed equivoci interpretativi.

LA MOSTRA 

Tutto il successo di Ghitta Carell veniva dalla composizione e dall’evanescenza delle sue fotografie che diventano segno inconfondibile dei suoi ritratti. Era una grande esperta del ritocco che consisteva nel lavorare con delicatezza le lastre per togliere ombre, durezze, vuoti, restituendo così ai personaggi un’aria meno torva per i fascisti e più seducente per le dame dell’alta società.

Nonostante l’avanzamento tecnologico che proveniva dall’America, Ghitta Carell continuava a fotografare a suo modo - quello che aveva imparato durante il corso giovanile di fotografia a Budapest - usando il bianco e nero, con una macchina a lastre nel formato 18x24 e più raramente una Rolleiflex 6x6. 

La mostra vuole riscoprire l’opera di quest’artista attraverso un gruppo di 15 fotografie originali e di 140 immagini, quasi tutte stampate appositamente per l’occasione e presentate per nuclei tematici: la nobiltà, il clero, gli imprenditori, la piccola-media borghesia, gli intellettuali, gli uomini politici, la famiglia, la gente comune.

Inoltre, sarà in mostra la proiezione video di tutto il corpus fotografico della Carell e alcune riviste dell’epoca che riportano dei suoi ritratti.

La mostra si svilupperà in un percorso che si snoda all’interno del Pastificio Cerere occupando i luoghi più suggestivi dell’ex edificio industriale: le fotografie originali saranno esposte nel silos del grano, oggi spazio espositivo della Fondazione Pastificio Cerere, i personaggi ecclesiastici nella Galleria Pino Casagrande, i soggetti femminili al Ristorante Pastificio San Lorenzo e il corpus restante delle opere, numericamente il più consistente, presso lo Spazio Cerere. L’esposizione costituisce una nuova occasione per sperimentare in maniera diversa, le potenzialità e la forza del Pastificio Cerere come contenitore per l’arte contemproanea, dimostratosi in grado di funzionare sia nelle singole unità degli spazi che lo compongono, sia nel suo insieme, com’era avvenuto nella celebre mostra Ateliers del 1984, curata da Achille Bonito Oliva. Il desiderio di impegnarsi in un progetto così importante incentrato sulla fotografia, corrisponde allo storico rapporto che il Pastificio ha instaurato con questo medium, iniziato negli anni ’70 con la straordinaria presenza di Francesca Woodman che proprio tra le mura dell’ex edificio industriale, circondata dagli amici artisti della Nuova Scuola Romana, maturava le sue ispirazioni, trovando qui le ambientazioni più adatte ai suoi scatti più celebri.


IL CATALOGO

In occasione della mostra Ghitta Carell e il potere del ritratto sarà pubblicato un catalogo trilingue (italiano, inglese e spagnolo) con un saggio introduttivo di Diego Mormorio e un ampio apparato iconografico incentrato in particolare sulla storia della ritrattistica.


INFORMAZIONI

SCHEDA TECNICA DELLA MOSTRA
mostra: Ghitta Carell e il potere del ritratto
a cura di: Diego Mormorio
comitato scientifico: Ottavio Celestino, Flavio Misciattelli, Stefano Palumbo e Marcello Smarrelli 
inaugurazione: giovedì 18 aprile dalle ore 19.00 alle 21.00
periodo di apertura: 18 aprile – 17 maggio 2013
orari di apertura: 
> Fondazione Pastificio Cerere, Spazio Cerere, Studio d’Arte Contemporanea Pino Casagrande
dal lunedì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00
> Ristorante San Lorenzo: tutti i giorni dalle 19.00 alle 02.00
ingresso: libero
presso: Fondazione Pastificio Cerere, Via degli Ausoni 7, Roma
come arrivare: MM Termini (linea A), MM Tiburtina (linea B), autobus linea 71

CONTATTI
Fondazione Pastificio Cerere | T. 06 45422960 | info@pastificiocerere.it | www.pastificiocerere.it
Fondazione Nando Peretti | www.nandoperettifound.org
Fondazione 3M |Daniela Aleggiani | daleggiani1@mmm.com | T. 02 70352430 | www.fondazione3m.it


lunedì 15 aprile 2013

Truciolone l’Orchetto Mangione

Domenica 21 Aprile 2013 alle ore 16.30
Al Centrale Preneste Teatro
Via Alberto da Giussano, 58 - Roma
 


Ruotalibera Teatro
in scena con

Truciolone l’Orchetto Mangione


Ultimo appuntamento della stagione, domenica 21 Aprile alle ore 16.30, al Centrale Preneste Teatro in Via Alberto da Giussano, 58 a con lo spettacolo Truciolone l’Orchetto mangione.

Racconto per un narratore solo, tutti i personaggi sono interpretati da Tiziana Lucattini.

La storia è stata costruita pensando ai bisogni primari, comuni a tutti i cuccioli, di contatto, di calore e accettazione. Truciolone è un Orchetto che ha perso la mamma quando la Terra degli Orchi è stata invasa dagli Uomini, cacciatori di Orchi. Da allora vive nella Terra degli Uomini, ma qui viene preso in giro e tormentato dai suoi compagni di scuola che gli dicono: "ciccione caccolone mocciolone sbrodolone..." e gli fanno tanti brutti scherzi. Un giorno Truciolone si arrabbia molto e mangia i suoi compagni, la maestra e anche il papà che lo invitava alla pazienza. E poi mangia anche tutti i bambini del mondo. Quasi tutti. C'è ne è uno, anzi ce ne sono due, anzi tre che gli sfuggono! I tre si alleano per dare un cazzotto all'Orco, provare a farlo vomitare, e salvare tutti i bambini.

