lunedì 18 giugno 2012

The Beautiful Brain – Scienza ed Arte. Il ruolo del cervello e della mente nell’interpretazione del bello

Atena Onlus, Associazione Terapie Neurologiche Avanzate
14 giugno Sala della Protomoteca in Campidoglio
Il convegno, organizzato dall’Associazione Atena Onlus, ha visto la partecipazione di eminenti studiosi ed è stato l’occasione per conferire il premio Atena alla professoressa Alberini, per i contributi al progresso delle neuroscienze e il premio Roma alla carriera al professor Zeki, per le ricerche innovative che ha svolto sulle basi neurologiche coinvolte nella creazione e nella contemplazione di un’opera d’arte.

Il primo intervento è di Claudio Strinati, storico dell’arte, che cita un film di Pier Paolo Pasolini, “Che cosa sono le nuvole?”, nel quale i protagonisti sono due marionette che alla fine vengono buttate via e solo allora, distese, possono ammirare per la prima volta le nuvole. Il film si chiude sulla battuta di Totò: “Oh, straziante, meravigliosa bellezza del creato”. L’esperienza estetica viene così avvicinata al sentimento religioso della creazione. Il professor Croppi riporta le considerazioni di Mc Luhan sulla capacità delle culture ideogrammatiche di sviluppare maggiormente l’emisfero destro. 

“L’atto di guardare è un meccanismo creativo” diceva Matisse e molti artisti si sono occupati della percezione: Leonardo e G. B. Alberti hanno studiato la prospettiva, prerogativa occidentale. Ogni cultura ritiene degni di attenzione artistica e contemplazione estetica elementi diversi. 

Kandinsky si interessò ai rapporti tra i colori e la mente e alle forme generate nella mente dai suoni, anche nei non vedenti. Il professor Colosimo si mostra stupito di trovare negli studi di Piero Della Francesca sulla prospettiva dei principi precursori della moderna scienza radiografica.
L’esperienza estetica è accomunata dal professor Maffei all’atto amoroso: ad una prima fase di eccitazione subentra quella di rilassamento. Il bello ha forti relazioni con l’ambiente, riesce ad apportare benefici a chi lo vive, tanto da essere considerato un farmaco.

Il Professor Zeki, creatore della Neuroestetica, attesta che nella visione del bello si attiva una parte del cervello diversa da quando si vede qualcosa percepito come brutto, ma uguale a quella attivata dall’amore e dal desiderio.
L’arte non coincide necessariamente con qualcosa di bello: su questo influisce il background culturale personale.

La professoressa Alberini parla delle memorie emotive: perché qualcosa resti radicato nella mente devono entrare in gioco i sentimenti. L’arte terapia attraverso la riattivazione delle memorie emotive, anche inconsce, può ricreare un legame con quello che per chi ha subito traumi o è autistico altrimenti sarebbe inesprimibile. 

Il professor Maira, presidente dell’Associazione Atena Onlus, chiude il convegno con un intervento sulla bellezza del cervello stesso e sul cervello nell’arte. Le sembianze dei circuiti neuronali fanno scorgere prati fioriti o paesaggi astratti, debitamente colorati con tinte accese. Michelangelo, studioso di anatomia, avrebbe nascosto negli affreschi della Cappella Sistina delle immagini del cervello. L’artista dunque ci lascia un’importante eredità critica: in un’epoca nella quale la Chiesa non era favorevole alla divulgazione della cultura tra il popolo lui ha affrescato un inno alla conoscenza.

L’apporto fornito dall’arte alla scienza non è da poco e bisognerebbe ricordare più spesso lo stretto nesso che correva tra queste due discipline prima che venissero scisse drasticamente e che l’area umanistica venisse relegata al ruolo di Cenerentola dello scibile.

Adele Giacoia

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