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martedì 19 marzo 2013

Sebastião Salgado

GENESI



Fotografie di Sebastião Salgado

A cura di Lélia Wanick Salgado

Lo scopo di questo progetto è di ricongiungerci con il mondo com’era 
prima che l’uomo lo modificasse fino quasi a sfigurarlo
Sebastião Salgado

Sarà aperta al pubblico dal 15 maggio a Roma presso il Museo dell’Ara Pacis la mostra Genesi. Fotografie di Sebastião Salgado. 

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovrintendenza Capitolina e dalla Camera di Commercio di Roma con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, realizzata da Amazonas Images e prodotta da Contrasto e Zètema Progetto Cultura, a cura di Lélia Wanick Salgado, Genesi sarà presentata in prima mondiale a Roma e si svolgerà in contemporanea con altre grandi capitali (Londra, Rio De Janeiro e Toronto). Da queste città proseguirà il suo cammino attraverso altre tappe che la porteranno a raggiungere tutte le maggiori metropoli del mondo. A Roma resterà aperta fino al 15 settembre 2013. Genesi è presentata grazie al sostegno di Vale, Brasile.

Genesi è l’ultimo grande lavoro di Sebastião Salgado, il più importante fotografo documentario del nostro tempo: uno sguardo appassionato, teso a sottolineare la necessità di salvaguardare il nostro pianeta, di cambiare il nostro stile di vita, di assumere nuovi comportamenti più rispettosi della natura e di quanto ci circonda, di conquistare una nuova armonia. 

Il mondo come era, il mondo come è; la terra come risorsa magnifica da contemplare, conoscere, amare. Questo è lo scopo e il valore dell’ultimo straordinario progetto di Sebastião Salgado.

In mostra oltre 200 fotografie eccezionali: dalle foreste tropicali dell’Amazzonia, del Congo, dell’Indonesia e della Nuova Guinea ai ghiacciai dell’Antartide, dalla taiga dell’Alaska ai deserti dell’America e dell’Africa fino ad arrivare alle montagne dell’America, del Cile e della Siberia. Genesi di Sebastão Salgado è un viaggio fotografico nei cinque continenti per documentare, con immagini in un bianco e nero di grande incanto, la rara bellezza del nostro principale patrimonio, unico e prezioso: il nostro pianeta.

Salgado ha realizzato le fotografie che saranno esposte all’Ara Pacis andando alla ricerca di quelle parti del mondo ancora incontaminate, di quei segmenti di vita ancora intatta, in cui il nostro pianeta appare ancora nella sua grandiosa bellezza e dove gli elementi, la terra, la flora, gli animali e l’uomo, vivono in un’armonia miracolosa, come in una perfetta sinfonia della natura. 

La mostra è suddivisa in cinque sezioni che ricalcano le zone geografiche in cui Salgado ha realizzato le fotografie: Il Pianeta Sud, I Santuari della Natura, l’Africa, Il grande Nord, l’Amazzonia e il Pantanàl.

La mostra presenta una serie di grandiose fotografie di paesaggio realizzate con l’obiettivo di immortalare un mondo in cui natura, animali ed esseri viventi vivono ancora in equilibrio con l’ambiente. Un’altra parte del lavoro mette insieme le fotografie che ritraggono animali, impressi nell’obiettivo di Salgado attraverso un lungo lavoro di immedesimazione con i loro habitat naturali. Il fotografo ha infatti vissuto nelle Galapagos tra tartarughe giganti, iguana e leoni marini. 

Ha viaggiato tra le zebre e gli altri animali selvatici che attraversano il Kenya e la Tanzania, rispondendo al richiamo annuale della natura alla migrazione. 

In mostra anche le immagini che mostrano diverse varietà incontaminate di popolazioni indigene: gli Yanomami e i Cayapó dell’Amazzonia brasiliana; i Pigmei delle foreste equatoriali del Congo settentrionale; i Boscimani del deserto del Kalahari in Sudafrica; le tribù Himba del deserto namibico; le tribù delle più remote foreste della Nuova Guinea. Salgado ha trascorso diversi mesi con ognuno di questi gruppi indigeni per raccogliere una serie di scatti che mostrassero popolazioni in totale armonia con gli elementi, con le piante native e con gli animali selvatici.

