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sabato 4 maggio 2013

Il Grande Segreto di Houdini


Il Grande Segreto di Houdini

Teatro Sistina
Fino al 5 Maggio

con ANTONIO CASANOVA
presentato da IL SISTINA

regia di
MAURIZIO COLOMBI


Cosa è celato dietro il nome e il mito di Houdini? Tutti noi conosciamo il nome di questo personaggio ma forse in pochi conoscono tutta la sua vita, i suoi sogni, il voler provare a “sperimentare” e far diventare reale la sua magica irrealtà. 

Siamo a cavallo tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900: un'ambientazione particolare in cui prendono vita le vicende legate a Harry Houdini, un individuo particolare che tentava di far fortuna con la sua magia e i suoi giochi di carte.

Ma il suo mondo era al di là dei “semplici” giochi e trucchi magici, era molto di più: voler osare ciò che nessuno aveva mai osato, riuscire ad aggiungere la “sorpresa” , l'inaspettato, a ciò che era l'effetto magico che tutti più o meno si aspettavano.

Houdini: un uomo fuori dal comune che è rimasto nella storia per la sua tragica fine.... o presunta tale....

Ed è proprio il “mistero” legato all'ultima esibizione di Houdini ad essere il filo conduttore dello spettacolo il scena al Teatro Sistina. Il tutto inizia proprio dalla fine, dall'urlo che ruppe il silenzio di un pubblico col fiato sospeso durante il numero della Grande Pagoda.

A narrare le vicende legate alla vita di questo mito, un mago dei nostri giorni, Antonio Casanova: in questo spettacolo indossa le vesti di una sorta di cantastorie dei giorni nostri che accompagna il pubblico nei vari momenti salienti della vita del mago, mettendosi anche nei “panni” di Houdini e riprononendo alcuni numeri e magie che lo hanno reso famoso.

A ciò si alternano anche dei video originali che mostrano il vero Houdini in alcune delle sue performance realizzate tra New York e Londra: qualcosa di incredibile per l'epoca e pieno di fascino e mistero ancora tuttoggi. 

Le vicende della sua vita si intrecciano con il suo “diventare personaggio” e rivivono sul palco attraverso il racconto e alcuni giochi di magia e illusione.

Uno spettacolo per grandi e piccoli, per tutti coloro che vogliono conoscere e scoprire Houdini e il suo “essere mito” ma soprattutto uomo curioso di sfidare la realtà e di rendere reale le sue illusioni.

E come può un uomo del genere essere morto proprio a causa di una delle sue “illusioni”? E se in realtà Houdini non fosse morto nella Grande Pagoda? …un mistero che si aggiunge ad un già misterioso uomo di spettacolo.

Ileana Talarico


Per maggiori informazioni su date e orari dello spettacolo 

venerdì 26 aprile 2013

Il Varietà delle Meraviglie Night Show


Il Varietà delle Meraviglie Night Show


-Teatro Vittoria - 
Fino al 28 Aprile


con
Alberto Giorgi e Laura, Andrea Farnetani, Laura Kibel,
Marco Zoppi, Marika Riggio, Novas, Tino Fimiani

Direzione Tecnica Paolo Jacobazzi
Produzione Teatro Fantastico


Meraviglia e stupore sono le parole d'ordine di questo spettacolo! La stessa meraviglia di un bambino che guarda incantato davanti a sé ciò che accade e ne rimane affascinato.

Una piacevole serata da passare a teatro per lasciarsi trasportare, tra musiche e colori, in un fantastico mondo.
Sette artisti che si alternano sul palco e danno il via a una serata fuori dal comune, colorata e incorniciata da diverse performance che vanno dalla giocoleria all'illusionismo, dai giochi dei clown alle acrobazie di una bravissima danzatrice che fa stare col fiato sospeso il pubblico.

Non mancano nuovi “linguaggi” teatrali come il “teatro dei piedi”, con delle scene molto carine e divertenti, la magia a ritmo di tango e il fantastico e affascinante mondo delle bolle di sapone.
Un grande “contenitore” di artisti e performance concatenate tra loro da suggestive musiche e che danno vita ad uno spettacolo che per più di un'ora catapulta lo spettatore nel fantastico mondo della magia e non solo, dove è bello rimanere degli “illusi” senza scoprire i trucchi dei vari numeri, per poter tornare alla spensieratezza e vedere con occhi diversi ciò che succede intorno.
Uno spettacolo in cui i bambini si divertono e rimangono meravigliati davanti a giochi ed effetti “inspiegabili” e gli adulti improvvisamente si sentono di nuovo bambini e si ritrovano col naso in su verso il palco con lo stesso sguardo incuriosito e lo stupore di qualche anno fa.

