Visualizzazione post con etichetta LA GOVERNANTE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta LA GOVERNANTE. Mostra tutti i post

giovedì 18 aprile 2013

LA GOVERNANTE



Teatro Quirino
Fino al 28 Aprile 

di Vitaliano Brancati
regia MAURIZIO SCAPARRO

scene e costumi Santuzza Calì
musiche Pippo Russo
luci Franco Buzzanca

con Pippo Pattavina, Giovanna Di Rauso

Max Malatesta, Marcello Perracchio 
Giovanni Guardiano, Valeria Contadino 
Veronica Gentili, Chiara Seminara


Una famiglia di siciliani nella capitale da anni e l'arrivo di una persona che porterà prima rigore e sicurezza e poi profondo scompiglio. Pregiudizio o non pregiudizio?

Roma, anni '50, all'ombra del Vaticano e di tutti i “buoni e giusti” comportamenti: una ricca famiglia borghese siciliana vive quotidianamente la sua vita “normale” punteggiata da qualche stranezza dovuta alle caratteristiche di ciascun membro degli anìbitanti della casa.

La vicenda, che prende vita nel soggiorno di casa Platania, vede protagonista un anziano signore che vive con un imperdonabile scrupolo: aver portato la figlia al suicidio perchè troppo rigoroso nel suo affermare ciò che era giusto e ciò che era sbagliato.

Accanto a lui, un figlio farfallone e irresponsabile, cresciuto all'ombra del triste accaduto e a cui è sempre stato permesso tutto, che ha una moglie che afferma di avere visioni di fatti spiacevoli che finiscono sempre con la morte di qualcuno dei suoi cari.

A portare un po' di sano scompiglio anche una cameriera fuori dalle righe, arrivata da un piccolo paesino siciliano, che stenta a parlare in italiano e vive in un suo mondo: una figura particolare che comunque è considerata ormai parte della famiglia e a cui tutti sono molto legati.

L'arrivo di Caterina Leher, governante francese calvinista sconvolgerà quella che era la già “strana” quiete familiare dei Platania. La sua figura, considerata di grande rigore ed integrità morale, riuscirà ad influenzare le menti di tutta la famiglia e a far sorgere dei dubbi sulla sessualità della stralunata cameriera. Questo porterà al licenziamento dell'ingenua siciliana, costretta a tornare sull'Isola, e l'episodio darà il via ad una serie di eventi che porteranno a svelare lati oscuri, non detti, rimorsi e paure di tutti i personaggi.

Solo un occhio esterno alla famiglia, un giornalista che arriva in casa Platania, riuscirà a vedere in modo “diverso” le situazioni che si susseguono nella casa e si ritroverà per caso a condividere con tutta la famiglia l'intero dramma.

Una vicenda controversa, con cui il sig. Platania dovrà fare i conti fino alla fine dello spettacolo, fino a quando accadrà l'insospettabile e la verità su Caterina verrà fuori portando di nuovo sconforto e un nuovo senso di colpa al protagonista, forse condannato a dover convivere con il dilemma dello scegliere ciò che è giusto o ciò che è sbagliato.

In alcuni punti dello spettacolo riecheggia l'affermazione “in questa casa non ci sono pregiudizi”...... ma sarà vero o sarà solo apparenza? Sforzarsi di essere al passo coi tempi ma in realtà non riuscire ad andare al dil là del proprio naso e rimanere abbagliati da ciò che sembra giusto ma in realtà nasconde molto più di quello che si possa immaginare.
Una pièce teatrale di forte impatto per il tema trattato: l'omosessualità femminile, con tutto il rifiuto e la non accettazione del “diverso”. 
Lo spettacolo inizia con dei toni simpatici, di commedia e poi si evolve in dramma. Dramma per ciascun personaggio in modo diverso. 

Il rapporto di fiducia che si instaura tra la governante e il padrone di casa è vissuto sulla scena man mano, si evolve lentamente e a volte lo spettatore è portato a pensare che il troppo perbenismo di Caterina stia per crollare. Bisogna aspettare fino alla fine dello spettacolo per riuscire a vedere la “vera” governante, con le sue paure e insicurezze.

Un inizio simpatico e un tragico epilogo che fa piombare l'intera famiglia nel buio assoluto e lo spettatore è portato a riflettere su cosa sia stata la morale e il “perbenismo” degli anni '50 e qual è stata l'evoluzione degli stessi nel corso degli anni fino ai nostri giorni.

