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giovedì 9 maggio 2013

UN MARITO IDEALE

Teatro Quirino
15- 19 maggio
Compagnia Lavia Anagni presenta



UN MARITO IDEALE
di Oscar Wilde

con Valentina Sperlì Roberto Valerio Pietro Bontempo Alarico Salaroli
scene e costumi Carlo Sala
regia Roberto Valerio

Tre gennaio milleottocentonovantacinque, Londra, Theatre Royal. Va in scena la prima di “An ideal Husband” dell'acclamato Oscar Wilde, noto in tutti i salotti per il suo straordinario talento di conversatore, famoso per lo scalpore suscitato dalla pubblicazione cinque anni prima del romanzo “Il ritratto di Dorian Gray”, incontrastato padrone delle scene londinesi con i suoi “society dramas”: “Il ventaglio di Lady Windemar”, “Una donna di nessuna importanza” e “L'importanza di chiamarsi Ernesto” che sarebbe stata allestita il mese successivo.

Soltanto cinque mesi dopo viene condannato ai lavori forzati per la sua omosessualità. Cinque anni più tardi morirà a Parigi in totale solitudine.

"Un marito ideale" è sicuramente la migliore commedia di Oscar Wilde, la commedia in cui riesce meglio a fondere una trama seria con la leggerezza della sua scrittura. Tema centrale è il problema della corruzione politica e dell'integrità dei governanti. Un tema drammaticamente attuale per la nostra società che offre un'ottima sponda per interrogativi di sconcertante attualità: è possibile una politica senza compromessi? la questione morale è un fatto privato o pubblico? esiste ancora un limite oltrepassato il quale si prova vergogna delle proprie azioni?

Al tema pubblico della politica se ne aggiunge un altro di carattere privato: un marito, per essere ideale per sua moglie,deve anche impersonare la perfezione morale? Essere incapace di qualsiasi debolezza? Indifferente a qualsiasi tentazione? E la sua condotta si vorrebbe illibata per l'intero corso della vita, anche prima del matrimonio? E se l'uomo potesse arrivare a tanta perfezione, il sentimento della moglie sarebbe l'amore? O diverrebbe piuttosto venerazione degna di un essere celestiale? Ma il marito è un uomo:ha egli bisogno di questa venerazione o di un amore che lo circondi, che lo comprenda, che lo conforti,che lo sorregga?

Sir Robert Childern è il marito ideale per lady Childern; secondo lei, egli è incapace di qualsiasi atto immorale; se fosse diverso non potrebbe amarlo. Sir Robert Childern, uomo rispettabilissimo di grandi capacità, è ormai una personalità; occupa una importante posizione nella vita politica, è sottosegretario agli affari esteri. Tuttavia egli porta una spina nella sua coscienza, ha iniziato la sua ascesa con un atto disonesto e tace alla moglie quell'inizio immorale per paura di perdere il suo amore. Mentre la vita dei coniugi scorre nella tranquillità dell'agio e dell'ammirazione di tutti, appare una ricattatrice,la signora Cheveley. Essa è a conoscenza della macchia iniziale della carriera di Sir Robert Childern e intende avvalersene per i suoi loschi traffici. Quando Sir Robert rifiuterà di agire come essa vuole, lo minaccerà di smascherarlo e di rovinargli, quindi, la carriera e la felicità coniugale. In soccorso di Sir Robert interviene un amico, il visconte Goring, che abilmente riesce non soltanto ad annientare tutte le manovre della signora Cheveley,ma anche a convincere lady Childern a tornare tra le braccia del marito. Venuta a conoscere l'intero imbroglio, ed assicurata che il marito è salvo per opera di Goring, lady Childern, per la sua concezione morale, vorrebbe che il marito si ritirasse dalla vita pubblica. E qui si svolge l'interessante dialogo fra Goring e lei che alla fine, è costretta a rivedere le proprie opinioni.

Tutti i personaggi ancorati alla loro eleganza, si muovono per spazi angosciosi dove s'annidano duelli, ricatti e compromessi. Nessun personaggio è come sembra. Sir Robert, considerato da tutti il marito ideale, il politico perfetto, nasconde nel suo  passato un losco segreto. Sua moglie Gertrudh, apparentemente modello di amore virtuoso, è pronta ad abbandonare il marito appena costui si rivela moralmente poco limpido: vero amore o piuttosto venerazione di un ideale?La signora Cheveley dietro la maschera dell'eleganza e del fascino femminile, nasconde un animo scaltro e senza scrupoli. E lord Goring, autoritratto di Oscar Wilde, apparentemente frivolo e superficiale, in realtà profondamente umano ed equilibrato.

“Ogni uomo ambizioso deve combattere il proprio secolo con le sue stesse armi”. Le armi che l'autore impugna per combattere il perbenismo e l'ipocrisia della sua epoca sono proprio quelle del teatro di genere in voga, per un pubblico che vuole solo divertirsi con soggetti di ambientazione borghese. Ma sul canovaccio stereotipato della commedia vittoriana Wilde innesta il suo formidabile gusto per la battuta caustica, l'aforisma fulminante, il dialogo frizzante, il nonsense, il paradosso, il virtuosismo verbale, gettando via in un soffio tutto il vecchiume e la polverosa ipocrisia di un'epoca.

