mercoledì 10 aprile 2013

Viaggio teatrale tra gioco e ricordo con Ubu e Gargantua


nelle opere di Danièle Sulewic e Tonino Conte
collage, oggetti, costumi e foto di scena

Roma, Casa dei Teatri di Villa Doria Pamphilj-Villino Corsini
Dal 7 febbraio al 21 aprile 2013


La storia del Teatro della Tosse di Genova rievocata tramite le opere di due dei suoi più importanti protagonisti: Tonino Conte e Danièle Sulewic. Un percorso all’insegna della risata, del gioco e della suggestione immaginifica.

Viaggio teatrale tra gioco e ricordo con Ubu e Gargantua , un evento unico che ha come sfondo la Casa dei Teatri, all’interno di Villa Doria Pamphilj. L’ambientazione è sapientemente studiata per creare un percorso chiaro e lineare in cui lo spazio espositivo dedicato al materiale di alcuni degli spettacoli più significativi del celebre Teatro della Tosse di Genova è ampio e visibile. 

L’evento è abbinato alle opere della scenografa e costumista Danièle Sulewic e del fondatore e regista teatrale Tonino Conte, nonché a fotografie d’archivio di vari professionisti venuti a contatto con il lavoro del teatro nel tempo (Giorgio Bergami, Tommaso La Pera, Alberto Rizzerio e Beppe Veruggio). 

La perfetta sinergia tra le installazioni e costumi, tra i collage di Conte e le parti di scenografie, riecheggia la profonda affinità artistica dei due animatori della Tosse, un binomio perfetto che travalica la loro provenienza da esperienze artistiche diverse. La mostra si articola in quattro sale tematiche principali, precedute da un ingresso in cui trovano accoglienza alcune delle locandine dei primi spettacoli disegnate dall’altro fondatore e pilastro della compagnia, Emanuele Luzzati, celebre illustratore e scenografo italiano. 

Danièle Sulewic, ci farà da guida in questo viaggio esclusivo, rievocando di fronte a ogni opera ricordi, sensazioni e vicende connesse con la compagnia in cui esordì nel 1975 come assistente di Luzzati, dopo aver studiato come ceramista a Gerusalemme.

“Si tratta di un percorso teatrale, ma allo stesso tempo di un percorso sull’affinità di spirito profonda tra me e Conte, basata soprattutto sul valore attribuito al gioco, alla casualità e all’immaginazione”, così sintetizza l’essenza della mostra la scenografa, avventurandosi poi in una divagazione sulla nascita della Tosse e la sua poetica: “Il Teatro della Tosse nasce negli anni ‘70 come cooperativa, un fenomeno molto diffuso all’epoca, sulla scia dei fermenti del ’68. Luzzati e Conte volevano creare un teatro nuovo, che fosse popolare nel senso che fosse adatto a moltissime persone, in cui tutti potessero collaborare con il loro bagaglio artistico. 

Da subito la Tosse fu avvertita come fenomeno di rottura in una città rigida come Genova, dominata da una borghesia chiusa e dal primato culturale del Teatro Stabile. La prima novità fu proprio quella di portare il teatro fuori dagli spazi canonici, permettendo a Genova di riappropriarsi di aree trascurate o malmesse, e quindi di utilizzare il luogo come spunto per la rappresentazione teatrale.” Nella prima sala “La sostanza dei sogni”, tramite alcune fotografie d’archivio, è possibile trovare un riscontro visivo alle parole della Sulewic: lo spettacolo degli Uccelli di Aristofane, ad esempio, fu messo in scena su una diga. Vi si affiancano altre testimonianze fotografiche del lavoro cooperativo della compagnia che può contare su un proprio laboratorio situato in un capannone industriale. La locandina del Re Lear della guerra diventa uno spunto per la scenografa che ci spiega un altro aspetto importante della poetica della Tosse: “Il mondo materico è fondamentale, 'le cose vanno usate', diceva sempre Luzzati. Questo vuol dire che qualsiasi materiale, anche povero, o oggetto va usato e semmai solo dopo modificato per un certo scopo. In occasione del Re Lear della guerra, per esempio, Tonino Conte volle riutilizzare degli arazzi che io avevo creato.” 

Il teatro della Tosse si riallaccia a una dimensione artigianale, manuale, frutto di una coerenza di principi portata avanti nel tempo e sintetizzata nella figura di Tonino Conte, oggi presidente onorario del teatro. La seconda sala “Risate alla Rabelais”, dedicata allo spettacolo del Gargantua di François Rabelais, messo in scena per la prima volta in un ospedale psichiatrico davanti ai malati, come ci spiega Danièle Sulewic, che racconta anche di aver recitato in quello spettacolo, data la volontà di Conte di portare più attori possibili sulla scena, coinvolgendo persino i tecnici.

