A cura di Ludovico Pratesi
Dal 15-05 al 15-10 2012
Giacomo Guidi-Arte Contemporanea
Palazzo Sforza Cesarini
Corso Vittorio Emanuele II 282
Roma
“La mostra propone lo stesso sentimento -inaugurale- insito nell’apertura di uno spazio, non inteso solo come luogo espositivo, ma in generale, come apertura e dilatazione possibile dello spazio espressivo”, spiega l’artista, “le opere hanno molto a che vedere con questo cerimoniale d’apertura, forme e materiali che si dispongono ad aprirsi come il fiore dopo la lunga preparazione invernale”.
“Crocefissioni e altri paesaggi primaverili" è la mostra personale dell’artista Alfredo Pirri che ha inaugurato la nuova sede della galleria Giacomo Guidi, nel cortile del palazzo Sforza Cesarini. Un luogo magico e ricco di storia che si trova al centro di Roma, realizzato nella seconda metà del Quattrocento dall’architetto Baccio Pontelli.
“La mostra propone lo stesso sentimento -inaugurale- insito nell’apertura di uno spazio, non inteso solo come luogo espositivo, ma in generale, come apertura e dilatazione possibile dello spazio espressivo”, spiega l’artista, “le opere hanno molto a che vedere con questo cerimoniale d’apertura, forme e materiali che si dispongono ad aprirsi come il fiore dopo la lunga preparazione invernale”.
Nello spazio scandito da volte a crociera sorrette da capitelli in travertino, Alfredo Pirri ha dato vita ad uno spazio unico che riunisce in sé sia l’ambiente espositivo che l’interno del suo studio artistico.
“È una mostra concepita come una parentesi di riflessione, quasi una forma di dichiarazione poetica legata all’idea di mettere in relazione due momenti diversi dell’opera, l’ideazione e l’esposizione, per presentare uno spazio che sogna se stesso, secondo il desiderio dell’artista”, spiega il curatore Ludovico Pratesi.
“È una mostra concepita come una parentesi di riflessione, quasi una forma di dichiarazione poetica legata all’idea di mettere in relazione due momenti diversi dell’opera, l’ideazione e l’esposizione, per presentare uno spazio che sogna se stesso, secondo il desiderio dell’artista”, spiega il curatore Ludovico Pratesi.
L’esposizione artistica è incentrata su una riflessione
legata al rapporto tra lo spazio pubblico della galleria e la dimensione
privata dello studio dell’artista dove si materializza il dialogo intimo e
segreto tra architettura e colore, materia e luce.
“In tutti questi anni il mio interesse per lo spazio è rimasto predominante fino a sfiorare l’architettura, tema che tuttora continua ad interessarmi moltissimo. Si tratta di un interesse “politico”, inteso come carattere morale, dove per “morale” si deve intendere il tentativo di mostrare uno stato di necessità del fare artistico, qualcosa di necessario alla sopravvivenza stessa, una specie di battaglia a favore dell’esistenza”, aveva spiegato Pirri anni fa. Un punto di vista che ritroviamo anche in questa nuova esposizione dove tra volte e spazi interni ed esterni, le opere sono leggere e colorate, suggerendo unioni tra concetti artistici, letterari e simbolici.
“Le opere esposte sono il risultato di un lungo inverno di lavoro solitario, senza il contributo di alcun aiuto, in uno studio dove nessun altro, oltre me stesso ha messo piede”, racconta Pirri, “un inverno durante il quale tutto quanto ho fatto fuori dallo studio è stato il risultato di grandi impegni collaborativi con persone differenti”.
Attraverso un procedimento di distorsione, l’artista ha ricostruito il suo studio in via del Mandrione, una storica zona romana. Fin dagli anni 50 nomadi, emigrati e prostitute vi hanno creato case tra gli archi dell’acquedotto Claudio, dando vita ad uno dei primi quartieri multietnici della capitale.