Roberto Valerio

mercoledì 24 aprile 2013

IL FU MATTIA PASCAL


Teatro Quirino
3 maggio repliche fino al 12 maggio
Tato Russo 

IL FU MATTIA PASCAL
versione teatrale di Tato Russo dal romanzo di Luigi Pirandello
con Katia Terlizzi 
e Francesco Acquaroli Marina Lorenzi Renato De Rienzo 

Massimo Sorrentino Francesco Ruotolo Antonio Rampino Peppe Mastrocinque 
Carmen Pommella Sarah Falanga Davide Sacco 
scene Tony Di Ronza 
costumi Giusi Giustino 
musiche Alessio Vlad
uno spettacolo di

“Una delle poche cose, anzi forse la sola ch'io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de' miei amici o conoscenti dimostrava d'aver perduto il senno fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo:- Io mi chiamo Mattia Pascal.”

Ma cosa corrisponde a un semplice nome proprio? È questa la domanda alla quale intende rispondere il protagonista del romanzo di Pirandello che così inizia il suo viaggio attraverso i vari modi d’apparire di se stesso a se stesso e agli altri, il viaggio tra gli intrighi di una vita moltiplicata forse all’infinito che ci impedisce tra convenzioni e compromessi di capire chi siamo veramente. Alla ricerca dell’ ES, dell’altra parte di sé, o della propria vera identità. Morire per vivere una vita diversa. Ritrovare attraverso mille morti la propria unica ragione d’esistere. Scoprire la propria vera identità al di là delle convenzioni che ci hanno formato. Insomma viaggiare a ritroso dei sé o dei risultati di sé abbandonando la scorza delle apparenze per tentare una scoperta definitiva del proprio io. Questo il viaggio di Mattia Pascal, nell’abisso della contraddizione tra essere e apparire.

 La riduzione in commedia tralascia la tecnica della narrazione propria del romanzo e trasferisce ad una dimensione teatrale il racconto. Insomma liberandosi dalla pesantezza d’una proposta troppo vincolata alla struttura letteraria Tato Russo fa propria la materia del testo per riscriverla in commedia nello stesso linguaggio drammaturgico che sarebbe stato di Pirandello nello sforzo palese e riuscito di una costruzione per il teatro, alla maniera insomma che immaginariamente avrebbe operata lo stesso autore del romanzo nel momento in cui avesse scelto di trasferirla in commedia. Il romanzo sembra così recuperato e acquisito al repertorio delle commedie del Nostro in modo definitivo.Mattia Pascal è Tato Russo nel doppio ruolo di Mattia Pascal e di Adriano Meis, ma anche gli altri personaggi che concorrono alla sua vicenda si rincorrono nella storia, interpretata così dagli stessi attori in identità e personaggi diversi, quasi a scegliere di non chiarire affatto, nello spettro delle rassomiglianze, la distinzione tra i vari aspetti della realtà. Mattia e i suoi coinquilini della storia muoiono tutti per rincontrarsi identici nella storia di Adriano Meis e rivivere poi in quella nuova di Pascal. 

ORARI SPETTACOLI
dal martedì al sabato ore 20.45
venerdì 3, sabato 4, mercoledì 8 e giovedì 9 maggio ore 16.45 e ore 20.45
tutte le domeniche ore 16.45

INFO
botteghino 06.6794585
info 06.6783048
mail info@teatroquirino.it



giovedì 18 aprile 2013

LA GOVERNANTE



Teatro Quirino
Fino al 28 Aprile 

di Vitaliano Brancati
regia MAURIZIO SCAPARRO

scene e costumi Santuzza Calì
musiche Pippo Russo
luci Franco Buzzanca

con Pippo Pattavina, Giovanna Di Rauso

Max Malatesta, Marcello Perracchio 
Giovanni Guardiano, Valeria Contadino 
Veronica Gentili, Chiara Seminara


Una famiglia di siciliani nella capitale da anni e l'arrivo di una persona che porterà prima rigore e sicurezza e poi profondo scompiglio. Pregiudizio o non pregiudizio?

Roma, anni '50, all'ombra del Vaticano e di tutti i “buoni e giusti” comportamenti: una ricca famiglia borghese siciliana vive quotidianamente la sua vita “normale” punteggiata da qualche stranezza dovuta alle caratteristiche di ciascun membro degli anìbitanti della casa.

La vicenda, che prende vita nel soggiorno di casa Platania, vede protagonista un anziano signore che vive con un imperdonabile scrupolo: aver portato la figlia al suicidio perchè troppo rigoroso nel suo affermare ciò che era giusto e ciò che era sbagliato.

Accanto a lui, un figlio farfallone e irresponsabile, cresciuto all'ombra del triste accaduto e a cui è sempre stato permesso tutto, che ha una moglie che afferma di avere visioni di fatti spiacevoli che finiscono sempre con la morte di qualcuno dei suoi cari.

A portare un po' di sano scompiglio anche una cameriera fuori dalle righe, arrivata da un piccolo paesino siciliano, che stenta a parlare in italiano e vive in un suo mondo: una figura particolare che comunque è considerata ormai parte della famiglia e a cui tutti sono molto legati.

L'arrivo di Caterina Leher, governante francese calvinista sconvolgerà quella che era la già “strana” quiete familiare dei Platania. La sua figura, considerata di grande rigore ed integrità morale, riuscirà ad influenzare le menti di tutta la famiglia e a far sorgere dei dubbi sulla sessualità della stralunata cameriera. Questo porterà al licenziamento dell'ingenua siciliana, costretta a tornare sull'Isola, e l'episodio darà il via ad una serie di eventi che porteranno a svelare lati oscuri, non detti, rimorsi e paure di tutti i personaggi.

Solo un occhio esterno alla famiglia, un giornalista che arriva in casa Platania, riuscirà a vedere in modo “diverso” le situazioni che si susseguono nella casa e si ritroverà per caso a condividere con tutta la famiglia l'intero dramma.