Le immagini di Genesi, in un bianco e nero lirico e di grande potenza, sono una testimonianza e un atto di amore verso il nostro mondo. 

Viaggio unico alla scoperta del nostro ambiente, l’ultimo progetto di Salgado rappresenta il tentativo, perfettamente riuscito, di realizzare una sorta di grande antropologia planetaria. Ma è anche un grido di allarme per il nostro pianeta e un monito affinché si cerchi di preservare questo mondo ancora incontaminato, per far sì che nel tempo che viviamo, sviluppo non sia sinonimo di distruzione.

“Personalmente vedo questo progetto come un percorso potenziale verso la riscoperta del ruolo dell’uomo in natura. L’ho chiamato Genesi perché, per quanto possibile, desidero tornare alle origini del pianeta: all’aria, all’acqua e al fuoco da cui è scaturita la vita; alle specie animali che hanno resistito all’addomesticamento; alle remote tribù dagli stili di vita cosiddetti primitivi e ancora incontaminati; agli esempi esistenti di forme primigenie di insediamenti e organizzazione umane. Nonostante tutti i danni già causati all’ambiente, in queste zone si può ancora trovare un mondo di purezza, perfino d’innocenza. Con il mio lavoro intendo testimoniare com’era la natura senza uomini e donne, e come l’umanità e la natura per lungo tempo siano coesistite in quello che oggi definiamo equilibrio ambientale”. 

Sebastião Salgado

Sebastião Ribeiro Salgado nasce l’8 febbraio 1944 ad Aimorés, nello stato di Minas Gerais, in Brasile. A 16 anni si trasferisce nella vicina Vitoria, dove finisce le scuole superiori e intraprende gli studi universitari. Nel 1967 sposa Lélia Deluiz Wanick. Dopo ulteriori studi a San Paolo, i due si trasferiscono prima a Parigi e quindi a Londra, dove Sebastião lavora come economista per l’Organizzazione Internazionale per il Caffè. Nel 1973 torna insieme alla moglie a Parigi per intraprendere la carriera di fotografo. Lavorando prima come freelance e poi per le agenzie fotografiche Sygma, Gamma e Magnum, per creare poi insieme a Lèlia la agenzia Amzonas Images, Sebastião viaggia molto, occupandosi prima degli indios e dei contadini dell’America Latina, quindi della carestia in Africa verso la metà degli anni Ottanta. Queste immagini confluiscono nei suoi primi libri. Tra il 1986 e il 2001 si dedica principalmente a due progetti. Prima documenta la fine della manodopera industriale su larga scala nel libro La mano dell’uomo, (Contrasto, 1994) e nelle mostre che ne accompagnano l’uscita (presentata in 7 diverse città italiane). Quindi documenta l’umanità in movimento, non solo profughi e rifugiati, ma anche i migranti verso le immense megalopoli del Terzo mondo, in due libri di grande successo: In cammino e Ritratti di bambini in cammino. (Contrasto, 2000). Grandi mostre itineranti (A Roma alle Scuderie del Quirinale e poi a Milano all’Arengario di Palazzo Reale) accompagnano anche in questo caso l’uscita dei libri. 

Genesi inizia come progetto nel 2003 e dopo nove anni di lavoro viene ora presentato in tutto il mondo. La mostra sarà accompagnata dal libro omonimo Genesi (Taschen, 2013).

Lélia e Sebastião hanno creato nello stato di Minas Gerais in Brasile l’Instituto Terra che ha riconvertito alla foresta equatoriale - che era a rischio di sparizione - una larga area in cui sino stati piantati decine di migliaia di nuovi alberi e in cui la vita della natura è tornata a fluire. L’Instituto Terra è una delle più efficaci realizzazioni pratiche al mondo di rinnovamento del territorio naturale ed è diventata un centro molto importante per la vita culturale della città di Aimorès.

