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mercoledì 24 aprile 2013

La ricotta


Pier Paolo Pasolini

La ricotta

con Antonello Fassari e Adelchi Battista
fino al 28 aprile

Teatro Ghione, via delle Fornaci, 37
regia di Antonello Fassari


Il povero affamato, il marxista, il lacché: ecco alcune delle figure che il regista Pier Paolo Pasolini inserisce nell’episodio cinematografico “La ricotta” (1963), ripreso dal poliedrico Antonello Fassari nello spettacolo omonimo in scena al Teatro Ghione fino al 28 aprile.

L’attore romano, più celebre per le sue partecipazioni televisive, si è in realtà sempre dedicato al teatro e insieme ad Adelchi Battista, che fornisce i contrappunti musicali allo spettacolo, inizia a lavorare nel 2005 sul racconto di Pasolini che diverrà la sceneggiatura dell’episodio “La ricotta”, inserito nel film “RoGoPaG” prodotto da Alfredo Bini. 

Il testo fu propedeutico alla realizzazione del film “Il Vangelo secondo Matteo” (1964) e si carica di connotazioni letterarie e simboliche tali da aver suscitato la curiosità di Fassari. La scenografia allestita sul palcoscenico del Ghione è scarna, povera, richiama quella del set cinematografico sistemato sulle piane dell’Acqua Santa di Roma, dove girano il loro film i protagonisti della “Ricotta” di Pasolini. Un film sulla storia della Passione, “la più grande che sia mai accaduta” a detta di Pasolini. Il protagonista Stracci viene chiamato dalla produzione per impersonare uno dei ladroni appesi alla croce, quello buono, ma ciò che più gli preme è ottenere un altro cestino del pranzo, dato che quello che gli spettava lo ha ceduto alla sua famiglia, molto numerosa. 

Da quel momento in poi si succederanno una serie di eventi tragicomici che si concluderanno con la morte per indigestione del povero generico. Nel finale infatti, quando dovrà recitare la sua fatidica battuta, tutti quanti, produttore, regista, giornalisti, si accorgeranno della sua morte sulla croce. Antonello Fassari si muove sul palco impersonando a turno un po’ tutti i personaggi salienti: l’affamato Stracci, ruolo che gli si confà più di tutti in virtù del forte accento romano; il regista (nel film Orson Welles) che predica l’ideologia marxista e legge una poesia di Pasolini; il giornalista del “Teglie Sera” che asseconda viscidamente le follie del regista e tutta una schiera di membri del cast che emergono, dalle sue parole, nella loro dimensione di povertà tragicomica. La storia stessa è volutamente tragicomica. 

Il pianoforte suonato da Battista, il twist del film che irrompe in vari momenti dello spettacolo, le luci puntate sul volto e sulle mani di Stracci inchiodato alla croce, le rievocazioni dei tableuax vivants del film affidate a un Fassari malinconico e ispirato sono tutti espedienti che permettono alla “Ricotta” in versione teatrale di ricalcare alla perfezione le immagini e gli umori della versione cinematografica. Al termine dello spettacolo, Adelchi Battista introdurrà la proiezione del film “La ricotta” di P.P. Pasolini.
Irene Armaro

mercoledì 10 aprile 2013

La Ricotta di Pier Paolo Pasolini

La Ricotta di Pier Paolo Pasolini



Dal 19 al 28 Aprile 
al teatro Ghione 
Antonello Fassari 

Siamo sul set cinematografico dove si gira La Passione di Cristo, Stracci, il protagonista, che fa la parte del ladrone buono, tra una pausa e l'altra delle riprese cerca di trovare il modo per sfamarsi poiché ha dato alla moglie e ai suoi sette figli il suo "cestino".

Sulla sfondo tutti i personaggi del Carrozzone cinematografico: il regista illuminato e assente, il giornalista inconsapevole marionetta del sistema, il produttore, le comparse. un Umanità fotografata con il suo rapporto con l'assoluto e il profano, dove Stracci il "generico" diventa il protagonista.

mercoledì 20 marzo 2013

TEATRO VASCELLO lunedì 25 marzo 2013 h.21

“Carissimo Pier Paolo...”
recital su frammenti da Pier Paolo Pasolini 



voce recitante 
Maurizio Donadoni 
musica composta ed eseguita dal vivo 
Nicola Alesini
collaborazione all'allestimento: Giovanni Rizzuti e Miae Kim


Maurizio Donadoni in “Carissimo Pier Paolo...” conclude gli appuntamenti che il teatro Vascello ha voluto dedicare in questa stagione teatrale a Pier Paolo Pasolini.