Una vicenda controversa, con cui il sig. Platania dovrà fare i conti fino alla fine dello spettacolo, fino a quando accadrà l'insospettabile e la verità su Caterina verrà fuori portando di nuovo sconforto e un nuovo senso di colpa al protagonista, forse condannato a dover convivere con il dilemma dello scegliere ciò che è giusto o ciò che è sbagliato.

In alcuni punti dello spettacolo riecheggia l'affermazione “in questa casa non ci sono pregiudizi”...... ma sarà vero o sarà solo apparenza? Sforzarsi di essere al passo coi tempi ma in realtà non riuscire ad andare al dil là del proprio naso e rimanere abbagliati da ciò che sembra giusto ma in realtà nasconde molto più di quello che si possa immaginare.
Una pièce teatrale di forte impatto per il tema trattato: l'omosessualità femminile, con tutto il rifiuto e la non accettazione del “diverso”. 
Lo spettacolo inizia con dei toni simpatici, di commedia e poi si evolve in dramma. Dramma per ciascun personaggio in modo diverso. 

Il rapporto di fiducia che si instaura tra la governante e il padrone di casa è vissuto sulla scena man mano, si evolve lentamente e a volte lo spettatore è portato a pensare che il troppo perbenismo di Caterina stia per crollare. Bisogna aspettare fino alla fine dello spettacolo per riuscire a vedere la “vera” governante, con le sue paure e insicurezze.

Un inizio simpatico e un tragico epilogo che fa piombare l'intera famiglia nel buio assoluto e lo spettatore è portato a riflettere su cosa sia stata la morale e il “perbenismo” degli anni '50 e qual è stata l'evoluzione degli stessi nel corso degli anni fino ai nostri giorni.

Ileana Talarico


Per maggiori informazioni su date e orari dello spettacolo 
Biglietteria: 06.67.94.585 

lunedì 8 aprile 2013

LA GOVERNANTE


Teatro Quirino 
lunedì 15 aprile anteprima stampa ore 20.45
martedì 16 prima ore 20.45
repliche fino al 28 aprile

Teatro Stabile di Catania



LA GOVERNANTE

di Vitaliano Brancati
regia Maurizio Scaparro
scene e costumi Santuzza Calì
musiche Pippo Russo
luci Franco Buzzanca
con Pippo Pattavina Giovanna Di Rauso
Max Malatesta Marcello Perracchio Giovanni Guardiano
Valeria Contadino Veronica Gentili Chiara Seminara


Era il 1952 quando La governante, interdetta alle scene dalla censura perché “contraria alla morale”, accese una querelle non solo letteraria e teatrale, ma civile e politica, nella quale è inevitabile cogliere nodi tuttora irrisolti in termini di intolleranza, negazione della libertà di espressione, perbenismo. Mali cronici di una società che annega nell’ipocrisia e si dibatte in un insanabile conflitto tra morale e pregiudizio. 

Nel sessantesimo anniversario della pubblicazione, lo Stabile di Catania propone un nuovo allestimento del capolavoro teatrale di Brancati, negli anni oggetto di interessanti messinscene fin dalla prima edizione italiana, possibile finalmente solo in seguito alla soppressione dell’attività censoria, nel 1965, undici anni dopo la morte dell’autore, che aveva concepito il testo per la moglie Anna Proclemer, da allora protagonista più volte di una “commedia” che fa ancora molto discutere per la spietata critica sociale. 

La regia della produzione etnea è affidata alla firma di Maurizio Scaparro, scene e costumi a quella altrettanto prestigiosa di Santuzza Calì. Pippo Russo sigla le musiche, Franco Buzzanca le luci. Protagonisti di spicco Pippo Pattavina e Giovanna Di Rauso nel ruolo del titolo. Con loro agisce un cast di qualità che annovera Max Malatesta, Marcello Perracchio, Giovanni Guardiano, Valeria Contadino, Veronica Gentili, Chiara Seminara. 

L’azione si svolge a Roma, in una ricca casa borghese. La governante francese Caterina Leher, charmante, colta e di fede calvinista, instaura un rapporto dialettico con il siciliano Leopoldo Platania, cattolico e severo capofamiglia, illuso di essersi integrato nella capitale e invece incapace di accettare un’etica diversa da quella in cui è cresciuto. Entrambi si struggono dentro, per colpe segrete: la prima vive l’omosessualità come peccato, l’altro sconta l’intransigenza moralistica mostrata le alla figlia, morta suicida. Permissivo è invece Leopoldo nei confronti del figlio Enrico, che incarna il gallismo siculo ai danni della fragile moglie Elena. A frequentare assiduamente casa Platania è poi lo scrittore Alessandro Bonivaglia, intellettuale indolente ma lucido. 

Utilizzando un registro parodico e satirico che approda alla tragedia, l’autore descrive il clima oscurantista dell'Italia anni Cinquanta, laddove «l'odio per la cultura ha un ufficio apposito, che una volta si chiamava, con ironia involontaria, Ministero della Cultura Popolare e oggi Sottosegretariato per lo Spettacolo e le Informazioni». Il principale motivo del divieto censorio è da riscontrare in quest’esplicita accusa, mentre la materia “scabrosa” – l’omosessualità, per di più femminile, in quegli anni oggetto di riprovazione e tuttora non immune da discriminazioni – è descritta in maniera elegante, allusiva.