Per passare una bella serata con la propria famiglia e i propri bambini che dopo lo spettacolo chiederanno “Ma come ha fatto?” e avere la soddisfazione di rispondere “è magia”, oppure semplicemente per evadere dal caos reale e lasciarsi trasportare tra fantasia, magia e risate. 

Ileana Talarico


Per maggiori informazioni

giovedì 18 aprile 2013

LA GOVERNANTE



Teatro Quirino
Fino al 28 Aprile 

di Vitaliano Brancati
regia MAURIZIO SCAPARRO

scene e costumi Santuzza Calì
musiche Pippo Russo
luci Franco Buzzanca

con Pippo Pattavina, Giovanna Di Rauso

Max Malatesta, Marcello Perracchio 
Giovanni Guardiano, Valeria Contadino 
Veronica Gentili, Chiara Seminara


Una famiglia di siciliani nella capitale da anni e l'arrivo di una persona che porterà prima rigore e sicurezza e poi profondo scompiglio. Pregiudizio o non pregiudizio?

Roma, anni '50, all'ombra del Vaticano e di tutti i “buoni e giusti” comportamenti: una ricca famiglia borghese siciliana vive quotidianamente la sua vita “normale” punteggiata da qualche stranezza dovuta alle caratteristiche di ciascun membro degli anìbitanti della casa.

La vicenda, che prende vita nel soggiorno di casa Platania, vede protagonista un anziano signore che vive con un imperdonabile scrupolo: aver portato la figlia al suicidio perchè troppo rigoroso nel suo affermare ciò che era giusto e ciò che era sbagliato.

Accanto a lui, un figlio farfallone e irresponsabile, cresciuto all'ombra del triste accaduto e a cui è sempre stato permesso tutto, che ha una moglie che afferma di avere visioni di fatti spiacevoli che finiscono sempre con la morte di qualcuno dei suoi cari.

A portare un po' di sano scompiglio anche una cameriera fuori dalle righe, arrivata da un piccolo paesino siciliano, che stenta a parlare in italiano e vive in un suo mondo: una figura particolare che comunque è considerata ormai parte della famiglia e a cui tutti sono molto legati.

L'arrivo di Caterina Leher, governante francese calvinista sconvolgerà quella che era la già “strana” quiete familiare dei Platania. La sua figura, considerata di grande rigore ed integrità morale, riuscirà ad influenzare le menti di tutta la famiglia e a far sorgere dei dubbi sulla sessualità della stralunata cameriera. Questo porterà al licenziamento dell'ingenua siciliana, costretta a tornare sull'Isola, e l'episodio darà il via ad una serie di eventi che porteranno a svelare lati oscuri, non detti, rimorsi e paure di tutti i personaggi.

Solo un occhio esterno alla famiglia, un giornalista che arriva in casa Platania, riuscirà a vedere in modo “diverso” le situazioni che si susseguono nella casa e si ritroverà per caso a condividere con tutta la famiglia l'intero dramma.

Una vicenda controversa, con cui il sig. Platania dovrà fare i conti fino alla fine dello spettacolo, fino a quando accadrà l'insospettabile e la verità su Caterina verrà fuori portando di nuovo sconforto e un nuovo senso di colpa al protagonista, forse condannato a dover convivere con il dilemma dello scegliere ciò che è giusto o ciò che è sbagliato.

In alcuni punti dello spettacolo riecheggia l'affermazione “in questa casa non ci sono pregiudizi”...... ma sarà vero o sarà solo apparenza? Sforzarsi di essere al passo coi tempi ma in realtà non riuscire ad andare al dil là del proprio naso e rimanere abbagliati da ciò che sembra giusto ma in realtà nasconde molto più di quello che si possa immaginare.
Una pièce teatrale di forte impatto per il tema trattato: l'omosessualità femminile, con tutto il rifiuto e la non accettazione del “diverso”. 
Lo spettacolo inizia con dei toni simpatici, di commedia e poi si evolve in dramma. Dramma per ciascun personaggio in modo diverso. 