Ricordiamo con grande piacere gli artisti che hanno voluto insieme a noi ricordare questa straordinaria figura considerata tra i maggiori artisti e intellettuali del XX secolo: Maddalena Crippa con La Poesia di Pier Paolo Pasolini (10 dicembre 2012), Caterina Venturini con Nessuna Pietà per Pasolini di Maccioni, Rizzo e Ruffino (11-20 gennaio 2013), Antonello Fassari con La Ricotta (25-27 gennaio 2013), Fabrizio Gifuni con Na specie de cadavere lunghissimo (29 gennaio – 3 febbraio 2013), Fabrizio Gifuni e Sonia Bergamasco con Un'amicizia in versi - Attilio Bertolucci – Pier Paolo Pasolini (4 febbraio 2013).

Maurizio Donadoni accompagnato dal musicista Nicola Alesini ci presenta una cavalcata in cinque tappe nella vita e nei testi di Pasolini. Flash dalle opere più o meno note. Dagli esordi “friulani” ai romanzi “romani”. Dalle interviste, alle lettere indirizzate agli amici, dai diari alle rubriche dei giornali. Dai ricordi dei set cinematografici agli stralci dai processi. Dai verbali di polizia, alle perizie psichiatriche, ai referti autoptici, ai nuovi films da girare, messi in cantiere pochi giorni prima di essere assassinato. Brandelli di vita e poesia che emergono , affondano e riemergono, tra onde di suoni, in un continuo “rimando all'improvviso” tra parole e musica. Che Pasolini considerava “l'unica azione espressiva /forse, alta, e indefinibile come le azioni della realtà.”


MAURIZIO DONADONI

Attore e autore. Premio speciale IDI 1986 per l’interpretazione in “Bestia da Stile” di P. P. Pasolini, consegue nello stesso anno il premio UBU come miglior giovane attore. Nel 1991 gli viene assegnato il premio di drammaturgia RICCIONE – ATER per il primo testo che scrive “ Fosse piaciuto al cielo” e, nel 1994 il premio ISIDE FESTIVAL di BENEVENTO per il secondo “Memoria di classe” ( sulla tragedia del Vajont) opera che riceve nel 1995 il premio ENRICO MARIA SALERNO per la drammaturgia di impegno civile.

In teatro ha recitato, tra gli altri, diretto da Gabriele Lavia, Luca Ronconi, Massimo Castri, Carlo Cecchi, Cristina Pezzoli, Piero Maccarinelli, Valerio Binasco, Krizstof Zanussi, Marco Bernardi, Antonio Calenda; in cinema da Marco Ferreri, Carlo Lizzani, Franco Rossi, Giacomo Battiato. Alberto Bevilacqua, Pasquale Pozzessere, Sergeij Bodrov, Marco Bellocchio, Marco Tullio Giordana, Saverio Costanzo. Protagonista di sceneggiati televisivi tra cui “ Un bambino di nome Gesù”, “Scoop”, “ Processo di famiglia” “L’ispettore anticrimine”, “La piovra 9”, Caravaggio, Pinocchio. Tra i testi finora scritti ha rappresentato con successo anche “Fegatelli”, “ Checkpoint K” , “Canto della Rosa Bianca” e “ Precarie età” prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano.

Botteghino:
dal martedi' al venerdi' dalle 9 alle 21.30 orario continuato
lunedi' dalle 9 alle 18,00
sabato dalle 11 alle 21,30
domenica dalle 14

Teatro Vascello _ Via Giacinto Carini 78 _ Zona: Monteverde ROMA 

biglietti: intero 20,00 euro, ridotto 15,00 euro, ridottissimo 12,00 euro studenti, promozioni gruppi di almeno 10 persone 

mercoledì 30 gennaio 2013

'NA SPECIE DI CADAVERE LUNGHISSIMO


dal 29 GENNAIO al 3 FEBBRAIO 2013
dal martedì al sabato ore 21 domenica ore 18.00 
Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti

