lunedì 18 giugno 2012

ANDY WARHOL: HEADLINES

Galleria Nazionale d’Arte Moderna 
12 giugno – 9 settembre

La mostra su Andy Warhol (1928-1987), organizzata dalla National Gallery of Art di Washington, in collaborazione con The Andy Warhol Museum di Pittsburgh, la Galleria Nazionale d’arte moderna di Roma e il Museum für Moderne Kunst di Frankfurt, è la prima ad occuparsi della passione dell’artista per i titoli dei giornali. 

Il percorso espositivo abbraccia tutta la carriera di Warhol, esponendo 80 lavori, con contenuti anche audio e video, dalle collaborazioni con i graffitisti K. Haring e J. M. Basquiat all’unica opera – titolo non in inglese, “Fate presto”, che ripropone la prima pagina de “Il Mattino” di Napoli del 23 novembre 1981, successiva al terremoto che colpì la Campania, dai gossip su Madonna agli spezzoni di trasmissioni televisive e interviste. Si passa dai primi lavori dipinti a mano a quelli successivi, graficamente più simili a dei veri articoli. 

Accolti da pareti colorate di un rosso acceso si accede alla prima sala, nella quale grandi quadri riprendono dei titoli di giornali, alterati per accentuare e caricare di ulteriore enfasi la notizia principale della prima pagina. La mania dell’artista per i giornali dimostra la sua sensibilità visionaria nei confronti della forte pressione psicologica che i media imprimevano ed evidenzia il ruolo spropositato che questi hanno assunto nella società del dopoguerra.

Giornali, radio e televisione avevano e hanno un forte impatto sui fruitori e l’opera dell’artista americano vuole metterne sotto una luce fosforescente e abbagliante gli effetti e tende a smascherarne i fini consumistici ponendo, ad esempio, in prima pagina i contenuti infarciti di pubblicità, che normalmente sono interni ai giornali. 

Uno dei lavori esposti è dedicato all’assassinio di J. F. Kennedy, ha lo stesso titolo del “New York Telegram” del 22 novembre 1963: “President Shot Dead”, ma l’opera di Warhol è di quattro anni successiva e vuole sottolineare come l’evento susciti ancora molto scalpore. A sconvolgere l’artista non fu tanto la morte del Presidente, ma “il modo in cui la televisione e la radio programmarono la tristezza generale”. L’attenzione di Warhol per la capacità dei media di pilotare le emozioni dei lettori si riflette anche sulla sua vita privata. Quando Valerie Solanas gli sparò nel 1968, egli stesso divenne materiale da rotocalco e dopo essere sopravvissuto dichiarò: “Prima che mi sparassero avevo il sospetto di guardare la televisione anziché vivere una vita. Nei film le emozioni sembrano vere e potenti, mentre quando la stessa cosa ti accade davvero è come guardare la TV: non provi niente. Proprio quando mi hanno sparato, da allora in poi, ho capito che stavo guardando la televisione”. 

Warhol ha dilatato l’eco già grande dei giornali, indagato l’effetto che essi provocano, esposto l’ansia di apparire, riprodotto visivamente quasi all’infinito la ridondanza delle notizie, mostrato che un fatto deve essere proposto dai media per sembrare reale e credibile, anche a scapito della realtà stessa, ha presentato l’affollamento di segni, voci, suoni, colori, marche e nomi ai quali siamo sottoposti, sostenendo che in questa società il vero scoop sarebbe il silenzio.

Adele Giacoia

Sede 
Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea
Viale delle Belle Arti 131, Roma
Orari di apertura 
martedì - domenica dalle 9.30 alle 19.00
(la biglietteria chiude alle 18.45)
Chiusura il lunedì
Informazioni 
Biglietteria: tel. +39 06 32298221
www.gnam.beniculturali.it

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