Il rapporto di fiducia che si instaura tra la governante e il padrone di casa è vissuto sulla scena man mano, si evolve lentamente e a volte lo spettatore è portato a pensare che il troppo perbenismo di Caterina stia per crollare. Bisogna aspettare fino alla fine dello spettacolo per riuscire a vedere la “vera” governante, con le sue paure e insicurezze.

Un inizio simpatico e un tragico epilogo che fa piombare l'intera famiglia nel buio assoluto e lo spettatore è portato a riflettere su cosa sia stata la morale e il “perbenismo” degli anni '50 e qual è stata l'evoluzione degli stessi nel corso degli anni fino ai nostri giorni.

Ileana Talarico


Per maggiori informazioni su date e orari dello spettacolo 
Biglietteria: 06.67.94.585 

lunedì 15 aprile 2013

All'ImBrunire



All'ImBrunire
attraverso Sergio Bruni…la canzone napoletana

- Teatro Millelire - 

con 
Antonio Diana, Gabriele Guarino, Laura Pagliara, 
Giovanni De Anna, Antonio Frate, Domenico Frate

ideazione e regia Antonio Diana
arrangiamenti musicali Mariano Bellopede Carmine Marigliano
direttore musicale M° Antonio Landolfi
consulenza storica Armando De Rosa


Andare a teatro da spettatore e ritrovarsi nella scena a stretto contatto con gli attori; vedere a pochi passi di distanza uno spettacolo e rivivere alcuni momenti che ripercorrono i punti salienti della vita di un artista Italiano con lo spirito Napoletano... il tutto visto e interpretato con una nuova chiave di lettura.

Guglielmo Chianese, conosciuto da tutta Italia come cantautore, chitarrista e compositore con il nome di Sergio Bruni: la sua storia, vista da diverse angolazioni e in diversi modi, prende vita e coinvolge il pubblico

Si passa dal suo essere uomo al suo essere artista, alla difficoltà di fare ciò in un periodo storico difficile per l'Italia e per gli italiani, si attraversa la guerra per arrivare all'incontro con la musica e con l'amore, l'inizio della sua vita da “artista” e il suo destino a rimanere nella storia di Napoli e dell'Italia proprio come Eduardo o il principe Totò.

Un susseguirsi di parole e musiche che si trasforma in un piacevole viaggio per lo spettatore fino al momento dell'”imbrunire” in cui ci si ritrova davanti ad un leggìo, una sedia, tanti fogli di spartiti vuoti lanciati in aria come petali di fiori e una chitarra, la chitarra tanto amata dall'artista e uomo Sergio Bruni avvolta da un fascio di luce. 

Se si dovesse racchiudere lo spettacolo in una parola sarebbe sicuramente “libertà”, intesa in molteplici modi: Libertà (intelligente) dell'arte e dell'artista, Libertà di pensiero e di espressione, Libertà del popolo, Libertà di amare, Libertà universale dell'uomo.

Vari quadri scenici che rendono omaggio ad un grande artista e che ricostruiscono la sua vita.

Le sue melodie fanno da colonna sonora all'intero spettacolo e le canzoni sono interpretate con una nuova chiave di lettura, per renderle più “reali”, per far sì che portino lo spettatore dentro la vicenda attraverso ogni nota ed ogni parola che prendono forma e significato sul palco.

Sei gli attori in scena che narrano attraverso canzoni, dialoghi e monologhi che diventano un tutt'uno con la storia. Ogni movimento assume un preciso significato, ogni parola ha un peso e una rilevanza nella storia narrata: niente è lasciato al caso.

Una nota di merito, oltre che alla bravra degli attori e cantanti (tra cui due giovanissimi gemelli che, essendo identici, hanno reso possibile la costruzione di alcune scene di particolare effetto visivo) va alle trovate registiche che hanno reso ogni quadro narrativo unico, con una caratteristica particolare che lo contraddistingue; che sia stato un effetto mimico o di luce, un effetto vocale con l'intrecciarsi delle belle voci o un effetto visivo, in ogni caso è stato tutto ricercato minuziosamente e curato nel dettaglio.