Ileana Talarico


Per maggiori informazioni su date e orari dello spettacolo 
Biglietteria: 06.67.94.585 

lunedì 8 aprile 2013

LA GOVERNANTE


Teatro Quirino 
lunedì 15 aprile anteprima stampa ore 20.45
martedì 16 prima ore 20.45
repliche fino al 28 aprile

Teatro Stabile di Catania



LA GOVERNANTE

di Vitaliano Brancati
regia Maurizio Scaparro
scene e costumi Santuzza Calì
musiche Pippo Russo
luci Franco Buzzanca
con Pippo Pattavina Giovanna Di Rauso
Max Malatesta Marcello Perracchio Giovanni Guardiano
Valeria Contadino Veronica Gentili Chiara Seminara


Era il 1952 quando La governante, interdetta alle scene dalla censura perché “contraria alla morale”, accese una querelle non solo letteraria e teatrale, ma civile e politica, nella quale è inevitabile cogliere nodi tuttora irrisolti in termini di intolleranza, negazione della libertà di espressione, perbenismo. Mali cronici di una società che annega nell’ipocrisia e si dibatte in un insanabile conflitto tra morale e pregiudizio. 

Nel sessantesimo anniversario della pubblicazione, lo Stabile di Catania propone un nuovo allestimento del capolavoro teatrale di Brancati, negli anni oggetto di interessanti messinscene fin dalla prima edizione italiana, possibile finalmente solo in seguito alla soppressione dell’attività censoria, nel 1965, undici anni dopo la morte dell’autore, che aveva concepito il testo per la moglie Anna Proclemer, da allora protagonista più volte di una “commedia” che fa ancora molto discutere per la spietata critica sociale. 

La regia della produzione etnea è affidata alla firma di Maurizio Scaparro, scene e costumi a quella altrettanto prestigiosa di Santuzza Calì. Pippo Russo sigla le musiche, Franco Buzzanca le luci. Protagonisti di spicco Pippo Pattavina e Giovanna Di Rauso nel ruolo del titolo. Con loro agisce un cast di qualità che annovera Max Malatesta, Marcello Perracchio, Giovanni Guardiano, Valeria Contadino, Veronica Gentili, Chiara Seminara. 

L’azione si svolge a Roma, in una ricca casa borghese. La governante francese Caterina Leher, charmante, colta e di fede calvinista, instaura un rapporto dialettico con il siciliano Leopoldo Platania, cattolico e severo capofamiglia, illuso di essersi integrato nella capitale e invece incapace di accettare un’etica diversa da quella in cui è cresciuto. Entrambi si struggono dentro, per colpe segrete: la prima vive l’omosessualità come peccato, l’altro sconta l’intransigenza moralistica mostrata le alla figlia, morta suicida. Permissivo è invece Leopoldo nei confronti del figlio Enrico, che incarna il gallismo siculo ai danni della fragile moglie Elena. A frequentare assiduamente casa Platania è poi lo scrittore Alessandro Bonivaglia, intellettuale indolente ma lucido. 

Utilizzando un registro parodico e satirico che approda alla tragedia, l’autore descrive il clima oscurantista dell'Italia anni Cinquanta, laddove «l'odio per la cultura ha un ufficio apposito, che una volta si chiamava, con ironia involontaria, Ministero della Cultura Popolare e oggi Sottosegretariato per lo Spettacolo e le Informazioni». Il principale motivo del divieto censorio è da riscontrare in quest’esplicita accusa, mentre la materia “scabrosa” – l’omosessualità, per di più femminile, in quegli anni oggetto di riprovazione e tuttora non immune da discriminazioni – è descritta in maniera elegante, allusiva.

Assai più scomodo è il j’accuse contro l’Ufficio Censura, retaggio del Ventennio, che la Repubblica manterrà fino agli anni Sessanta, avallando de iure il più retrivo conformismo culturale. Brancati si oppone fieramente, come aveva fatto con i censori fascisti che avevano messo all’indice sue creazioni quali Singolare avventura di viaggio o Don Giovanni involontario. Ed è lui stesso ad indicare la chiave di lettura di una pièce fortemente polemica come La governante: «La sostanza della vicenda – avverte nel pamphlet Ritorno alla censura – è più la calunnia che l’amore fra due donne». In effetti l’autore adotta un topos collaudato - l’inganno calunnioso - per mettere a nudo fondamentalismi etnici e religiosi, responsabilità individuali e collettive. E com’è nelle sue corde, inscrive l’acuta analisi nel procedere compulsivo di un’ossessione erotica, che svela ed esaspera dilemmi e prospettive: Un’impostazione coerente e ricorrente, da Don Giovanni in Sicilia a Il bell’Antonio a Paolo il caldo.


Note di regia 

«Moralità? La moralità italiana consiste tutta nel censurare. Non solo non vogliono leggere o andare a teatro, ma vogliono essere sicuri che nelle commedie che non vedono e nei libri che non leggono non ci sia nessuna delle cose che essi fanno tutto il giorno, e dicono.» Con le parole che Brancati fa dire allo scrittore Alessandro Bonivaglia ne La governante ho voluto iniziare queste mie brevi note sullo spettacolo. 