'NA SPECIE DI CADAVERE LUNGHISSIMO
Un’idea di Fabrizio Gifuni
materiali per una drammaturgia:
da Pier Paolo Pasolini “Scritti Corsari”, “Lettere Luterane”, “Siamo tutti in pericolo” (intervista di Furio Colombo a P.P.P. dell’1/11/1975), “La nuova forma della meglio gioventù”, “Abbozzo di sceneggiatura per un film su San Paolo” di Giorgio Somalvico “Il Pecora”
Con Fabrizio Gifuni
Disegno luci Cesare Accetta
Regia di Giuseppe Bertolucci

“Sono sempre più convinto che i teatri, oggi più che mai, siano il luogo dove poter giocare una battaglia fondamentale per i destini culturali del nostro paese. Non mi vengono in mente tanti altri luoghi, come il teatro, dove una comunità possa continuare a ritrovarsi, liberamente, per condividere un momento di pura conoscenza emotiva.
Il corpo a corpo con lo spettatore fa del teatro un’esperienza unica e irripetibile. Il campo magnetico prodotto dall’incontro tra il corpo degli spettatori e quello dell’attore può determinare, a patto che in scena accada realmente qualcosa, un cortocircuito che non ha uguali dal punto di vista delle emozioni e della conoscenza.
Il teatro è anche uno degli ultimi luoghi dove si esercita ancora l’arte della memoria. Intesa sia come mnemotecnica (gli attori sono gli ultimi depositari di questa disciplina) sia come serbatoio di una coscienza storica collettiva. Per questo il teatro oggi fa più paura al potere.
Perché molti italiani ricordano. E non sono disposti a dimenticare. Perché molti italiani sanno che la sistematica distruzione della memoria storica del nostro paese è stata e resta uno degli obiettivi più pervicacemente perseguiti negli ultimi decenni. Perché azzerare e annullare il valore della memoria significa poter dire e fare, oggi, tutto e il contrario di tutto.
Il progetto Gadda e Pasolini: antibiografia di una nazione nasce da questo: dal desiderio di organizzare un grande racconto sulla trasformazione del nostro paese. Su ciò che eravamo, su ciò che siamo diventati o su ciò che in fondo siamo sempre stati. Per capire cosa è accaduto, come sia stato possibile arrivare a tutto questo. Una mappa cromosomica dell’Italia e degli italiani per orientarsi meglio in un presente troppo spesso buio, opaco e pericoloso.
Ho iniziato così, circa dieci anni fa, un lungo ed entusiasmante viaggio con Giuseppe Bertolucci – che non ringrazierò mai abbastanza per avermi accompagnato con il suo talento e la sua umanità – prendendo in prestito le parole di due autori per molti aspetti diametralmente opposti per formazione, lingua e visione della Storia.
Attraverso «studi» e passaggi successivi, hanno preso vita e corpo i due spettacoli ’Na specie de cadavere lunghissimo (da alcuni testi di Pasolini e da un poemetto di Giorgio Somalvico) – andato in scena a partire dal 2004 – e L’ingegner Gadda va alla guerra o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro (da due testi del Gran Lombardo e dall’Amleto di Shakespeare), che ha debuttato nel gennaio del 2010.
Quello che ne è venuto fuori, a distanza di anni, è un doppio sguardo sulla nostra storia del Novecento, feroce e inesorabile. Dove al «teorema pasoliniano» sulla mutazione antropologica di un intero paese si aggiungono, come tessere di un unico mosaico, le note gaddiane sulla Grande Guerra e le sue annotazioni psico-letterarie sul ventennale flagello fascista.
Due sguardi incrociati sulle dinamiche della grande Storia, spesso sorprendenti, dove termini come progressista o conservatore cedono il passo alla sola forza di due intelligenze in continuo movimento.