Uno spettacolo che coinvolge e che merita di essere visto, non solo dai napoletani o dagli amanti della cultura partenopea ma da tutti coloro che apprezzano l'arte teatrale.

Una bella storia riletta in modo nuovo, il tutto “condito” da quella semplicità del teatro “piccolo” delle “piccole” compagnie di attori preparati che riescono a farsi “grandi” e a distinguersi nel momento in cui comunicano con forza qualcosa al pubblico coinvolgendo ed emozionando.

Ileana Talarico

lunedì 8 aprile 2013

Il Racconto di un Uomo



Edgar Allan Poe
Il Racconto di un Uomo

Teatro Eliseo
Fino al 7 Aprile

di Alessandro Prete ed Elettra Dafne Infante 
Con Pino Insegno – Alessia Navarro 
e con Andrea Murchio

luci Stefano Valentini
coreografia Alessandra Bianchini
costumi Gisa Rinaldi
corpo di ballo Alessia Cotigni, Luciana Fuzetti,Michelle Vitrano, Carlotta Ballanti,Carlo Pucci, Ivan Piccioli
ballerino acrobata Paolo Ladisa
scenografia Marco Calzavara
regia Alessandro Prete 


“Passione-Gelosia-Ossessione-Delirio-Passione-Gelosia-Ossessione-Delirio-Passione-Gelosia-Ossessione-Delirio”: le voci che si susseguono meccanicamente nella mente di un uomo, il circolo vizioso che mette in contrasto la coscienza di Edgar Allan Poe e le sue azioni in un contesto a tratti gotico a tratti rock e multimediale. Il tutto costruito intorno ad un unico dilemma.

Un uomo che narra la sua controversa storia, tra fantasia e realtà, la follia dell'amore, il desiderio di possesso,che porta a dei gesti estremi: un'ambientazione molto gotica che traspare già dai primi attimi dello spettacolo. Un modo nuovo per mettere in scena in chiave moderna la poetica di un grande personaggio della letteratura.

Messi da parte i panni del doppiatore, del simpaticone in stile “Premiata Ditta” e da intrattenitore da palcoscenico sempre con la battuta pronta, in scena si riscopre un Pino Insegno in tutta la sua arte attoriale che dà vita al suo personaggio mettendo in evidenza tutti i lati più oscuri dello stesso: la paura, la coscienza e la consapevolezza di fare qualcosa di sbagliato, le sue ossessioni.

Una valanga di parole e versi che si snodano sul palcoscenico attraverso la sua voce. 

Al suo fianco la tanto amata Eleonora, interpretata da Alessia Navarro, colei per cui nasce l'ossessione e la gelosia che porterà il personaggio ad affrontare il suo lato più oscuro e controverso della sua personalità.

Sul palco anche il bravo Andrea Murchio, un personaggio che assiste e vive da vicino il dilemma di Allan Poe, colui che per primo rimane coinvolto nel e dal suo racconto.

La costruzione scenica è basata su molti giochi di luce, essenziali per creare l'atmosfera giusta e per dare risalto ad ogni parola e movimento che prende vita sul palco. 

In alcuni momenti molto coinvolgenti, anche grazie alle musiche dai toni molto rock e alle coreografie che danno un continuo alla storia tra una scena e l'altra, il classico buio finale è sostituito da un improvviso fascio di luce puntato sul pubblico, sempre a ritmo di musica. Il tutto porta lo spettatore a sentirsi maggiormente coinvolto da ciò che accade in scena con la curiosità di sapere cos'altro accadrà da li a poco.

Le diverse scene sono concatenate dalle coreografie di un bravo e preaparato corpo di ballo che interpreta in diversi momenti la paura, l'ossessione, i pensieri che si susseguono nel cervello e nell'animo del protagonista. 

Presente anche un ballerino acrobata, i cui interventi creano degli effetti scenici a prima vista semplici, ma sicuramente di forte impatto visivo. 

L'ambientazione gotica è resa più “tecnologica e moderna” grazie al supporto di alcune proiezioni di video che arricchiscono il tutto e danno allo spettacolo una nuova connotazione definito come un “affresco Gothic-rock”.

Poco più di un'ora di spettacolo, senza interruzione, un susseguirsi di prosa, musica, danza, poesia e visualizzazioni multimediali che accompagnano il pubblico in un viaggio nella mente contorta di un uomo ossessionato dalla sua unica domanda: “Avete mai amato una persona così tanto da condannare voi stessi all'inferno?”