SCHEDA INFO
Mostra 
Genesi. Fotografie di Sebastião Salgado
Luogo 
Museo dell’Ara Pacis, Lungotevere in Augusta, Roma
Apertura al pubblico 
15 maggio – 15 settembre 2013
Orari 
da martedì a domenica ore 9.00 – 19.00; l’ingresso è consentito fino alle 18.00; chiuso il lunedì
Info Mostra 
060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)
www.arapacis.it, www.museiincomuneroma.it
twitter #genesisalgado
Biglietti 
Biglietto solo mostra € 10 intero, € 8 ridotto, € 4 speciale scuola, € 22 speciale famiglie;
Biglietto integrato museo/mostra: € 16 intero, € 12 ridotto
Gratuito come indicato in biglietteria

venerdì 8 febbraio 2013

TUTTI DE SICA


a cura di Gian Luca Farinelli 
Roma, Museo dell’Ara Pacis dall’8 febbraio al 28 aprile 2013 
Tutti De Sica: le ragioni di un titolo 

Uno e centomila. Parafrasando così un emblema del Novecento italiano (e del Novecento tout court), quel Pirandello narratore senza pari delle molteplicità individuali, sembra svelare il segreto di un altro simbolo dell’arte novecentesca italiana e, anche questa volta, del mondo intero: Vittorio De Sica. 

Stanno tutte qui, nell’ispirazione di un titolo, le sue centomila vite, i suoi centomila personaggi: Tutti De Sica. Questo il nome di una mostra che si realizza grazie ai suoi tre figli, Emi, Manuel e Christian, e che apre, tra gli altri, il baule di un archivio prezioso e fino ad oggi mai svelato, come quello personale di Giuditta Rissone e Emi De Sica, un fiume di ricordi dal quale, come una continua sorpresa, esce senza sosta quella moltitudine di personaggi con il volto di Vittorio De Sica, in un gioco a cavallo tra realtà e finzione. 

Una visione complessiva di Vittorio De Sica, uno sguardo in grado di abbracciarne l’intera figura, al di là dei luoghi comuni che – curioso destino di chi raggiunge un immenso successo – finiscono per semplificarne un profilo, esponendo in una teca ciò che con maggior facilità si richiama all’immaginario collettivo.La mostra: dove e quando 

E invece nella mostra Tutti De Sica ci sarà tutto De Sica. Grazie, dicevamo, alla memoria storica dei figli e al lavoro congiunto di tante forze: promossa da Dino Gasperini, Assessore alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovrintendenza Capitolina di Roma Capitale con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per il Cinema e di Camera di Commercio di Roma, Tutti De Sica è prodotta dalla Fondazione Cineteca di Bologna e ideata da Equa di Camilla Morabito; in collaborazione con l’Associazione Amici di Vittorio De Sica; l’organizzazione è di Zètema Progetto Cultura, con lo sponsor tecnico 24 Ore Cultura – Gruppo 24 Ore; la mostra è inserita nel sistema RomaEXHIBIT. 

In programma dall’8 febbraio al 28 aprile, Tutti De Sica sarà al Museo dell’Ara Pacis di Roma (Lungotevere in Augusta), aperta da martedì a domenica, dalle ore 9 alle ore 19. 

In mostra: fotografie, manifesti, documenti privati, costumi, oggetti di culto 

Una mostra multimediale, allora, che in un percorso tra manifesti (più di venti originali) e fotografie (oltre quattrocento pezzi unici, sul set e fuori dal set, o in famiglia) e immagini in movimento, oggetti di culto (dalla carrellata di costumi originali, strumento chiave per saltare da un personaggio all’altro, alla bicicletta più famosa del cinema, agli Oscar che hanno suggellato i suoi film), un itinerario costellato di documenti personali, che come occhi di bue illuminano il Vittorio De Sica regista e attore, certamente, ma anche cantante e uomo di spettacolo a tutto tondo, così come il De Sica privato, con le due mogli, Giuditta Rissone e Maria Mercader, e i tre figli. 