Pier Paolo Pasolini rimase folgorato da tanta vivacità e sporcizia, al punto da dedicargli versi e pellicole.
Attualmente, grazie al piano di riqualificazione comunale, il Mandrione è ritrovo di artisti e professionisti affermati, che oggi costituiscono un nucleo di cittadinanza particolarmente attivo nel promuovere iniziative culturali compatibili con il mantenimento delle tradizionali attività produttive, rappresentate da numerose botteghe artigiane e da rivendite di materiali per l’edilizia.
Una trasformazione descritta da Pirri nel volume Comitato Mandrione Casilina Vecchia (Aracne edizioni, 2011) con queste parole: “L’identità di questa strada, di questo pezzo di città, ci racconta una storia mutevole, un continuo transitare che si alterna con l’accamparsi momentaneo. Tutto l’edificato attuale è caratterizzato da questo essere momentaneo, sembra essere la cristallizzazione (durevole ed effimero) di vecchi carri nomadi che hanno preso la forma di una casa. Questo paesaggio si identifica nello sforzo continuo di coniugare politica cittadina e bellezza, dove altrove questo sforzo costringe a pensare in termini di conservazione (architettonica e politica) per via della magnificenza del contesto monumentale, qui, da sempre e per sempre periferia monumentale, si può pensare in termini di sviluppo. Una bellezza quindi attiva, ribelle, non caratterizzata dall’enfasi turistica del monumentale tanto ricco quanto superficiale ma da un monumentale quotidiano e povero che proietta la sua ombra nel futuro invece che nel passato”.
Le opere sono esposte su candide pareti e spiccano su di esse grazie alla loro delicatezza ed ai toni pastelli che le caratterizzano. L'artista ha trasformato, attraverso raffinati trattamenti, del semplice cartone in un materiale atipico e forte nell'essenza ma sempre fragile nell'apparenza.
“L’arte è il motore del cambiamento della realtà: sono per un’arte che da una parte evapora dalle cose e dall’altra riprecipita sulla terra come una fonte battesimale”.
A.Pirri
“Crocefissioni e altri paesaggi primaverili” , riporta a luoghi sacri e, come spiega l’autore, .. “ad ogni luogo corale, quindi anche la piazza, il museo, il sito storico, dove l’aspetto collettivo e pubblico convive con l’individualità. Luoghi dell’alleanza e insieme della diaspora. I lavori che ho realizzato al loro interno mettono d’accordo questi caratteri contrapposti restituendoci un racconto spezzettato ma evocativo di storie. Mi piace immaginare che lo stesso succeda anche in spazi più ristretti o comunque più privati, intimi. Forse è l’opera che trasforma sempre lo spazio in un luogo indefinito che appartiene alla storia e alla memoria di tutti”.
Per sottolineare ancor di più i concetti come accoglienza, armonia e condivisione, la mostra-studio di Alfredo Pirri ospiterà al suo interno anche opere ed interventi di altri artisti che andranno ad interagire con l’installazione.
Alfredo Pirri (Cosenza, 1957) è considerato uno degli artisti italiani più interessanti delle ultime generazioni. Ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 1988 e nel 1993, alla Biennale dell’Avana (Cuba) nel 2001, alla Quadriennale nel 1996. Ha esposto in diversi musei in Italia e all’estero, tra cui il palazzo delle Papesse a Siena, il palazzo Fabroni a Pistoia, il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro. La sua installazione Passi, presentata presso il Foro di Cesare a Roma, fa parte del nuovo allestimento della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.
Ludovico Pratesi, critico d’arte e curatore, è Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro, curatore scientifico di Palazzo Fabroni e Direttore della Fondazione Guastalla per l’arte contemporanea. E’ inoltre Presidente della sezione italiana dell’AICA e vicepresidente dell’AMACI (Associazione Musei Arte Contemporanea Italiana). Collabora con il quotidiano "La Repubblica".
Fabiana Traversi





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