Assai più scomodo è il j’accuse contro l’Ufficio Censura, retaggio del Ventennio, che la Repubblica manterrà fino agli anni Sessanta, avallando de iure il più retrivo conformismo culturale. Brancati si oppone fieramente, come aveva fatto con i censori fascisti che avevano messo all’indice sue creazioni quali Singolare avventura di viaggio o Don Giovanni involontario. Ed è lui stesso ad indicare la chiave di lettura di una pièce fortemente polemica come La governante: «La sostanza della vicenda – avverte nel pamphlet Ritorno alla censura – è più la calunnia che l’amore fra due donne». In effetti l’autore adotta un topos collaudato - l’inganno calunnioso - per mettere a nudo fondamentalismi etnici e religiosi, responsabilità individuali e collettive. E com’è nelle sue corde, inscrive l’acuta analisi nel procedere compulsivo di un’ossessione erotica, che svela ed esaspera dilemmi e prospettive: Un’impostazione coerente e ricorrente, da Don Giovanni in Sicilia a Il bell’Antonio a Paolo il caldo.


Note di regia 

«Moralità? La moralità italiana consiste tutta nel censurare. Non solo non vogliono leggere o andare a teatro, ma vogliono essere sicuri che nelle commedie che non vedono e nei libri che non leggono non ci sia nessuna delle cose che essi fanno tutto il giorno, e dicono.» Con le parole che Brancati fa dire allo scrittore Alessandro Bonivaglia ne La governante ho voluto iniziare queste mie brevi note sullo spettacolo. 

Mi è stato particolarmente caro l’invito che il direttore Giuseppe Dipasquale mi ha rivolto, di tornare dopo molti anni allo Stabile di Catania, non solo per i ricordi di alcune belle avventure comuni, quanto perché ha un nuovo significato riproporre La governante in questi anni difficili che stiamo vivendo e in un teatro non casualmente legato allo scrittore siciliano. Ho potuto così riunire in questo palcoscenico attori “siciliani” e attori “italiani” come voleva Brancati. E ho avuto la buona sorte di trovare qui attori come Pippo Pattavina che unisce alla “sicilitudine” la forza della migliore tradizione teatrale italiana, e scoprire nuovi attori come Valeria Contadino e storici caratteri come Marcello Perracchio e con loro Giovanni Guardiano, Veronica Gentili e Chiara Seminara. E il piacere di ritrovarmi con due attori “italiani” che mi sono cari per recenti comuni esperienze teatrali come Giovanna Di Rauso e Max Malatesta. Così come mi fa piacere ricordare l’aiuto determinante della fantasia di Santuzza Calì, siciliana anche lei, per le scene e i costumi e il contributo tecnico e non solo di Franco Buzzanca e del suo staff, la complicità del mio aiuto Marcello Scuderi e, infine, l’approfondimento critico e la utile rilettura, oggi, del testo assieme con Antonia Brancati. Perché, com’è noto, la commedia allora fu clamorosamente bocciata dalla censura e vide solo dopo molti anni, nel 1965, la possibilità di apparire sui palcoscenici italiani (e Luchino Visconti suggeriva per questo di rappresentarla in quegli anni significativamente a Parigi). 

Ricorda Anna Proclemer, prima interprete de La governante e moglie di Brancati, che: «Forse i censori si fermarono all’apparenza di certi fatti narrati e non seppero o non vollero vedere che si trattava di una delle commedie più morali del teatro moderno. Sì, perché io credo che sia “morale” rappresentare il caso di coscienza di un essere che si dibatte nelle spire di un vizio che “non vuole accettare”. Anche se tutto il mondo intorno, anche se la filosofia stessa sembrano disposti ad assolverla, lei dice no. Rifiuta di essere liberata dal rimorso. “Vogliono togliermi il rimorso, il mio rimorso, il solo bene che nella vita…”, dice ad un certo punto. Rifiuta di essere perdonata, rifiuta di essere assolta. Riproporre al pubblico questa Governante è un segno, forse, che i fatti privati, i sentimenti personali, contano alla fin fine più di ogni altra cosa. E che finché continueremo a fare con il teatro delle esercitazioni di stile, sia pure ad alto livello, saremo condannati all’insoddisfazione e alla crisi. O il teatro diventa specchio della nostra vita personale e segreta, ci rappresenta cioè a tutti i livelli, non soltanto a quelli intellettuali e ideologici, o saremo ridotti all’alienazione e alla nevrosi». 

Ma alla censura di allora importava più che il tema dell’omosessualità femminile l’accusa pesante che le rivolgeva il personaggio dello scrittore, quella di essere spia della cultura conservatrice ipocrita e conformista dell’epoca. Ed è questo forse il lato più sorprendente e attuale del testo, oggi. Quello di una Sicilia e di una Italia dei nostri padri e dei nostri nonni (dimenticato forse), certo sconosciuto ai più giovani, ma di cui è facile scoprirne ancora le tracce nella società italiana (non soltanto siciliana) e che Brancati sottolinea: da tutti i tabù sessuali, al gallismo, ai falsi moralismi, alle divisioni forzatamente etniche, alle censure appunto, alle ipocrisie dei poteri “ufficiali” di tutti i tempi. In questi momenti, in cui l’Italia si interroga con grande preoccupazione sulla capacità o meno di resistere alle difficoltà economiche ma anche politiche, sociali, morali, culturali soprattutto, le parole di Brancati sembrano così sorprendentemente superare il confine ristretto degli anni Cinquanta, che pure le avevano espresse.«Spirito di sacrificio? No. Non ho visto mai un ricco italiano proporre una legge che riduca i suoi guadagni per aumentare il benessere del suo Paese», dice ancora Bonivaglia. Forse anche per questo, mi piace dedicare questa fatica non soltanto a un divertito e tenero “come eravamo”, ma al “come sapremo essere”. Ai giovani, quindi, e al teatro, se saprà, come nei secoli ha saputo fare, aiutarci a costruire nuovi sogni e nuove realtà.

