giovedì 22 ottobre 2009

Sapori Colti. Passaggi di cultura tra osterie, ristoranti e trattorie di Roma

La mostra “Sapori Colti. Passaggi di cultura tra osterie, ristoranti e trattorie di Roma”, ospitata dal 21 ottobre al 15 novembre 2009 presso il Complesso del Vittoriano, vuole raccontare Roma attraverso le tracce che personaggi illustri hanno lasciato in osterie, taverne e ristoranti della città.

“L’idea - dice Paolo di Giannantonio - curatore con Alessandro Nicosia della mostra – mi è venuta un po’ per volta, a cominciare dalla sera di una decina di fa, quando in una nota pizzeria chiesero a me – giornalista televisivo – di scrivere un pensiero a ricordo del mio passaggio, su una paletta di legno di quelle utilizzate, appunto, per servire le pizze a tavola. Mi chiesi come si erano comportati coloro che mi avevano preceduto. E andai a vedere. Anzi ad osservare: c’erano anche pensieri e disegni gustosi, stimolanti, divertenti.”

La mostra intende dunque capovolgere il comune approccio cibo/cultura: non si è voluto documentare ciò che rimane ed è trasferito del cibo e della convivialità nell’arte, nella letteratura e nella cultura in genere, quanto piuttosto recuperare ciò che è rimasto di arte e cultura nelle sedi di tale convivialità.

Le antiche osterie, le taverne, le trattorie e i ristoranti sono così divenuti preziosissimi e misteriosi archivi che hanno conservato per decenni tesori nascosti di vario genere, versi mai pubblicati, fatti mai raccontati, opere d’arte mai esposte, eventi e curiosità sconosciute capaci di guidarci in un percorso affascinante di conoscenza e di approfondimento della società nel corso degli anni. Tutto ciò ha reso possibile una esposizione in grado di raccontare Roma proponendo un itinerario inusuale che si snoda attraverso l’esposizione di documenti inediti di varia natura, dipinti, schizzi, caricature, dediche, appunti, considerazioni, poesie, fotografie, oggetti, rime, versi e pensieri lasciati da artisti, poeti e musicisti, attori, uomini di cultura e di potere, scrittori e saggisti, caricaturisti, disegnatori, intellettuali, figure dello spettacolo, ballerine e registi ma anche gente comune che è intervenuta con una frase, con un’opinione all’interno di una disputa e ne ha lasciato traccia sui libri storici degli ospiti.

Si tratta di materiali che per loro stessa natura sanno raccontarci le vicende della nostra città e quindi del nostro paese in maniera diretta, senza censure o interpretazioni arbitrarie.

Una mostra che contempla indubbiamente la sfera dell’arte, ma che vuole essere anche narrazione di costume e di vita vissuta, il recupero di alcune storie che tutte insieme vanno a comporre un quadro estremamente ricco e significativo che abbraccia più di un secolo di vita romana e italiana.

L’esposizione, concentrata spazialmente - tranne qualche necessaria eccezione - sul territorio romano e temporalmente sul Novecento, propone un viaggio inusuale alla scoperta di uno spaccato di memoria collettiva.

Evidente il valore storico di queste testimonianze che attraversano oltre un secolo di vita italiana. Nei libri di alcuni ristoranti si ritrovano i “sapori” e le atmosfere della Roma capitale di una Italia che usciva, piena di acciacchi ma anche di speranze, dalla Grande Guerra e che poi iniziava il cammino del Ventennio. Ci sono le illusioni del Fascismo e poi l’amaro epilogo della Seconda Guerra Mondiale. Poi l’arrivo degli americani, la ripresa, il boom degli anni ’60.

Seguono poi gli anni della “dolce vita”, quelli dei divi americani che vengono in riva al Tevere, quelli del Cinema che la fa da padrone nella costruzione dell’immaginario italiano. Ma già la televisione è in agguato e gli ultimi capitoli di questo percorso sono occupati da chi con la televisione in qualche modo ha incrociato la propria traiettoria di vita: cantanti, attori, comici, soubrettes, conduttori, opinionisti, tronisti, calciatori e, perché no, anche politici presenzialisti.

Una mostra ricca di suggestioni, un’esposizione rappresentativa di un percorso al contempo storico e umano in cui le singole testimonianze si incastrano a comporre i tasselli di quel mosaico imperfetto che è la storia.

Amedeo Minghi

Roma 20 Ottobre 2009 - Abbiamo pensato di iniziare con una rappresentazione al mese. Naturalmente, disponibili ad implementare gli appuntamenti qualora l’esito si riveli positivo. L’iniziativa, è una novità assoluta che consentirà al pubblico e al cantautore Romano, di rivivere insieme, un percorso che altrimenti sarebbe impossibile da realizzare. La vastità della produzione di Amedeo Minghi, non lo consentirebbe. Nel corso dei recital, a seconda dei brani in "scaletta" e/o per esigenza di programma, sono previste presenze di ospiti. Per necessità da un lato e per amor di teatro dall’altro, saranno naturalmente, a sorpresa.

Amedeo Minghi sarà solo in scena. Compagno fedele il pianoforte e, per scenografia, la grande cornice dorata e Barocca che si richiama all’ormai celebre recital " forse si musicale" andato in scena, la prima volta, nel lontano Aprile 1989. (ben 160 repliche in tutti i maggiori Teatri Italiani, nell’arco di tre stagioni). Un elegante drappo, cade solenne dall’alto e il suo lungo strascico, si insinua, dietro le quinte, sfumando…. La musica, le immagini di video straordinari, i "racconti" di Amedeo , una sorta di riflessioni a voce alta, completano l’opera. E’ un grande e intenso viaggio intorno alle ragioni del cuore. Saranno, ne siamo certi, serate indimenticabili, come indimenticabile, è la musica di Minghi.