Ma Truciolone non è cattivo, ha solo bisogno di una mamma.

Lo spettacolo Truciolone l’Orchetto mangione, in scena domenica 21 Aprile alle ore 16.30, al Centrale Preneste Teatro è un invito alla solidarietà, alla speranza, e ad accettare e valorizzare le differenze di tutti i tipi.

Adatto ai bambini dai 3 agli 8 anni.


Truciolone l’Orchetto mangione
Compagnia Ruotalibera Teatro
Di e con: Tiziana Lucattini
Disegno luci: Martin Beeretz


Centrale Preneste Teatro Via Alberto da Giussano, 58 - Roma
Domenica 21 Aprile alle ore 16.30 Biglietto unico: 5.00 € (prenotazione consigliata)
Info e prenotazioni: 06 27801063 – 25393527 

mercoledì 10 aprile 2013

FELICE GIANI 1813


VEDUTE DI VILLA ALDINI A MONTMORENCY
Roma, Museo Napoleonico

giovedì 11 aprile – domenica 21 luglio 2013


Un nucleo di 8 disegni di grandi dimensioni e di rilevante qualità stilistica, realizzati da Felice Giani tra il 1812 e il 1813 durante la sua visita a Montmorency, per la prima volta esposti al pubblico al Museo Napoleonico.

In linea con l’opera di valorizzazione del proprio patrimonio grafico e in occasione della ricorrenza del duecentesimo anniversario del soggiorno francese di Giani a Montmorency, a nord di Parigi, la Sala della Grafica del Museo Napoleonico ospiterà da giovedì 11 aprile a domenica 21 luglio 2013 la mostra “Felice Giani 1813. Vedute di Villa Aldini a Montmorency”, promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

Le ambiziose decorazioni per la villa di Montmorency, da poco acquistata dal conte Antonio Aldini, Segretario di Stato di Napoleone per il Regno d’Italia, rappresentano il coronamento della collaborazione tra i due, in rapporto già da alcuni anni: dal 1805 Giani aveva realizzato le pitture del palazzo bolognese di Aldini e successivamente decorò la villa dell’uomo politico sui colli bolognesi, mai ultimata.

Come risulta da una data appuntata su un disegno conservato presso l’“Istituto Nazionale per la Grafica di Roma”, Giani avviò i lavori di decorazione di Villa Aldini intorno al 10 novembre 1812. Nell’anno seguente le decorazioni dovevano essere completate: una nota sul taccuino di Giani indica infatti un pagamento a saldo degli affreschi risalente al 30 settembre 1813 (mentre l’artista risulta rientrato a Bologna già dal 22 agosto).

Le pitture ebbero purtroppo una vita brevissima: nel 1817 la villa, pesantemente danneggiata durante l’occupazione prussiana, fu venduta da Aldini per un prezzo notevolmente inferiore a quello di acquisto: Nel 1818 venne definitivamente abbattuta.

Del ciclo pittorico non restano che scarse testimonianze figurative.

Gli appunti sparsi sui disegni preparatori ritrovati - quattro studi conservati presso l’“Istituto Nazionale per la Grafica di Roma”e un nucleo di sette disegni presso il “Cooper Hewitt Museum di New York” – accertano la decorazione di almeno nove ambienti: due stanze da letto, con scene ispirate alla mitologia, una sala da pranzo dedicata a Cerere, cinque fra camere ed anticamere (con scene ispirate a Romolo e Remo, alle Muse, alle Virtù e Trionfo della Pace) e una sala da bagno, affrescata con scene mitologiche.

Gli otto fogli del Museo Napoleonico, realizzati a china con acquerellature, appartengono al versante vedutista dell’attività francese di Giani.

Secondo i numeri agli angoli dei fogli il nucleo fu originariamente raccolto in un album: la serie comprende i numeri da 1 a 11, con l’eccezione del terzo, del quinto e del sesto foglio.

Altri due disegni raffiguranti vedute della villa Aldini a Montmorency, appartenenti al medesimo album del quale fecero parte anche gli esemplari del Museo Napoleonico e recanti i numeri 3 e 12, sono apparsi nel 2002 in un’asta londinese di Christie’s.

Oltre alle otto vedute di proprietà del Museo Napoleonico, saranno esposti in mostra altri quattro disegni raffiguranti la villa, di dimensioni inferiori rispetto ai fogli del Museo Napoleonico, conservati nella Pinacoteca Nazionale di Bologna.

A corredo della mostra verrà edito un catalogo (Palombi editore), la cui pubblicazione è stata resa possibile grazie al sostegno dell’Associazione degli “Amici dei Musei di Roma”, curato dai funzionari del Museo Napoleonico.




FELICE GIANI 1813
Vedute di Villa Aldini a Montmorency
Roma, Museo Napoleonico
Piazza di Ponte Umberto I, 1
giovedì 11 aprile – domenica 21 luglio 2013

Orario
Martedì - domenica ore 10.00-18.00
Chiuso: tutti i lunedì; 1 maggio, 15 agosto. La biglietteria chiude mezz'ora prima

Biglietto
Intero € 8,00; ridotto € 7,00
Informazioni
060608 (tutti i giorni ore 9.00-21.00) www.museonapoleonico.it www.zetema.it