Mi è stato particolarmente caro l’invito che il direttore Giuseppe Dipasquale mi ha rivolto, di tornare dopo molti anni allo Stabile di Catania, non solo per i ricordi di alcune belle avventure comuni, quanto perché ha un nuovo significato riproporre La governante in questi anni difficili che stiamo vivendo e in un teatro non casualmente legato allo scrittore siciliano. Ho potuto così riunire in questo palcoscenico attori “siciliani” e attori “italiani” come voleva Brancati. E ho avuto la buona sorte di trovare qui attori come Pippo Pattavina che unisce alla “sicilitudine” la forza della migliore tradizione teatrale italiana, e scoprire nuovi attori come Valeria Contadino e storici caratteri come Marcello Perracchio e con loro Giovanni Guardiano, Veronica Gentili e Chiara Seminara. E il piacere di ritrovarmi con due attori “italiani” che mi sono cari per recenti comuni esperienze teatrali come Giovanna Di Rauso e Max Malatesta. Così come mi fa piacere ricordare l’aiuto determinante della fantasia di Santuzza Calì, siciliana anche lei, per le scene e i costumi e il contributo tecnico e non solo di Franco Buzzanca e del suo staff, la complicità del mio aiuto Marcello Scuderi e, infine, l’approfondimento critico e la utile rilettura, oggi, del testo assieme con Antonia Brancati. Perché, com’è noto, la commedia allora fu clamorosamente bocciata dalla censura e vide solo dopo molti anni, nel 1965, la possibilità di apparire sui palcoscenici italiani (e Luchino Visconti suggeriva per questo di rappresentarla in quegli anni significativamente a Parigi). 

Ricorda Anna Proclemer, prima interprete de La governante e moglie di Brancati, che: «Forse i censori si fermarono all’apparenza di certi fatti narrati e non seppero o non vollero vedere che si trattava di una delle commedie più morali del teatro moderno. Sì, perché io credo che sia “morale” rappresentare il caso di coscienza di un essere che si dibatte nelle spire di un vizio che “non vuole accettare”. Anche se tutto il mondo intorno, anche se la filosofia stessa sembrano disposti ad assolverla, lei dice no. Rifiuta di essere liberata dal rimorso. “Vogliono togliermi il rimorso, il mio rimorso, il solo bene che nella vita…”, dice ad un certo punto. Rifiuta di essere perdonata, rifiuta di essere assolta. Riproporre al pubblico questa Governante è un segno, forse, che i fatti privati, i sentimenti personali, contano alla fin fine più di ogni altra cosa. E che finché continueremo a fare con il teatro delle esercitazioni di stile, sia pure ad alto livello, saremo condannati all’insoddisfazione e alla crisi. O il teatro diventa specchio della nostra vita personale e segreta, ci rappresenta cioè a tutti i livelli, non soltanto a quelli intellettuali e ideologici, o saremo ridotti all’alienazione e alla nevrosi». 

Ma alla censura di allora importava più che il tema dell’omosessualità femminile l’accusa pesante che le rivolgeva il personaggio dello scrittore, quella di essere spia della cultura conservatrice ipocrita e conformista dell’epoca. Ed è questo forse il lato più sorprendente e attuale del testo, oggi. Quello di una Sicilia e di una Italia dei nostri padri e dei nostri nonni (dimenticato forse), certo sconosciuto ai più giovani, ma di cui è facile scoprirne ancora le tracce nella società italiana (non soltanto siciliana) e che Brancati sottolinea: da tutti i tabù sessuali, al gallismo, ai falsi moralismi, alle divisioni forzatamente etniche, alle censure appunto, alle ipocrisie dei poteri “ufficiali” di tutti i tempi. In questi momenti, in cui l’Italia si interroga con grande preoccupazione sulla capacità o meno di resistere alle difficoltà economiche ma anche politiche, sociali, morali, culturali soprattutto, le parole di Brancati sembrano così sorprendentemente superare il confine ristretto degli anni Cinquanta, che pure le avevano espresse.«Spirito di sacrificio? No. Non ho visto mai un ricco italiano proporre una legge che riduca i suoi guadagni per aumentare il benessere del suo Paese», dice ancora Bonivaglia. Forse anche per questo, mi piace dedicare questa fatica non soltanto a un divertito e tenero “come eravamo”, ma al “come sapremo essere”. Ai giovani, quindi, e al teatro, se saprà, come nei secoli ha saputo fare, aiutarci a costruire nuovi sogni e nuove realtà.

Maurizio Scaparro

ufficio stampa Teatro Quirino ufficio stampa compagnia
paola rotunno responsabile 339.3429716 caterina rita andò responsabile 360.212922
paolasilvia.rotunno@gmail.com caterina.ando@teatrostabilecatania.it


ORARI SPETTACOLI

dal martedì al sabato ore 20.45
giovedì 18 mercoledì 24 aprile ore 16.45

sabato 27 aprile ore 16.45 e ore 20.45
tutte le domeniche ore 16.45

INFO
botteghino 06.6794585
info 06.6783048
mail info@teatroquirino.it