I due autori, pure così distanti, si ritrovano sul terreno comune di un amore furioso verso il proprio paese, partendo dalla loro personale tragedia privata. Due uomini che si conquistano sul campo la possibilità di poter esprimere un giudizio su ciò che li circonda, solo dopo aver fatto a pezzi se stessi. È per questo, credo, che le loro parole – come munite di una speciale forma di autorevolezza – sembrano avere, oggi, un peso specifico così grande. Da questa pratica autodemolitoria, da questo continuo far naufragio del proprio io, credo derivi la forza dei loro ragionamenti, oltre che della loro scrittura. In questo esercizio spirituale e al contempo laico risiede lo statuto etico del loro pensiero. Perché non basta esprimere un pensiero alto o condivisibile, ma è necessario che chi lo esprime sia credibile per chi lo ascolta.
Gadda e Pasolini analizzano da differenti angolazioni i sintomi di quella piaga – antropologica prima che storica – che fu il fascismo. Osservano la riemersione carsica (e dunque periodica) di quel liquame nero presente nelle arterie del nostro paese, marcano differenze e continuità tra il vecchio e il nuovo, individuano con precisione chirurgica i connotati endemici del fenomeno definito da Piero Gobetti – con lucidissimo in- tuito, nel novembre del ’22 – «l’autobiografia della nazione».
Nel primo dei due spettacoli – ’Na specie de cadavere lunghissimo – l’emergenza drammaturgica nasceva dal desiderio di distillare sostanze linguistiche dai sapori apparentemente opposti: la prosa politica e polemica del Pasolini luterano e corsaro e gli endecasillabi inediti e sorprendenti di Giorgio Somalvico, che – in un romanesco crepitante e reinventato – costringe in metrica il delirio dell’omicida, in fuga da Ostia, in un’immaginaria scorribanda notturna alla guida dell’Alfa Gt.
Su questo formidabile poeta milanese – ancora incredibilmente troppo poco conosciuto rispetto al suo valore – ci sarebbe molto da dire. Poeta, romanziere, autore di libretti d’opera, pittore, espressione della migliore operosità ambrosiana, eppure schivo e appartato come Gadda, Somalvico nasconde nel ritmo dell’endecasillabo tutti i segreti artigianali del suo sapere teatrale e musicale.
Grazie all’invenzione del personaggio di Piero Pastoso («Detto Rana – e nun Pecora né Biscia / comm’ a tutti voantri ’n malafede / – ve pozzino cecà! – ve piasce crede...»), il testo dello spettacolo è in grado di operare uno scarto semantico imprevedibile, trovando nei versi di Somalvico l’indispensabile anticlimax alle parole di Pasolini.
E così il «teorema pasoliniano» – genocidio culturale, imbarbarimento consumistico, uso strumentale dei media da parte del Nuovo Fascismo – si dispiega inesorabilmente in tutta la sua lucida disperazione, delineando – attimo dopo attimo – i connotati dell’assassino. Generandone i tratti identitari, le de-motivazioni profonde, «pensandolo», quell’assassino, prima ancora di incontrarlo, in un vertiginoso (quanto involontario?) processo di invenzione. Una sorta di agone tragico (inteso come «scontro», ma anche come «agonia») tra un Padre e un Figlio, vissuto in scena da un solo corpo e una sola voce, che de-genera, senza soluzione di continuità, da vittima a carnefice, da dottor Jekyll a mister Hyde, in una reazione a catena culturale e linguistica tutta da sperimentare. (..)”

