TEATRO TOR BELLA MONACA 26_27 maggio.12 ore 21.00
Metateatro
presenta
BACCANTI PERDUTE
di Luca Archibugi
regia Marco Mattolini
con Alberto Di Stasio, Gloria Pomardi, Almerica Schiavo,Veronica Zucchi
e altri quindici interpreti del laboratorio“Work in progress- Come nasce uno spettacolo”
promosso in collaborazione con il Teatro di Roma e il Teatro Tor Bella Monaca
coreografie Gloria Pomardi
scene e costumi Andrea Stanisci
luci Ugo Vignola
musiche Alberto Caruso
Sabato 26 (ore 21) e domenica 27 maggio (ore 17) al Teatro Tor Bella Monaca ritornano le “Baccanti perdute” di Luca Archibugi per la regia di Marco Mattolini, una rilettura in chiave moderna del mito di Dioniso raccontato attraverso un esiguo gruppo di occupanti universitari capeggiato dal professore Scaramelli, (Alberto Di Stasio).
Sul palcoscenico attori professionisti e quindici giovani interpreti del laboratorio Work in progress, ovvero come nasce uno spettacolo, tenuto al Teatro Tor Bella Monaca per coinvolgere il territorio e offrire occasioni di approfondimento culturale e artistico attraverso lo studio, il lavoro e la preparazione dei diversi ambiti di creazione di uno spettacolo teatrale. Dagli aspetti registici a quelli attoriali e scenografici, passando per le prove, l’allestimento e la messa in scena teatrale. Un’occasione formativa per toccare con mano la realizzazione di uno spettacolo, dal palcoscenico al dietro le quinte.
Le Baccanti di Eschilo sono fra le sue numerosissime tragedie perdute, come il mondo greco e la spiritualità che esprime. Scaramelli, un professore di letteratura greca, crede di averle ritrovate. Asserragliato nella mensa dell’Università di Arcavacca, alle prese con l’ormai esangue occupazione, vive come un sonnambulo, tutto il giorno su un letto gigantesco, fuori luogo e fuori posto. Studentesse e ricercatrici ripetono stancamente i riti delle baccanti implorando inutilmente di essere invasate da quel Dioniso grottesco, prepotente e invecchiato, che non può che crogiolarsi nel ricordo di un’effervescenza perduta. Fuori nel deserto che circonda una delle tante cattedrali del così detto sapere in terra di ‘ndrangheta, le forze dell’ordine, essendo a conoscenza di quella che il professore descrive come un’innocua collezione di vecchie armi anni ‘70, sembrano dover intervenire da un momento all’altro. Scaramelli è un Dioniso consapevole della stupidità d’ogni violenza come della volontà di diniego d’una certa ignoranza, da esse si congeda. Il sottrarsi non è un atto neutro, ma ambiguo e frainteso e le baccanti si trovano immerse in un furore ridicolo, grottesco: non per questo si potrà fare a meno di pagare un tributo di sangue. Scaramelli-Dioniso viene infine arrestato, proprio a causa della sua inerzia.
«Che cosa rimane del mito nei personaggi reali che si muovono in questo scenario tragicomico? Qualche molotov maldestramente confezionata con le bottiglie dei succhi di frutta, burocratici scontri accademici, banali telegiornali ripetitivi al posto di messi tragici, l’evocazione del ciliegeto di Cechov che la realtà non è più capace di accogliere – commenta Luca Archibugi – Dioniso non ha volto, non è una, due o più delle sue tante immagini, e nel suo ruolo di vittima sacrificale, non è diverso da Cristo. Un Salvatore che ha smarrito se stesso, e non troverà neppure dopo la resurrezione il Padre che ha invocato vanamente sulla croce».
Uno spettacolo in mutevole e repentino cambiamento, fra stasi plumbee e esilaranti accelerazioni, fra zone in cui la parola regna incontrastabile e momenti che vivono del movimento sfrenato (o frenatissimo) dell’invasamento dionisiaco (mancato). La scena compone in maniera verosimile ed ironica elementi astratti ed emblematici: le vestigia della velleitaria costruzione in vetrocemento e le carabattole di una cucina di fortuna, l’enorme letto di orge mancate e le cataste dell’erudizione polverosa, le citazioni di un esterno riarso ed ostile con la maniacalità del collezionista. Le musiche attraversano i generi spaziando dalle citazioni classiche ai moduli etnici, dal trash contemporaneo al revival dei miti “rivoluzionari” degli anni ’70. Mentre i costumi alludono al passato remoto come in un vintage dettato dalla povertà obbligata dell’usato non garantito.
«Quello che affascina – ci racconta Marco Mattolini – è la contrapposizione senza mezzi termini fra il fascino antico del mito e il degrado della realtà attuale; fra i canoni della tragedia e il grottesco trash contemporaneo; fra il fatale incombere della storia e gli sberleffi dei personaggi e degli eventi».
Teatro Tor Bella Monaca-via Bruno Cirino Roma
26 e 27 maggio
Orari Botteghino da martedì a sabato ore 11-14 e ore 15-19; domenica ore 15-19; tutte le sere di spettacolo anche ore 20-21.30; Biglietti: € 10,00 intero (posto unico numerato)- € 5,00 ridotto (possessori Carta Bibliocard, under 26 e over 65) - € 2,00 ridotto per bambini fino alla quinta elementare
Nessun commento:
Posta un commento