Spettacolo da scoprire.
Ileana Talarico

venerdì 22 marzo 2013




Teatro Roma 
Fino al 24 Marzo 

Testo e Regia di Luca Pizzurro 

Con Alessia Fabiani, Giuliano Calandra, Alessia D'Anna, Gabriella Guidarelli, Laura Liberti, Sebastiana Montagno, Igor Petrotto, sofia Pulvirenti, Fabrizio Rossi, Anita Sbiroli

Con la partecipazione di Margherita Adorisio

Cinque persone completamente diverse, di diverse età e mentalità, ognuno con le sue aspirazioni, i suoi sogni, la speranza nel futuro e i problemi di tutti i giorni: Cosa le accomuna? 

Un appartamento in cui si intersecano le loro vicissitudini, una portinaia simpaticamente impicciona, due “inquiline del piano di sotto” che entrano a far parte della loro incasinata vita e un modo apparentemente leggero di vedere le cose.

Il tutto condito da un'irriverente ironia e comicità in cui non mancano gli spunti per riflettere.

Prendete una trentenne laureata in architettura che cerca di “sopravvivere” lavorando in un call center per 500€ al mese, una laureanda in preda alle crisi di panico da ultimo esame, un ragazzo che sogna di fare il ballerino e che si sente libero di esprimere la sua omosessualità in una città lontano da casa, una matricola univesitaria che arriva dal profondo sud e si ritrova lontana dall'assillante famiglia in un “nuovo mondo da scoprire” e un ragazzo che gioca a fare (o almeno ci prova) l'irresistibile uomo del sud dal fascino a cui non si può dire di no... metteteli nello stesso appartamento e fate iniziare loro la convivenza dei ragazzi “Fuori Sede”. Il risultato è di sicuro un gran caos.

Si intrecciano diverse storie, si ride e sorride delle situazioni che si vengono a creare ma ci si ferma anche a riflettere sulla situzione incerta dei ragazzi, giovani o non più tanto giovani, dei laureati che pensano di aver perso tempo sui libri perchè la società non offre niente di meglio che un lavoro precario quasi inesistente. 

Si mettono in evidenza l'incertezza e la paura del futuro, ma il tutto è messo in scena in modo molto spumeggiante e lo si capisce già dai primi minuti di spettacolo.

Un'allegra commedia che vede in scena un bel gruppo di giovani e bravi attori, che riescono a portare sul palco, attraverso le caratterizzazioni più o meno accentuate dei loro personaggi, le avventure e disavventure che si susseguono all'interno di un appartamento di Roma: i problemi di convivenza e “sopportazione dell'altro” nel ritagliarsi i propri spazi, una portinaia che pur non volendosi impicciare dei fatti degli altri è sempre aggiornatissima su tutto ciò che accade nel palazzo, l'arrivo delle nuove inquiline del piano di sotto che si vanno ad aggiungere al già presente caos iniziale, l'inaspettata visita a sorpresa di un'inquietante madre sicula, una padrona di casa che senza farsi troppi scrupoli aumenta l'affitto e un finale da scoprire a teatro. 

Ogni personaggio ha una storia, un vissuto che pian piano viene fuori nello scorrere delle esilaranti scene, scritte e dirette da Luca Pizzurri che è riuscito a ricostruire ed intrecciare in modo molto simpatico diverse rocambolesche situazioni che prendono vita “nello spazio comune” dell'appartamento, il salotto della loro casa. 

Spettacolo molto scorrevole, con un bel ritmo. Ci si perde nelle risate, tra battute e scene di “vita vissuta”, in cui molti ragazzi che hanno avuto esperienze di convivenza con altri inquilini di sicuro riescono a rispecchiarsi, ma ci si ferma anche a riflettere su tanti temi che spesso lasciano l'amaro in bocca ai giovani di oggi.
Ileana Talarico



Per maggiori informazioni www.ilteatroroma.it

lunedì 11 marzo 2013

Serata Campanile
Fino al 17 Marzo 2013


Teatro Due – Roma
testi di Achille Campanile
di e con
Cristina Borgogni, Massimo Fedele, Paolo Lorimer
una produzione TSI La Fabbrica dell’Attore –Teatro Vascello – Roma

Tre leggii che dominano la scena, tre attori e le loro voci, l'immaginazione del pubblico che, con tanta attenzione segue le rocambolesche vicende lette e interpretate sul palco: questi gli ingredienti di un recital all'insegna di un umorismo “d'altri tempi”.

