fino al 29.I.2012
La madre
Roma, Teatro Vascello
In queste sere, al Vascello, s’inscena una tragedia che stringe gli spettatori in una morsa di tensione e indifferenza.
La pièce cui è possibile assistere fino al ventinove di questo mese presso il Teatro Vascello di Roma presenta la firma di Paolo Fallai, ma nasce dalla costola originaria dell’opera teatrale d’esordio del premio Nobel del 1957 Albert Camus (1913-1960), Il malinteso (in originale Le Malentendu), scritta nel 1943 nella Parigi assediata dai nazisti e presentata al pubblico, un anno dopo, nel parigino Théâtre des Mathurins.

La rivisitazione compiuta da Fallai estrapola dall’originale il nucleo familiare, costituito da madre e figlia, le protagoniste della tragedia, da cui dipendono gli esiti della stessa, focalizzando l’attenzione sul personaggio della madre, che non a caso dà il titolo all’opera.
La trama della riscrittura consegnata agli spettatori è trasportata interamente sul palcoscenico: il pubblico siede su due file di panche, come se si trovasse all’interno di uno studio televisivo. La finzione ci rende spettatori di un programma televisivo in cui vengono abitualmente invitati dei criminali, responsabili di atroci delitti.
La presentatrice chiama in studio la “Madre”, un’albergatrice accusata di aver ucciso dodici clienti, tutti uomini e ricchi. Il movente di questi omicidi viene confessato con distacco: l’obiettivo era sottrarre alle vittime tutto il loro denaro, strumento indispensabile per attuare il piano di fuga dalla tetra realtà nella quale la donna era costretta a vivere con la figlia, per recarsi in un posto di mare, dove il sole e il mare avrebbero potuto dissolvere il loro cupo malessere esistenziale.
Nella rievocazione-intervista la trafila di omicidi si interrompe con la scoperta che la dodicesima e ultima vittima è proprio il figlio dell’albergatrice, Jan, che non vedeva da vent’anni e che era tornato dalla madre e dalla sorella per renderle finalmente ricche e felici. La madre non lo aveva riconosciuto: tale malinteso avrebbe poi originato la tragedia alla quale la donna è condannata.
L’operazione di riscrittura svolta da Fallai possiede l’elemento innovativo e ultramoderno del format televisivo, ma rimane fedele a molti contenuti dell’originale camusiano, di cui sono riproposte la forza e l’intensità pur senza approfondirne le dinamiche psicologiche, la correlazione tra personaggi ed eventi, a tal punto che alla fine molte risposte rimangono insolute.
A rendere più inverosimile la storia concorre l’identificazione della presentatrice televisiva, che altro non è che Marta, la figlia della madre intervistata. La tensione raggiunge livelli insostenibili, di cui anche lo spettatore deve farsi carico. Il desiderio di fuggire verso lidi assolati era primariamente il suo. Marta è la prima responsabile degli omicidi, per giunta niente affatto ignara dell’identità del fratello al momento di servirgli il tè avvelenato che di lì a poco l’avrebbe stroncato.
I temi primari di questo testo, che del resto impregnano l’intera poetica camusiana, ovvero il cinismo, l’egoismo, la solitudine, l’incomunicabilità anche tra persone care, vengono mantenuti intatti e costantemente ribaditi. È riconoscibile un altro tópos caro allo scrittore francese, cui è legato probabilmente per i suoi natali algerini, ovvero il mito del sole e del mare – perseguito da Marta, con la complicità della madre – tanto presente nel romanzo più noto dello scrittore, Lo straniero (L’Étranger, 1942), che fornisce numerosi spunti per l’elaborazione del testo teatrale. Basti ricordare l’articolo di cronaca nera – di cui si parla nel romanzo – tratto da uno stralcio di giornale che, pur con qualche variazione, costituirà l’ossatura de Il malinteso.
L’invenzione dell’intervista televisiva amplifica il cinismo e la freddezza della conduttrice-sorella, che si fa evidente allusione all’interesse morboso con cui, negli spazi televisivi, si trattano temi di cronaca nera.
La focalizzazione voluta dall’autore del rifacimento sul personaggio della madre, che declasserei a mera deuteragonista, consente una valutazione in chiave analitica. La “Madre”, qui mai nominata, in quanto madre per antonomasia, resa simbolo di una condizione esistenziale grigia e anonima, è vittima di un compromesso con la vita. La donna è datrice di vita e di morte, poiché mette al mondo il figlio e, con il silente assenso della figlia, ne determina la morte.
vincenza accardi
La madre
dal 19 al 29 gennaio 2012
Teatro Vascello
Via Giacinto Carini 78 - 00186 Roma
Orario: da martedì a sabato ore 21; domenica ore 18
Ingresso: intero € 20; ridotto € 15
Info: tel. 06 5881021 - 06 5898031;
Testo di Pietro Fallai
liberamente tratto da Il malinteso di Albert Camus
Produzione Teatroinaria Stanzeluminose
con Paola Rinaldi e Vittoria Faro
scene e costumi di Lorenzo Ciccarelli
disegno luci di Danilo Facco
regia di Alessandro Berdini

Nessun commento:
Posta un commento