Da “Gadda, Pasolini e il teatro, un atto sacrale di conoscenza” di Fabrizio Gifuni in “Gadda e Pasolini : antibiografia di una nazione” (Minimum Fax, 2012)


"Per Eraclito il mondo non è altro che un tessuto illusorio di contrari. Ogni coppia di contrari è un enigma, il cui scioglimento è l`unità, il Dio che vi sta dietro".
Continuo a trovare in queste parole qualcosa che si avvicina moltissimo a quel profondo senso di mistero che accoglie la vita, l`opera e la morte di Pier Paolo Pasolini.
Quando alcuni anni fa iniziavo a pensare all`idea di uno spettacolo su Pasolini, è proprio in termini di opposizione che il mio istinto si muoveva : padre e figlio, natura e opera d`arte, vittima e carnefice, erano solo alcune delle antinomie che continuamente si affacciavano sul mio cammino. Ma anche il buio e la luce, la violenza e la mitezza, Dottor Jekyll e Mister Hyde.

Certo, l`urgenza politica era altrettanto forte: Così forte - in questi tempi bui - da rischiare di travolgere tutto. Il fiume si ingrossa pericolosamente e gli argini rischiano di rompersi. Ogni giorno che passa. C`era il desiderio di raccontare la tragedia pubblica e privata di un poeta che aveva visto scomparire in soli tre lustri il solo mondo in cui voleva riconoscersi. Il grido lacerante e disperato di un uomo che urlava nel deserto contro l`immoralità e la cecità del vecchio Potere che stava aprendo la strada all`avvento di un Nuovo Potere - di un nuovo fascismo - "il più potente e totalitario che ci sia mai stato." Ma anche la privatissima tragedia di chi, in virtù di quella stessa catastrofe politica e antropologica che vedeva abbattersi sull`Italia, non riconosceva più i "corpi" dei suoi amati ragazzi, che sembravano trasformarsi - sotto i suoi occhi - da "simpatici malandrini" in "spettrali assassini". I suoi amati "riccetti" stavano cambiando maschera: dall`innocenza al crimine.
Ma quella frase, scritta da Giorgio Colli, nella sua Nascita della filosofia, proprio nel 1975, anno della morte del poeta di Casarsa, ma riferita al grande sapiente di Efeso, continuava come un ragno invisibile a tessere la sua tela.
E la lettura di Petrolio - un viaggio spericolato nell`ultimo dei labirinti - mi riportava ancora a quella linea d`ombra: Carlo di Polis e Carlo di Tetis, protagonisti nella scissione del romanzo incompiuto, tornavano a spaccare l`io. Come Paolo di Tarso. Come Paolo di Casarsa. Al centro del labirinto stava la bestia immonda. Ma non era che l`immagine dell`eroe riflessa allo specchio. Passato a una Nuova gioventù, Narciso, al termine di infinite danze, si inabissava nel suo specchio d`acqua.
"Io sono una viola e un ontano, lo scuro e il pallido della carne...", "io sono nero di amore, né Santo né Diavolo...", "io sono un prete e un uomo libero, due scuse per non vivere...".
La frantumazione e l`ossessione dell`identità tornavano a commuovermi.
"Noi siamo perciò una persona sola (la Dissociazione è la struttura delle 
strutture: / lo sdoppiamento del personaggio in due personaggi / è la più grande delle invenzioni letterarie)"dice il poeta in Bestia da stile.
"Il Dio è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame", dice Eraclito in uno dei suoi frammenti.
Non mi restava che seguire il corso dell`acqua.”
Da “Appunti per uno spettacolo” – Fabrizio Gifuni - 2003

Teatro Vascello
Via Giacinto Carini 78 
Zona: Monteverde 
ROMA 
biglietti: intero 20,00 euro, ridotto 15,00 euro, ridottissimo 12,00 euro studenti, promozioni gruppi di almeno 10 persone 


martedì 22 gennaio 2013

LA RICOTTA

Direttore artistico Manuela Kustermann 
Stagione Teatrale 2012-2013 


25,26,27 GENNAIO 2013
CHARLOT e MIND PRODUCTION
di Pier Paolo Pasolini
Antonello Fassari e Adelchi Battista
progetto musicale di Lele Marchitelli

Dedicato a Pasolini 

“Non è difficile prevedere per questo mio racconto dei giudizi interessati, ambigui, scandalizzati. Ebbene, io voglio qui dichiarare che comunque si prenda “la ricotta”, la storia della Passione, che indirettamente “la ricotta” rievoca, è per me la più grande che sia mai accaduta, e i testi che la raccontano i più sublimi che siano mai stati scritti.” 

Pier Paolo Pasolini “LA RICOTTA” (1964) è un racconto che è diventato l’episodio di un film dal titolo “RO.GO.PA.G.” prodotto da Bini. Siamo sul set cinematografico dove si gira un film sulla Passione di Cristo. Stracci, il protagonista, che fa la parte del Ladrone buono, fra una pausa e l’altra della lavorazione cerca di trovare di che sfamarsi, poiché ha dato alla moglie e ai sette figli il suo cestino. Sullo sfondo, raccontati, i personaggi tipici del grande carrozzone cinematografico: il regista, illuminato e assente, il giornalista inconsapevole marionetta del sistema, il produttore, la Maddalena, le altre comparse. Una umanità fotografata nel suo rapporto con l’Assoluto e con il profano, come in una sorta di Giudizio Universale, dove Stracci, il generico che diventa protagonista, trasfigurato dalla ricerca del cibo, affronta un Calvario reale ma invisibile a tutti gli altri.