Quattro sale, dodici sezioni: dal primo successo con Mario Mattoli e la sua impresa di spettacoli Za Bum che porta al varietà la rivista Lucciole della città (giocando sul Chaplin, in sala proprio all’inizio degli anni Trenta, di Luci della città) alla popolarità raggiunta con le incisioni discografiche (basti citare Parlami d’amore, Mariù); il passaggio dagli anni Trenta, destreggiati tra teatro e cinema (Il signor Max è del 1937) agli anni Quaranta che lo vedono imporsi come regista e padre del Neorealismo: magnifica la sequenza fotografica che vedremo in mostra, raccolta sul set di I bambini ci guardano (1943), testimonianza di grandissima forza visiva nel mostrare il suo talento unico nella direzione degli attori non professionisti; la stagione del Neorealismo con i quattro capolavori Sciuscià (1946), Ladri di biciclette (1948), Miracolo a Milano (1950), Umberto D. (1952) e il rapporto con la politica (e con la figura di Andreotti) in un’Italia che cambia a cavallo degli anni Cinquanta; il sodalizio con Cesare Zavattini e quello con Sophia Loren; e così seguendo il filo delle sue vite e dei suoi personaggi con la sezione Il piacere della maschera – Vent’anni di interpretazioni, fino a un’ultima sala dove trova spazio una riflessione sull’immensa eredità lasciata da Vittorio De Sica. 

Un grande e corrosivo innovatore: la scomunica e la censura 

Una mostra che vuole superare la lettura statica di una critica storicizzata e che oggi appare riduttiva e limitata, legata all’età dell’oro neorealista, preceduta da una fase di formazione per chiudersi invece poi in un lungo momento di crisi. 

Ma questo non è Vittorio De Sica, questa non è la sua carriera artistica: da Tutti De Sica emerge, su tutto, la figura di un grande e costante innovatore, nel cinema, così come nella vita, un uomo che non a caso è nell’occhio del ciclone tanto sul piano personale – non dimentichiamo la scomunica della Chiesa – quanto su quello professionale, con le continue vessazioni subite da una censura che non mandava giù le sue idee e le sue rappresentazioni di alcuni questioni chiave della cultura italiana. 

In altre parole un Vittorio De Sica che sempre – anche dopo la grande stagione neorealista – rimane una delle voci più corrosive in un’Italia invece sempre perbenista. 

Il regista d’attori 

Una successione che passerà quindi in sequenza tutte le fasi della vita di Vittorio De Sica, dalle radici della famiglia d’origine e i primi passi nel mondo dello spettacolo. E poi il regista che ha contribuito a cambiare il corso del cinema italiano con alcune delle massime espressioni del Neorealismo, o che ha dato alla nostra commedia ritmo ed eleganza, grazie anche all’equilibrio perfetto con altri grandi attori. Ma come dimenticare il grande lavoro fatto con gli attori non professionisti, dalla loro scelta alla vera e propria trasformazione compiuta sui di essi? 

Molte le foto in mostra che sapranno restituire quest’arte unica, scatti che ritraggono De Sica mentre sul set mima quanto dovranno fare poi gli attori, quasi a svelare la genesi delle sue più belle sequenze. 

De Sica e Zavattini: il cuore della mostra 

Tutti De Sica ruoterà anche attorno al sodalizio artistico tra i più felici della storia del cinema: quello con Cesare Zavattini, conosciuto nel 1939, dalla cui penna sono nati Sciuscià, Ladri di biciclette, Miracolo a Milano, fino a quell’Umberto D. che nel 1952 segnerà un anno di svolta per Vittorio De Sica, con la reazione all’insuccesso (e alle aspre polemiche scaturite dal film) e la fuga, in un certo senso, del De Sica attore dai film da lui diretti per trovare altrove e con altri autori la sua migliore espressione (e da esempio per tutti valgano i ruoli in I gioielli di Madame De... di Max Ophüls e in Il generale della Rovere di Roberto Rossellini). 

Cuore metaforico e reale di Tutti De Sica, il rapporto con Zavattini avrà poi un cuore tutto suo: l’ideale filiazione da uno dei grandi padri del cinema mondiale, Charles Chaplin, che proprio al termine di una proiezione privata di Umberto D. uscì asciugandosi le lacrime. 


Tutti De Sica 
Museo dell’Ara Pacis, Lungotevere in Augusta, Roma 8 febbraio / 28 aprile 2013 
da martedì a domenica ore 9.00 – 19.00; l’ingresso è consentito fino alle 18.00; chiuso il lunedì 

(tutti i giorni ore 9.00 – 21.00) www.arapacis.it, www.museiincomuneroma.it twitter #mostradesica 

€ 11 intero, € 9 ridotto; gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente 


venerdì 19 ottobre 2012

RACCONTI DI STORIA DELL’ARTE


Oltre la mostra e oltre l’opera: immagini e storie di culture di un passato da (ri)vivere
dal 21 ottobre al 16 dicembre 2012
otto appuntamenti domenicali all’Auditorium dell’Ara Pacis di Roma 

Nelle pieghe delle civiltà e delle culture, argomenti e soggetti non consueti della storia dell’arte: Oltre l’opera. Attraverso le esposizioni delle opere, nuovi linguaggi e strumenti di comunicazione visiva alla fruizione dell’arte: Oltre la mostra. 