Eleganza, raffinatezza e ironia sono le parole d'ordine che legano un noto umorista romano, le sue storie e tre bravi attori che riescono a riportare con garbo sulla scena lo spirito e il buongusto del surreale tanti cari all'autore.

Achille Campanile rivive, con la sua verve, attraverso le voci di Paolo Lorimer, Cristina Borgogni e Massimo Fedele che hanno preso in prestito dall'umorista le sue parole e le hanno riproposte sotto forma di scene: scene veloci che arrivano subito al pubblico, proprio come le parole dirette e talvolta taglienti dello stesso autore.

Brani estratti da alcune opere del Campanile come “Tragedie in due battute” “Manuale di conversazione” “Vita di uomini illustri” e altri.

Freddure, battute simpatiche e mai volgari con quel gusto del primo '900 che riaffiora tra i versi ma soprattutto tra i giochi di parole. 

Si assiste quasi increduli agli ingarbugliati discorsi che nascono tra i vari personaggi dello spettacolo che danno vita ad esilaranti scene di fraintendimenti e mettono in evidenza le tante sfaccettature della nostra lingua italiana. E

Esempio classico, e forse maggiormente conosciuto, il lungo discorso sull'Acqua Minerale che porta all'esasperazione i personaggi, per passare alla discussione su come poter comunicare la morte di un caro attraverso un semplice telegramma senza creare troppi scompensi ai destinatari della notizia, o al tentativo di trovare un nesso tra l'immortalità dell'anima e gli asparagi.

Tutti discorsi che nella loro assurdità seguono pur sempre un filo logico e non fanno una grinza creando delle simpatiche situazioni. 

Un elegante tuffo nel passato che porta il pubblico a godere di uno spettacolo come se stesse guardando un filmato in bianco e nero dei primi anni del secolo scorso: complice anche la colonna sonora che intervalla alcune scene in cui risuonano le voci del Trio Lescano coi loro “tulli tulli tulliipan” per passare a canticchiare “Maramao perchè sei morto”.

Giochi di parole basate su uno humor intelligente, dal gusto tipicamente italiano con un'ironia da cogliere tra le righe.

Lo stile di Campanile si contraddistingue per una prosa curata, precisa, pignola, con la costante ricerca di impeccabilità linguistica e tanto precisi e impeccabili appaiono i tre attori in scena che riescono a destreggiarsi benissimo nei contorti ragionamenti lasciatici in eredità dal Campanile e riescono a mettere in scena il gusto surreale di quelle realtà che nasce dalla penna dell'autore.
ileana talarico


Per maggiori informazioni 

Sei Gradi

Giobbe Covatta in “Sei Gradi”
Fino al 17 Marzo 2013
 Sala Umberto Roma


con la partecipazione di Mario Porfito
e Ugo Gangheri

uno spettacolo di Giobbe Covatta e Paola Catella
costumi Chiara Defant
scene Francesco Margutti e Mirella Capannolo
service Fox Sound - L'Aquila
amministratore di compagnia Luca Orioni
programmazione: Fabrizio Riva e Gianluca Russino

regia di Giobbe Covatta

Come ci vedranno un giorno i nostri nipoti? 
Si ricorderanno di com'era la terra? 
Avranno la curiosità di scoprire cosa succedeva 100 anni prima? 
Lo scopriamo insieme al nipote di un noto attore del lontano secolo scorso, un certo Giobbe Covatta. 
Ah...dimenticavo... naturalmente siamo nell'anno 2112...


Questo è l’inizio della storia narrata dal nipote di un famoso attore del passato, (un certo Giobbe Covatta), che avvolto nel suo impermeabile rosso, ricorda un po' il mondo parallelo di Matrix, legge e racconta gli avvenimenti più importanti dell’ultimo.