Maurizio Scaparro

ufficio stampa Teatro Quirino ufficio stampa compagnia
paola rotunno responsabile 339.3429716 caterina rita andò responsabile 360.212922
paolasilvia.rotunno@gmail.com caterina.ando@teatrostabilecatania.it


ORARI SPETTACOLI

dal martedì al sabato ore 20.45
giovedì 18 mercoledì 24 aprile ore 16.45

sabato 27 aprile ore 16.45 e ore 20.45
tutte le domeniche ore 16.45

INFO
botteghino 06.6794585
info 06.6783048
mail info@teatroquirino.it


mercoledì 13 marzo 2013

TEATRO RAGAZZI


Dire Fare vedere Teatro
III edizione
da dicembre 2012 a marzo 2013

Il progetto , sostenuto dalla FONDAZIONE ROMA ARTE E MUSEI e denominato programmaticamente Dire Fare Vedere Teatro, è rivolto al pubblico della scuola dell’obbligo e superiore ma anche alle famiglie, nella convinzione che il teatro può assolvere ad un’ importante funzione formativa sostenendo i processi di conoscenza e quelli di espressione della personalità. 

Dire Fare Vedere Teatro vuole stabilire una relazione non occasionale con il mondo della scuola e a fianco e a supporto della “visione” degli spettacoli, il Teatro Quirino - Vittorio Gassman organizza attività culturali rivolte agli studenti dai 6 ai 19 anni, veri e propri appuntamenti per la creatività e la curiosità : laboratori, concorsi ed incontri con i protagonisti. I concorsi, in particolare – differenziati per fasce d’età – si offrono come occasioni di approfondimento dai disegni dei più piccini alle recensioni dei liceali, alla scrittura creativa degli adolescenti.

È nostra intenzione proporre spettacoli che uniscano al divertimento l’insegnamento di valori fondamentali della vita come la lealtà, la giustizia sociale, la non violenza, l’integrazione razziale, la democrazia, l’uguaglianza, la libertà, l’onestà e il rispetto

dell’altro, parole che spesso per i più piccoli sono vuote ma che sta a noi in modo non pedante, ma forte e perseverante, riempire di contenuti.

È per questo che le scelte produttive si muovono in un delicato e importante equilibrio tra riferimenti alla grande letteratura per ragazzi o ai classici del teatro e approfondimenti di temi contemporanei legati alla attualità. È sempre per questo che chiediamo ad attori e registi di far seguire allo spettacolo un confronto immediato e diretto con il giovane pubblico. 

Agli insegnanti cerchiamo di assicurare un corredo di informazioni tempestive ed esaustive sugli spettacoli, ma anche un’organizzazione puntuale che agevoli il loro non facile lavoro di assistenza e vigilanza dei ragazzi.

Dire Fare Vedere Teatro è poi un progetto articolato per fasce d’età così da sostenere la scelta dei contenuti con tecniche e linguaggi adeguati dai burattini al mimo, dal teatro d’attore a quello musicale.

Il progetto non si rivolge solo al mondo della scuola, ma si articola anche con orari di rappresentazione- la domenica mattina, i sabati pomeriggio- particolarmente favorevoli ad un pubblico di famiglie. 

Il teatro, così inteso, rappresenta un forte strumento di cambiamento, in grado di superare le barriere della solitudine e dell'emarginazione. Il ruolo sociale del teatro consente di attivare processi di prevenzione nei fenomeni come il bullismo, l’emarginazione ed affrontare i concetti di persona, senso, natura, etica, politica, religione, storia.

Dire Fare Vedere Teatro vuole essere, quindi, per i giovani uno straordinario dispositivo di conoscenza, di espressione, di crescita e di svago.

Teatro Quirino13.14.15/ 19.20.21.22 marzo h_10.30 
17 marzo h_11.00


I PROMESSI SPOSI
regia Lucia Catalano 
adattamento drammaturgico Lucia Catalano. Mariafrancesca Infusino
con Francesco Aiello. Mariafrancesca Infusino. Francesca Manna. Paolo Mauro. Carina Minervini. Francesco Pupa. Andrea Solano. Bruna Sdao
musiche Massimo Garritano
video a cura di Francesca Manna
interventi coreografici Antonella Ciappetta
costumi Mara Costantino
scene Luigi Piccinino


Si ringrazia la scuola di danza “Adac Cosenza”. 

tecnica: teatro d’attore e musica
età consigliata: 11 – 14 anni
durata: 70’

I temi del romanzo storico ricorrono ancora oggi. Il racconto è noto e la sua modernità viene utilizzata per presentare, immutate, le problematiche dell’essere: l’amore, il potere, la guerra, il dolore, la giustizia e la fede e infine celebrare il trionfo della vita.

Note di regia

La fede di Lucia, il coraggio di fra Cristoforo, la grandezza dell’Innominato, la genuinità di Renzo. I Promessi sposi esibiscono una galleria di caratteri e tipi umani, esplorando un processo di maturazione attraverso l’amore, la sofferenza, lo scontro con l’autorità, il viaggio.

In un linguaggio accessibile agli adolescenti, lo spettacolo indaga l’opera di Manzoni, proponendone una ricostruzione tradizionale. L’adattamento aspira, infatti, a raccontare una vicenda senza tempo, suggerendo spunti e suggestioni vicine alla sensibilità dei ragazzi, attraverso un’accurata operazione di selezione delle parti più significative del romanzo.

Ai toni drammatici che percorrono le vicende della monaca di Monza, dell’Innominato, di fra Cristoforo, si affianca la comicità legata a personaggi più buffi e meno tormentati: don Abbondio, Perpetua, Azzecca-Garbugli. Il risultato è un percorso, accompagnato da brani musicali inediti, che commuove e fa sorridere. 