Dopo il successo di pubblico delle scorse edizioni, Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico - Sovraintendenza ai Beni Culturali, la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Gioventù e Zètema Progetto Cultura, in collaborazione con il Dipartimento di Storia, Culture e Religioni dell’Università “La Sapienza” di Roma e ArteAttiva, promuovono e ripropongono, dal 21 ottobre al 16 dicembre 2012 , “RACCONTI DI STORIA DELL’ARTE” con la “storia dell’arte” al centro di una nuova iniziativa di divulgazione culturale dedicata a studiosi, appassionati e curiosi di storia.

Gli otto appuntamenti saranno ospitatati presso uno spazio d’eccezione, l’Auditorium dell’Ara Pacis, la domenica alle ore 11.00, in una veste rinnovata: suddivisi in due cicli, distinti ma complementari, “Oltre l’Opera” e “Oltre la mostra”, gli incontri proporranno mondi e opere da un passato ancora oggi di inesauribile vitalità, in nuove e coinvolgenti forme, anche multimediali, di approccio e godimento dell’arte.

I primi quattro “racconti” di Oltre l’Opera (21 e 28 ottobre, 4 e 11 novembre) puntano a valorizzare trasversalmente episodi ed identità poco investigati della storia dell’arte, illustrando curiosità, misteri, segreti, retroscena oltre l’ordine cronologico e tematico. Le lezioni, a cura del Dipartimento di Storia, Culture e Religioni dell’ Università “La Sapienza di Roma”, saranno condotte da specialisti del settore quali Sergio Botta, Ricercatore in Storia delle Religioni, Marina Righetti, Professore di Storia dell'arte medievale, Umberto Longo, Professore di storia medievale e Mariano Pavanello, Professore di discipline demoetnoantropologiche.

Seguiranno i successivi quattro incontri della seconda sessione, Oltre la mostra (18 e 25 novembre, 2 e 16 dicembre), dove i “racconti” intendono approfondire tematiche dal ‘500 al ‘900 legate ad esposizioni in corso a Roma, offrendo chiavi di lettura per capire meglio i linguaggi di architetti, pittori, scultori, video artisti, performer, dal mondo antico al contemporaneo, e sollecitare l’esperienza personale dello studio e il piacere dell’arte.

Le lezioni, tenute da Fabiana Mendia, giornalista e storica dell’arte che ha ideato e sviluppato il progetto per ArteInDiretta sin dalla prima edizione dei “Racconti”, saranno accompagnate dalla lettura di brani critici e letterari, interpretati da Antonio Merone, e corredate da proiezioni di immagini e montaggio di film-documentari. 

L’elevato livello degli studiosi, insieme alla trasversalità e singolarità delle tematiche divulgate e la straordinaria cornice che le ospita, è il frutto della sinergia tra le istituzioni che hanno promosso l’iniziativa e che hanno creduto in essa, investendo energie e risorse.

PROGRAMMA
OLTRE L’OPERA


Domenica 21 ottobre 
L’eredità di Quetzalcoatl: sacro e potere nel Messico antico – a cura del Prof. Sergio Botta

Domenica 28 ottobre
Città e cattedrale – a cura della Prof. Marina Righetti

Domenica 4 novembre
Medioevo simbolico. Il medievalismo tra sogno artistico e ricerca di identità - a cura del Prof. Umberto Longo


Domenica 11 novembre 
Sacro e potere nell’arte primitiva - a cura del Prof. Mariano Pavanello


OLTRE LA MOSTRA


Domenica 18 novembre 
Vermeer. L’illusione della realtà

Domenica 25 novembre 
Paul Klee e il viaggio in Italia. “Io sono un astratto con qualche ricordo”