Lettore/oratore d'eccezione, incanta il pubblico con un libro di storia in cui sono segnati alcuni degli avvenimenti più importanti dell'ultimo secolo. Attraverso le sue parole che si ricostruiscono, in modo ironico e divertente, i fatti salienti degli ultimi cento anni... uno su tutti l'innalzamento della temperatura media della terra di sei gradi. Ed alcune domande nascono spontanee: Come si è arrivato a questo innalzamento della temperatura? È possibile che i nostri avi erano talmente tanto impegnati a destreggiarsi nelle loro vite da non accorgersi dei danni e disastri ambientali intorno a loro? 

Un poliedrico e mai banale Giobbe Covatta che riesce a parlare di temi “scottanti” e quanto mai attuali, con l'ironia che lo contraddistingue. Così ci si ritrova a ridere crepapelle di fronte al problema dei rifiuti, risolvibile solo con l'intervento di un angelo di nome Piero che appare improvvisamente dando regole sulla raccolta differenziata, la confusione nella politica odierna, con uno sguardo ai politici “del passato”, del primo ventennio del 2000, diventati quasi figure mitologiche, l'innalzamento delle acque a cui nessuno credeva, la scomparsa della foresta pluviale, il sogno del “nord” dei tanti profughi del sud del mondo capitanati da un novello Mosè, la trasformazione delle relazioni umane, ormai troppo tecnologizzate, tanto da arrivare alla procreazione tramite le penne usb.

Tutti problemi reali descritti e rivisitati con l'occhio dissacrante di chi vorrebbe vedere un mondo migliore in cui il diverso non spaventa ed al primo posto ci sia il rispetto per l'altro e per ciò che ci circonda.

In scena tutto è portato magistralmente avanti da un Giobbe Covatta che si destreggia tra i suoi monologhi, le canzoni ed al contempo interagisce col pubblico che diventa in alcuni momenti parte attiva dello spettacolo.

Al suo fianco il suo fedelissimo Priscilla (Ugo Gangheri) che lo supporta nelle sue spiegazioni e lo accompagna con la chitarra.


Un divertente viaggio nella sgangherata società odierna visto con gli occhi del futuro, quel futuro che ha ricevuto in eredità un pianeta riscaldato di ben 6 gradi in più della norma, una terra pronta all'esplosione!

Ma nello stesso tempo un modo nuovo di far riflettere su temi considerati “scontati”... e così tra una scena e l'altra, scandite dall'innalzamento grado per grado, si procede negli anni fino ad arrivare al 2112, ritrovando cenni e citazioni che portano il pubblico a fermarsi un attimo per ripensare a quanto è stato detto ed a quanta verità, a volte anche amara, sia celata tra una battuta e l'altra.

Quando le luci si spengono e gli attori ringraziano il pubblico, si esce dal teatro sorridenti e con la voglia di ritrovare quella consapevolezza che ciò che abbiamo intorno è realmente da apprezzare, custodire e rispettare evitando di continuare a vivere nell'indifferenza , per non dover affermare: “non ho fatto niente di male...perché se non fai parte della soluzione allora fai parte del problema”. 

ileana talarico

Per maggiori informazioni:

giovedì 7 marzo 2013

Fino al 10 Marzo 2013


Ciao Amore Ciao – Tenco e Dalida tra Musica e Amore
Roma, Teatro Greco

Una canzone, un festival, due destini che si incontrano: un viaggio in una dolce e controversa storia d'Amore scandita dalle intramontabili canzoni di Luigi Tenco.

“Ciao Amore Ciao”, un titolo che fa risuonare nella mente le note della conosciuta canzone di Tenco, quella stessa canzone che ha segnato la sua partecipazione al Festival di Sanremo ma che, soprattutto, ha incorniciato il suo incontro con Dalida.
Tenco e Dalida, due cantanti, due nomi conosciuti, due mondi completamente diversi, il rivoluzionario e la regina di Parigi...ma soprattutto due persone, un uomo e una donna con le loro vite, le loro storie, i loro problemi che per un caso del destino si ritrovano insieme a percorrere un anno insieme. 

È una storia del 1967, ma in fondo è la storia di sempre, di un amore che nasce per caso, si trasforma e, in questo caso, finisce. Come finisce anche la vita di Tenco: un tragico epilogo che tanto fece discutere e pensare all'epoca e che segnò in modo indelebile il Festival di Sanremo. Ed è proprio quella serata del Festival Della Canzone Italiana a scandire gli eventi che si susseguono sul palco: al centro un microfono sotto un fascio di luce che dà il via alla kermesse italiana. 