INFO
PREZZI
posto unico 
€ 10,00 intero adulti € 8,00 ridotto ragazzi 
promozioni speciali 
€ 6,00 a persona
ufficio teatro ragazzi
Angela Marconi 
tel. 06.88.65.28.81
mob. 337.10.21.095
fax 06.67.91.346
ingresso teatro
via delle vergini, 7 - 00187 roma
www.teatroquirino.it

mercoledì 6 marzo 2013

DUE DI NOI

Teatro Quirino


 13- 24 marzo
Erretiteatro30
in collaborazione con LeArt’ Teatro
Lunetta Savino Emilio Solfrizzi

DUE DI NOI

di Michael Frayn
regia Leo Muscato
 spettacolo prodotto da Roberto Toni

Per la prima volta insieme due esilaranti attori che sul palcoscenico mettono a nudo i paradossi della vita di coppia

Debuttano per la prima volta in coppia Lunetta Savino e Emilio Solfrizzi protagonisti di storie matrimoniali in crisi dove si evidenzia con umorismo e tagliante sarcasmo l’universo, le mancanze, le tensioni, il logorio dei rapporti coniugali. Tre storie diverse che i due brillanti attori interpretano cogliendo le sfumature, gli sguardi, i gesti, le parole di un uomo e una donna nelle dinamiche di vita in comune coinvolgendo il pubblico in uno spettacolo che sorprende, diverte ma fa anche riflettere.

Questa commedia fu rappresentata per la prima volta a Londra nel 1970. Era l'esordio teatrale di Michael Frayn, un autore allora sconosciuto, che solo una decina d'anni dopo sarebbe diventato famoso in tutto il mondo grazie al successo di Rumori fuori scena. “Due di noi” è il titolo che racchiude tre atti unici, concepiti per essere recitati da un'unica coppia d'attori che raccontano tre emblematiche e paradossali situazioni matrimoniali. Nella prima, Black and silver, un marito e una moglie, entrambi col sistema nervoso logorato da un pargoletto insonne e urlante, tornano in vacanza a Venezia nella stessa camera d'albergo dove avevano trascorso la luna di miele. Il confronto passato/presente è inevitabilmente comico, tenero, con una punta d'amarezza. Nella seconda, Mr.Foot, la comunicazione di coppia è praticamente azzerata: la moglie sopperisce dialogando in modo surreale con il piede del marito, l'unica parte del corpo che ne tradisce qualche sprazzo emotivo, ad onta della sua ostentata e glaciale indifferenza. L'ultima situazione, Chinamen, consiste in un vero e proprio virtuosismo drammaturgico e attoriale: marito e moglie si ritrovano a dover gestire una cena alla quale hanno invitato, per errore, una coppia di amici da poco separati e il nuovo boyfriend di lei. Qui il meccanismo comico, spinto al limite della farsa, è potenziato dal fatto che gli stessi due attori, grazie ad un diabolico meccanismo di entrate, uscite e travestimenti, si trovano ad interpretare ben cinque ruoli diversi, dando vita ad un vorticoso crescendo di equivoci fino al paradosso finale. Sono passati ormai quarant'anni da quel felice esordio, ma la freschezza di queste piccole pièces è rimasta intatta, a riprova del loro valore teatrale e della bravura dell’autore. 



ORARI SPETTACOLI
dal martedì al sabato ore 20.45
giovedì 14, mercoledì 20 e sabato 23 marzo ore 16.45
tutte le domeniche ore 16.45

INFO
botteghino 06/6794585
info 06/6783048
mail info@teatroquirino.it

lunedì 11 febbraio 2013

LA GRANDE MAGIA

Teatro Quirino
martedì 19 febbraio prima stampa ore 20.45
repliche fino al 10 marzo
Teatro Stabile dell’Umbria Elledieffe
La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo

LA GRANDE MAGIA

di Eduardo De Filippo
con Luca De Filippo Massimo De Matteo Carolina Rosi
regia Luca De Filippo
scene e costumi Raimonda Gaetani

Continuando il lavoro di approfondimento sulla drammaturgia di Eduardo del primo dopoguerra, a partire da ottobre 2012 la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo propone LA GRANDE MAGIA, commedia tra le meno rappresentate del grande drammaturgo napoletano, messa in scena solo dalla stesso Eduardo con la sua compagnia e poi da Giorgio Strehler con il Piccolo Teatro di Milano dal 1985 in poi.

A chi gli chiedeva cosa aveva voluto dire con La Grande Magia, Eduardo rispondeva che aveva voluto significare che “la vita è un gioco, e questo gioco ha bisogno di essere sorretto dall’illusione, la quale a sua volta deve essere alimentata dalla fede…. Ogni destino è legato ad altri destini in un gran gioco eterno del quale non ci è dato scorgere se non particolari irrilevanti” (Il Dramma, marzo 1950)

Il tema sostanziale de La Grande Magia è il rapporto tra realtà, vita e illusione: il Professor Otto Marvuglia fa “sparire” durante uno spettacolo di magia la moglie di Calogero Di Spelta per consentirle di fuggire con l’amante, e fa poi credere al marito che potrà ritrovarla solo se aprirà con totale fiducia nella fedeltà di lei la scatola in cui sostiene sia rinchiusa. Alla fine la donna ritorna pentita, ma il marito si rifiuta di riconoscerla, preferendo restare ancorato all’illusione di una moglie fedele custodita nella inseparabile scatola.

