SCUDERIE DEL QUIRINALE
TIZIANO
DAL 5 MARZO AL 16 GIUGNO 2013
Si è inaugurata il 5 marzo presso le Scuderie del Quirinale, la più grande mostra antologica mai realizzata a Roma, dedicata allo straordinario maestro della pittura veneta Rinascimentale, Tiziano Vecellio.
L'esposizione curata da Giovanni C.F. Villa va a concludere l'excursus storico che il complesso espositivo capitolino ha dedicato alla pittura veneziana e alle figure che hanno caratterizzato la rivoluzione pittorica moderna, da Antonello da Messina a Lorenzo Lotto, da Giovanni Bellini a Tintoretto, coronando il programma di rilettura dell'arte veneta attraverso il protagonista assoluto del virtuosismo cromatico: Tiziano Vecellio.
La rassegna romana si propone di ripercorrere l'intero percorso artistico del maestro cadorino, presentando al pubblico quaranta opere scandite fra le dieci sale delle Scuderie,
lavori che permettono di cogliere l'intera evoluzione artistica del Vecellio.
Partendo dal classicismo cromatico di derivazione belliniana, si prosegue l'indagine con la lezione del tonalismo che Tiziano apprese durante l'incontro con Giorgione, avvenuta intorno al 1508, arrivando infine alla massima espressione del Rinascimento Veneto attraverso la maturità pittorica, riconoscibile nel dinamismo e nella straordinaria forza espressiva della fase finale delle opere del maestro.
Una decisa impronta auto celebrativa traspare dalle ruvide pennellate che compongono il celebre Autoritratto del Prado, un'immagine composta dai segni che esaltano i solchi scavati dal tempo sul viso del pittore, e che uniti ad una gloriosa essenzialità della gamma cromatica, vanno a sottolineare l'indiscussa padronanza tecnica acquisita negli anni.
L'Autoritratto del 1565/66 apre così l'intero percorso espositivo che dedica l'intero piano nobile alle opere di carattere sacro, e il piano superiore ai ritratti e alla produzione rivolta ai soggetti a sfondo mitologico.
Accanto al volto umanista, si apre il manifesto della drammaticità tonale, un tripudio di luci ed ombre che raccontano il Martirio di San Lorenzo, pala dipinta tra il 1546 e il 1558 per la chiesa dei Gesuiti di Venezia.
Recentemente restaurata, l'opera combina la vitalità delle carni “Michelangiolesche” al bagliore dei contorni sfumati, all'interno della quale le vibrazioni atmosferiche accompagnano la luce che dall'alto squarcia le tenebre accarezzando l'incarnato del martire.
Dagli esordi luminosi e formalmente compiuti del primo decennio del Cinquecento, ne sono da esempio la piccola Madonna con bambino del 1507, e il Cristo porta croce con il manigoldo del 1514 dalla Scuola di San Rocco, giungiamo all'apice della notorietà come artista, Tiziano diviene il principe dei pittori, il più conteso della sua epoca, colui che riesce ad usare la pittura come un'alchimia capace di frammentare e ricomporre la materia pittorica.
Il Vecellio superata la lezione belliniana e giorgionesca, rinnova le composizioni delle pale d'altare, donando rilievo plastico alle rappresentazioni e ai dettagli che cura con meticoloso gesto descrittivo, il piviale che appare nell'opera la Madonna di San Niccolò dei Frari assume tratti di un realismo d'oltralpe, sbalordendo Goethe che nel 1786 l'ha definito il” quadro più perfetto di quanti io abbia mai veduti”.
Cresce il lirismo sacro intriso di sfumature che si affacciano al divino, nell'Annunciazione per la Scuola Grande di San Rocco a Venezia, e successivamente nell'Annunciazione del 1559, echi allegorici ritraggono l'Arcangelo Gabriele in veste di messaggero alato, che incrociando le braccia sul petto rimanda al mistero dell'Incarnazione.
L'impronta del Tiziano maturo è riconoscibile nella Deposizione del sepolcro commissionata da Filippo II nel 1556 e consegnata solo nel 1559, proveniente dal Museo del Prado di Madrid.
La stesura scomposta del colore accresce l'enfasi del dolore suggerito dai personaggi sottomessi ad un crescendo emotivo, carico di angoscia, in un groviglio di tonalità crepuscolari che concedono la luce solo al Cristo.
L'intera sala circolare al piano superiore è riservata al Ritratto di Paolo III Farnese senza camauro, del 1543, la vivezza e l'umanità dello sguardo del pontefice rivelano le straordinarie capacità ritrattistiche di Tiziano, dedito ad una rappresentazione introspettiva dei personaggi che talvolta raggiunge dei veri e propri studi psicologici.
Tale scioltezza compositiva e penetrazione psicologica sono espresse magnificamente nelle opere il Concerto interrotto, Il guanto, e nell'emblema della ritrattistica Cinquecentesca ovvero Carlo V con il cane.
Si giunge così alle opere a carattere mitologico, nelle quali il pittore esprime tutta la sua maturità attraverso elaborati evanescenti del colore, qui si collocano gli incarnati iridescenti de la Danae e la pioggia di monete d'oro del 1544-45, Flora del 1517 e la Venere benda amore del 1559-1561.
La malinconia di una creazione imperfetta quanto impercettibile chiude la mostra con l'opera considerata il capolavoro assoluto della tarda produzione di Tiziano, la Punizione di Marsia, del 1570-1576.
Il colore è volutamente sporcato, il tratto nervoso sfuma l'oro iniziale che illuminava l'impeto giovanile, rafforzando i contrasti approdando ad un empirismo artistico, che lo rappresenta come modello sperimentale capace di trasmettere un'eredità raccolta solo dai più grandi artisti dopo di lui.
Nadia Gardini
SCUDERIE DEL QUIRINALE
TIZIANO
DAL 5 MARZO AL 16 GIUGNO 2013
Orario: Da domenica a giovedì dalle 10.00 alle 20.00, venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30.L'ingresso è consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura
Biglietti: Intero €12,00,Ridotto€9,50
Informazioni, prenotazioni, visite guidate e laboratorio d'arte:
Tel.0639967500
Informazioni e prenotazioni per le scuole: Tel. 06 39967200
Scuderie del Quirinale
Via XXIV Maggio 16
Roma




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