mercoledì 18 gennaio 2012

La lampadina galleggiante

fino al 29.I.2012
La lampadina galleggiante
Roma, Teatro Quirino

Una lampadina fluttuante nell'aria. È un trucco di Woody Allen.

Ieri sera la prima de “La lampadina galleggiante”, commedia in due atti che debutta per la prima volta in Italia. Nonostante gli ostacoli incontrati (la prima è stata posticipata di una settimana), la commedia di Woody Allen approda al Quirino sotto la produzione Teatro della città con grande clamore di pubblico.
Il 27 aprile 1981 al Vivian Beaumont Theatre di New York “The Floating Light Bulb” non ebbe molto successo; al contrario, dalle ovazioni in sala udite per la prima, si direbbe che gli spettatori abbiano molto gradito sia l'opera, sia l'interpretazione.

Lo spettacolo si è portato dietro da inizio anno varie polemiche suscitate dalla sostituzione dell'originaria protagonista, Giuliana De Sio, che per motivi di salute è stata rimpiazzata da Mariangela D'Abbraccio.
Alla conferenza di venerdì scorso per presentare l'allestimento alla stampa, si è respirato un clima insolito: promuovere una nuova commedia sì, ma soprattutto fare chiarezza sull'accaduto sia da parte del regista Armando Pugliese, sia da parte del produttore Orazio Torrisi, che per dovere di chiarezza ha stilato una nota di produzione allegata al comunicato stampa e alle note di regia.
Senza entrare nel merito della controversia, va constatato un debutto doppiamente difficile: la sostituzione della protagonista a meno di una settimane dalla prima, e uno sciame di polemiche che ha avvolto l'evento.

Tali complicazioni non hanno impedito alla rappresentazione di rivelarsi eccellente, e agli attori di dimostrarsi davvero convincenti: il padre interpretato da Mimmo Mancini, i due figli, Emanuele Sgroi e Luca Buccarello, e l'impresario Fulvio Balzarano. La D'Abbraccio, eccetto qualche minuscola incertezza, ha impersonato la madre in modo straordinario, specialmente col breve tempo a disposizione (cosa che ha detto in conferenza stampa esserle del tutto estranea, poiché avvezza a studiare i testi con larghissimo anticipo).


Da non sottovalutare la particolarità del testo: molto rari gli scambi di battute esilaranti alla slapstick comedy dei lavori alleniani, ma come ha detto Pugliese «pare piuttosto l'espressione teatrale di una riflessione più drammatica e approfondita».
Luce accesa su uno spaccato di vita del 1954 di Canarsie, quartiere sud-est di Brooklyn: «uno squallido appartamento che si affaccia sul tetro cortile interno, circondato dalle case circostanti, sì che si ha la sensazione di trovarsi in fondo ad un pozzo». La scenografia, curata da Andrea Taddei, rispecchia il senso di costrizione e di insoddisfazione in cui la famiglia ebrea protagonista imperversa: tre pareti di mattoni (neri lateralmente e rossi sullo sfondo) e tre camere arredate anni '50 che si fondono in unica stanza, in cui l'atmosfera intima stride col senso di soffocamento.

Le aspirazioni di ciascuno dividono i personaggi: il padre Max, cameriere, scommettitore e in balia degli strozzini, sogna di vincere alla lotteria e di fuggire con la giovane amante; la madre Enid si barcamena con pochi soldi a mandare avanti la casa e ad industriarsi in imprese poco fattibili; il figlio minore Steve, pigro nello studio e già avviato ad una promettente carriera da teppistello; il maggiore Paul, rifugiato nella prestidigitazione, trova interesse solo nell'esercitarsi con i suoi trucchi, ma destinato a fallire per la sua balbuzie e per il panico da palcoscenico; l'impresario Jerry, speranzoso in qualche talento che possa risollevargli la carriera.

Due gli oggetti cardine della commedia: la bottiglia di vino, che vive di moto perpetuo dal frigo al bicchiere di Enid, fino a raggiungere brevemente la spazzatura; e il telefono, finestra su un mondo ostile (la sorella di Enid) e presenza inquietante che incombe a turbare la famiglia (la giovane amante).

Ma il filo conduttore è senza dubbio la magia: tema che ritroviamo molto spesso nei lavori di Allen (anche nei film), è ciò che permette all'impossibile di essere possibile, ma che nasconde in sé anche un forte contrasto: è un mondo fatato che permette a Paul di sognare e di fuggire dalla realtà, ma quando diventa reale (l'esibizione o la stessa figura di Jerry, agente solo di un cane cantante) si connota di rifiuto e di mediocrità.
Illusione dall'inizio alla fine: “La lampadina galleggiante” si apre proprio sulla sagoma fluttuante tra le mani di Paul, e si chiude all'apice della crisi con tanti festoni dorati che piovono in modo grottesco su Enid, a ricordarci che non è una tragedia shakespeariana ma è Woody Allen.

sara iacobitti

dal 17 al 29 gennaio
La lampadina galleggiante
Teatro Quirino
Via delle Vergini, 7 Roma
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.45 mercoledì 18 e 25 gennaio ore 16.45
tutte le domeniche ore 16.45

Info
botteghino 06/6794585
numero verde 800013616

Prezzi
platea da € 33,00 a €28,50
I balconata da € 28,50 a €24,50
II balconata da € 23,50 a €20,50
galleria da € 18,00 a €15,00

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