In questo spazio troneggia la citazione rabelaisiana “È meglio scrivere di riso che di lacrime, perché ridere è ciò che è proprio dell’uomo”.

Nella stanza è steso un prato in cui spiccano delle strane figure animalesche o dei coloratissimi patchwork dalle note orientaleggianti che vennero usati sia come costumi che come parti della scenografia, in un rimando continuo al gioco come principio ispiratore. Una figura attira l’attenzione del visitatore, ha le sembianze di una rana ma rimanda a ricorda le fattezze di un alieno, in realtà “fu ricavata da una maschera di ET, trovata per caso in un negozio di scherzi”, spiega la costumista.

Nel “mondo di Jarry”, la terza sala, ospita al centro una grande installazione della Sulewic che ricrea visivamente i colori e le forme del surreale, propri del linguaggio teatrale dell’Ubu Re di Alfred Jarry. Tre supporti verticali recano in cima delle teste di manichino, alcune agghindate con cappelli e occhiali, un’altra infilzata con spunzoni metallici; l’estrema varietà di soluzioni trova una sua coerenza nella presenza, spesso sopra le teste stesse, di uccellini colorati e teschi inseriti nell’installazione o attaccati al muro in una sorta di scatola degli orrori. Su un lato troneggia lo splendido vestito della madre Ubu e lo sguardo è catturato dall’enorme vortice sul ventre.

Inoltre sono presenti i collage di Tonino Conte che scelgono uno stile evocativo, basato sull’accostamento di forme e soggetti discordanti, e lo perpetuano nelle varie sale, pur adattandosi di volta in volta al tema di ognuna. Sono collage che diventano racconti e si fondono con il nucleo immaginifico delle opere della Sulewic. 

L’ultima stanza, “ Inferno e paradiso”, rappresenta il culmine del coinvolgimento dello spettatore, lo conduce nel cammino affianco a sculture di sabbia e cenere pensate per lo spettacolo sull’Inferno di Dante. Alcune foto d’archivio documentano la particolarità della prima rappresentazione dello spettacolo che si svolse all’interno di una chiesa sconsacrata con gli attori che recitavano in mezzo alle statue create dalla scenografa, in un’atmosfera cupa e disperata. Sotto le foto, sono collocate addirittura delle riproduzioni in miniatura di alcune scene, ricreate con l’ausilio di pupazzi e bambolotti. 

Per contrasto, sulle altre pareti troviamo i collage delle Madonne di Tonino Conte e alcuni stendardi argentati della Tosse che la Sulewic riutilizza come ex voti. L’allestimento della mostra rispecchia di certo la creatività della scenografa che ci spiega il proprio metodo di lavoro: “Dico sempre di essere un puzzle, so mettere le cose insieme, anche le più diverse. Non a caso sono una collezionista di oggetti e amo sperimentare, non so mai prima che strada prenderanno le mie creazioni. D’altronde credo che la scenografia non sia solo illustrazione, deve anch’essa lasciar spazio all’immaginazione. Questa elasticità mentale è stata indispensabile per lavorare alla Tosse e con Conte; bisognava portare qualcosa sul palco e testarne la riuscita complessiva, ma questa flessibilità con il tempo poi diventa pratica. Bisogna immagazzinare quante più esperienze possibili perché un giorno torneranno utili. A scuola studiavo anatomia e mi annoiava profondamente, ma quando creai le statue per l’Inferno mi tornò molto utile.” 

Sicuramente, i numerosi viaggi della scenografa in giro nella penisola sono parte di questo bagaglio di vita che diventa nucleo del processo creativo. 

Una mostra divertente, suggestiva, per un pubblico adulto ma non solo, aperta alle più disparate interpretazioni, in cui “le cose non sono mai solo come sembrano” come afferma la stessa Danièle Sulewic. Un’affermazione in cui si rispecchierebbe di certo anche Tonino Conte.
Irene Armaro


Dal 7 febbraio al 21 aprile 2013
Viaggio teatrale tra gioco e ricordo con Ubu e Gargantua nelle opere di Danièle Sulewic e Tonino Conte: collage, oggetti, costumi e foto di scena
a cura di Danièle Sulewic, Gianni Masella, con la collaborazione di Maria Alessandra Giuri

Casa dei Teatri 

Villa Doria Pamphilj-Villino Corsini, Largo 3 giugno 1849 (angolo via di San Pancrazio - ingresso Arco dei Quattro Venti), Roma
Orario: dal 1 aprile 2013 ore 10.00 - 19.00
Ingresso libero fino a esaurimento postiInfo: Tel. 06 45460693 (tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00); www.casadeiteatri.culturaroma.it

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