La storia si ricostruisce davanti allo spettatore attraverso una serie di flashback che riportano Tenco alla notizia della sua futura partecipazione al festival, per passare all'incontro con la sua “partner imposta” Dalida, il loro rapporto che man mano si trasforma in un amore che porta ambedue le parti a fare i conti con il loro essere e i loro sentimenti forti, forti nel bene e forti nel dolore, nella rabbia, nella delusione, per giungere alla tanto attesa esibizione sul palco del festival.

E le canzoni di Tenco, arrangiate con pianoforte e contrabbasso, accompagnano lo spettatore in questo viaggio nella storia dando il proprio tono di polemica, di tenerezza, di presa di coscienza della realtà e incorniciando in modo sublime l'intero quadro narrativo: spassosi e teneri i momenti sulle note di “Io sono Uno” e “Una Brava Ragazza”, commoventi fino alle lacrime “Vedrai” e “E Lontano Lontano”.
A dare corpo e voce ai due protagonisti della storia troviamo due interpreti che mettono anima, cuore e passione nei loro personaggi Luca Notari e Stefania Fratepietro: semplicemente perfetti nei loro ruoli, non cercano né una somiglianza fisica né di emulare Tenco e Dalida, ma riescono a fare arrivare al pubblico tutta la loro essenza e le loro forti emozioni. Un mix di bravura e talento che riesce a far sostenere a soli due interpreti un intero spettacolo, senza mai annoiare ma, al contrario, riuscendo a far catalizzare l'attenzione sulle loro storie. Le loro interpretazioni delle canzoni, contestualizzate nello spettacolo, sono di alto livello, da far rimanere senza fiato e creare tra il pubblico un silenzio in cui si respira commozione e sentimento. Silenzio che si interrompe solo per dei fragorosi e meritatissimi applausi.

Insieme a loro, in scena Emiliano Begni e Carmine Iuvone che eseguono le musiche dal vivo e che in alcuni momenti diventano simpaticamente parte della storia.
Uno spettacolo che si può definire un piccolo gioiello di grande valore, un testo scritto e diretto da un talentuoso Piero Di Blasio, che riesce, attraverso le parole e le trovate registiche, ad alternare momenti di forte coinvolgimento emotivo con momenti a tratti ironici e divertenti che portano lo spettatore a ridere, piangere, riflettere, commuoversi e lasciarsi “cullare” da un vortice di emozioni che si susseguono. 
Il tutto si svolge all'interno di una scenografia semplice caratterizzata dal bianco: tutto è monocromatico, quasi a mettere in risalto la storia e le vicende di due personaggi; unica nota di colore nel momento clou dell'esibizione sanremese di quel brano che è stato croce e delizia per Tenco e Dalida, come a voler sottolineare il segno indelebile che questa ha lasciato nelle loro vite. 

Scrittura, regia e interpretazione che arrivano dritte al cuore senza mezze misure: il pubblico a fine spettacolo, tra roboanti applausi e con il nodo alla gola, esce da teatro arricchito e canticchiando qualche motivetto impresso nella mente delle bellissime canzoni di Tenco, con la voglia di riscoprirle.
ileana talarico

dal 05 al 10 marzo 2013
Teatro Greco – Roma

“Ciao Amore Ciao”
Tenco e Dalidà tra musica e amore

Da un’idea di Luca Notari e Stefania Fratepietro
Scritto e diretto da Piero Di Blasio su musiche di Luigi Tenco

Pianoforte: Emiliano Begni – Contrabbasso: Carmine Iuvone
Con la partecipazione in voce di Veronica Pinelli
Scena Dario Carrarini – Costumi Laura Pucini - Arrangiamenti Emiliano Begni –Light Designer Francesco Vignati –Sound Designer Emanuele Carlucci –Direttore di Scena Marcello Maugeri - Assistente alla regia Alessandro Palmieri

Biglietti:
Intero: €20 + € 2 prev € 22,00
Ridotto: €15,00 + 2,00 prev € 17,00
Infoline: T. 06 8607513 – promozioneteatrogreco@yahoo.it
Per vedere il promo video: 
http://www.youtube.com/watch?v=25c56sKAOfY