Antonello Fassari 


Teatro Vascello 
Via Giacinto Carini 78 
Zona: Monteverde ROMA 
biglietti: intero 20,00 euro, 
ridotto 15,00 euro, 
ridottissimo 12,00 euro studenti,
 promozioni gruppi di almeno 10 persone 

promozione@teatrovascello.it - botteghino@teatrovascello.it 
orari: venerdì e sabato ore 21 domenica ore 18.00 
Per contattarci >>> Cristina D’Aquanno ufficio stampa e promozione 
3405319449 (cellulare) Teatro Vascello 06 5881021 – 06 5898031 - fax 06 5816623 
Per i vostri suggerimenti promozione@teatrovascello.it www.teatrovascello.it

SOSTIENI LA CULTURA VIENI AL TEATRO VASCELLO 
UNO SPAZIO DI LIBERTA’ DOVE L’IMMAGINAZIONE DIVENTA REALTA’

Come raggiungerci: Il Teatro Vascello si trova in Via G. Carini 78 a Monteverde Vecchio a Roma sopra a Trastevere, vicino al Gianicolo. Con mezzi privati: Parcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini, 43, Roma tel 06 5800108; Via Francesco Saverio Sprovieri, 10, Roma tel 06 58122552; Via Maurizio Quadrio, 22, 00152 Roma tel 06 5803217 


Con mezzi pubblici: autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini, Colosseo, Piramide, oppure: 44, 710, 870, 871. Treno Metropolitano: da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello 


martedì 9 ottobre 2012

Garbatella


piazza Giovanni da Triora, 15 - Roma
dal 16 al 21 ottobre
Compagnia Matutateatro
presenta
GARBATELLA
Viaggio nella Roma di Pier Paolo Pasolini
di e con Julia Borretti e Titta Ceccano musiche in scena Roberto Caetani
regia Julia Borretti

La storia d’amore tra Irene e Tommaso nella Roma degli anni Cinquanta, la lingua sperimentale di Pasolini, le canzoni romane di una volta. Un concerto per voci recitanti e chitarra, un lavoro che guarda al nuovo teatro di narrazione.

Garbatella ci è nato tra le mani, quasi per caso. È nato dall’incontro con una Una Vita Violenta, il secondo romanzo di Pier Paolo Pasolini. Avvicinarsi a Pasolini, uomo, artista e intellettuale complesso, è sempre molto imbarazzante, ma è lui stesso che inaspettatamente ci ha messo a nostro agio. La storia d’amore tra Tommaso e Irene nella Roma degli anni Cinquanta ci ha fatto scoprire un Pasolini semplice e non cerebrale, profondamente umano. Quella che il poeta ci racconta è, infatti, una storia d’amore semplice e umana, dove il comico e il tragico si inseguono per svelare la poesia della vita. E quella che noi oggi raccontiamo è una storia d’amore che, nel solo spazio di un racconto, vorrebbe unire le generazioni: quelle che quegli anni li hanno vissuti e quelle più giovani che possono farne memoria.

I due giovani s’incontrano fortuitamente, si conoscono, si danno appuntamento e a fare loro da sfondo è la Roma della ricostruzione, la Roma in bianco e nero, popolata da bambini vocianti nei cortili e da ragazzi coi pantaloni all’americana che riempiono le sale fumose del cinematografo. Ed è proprio il cinema il testimone del loro amore, al cinema si consumano i momenti più significativi della loro storia, là dove Pasolini crea un corto circuito tra il comico e il tragico.

La potenza della parola pasoliniana guida l’intero racconto, e nulla vuole distogliere l’attenzione da essa: una scenografia essenziale, la musicalità della chitarra, i movimenti scenici necessari, sono tutti al servizio della narrazione.

La Compagnia Matutateatro nasce dall’incontro tra Titta Ceccano e Julia Borretti, teatranti provenienti da esperienze diverse che si trovano attorno a un progetto di teatro creativo che vede sempre l’attore al centro della creazione. La poetica di Matutateatro si nutre delle differenze, dei materiali che hanno forme, colori e sapori diversi, dando vita a un corto circuito che rende i suoi spettacoli mai uguali a se stessi e sempre vitali. Matutateatro percorre trasversalmente la sottile linea che delimita i confini tra le arti, credendo che solo con una molteplicità di linguaggi si possa restituire la complessità del mondo. Attraverso un lavoro sull’umanità dell’attore e dello spettatore, reagendo a tutte le possibili combinazioni fra i materiali, le tecniche e le specificità personali, in scena, si rincorrono, così come nella vita, gli opposti: il comico e il tragico, l’alto e il basso.

TEATRO AMBRA ALLA GARBATELLA
mar/sab h 21.00 dom h 17.00
biglietti: da €10,00 a € 16,00