Ove si consideri il periodo di scrittura e prima messa in scena del testo, tra il 1947 e il 1950, va rilevato la sua modalità coraggiosamente sperimentale, con numerosissimi riferimenti meta teatrali: 

Eduardo parla in modo preciso del rapporto tra il mondo del teatro e quello degli spettatori, e dei confini, invisibili ma invalicabili, tra queste due realtà complementari. Ma parla forse anche della crisi di un autore che aveva creduto di trovare la propria funzione negli anni difficili ma pieni di speranza e di entusiasmo del primo dopoguerra e si accorge che il mondo - cieco e sordo -preferisce non guardare in faccia la realtà: in particolare il teatro considerato un’arte accessoria, non uno strumento di allerta ma solo un tranquillizzante gioco di illusione. Così il protagonista Otto Marvuglia “professore di scienze occulte, celebre illusionista” - come recita la locandina prima del testo - fa sì tornare alla mente la figura di SikSik “artefice magico” ma con ben altre scaltrezze e capacità di manipolare: e tutto diviene più inquietante.

“Le ragioni per le quali si sceglie una commedia sono sempre molteplici ed . difficile trovare a tutte una spiegazione. La grande magia nasce in un contesto storico affine a quello di Napoli milionaria!, Filumena Marturano e Le voci di dentro; tuttavia trovo che questa commedia, rispetto alle altre che ho messo in scena sino ad ora, abbia uno sviluppo differente e del tutto originale. Fu rappresentata solo in due occasioni, in passato, una prima volta da Eduardo stesso, poi da Giorgio Strehler, nel suo spettacolo al Piccolo, e sono per me due grandissimi precedenti. Se negli altri tre testi che ho citato, Eduardo aveva riflettuto sulla società, con i limiti, le ipocrisie, i condizionamenti che imponeva all’individuo, nella Magia lascia spazio all’introspezione e all’amara disillusione sulla possibilità di assistere, in Italia, ad un reale cambiamento. La speranza di un’inversione di tendenza è venuta meno: all’individuo non resta che cullarsi nell’illusione che tutto vada bene. Una scelta valida, utile a sopravvivere, ma perdente, nel privato, come nel pubblico. 

È un Eduardo cinico e disincantato quello che scrive La grande magia. Ci consegna l’immagine di un’Italia immobile, prigioniera di circostanze immutabili, un Paese che si lascia scivolare in un insensato autoinganno: come Calogero Di Spelta, preferisce credere che Marta, la moglie, non sia fuggita con l’amante, bensì che lo attenda chiusa nella piccola scatola di legno che l’illusionista Otto Marvuglia gli ha consegnato…

Nella Magia è palesemente dichiarato anche il gioco del metateatro, non solo un espediente drammaturgico ma anche una intima e accorata riflessione, che è giusto ricordare al pubblico, ma che mai sovrasta la finalità principale della commedia: raccontarci una storia, appassionarci a una vicenda umana, filtrata dalla lente di una straordinaria poesia”

Luca De Filippo

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ORARI SPETTACOLI

dal martedì al sabato ore 20.45
giovedì 21, mercoledì 27 febbraio, mercoledì 6 marzo e 
sabato 9 marzo ore 16.45
tutte le domeniche ore 16.45

INFO
botteghino 06/6794585
info 06/6783048
mail info@teatroquirino.it

venerdì 8 febbraio 2013

IL PRINCIPE DI HOMBURG

Teatro Quirino
martedì 12 febbraio prima stampa ore 20.45
repliche fino al 17 febbraio


IL PRINCIPE DI HOMBURG
di Heinrich von Kleist
traduzione e regia Cesare Lievi

drammaturgia Peter Iden
scene Josef Frommwieser
costumi Marina Luxardo
disegno luci Gigi Saccomandi

personaggi e interpreti
Principe elettore del Brandeburgo Stefano Santospago
Principessa elettrice Ludovica Modugno
Natalia, nipote del principe elettore Maria Alberta Navello
Feldmaresciallo Dörfling Emanuele Carucci Viterbi
Principe di Homburg, generale di cavalleria Lorenzo Gleijeses
Colonnello Kottwitz Graziano Piazza
Colonnello di fanteria Hennings Vincenzo Giordano
Colonnello di fanteria conte Truchss Franz Cantalupo
Conte Hohenzollern Andrea Collavino
Capitano di cavalleria von Der Golz Paolo Fagiolo
Capitano di cavalleria conte Reuss Vincenzo Giordano

una co-produzione
Teatro Nuovo Giovanni da Udine
CSS Teatro stabile di innovazione del FVG

Mettere in scena nel 2012 Il Principe di Homburg di Kleist non significa solo ricordarne il duecentesimo anno della morte – occasione, tra l’altro, per la pubblicazione delle sue opere nella prestigiosa collana “I Meridiani” di Mondadori – ma vuol dire fare i conti con la poesia e la sconvolgente, contraddittoria umanità di una voce drammatica tra le più alte del passato.

Al di là del prussianesimo di cui è imbevuto, c’è nel suo teatro qualcosa che parla con urgenza allo spettatore d’oggi? E se c’è, in che cosa consiste, e come si articola?

La nuova messinscena di Cesare Lievi vuole rispondere a queste domande e per farlo si concentra non tanto sul dramma di chi si trova dilaniato tra sentimento e legge, libertà e obbedienza, inconscio e norma, ma sulla proposta kleistiana (tutta moderna) di una possibile soluzione: da ogni conflitto si esce grazie a un sogno. Non importa se è destinato a cedere e crollare sotto il principio di realtà, anzi.

