mercoledì 18 gennaio 2012

Vi racconto un romanzo: Il porto di Toledo



Vi racconto un romanzo: Il porto di Toledo

La sera del 16 gennaio 2012, Licia Maglietta ha letto “Il porto di Toledo” di Anna Maria Ortese, all’Auditorium Parco della Musica, Teatro Studio, Roma.

Un evento contenuto nel ricco calendario del programma di “Vi racconto un romanzo, capolavori italiani del dopoguerra”, appuntamenti unici ed imperdibili che danno voce ad autori che hanno segnato la storia della penisola. Dopo i tre cicli dedicati alla poesia, e quello dello scorso anno sul romanzo europeo, gli incontri letterari dell'Auditorium proseguono con otto capolavori della Narrativa Italiana del secondo dopoguerra.
Organizzati in forma di conversazione introduttiva all'ascolto del testo, insieme a Valerio Magrelli, si avvicenderanno sul palco ospiti che esamineranno alcune pagine degli autori scelti. Questa settimana a prender vita è stata l’opera: “Il porto di Toledo”, edita la prima volta ad opera della Rizzoli nel 1975, della BUR nel 1985 e dell’Adelphi nel 1998.
Fin dalla prima pubblicazione il romanzo non ebbe fortuna, fu da subito etichettato come un opera incomprensibile. Forse il suo rappresentare una sorta di diario di una memoria stravolta, di una adolescenza vissuta prima della guerra – e vissuta in una città visionaria (la Toledo del titolo) attraverso gli occhi di una tredicenne, Damasa, che «non sa il nome delle cose e soprattutto non sa nulla del tempo», ma è consapevole della presenza della figura di una enorme Tigre: la guerra. Qui, Napoli è ornata con vesti ispaniche, rappresentata metonimicamente dai quartieri Spagnoli. Tutti gli elementi della città, tra topografia e toponomastica, vengono trasfigurati in un’associazione fantastica a Napoli e Toledo.
In “Poveri e semplici” Ortese rivelò la propria coscienza dinanzi ad una realtà intollerabile e la sua responsabilità con la società bisognosa di giustizia. La scelta del titolo fu arbitraria ed ebbe ispirazione nel nome del quartiere napoletano, vicino al porto. Qui, si può individuare l’idea di mare inteso come fonte di libertà, crescita.
«Mi premeva di raccontare la breve storia di una fede (...), non so se ci sono riuscita» raccontò la scrittrice.
Tra le pagine si scorge un resoconto da un mondo dove «tutto ciò che si vede o accade è incantato o spaventoso», mentre nel cielo si profila l’immensa Tigre che è la guerra.
«Comprendevo adesso – scrivendo Toledo – una cosa: che ogni cosa è intimamente inconoscibile. Non per tutti. Per alcuni – e dovevo vedermi tra questi – l’inconoscibile è il vero. Un tempo, un paese possono essere senza lapidi, come la luna. E uomini e donne possono non avere vero nome, essere unicamente forze ostinate, ignoti suoni. C’è la storia fuori, c’è la Tigre nel cielo; e qui, nulla. Come in una casa (città) dimenticata», affermò A. Maria Ortese.
L’autrice, nata a Roma nel 1914 e morta a Rapallo nel 1998, fu una donna che si affidò sempre alle sollecitazioni del mondo esterno per comporre ma non si sentì mai parte della realtà che la circondava.
Il suo lavoro ha oscillato tra l’inchiesta giornalistica e l’inventiva narrativa, rifiutando sempre programmi ideologici o di poetica.
Il romanzo, chiaramente autobiografico, attraverso un linguaggio ardito e a tratti misterioso, esplorava gli sconfinati abissi dell’animo umano, proiettando la vita dell’uomo in una dimensione di eternità, oltre la storia.
«Se un libro ha anima – quest’anima non vive senza una perfetta costruzione – come l’anima delle creature non vive - non si rivela - che attraverso la misura fisica. Questa costruzione può anche non essere del tutto felice (dotata di bellezza), ma deve esserci per dare validità alla cosiddetta “anima”. Non mi pare – ma forse non ricordo bene – che la costruzione “Toledo” sia solida e consenta al libro di respirare davvero. Non penso minimamente ad una ristampa presso Adelphi. Né la pensa certo il dott. Calasso – né la Rizzoli-BUR a cui il libro sempre appartiene», scriveva A.Maria Ortese in una lettera indirizzata al prof. P. Lubrano.


Anna Maria Ortese nasce a Roma nel 1914, figlia di genitori del Sud. Con la chiamata alle armi del padre, nel 1915, la famiglia attraversa gravi difficoltà economiche.
Dopo varie peripezie, si stabilisce a Napoli. I suoi studi si sviluppano in maniera irregolare, ma nel 1933, la morte del fratello, marinaio mercantile in Martinica, la spinge a scrivere prose e poesie.
Nel 1937 pubblica Angelici dolori, mentre è del 1953 "II mare non bagna Napoli", il cui ultimo racconto, dedicato agli scrittori napoletani col titolo Il silenzio della ragione, suscita accesi dibattiti.
II silenzio della ragione, dedicato agli scrittori napoletani suscita in città violente opposizioni, tanto che la scrittrice avrà difficoltà a tornare a Napoli, almeno fisicamente, perché la sua mente non finirà mai di ricordare la città, come testimoniano i due libri scritti molti anni più tardi: "II porto di Toledo" e "II Cardillo addolorato" (1993). Inizia per donna un periodo molto sofferto e problematico, d'emarginazione e di strisciante ostracismo, a causa delle sue posizioni critiche nei confronti del mondo intellettuale e culturale dell'Italia dell'epoca. Riprende a viaggiare sia in Italia sia all'estero (Londra, Mosca) componendo magistrali reportages. Nel 1965 esce "L'iguana", e dieci anni dopo, "Il Porto di Toledo", cui continuerà a lavorare fino alla morte. In un isolamento sempe più accentuato (anche per via della madre impazzita), alla metà degli anni settanta si trasferisce definitivamente con la sorella a Rapallo, usufruendo della Legge Bacchelli. I suoi ultimi libri sono "Il cardillo addolorato" (1993) e "Alonso e i visionari" (1997). Si spegne a Rapallo nel 1998.


fabiana traversi
dal 11/10/2011
al 07/05/2012
Vi racconto un romanzo
Auditorium Parco della Musica, Roma
Teatro Studio, ore 21
Biglietti: Posto unico: 15.00 euro
Abbonamento 8 appuntamenti 80€

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