Domenica 2 dicembre 
Antonio Canova. Il segno della gloria. Antonio Canova: le ragioni dell’antico

Domenica 16 dicembre
Bruegel. Il mondo dei vizi e delle virtù, delle stagioni, degli uomini e delle utopie

INFO
Auditorium dell’ Ara Pacis
Via di Ripetta, 190
Orario
Ore 11.00
Ingresso
Libero fino ad esaurimento posti
Informazioni
060608 (tutti i giorni ore 9.00-21.00)


lunedì 24 settembre 2012

Roberto Pietros



22 settembre – 7 ottobre 2012 - Museo dell’Ara Pacis

Venerdì 21 settembre la Fondazione VOLUME! (nell’ambito del progetto PARCO NOMADE a cura di Achille Bonito Oliva) presenta, sulla scalinata esterna del Museo dell’Ara Pacis, un’installazione monumentale dell’artista Roberto Pietrosanti, iniziativa promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovraintendenza ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. Un monolite nero realizzato in resina acrilica che, fino al 7 ottobre, dialogherà con le architetture bianchissime di Richard Meier e che, successivamente, diventerà il primo elemento delPARCO NOMADE situato nella periferia sud-ovest di Roma.

"Con questa installazione di Roberto Pietrosanti – sostiene l’Assessore alle Politiche Culturali e Centro Storico di Roma Capitale Dino Gasperini - inizia un percorso innovativo che si concretizzerà con la realizzazione del Parco Nomade, parco di arte contemporanea non lontano da Corviale. Un'opportunità unica che, sfidando tanti tabù, ripensa e trasforma il rapporto tra arte pubblica e spazio cittadino con una stretta collaborazione tra amministrazione e realtà privata. Partendo dall'Ara Pacis, cuore di Roma, inizia un dialogo tra linguaggi artistici differenti e soprattutto tra centro e periferia per ribadire la mancanza di distanza con una realtà che entra a pieno titolo nel circuito espositivo della capitale".

La semplicità di un blocco dall’esterno perfettamente squadrato si impone con forza come presenza arcaica e misteriosa. Un’anima brutale, un antro buio scavato con gesti vigorosi interrompe la compattezza geometrica dei piani esterni. Geometria versus gestualità: la scultura riflette il dissidio tra la meticolosa ricerca di perfezione della società odierna, l’aspirazione a un’apparenza levigata, incorruttibile, e le oscure spinte interiori che spesso governano l’agire umano. Istinti primitivi nascosti dietro sembianze cristalline.

Un’opera in cui l’opposizione tra esterno e interno si fa narrazione: l’interno greve, fosco, ferino compromette la solidità rigorosa e coerente dell’esterno, insinuando la rottura di un equilibrio, prefigurando un’insuperabile discontinuità. La ricerca di Pietrosanti trae alimento dallo scontro di differenti prospettive, dando luogo a corto circuiti visivi che coinvolgono l’architettura circostante. Si instaura un dialogo, infatti, anche con l’altare celebrativo della pace augustea, l’Ara Pacis, sia dal punto di vista formale che ideale, come riflessione sul significato della gloria umana e delle imprese che si vorrebbero imperiture.

Roberto Pietrosanti pone in discussione il senso contemporaneo del produrre arte pubblica: “è un’opera eloquente già di per sé e sollecita l’osservatore ad una riflessione profonda, libero di avere reazioni anche contrastanti e del tutto personali”.

Il monolite verrà collocato successivamente all’interno del PARCO NOMADE, nella riserva naturale della Tenuta dei Massimi a Roma. “Un parco di circa 40 ettari destinato ad ospitare moduli creati da artisti e architetti contemporanei partendo dalle dimensioni standard del container da trasporto - spiega Francesco Nucci, Presidente Fondazione VOLUME!. Moduli “nomadi”, pronti a viaggiare per altri ambiti, città e territori. Interventi reversibili e leggeri collocati in luoghi emblematici, in grado di offrire allo spettatore idee spaziali di grande efficacia visiva e indubbia spettacolarità”.

Accompagna l’installazione L’antro, racconto originale dello scrittore e drammaturgo Luca Ricci (1974): i due percorsi, della scultura e della parola, si intersecano, attivando risonanze trasversali tra arte e letteratura.