In uno spazio neoclassico, sospeso e irreale, dieci attori sempre in scena daranno vita, con la fluidità, la precisione e la vaghezza tipica dei sogni, a una vicenda fortemente drammatica e incalzante, in cui l’immaginazione (e l’inconscio che la determina) si confronta continuamente con la legge e l’ordine, rivelandosi forza fondamentale per decidere la vita, il suo senso e il suo destino.

Lasciò l’esercito per gli studi, la scienza per la poesia, l’amministrazione prussiana per la libertà, la famiglia per il mondo e infine il mondo per la morte. Amava se stesso con acredine, ambiva disperatamente alla gloria, credeva nella vana illusione dell’arte ed era affascinato dall’insensatezza della vita. 

Come pochi altri scrittori della letteratura europea, Kleist ha intuito e rappresentato le lacerazioni e i conflitti della modernità, creando figure immortali che raccontano ancor oggi il nostro destino. Ne sono una prova le continue trasposizioni della sua opera nel cinema, le traduzioni d’autore, le messinscene teatrali. La sua poesia, al contempo lucida e sognatrice, aiuta a interpretare il nostro mondo, o forse soltanto a renderlo più sopportabile. 

Luigi Reitani - Assessore alla cultura del Comune di Udine


ORARI SPETTACOLI

dal martedì al sabato ore 20.45
giovedì 14 febbraio ore 16.45
domenica ore 16.45

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botteghino 06/6794585
numero verde 800013616
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mercoledì 30 gennaio 2013

IL GATTO CON GLI STIVALI

Teatrino dell’Erba Matta

IL GATTO CON GLI STIVALI


da un racconto di Charles Perrault
adattamento e regia Daniele Debernardi
con Daniele Debernardi

tecnica mista: (teatro d'attore, pupazzi e musica)
età consigliata: 4 – 9 anni
durata: 60’

Un simpatico Gatto con tanto di baffi e di stivali che somiglia ad uno spadaccino, sa parlare ed è veramente astuto, soprattutto con i prepotenti.

Il nostro spettacolo, non diversamente dalla favola di Perrault, affronta il tema dell’amicizia tra l’uomo e l’animale, perché l’uomo ha molto da imparare dagli animali che non finiranno mai di stupirlo per la superiore sapienza e per quel senso di fedeltà che lui spesso dimentica e l’animale mai tradisce; il tema dell’ingegno capace di superare le più gravi difficoltà: come, per esempio, uscire dalla miseria senza avere un soldo in tasca, farsi ricevere da un re ed ottenerne vestiti regali e in sposa la figlia, o come sfidare e sconfiggere un nemico molto più forte, terribile e potente ma meno astuto; si affronta anche il tema della fortuna che va saputa prendere al momento giusto: la favola insegna che bisogna saper rischiare nella vita, qualche volta azzardare e se i mezzi usati per vincere non sembrano i più “morali”, non dimenticate che il gatto, con il giusto senso delle cose, li usa solo con chi è già prepotente e comunque a fin di bene.

Infine non manca il tema dell’ironia, del saper sorridere delle nostre peripezie e vedere la vita anche con un certo distacco ironico, cosa che ci aiuta tanto a non lasciarci sopraffare dall’auto compiacimento delle nostre sventure.

Note di regia:

Questa fiaba che appartiene al ciclo delle fiabe classiche è stata messa in scena utilizzando varie tecniche del teatro di figure animate a viso aperto da un attore che dà vita allo spettacolo. Dopo una ricerca sulla magia delle scatole cinesi, l'intervento di costruzione ha poi seguito una logica pittorica, musicale e recitativa che riprende il periodo in cui Charles Perrault, lo scrittore, ha scritto la storia.

Così è che l'attore diventa cantastorie di altri tempi, uno spensierato cantante di valzer e filastrocche, mentre un gatto, un pupazzo in gommapiuma, ne combina di tutti i colori sopra ad una vecchia tavola da stiro riadattata a palcoscenico itinerante. Gli altri personaggi saltano fuori da teatrini che hanno come scenografia i quadri di Vincent Van Gogh.
Piccole figure in terracotta che, nelle coloratissime strutture in legno si muovono azionate da fili che danno spazio e vita alla favola. Lo spettacolo è allegro e assai animato e si conclude con una sarabanda finale dove il pubblico salta e balla in un grande cantar\animando. I colpi di scena ed il coinvolgimento del pubblico non mancano mai in una situazione comica ed esageratamente teatrale.


Obiettivi:

Lo spettacolo vuole raccontare un momento della vita legata ad elementi fantastici quali sono la fortuna e la sfortuna che portano l’uomo a confondersi nei propri desideri. Il tutto condito con ironia e comicità che spogliano i protagonisti del loro valore simbolico fino a renderli partecipi e quasi coinvolti dai destini degli esseri umani. Un semplice “gatto” cambia le sorti di un uomo.

Scelta drammaturgia:

Lo spettacolo è un avvicendarsi di narrazione e teatro di pupazzi animati a vista, il racconto è fedele al testo ottocentesco. Un cantastorie arriva in piazza e aprendo il suo asse da stiro, sistemando le sue valige inizia a incantare il pubblico con canzoni, parole e magie.

Struttura scenografica:

Le scene sono state costruite in legno pitturate con le aniline ispirate ai disegni di Vincent Van Gogh, la riproduzione dei quadri è fedele e diventano parte integrante del racconto. I pupazzi sono tutti in gommapiuma, altre parti del racconto presentano l'utilizzo di sagome in legno.

INFO
PREZZI
posto unico 
€ 10,00 intero adulti € 8,00 ridotto ragazzi 
promozioni speciali 
€ 6,00 a persona

ufficio teatro ragazzi
Angela Marconi 
tel. 06.88.65.28.81
mob. 337.10.21.095
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