venerdì 24 febbraio 2012

Nel nome del padre










Fino al 26 febbraio
Nel nome del padre
Teatro Quirinetta


Due figure impacciate, incerte si incontrano in un ambiente impalpabile.
«Rosemary» «Aldo», «Aldo» «Rosemary». Si presentano.
Non si conoscono ma ora, in questo momento, in questo luogo, devono parlarsi, parlare di sé, aprire i loro cuori e liberarsi di tutti quegli incubi che li fanno stare insonni.
Si avviano ognuno verso la propria postazione, due leggii, Rosemary piuttosto ritrosa e controvoglia, Aldo invece sembra convinto che questo sia il meglio per loro. Ed è proprio lui a prendere la parola, a esporsi direttamente, a incitare più volte Rosemary, che cerca invano di ribellarsi. Trova tante difficoltà con le parole, lo dice lei stessa quando una telefonata arriva in loro soccorso a chiedere se abbiano bisogno di qualcosa.
Inizia un lungo percorso di analisi e confronto che si snocciola attraverso la lettura febbrile e tormentata delle loro esistenze, anch'esse tormentate, come il quadro che si staglia dietro le loro figure, in cui il vortice delle pennellate e i colori cupi richiamano lo sferzare insostenibile di una tempesta.
Aldo tiene accanto a sé dei libri, compagni della sua infanzia e adolescenza, prima di essere internato in una clinica. Nessuna delle storie raccontate in quei libri è adatta in questo frangente. E dire che ne ha letti tanti di libri lui, così tanti che il padre ne era orgoglioso! Stavolta, però, qualcos'altro dovrà essere letto: ora tocca alle loro vite e tocca proprio a loro, ai due protagonisti, rileggerle ad occhi aperti. Per farlo, dovranno usare “gli occhi del cervello”, quelli che non hanno potuto usare prima, perché la loro vista era annebbiata dal fascinoso comportamento dei loro genitori.
Aldo, interpretato da un vibrante Patrick Rossi Gastaldi, dalla sobria eloquenza, composto e misurato, è il figlio di un importante uomo politico italiano, Palmiro Togliatti, il quale per seguire il suo ideale ha dovuto sacrificare molto durante la sua vita, persino il suo stesso figlio. Pur non ammettendolo, Aldo è ancora orgoglioso di suo padre, anche quando si immerge nei ricordi spiacevoli della sua infanzia, come la vita a Mosca durante la guerra, in una stanza piccolissima appena sufficiente ad accogliere Aldo e i suoi genitori; oppure quando ricorda la separazione del padre dalla madre per unirsi ad un'altra donna che “era più giusta” per lui.
Di fronte alla riluttanza ad aprirsi di Rosemary, una Margherita Buy sommessa e schiva, che si impunta e fa i capricci perché non vuole parlare, Aldo svela quale sia lo scopo di questa lettura senza tempo: una liberazione dalle loro ansie nascoste, dai loro sentimenti sotterranei, immancabilmente inespressi, per addormentarsi infine sereni e abbandonarsi alla morte, dolcemente.
Il modo insistente, a volte un po' burbero di Aldo piano piano sciolgono le resistenze di Rosemary, la smuovono fino a confidarsi, a dare voce ai suoi ricordi, lei che non poteva mai dire quello che pensava o il padre si sarebbe arrabbiato.
Rosemary è la figlia di un ricco e potente americano, Kennedy, rigoroso, ambizioso, bello, forte e pieno di soldi. Questa l'insistente descrizione che ne dà Rosemary, questo l'unico lato che ha potuto conoscere del padre. Le sue ambizioni, i suoi progetti per gli altri figli, la sua forza di volontà, la necessità di essere uniti e di non dare mai scandalo: queste le uniche cose che ella ricorda della sua famiglia. Questo e una carezza tremula del padre poco prima dell'operazione che le ha cambiato per sempre la vita. Rosemary, vissuta in disparte, sempre all'ombra di fratelli belli e forti come il padre, esclusa perché troppo poco intelligente, eppure consapevole di non essere alla loro altezza, continua a trovare nelle sue debolezze giustificazioni alle azioni del padre.
Il confronto cercato, respinto, dibattuto fino ad essere urlato porta alla luce l'assurdità delle ambizioni paterne, specie se a farne le spese sono due figli impotenti. Segnati da un passato pietoso e cinico, i due protagonisti manifestano un enorme bisogno di affetto, un desiderio che si concretizza per Aldo nel rifiuto totale dei sentimenti, per Rosemary nel desiderio di avere un figlio.
La bambola che Rosemary porta in scena rappresenta questo desiderio, ma anche la volontà di riscattarsi, di guadagnarsi un posto accanto ai suoi fratelli, dimostrando di essere anche lei in grado di realizzare qualcosa di buono e bello, lei che era sempre indietro in tutto, e magari piacere a quel padre che la vedeva come un fallimento, un ostacolo ai progetti ambiziosi che aveva per gli altri figli. Ma la bambola è anche Rosemary stessa, che non può opporsi al gioco del padre, completamente succube di lui e del suo fascino, fino a firmare per la lobotomia.
Il momento della catarsi avviene solo al nominare un episodio ultimo, tremendo della loro vita, incontrovertibile, destinato a cambiarli per sempre, a divenire una diversa a tutti gli effetti o a trincerarsi nella propria diversità. Un'allusione alla sorella di Aldo scatena un insieme di sentimenti burrascosi e finalmente, inveendo contro il padre, contro le sue scelte ingiuste e dannose, Aldo scioglie i nodi della sua vita in una forte, appassionata e liberatoria esplosione. Rosemary è ancora titubante, ma grazie all'aiuto di Aldo che, come leggendo le pagine della sua vita le mette in bocca le parole, arriva anche per lei il momento della liberazione, seppur meno veemente.
Torna il sereno, Aldo ammira il tramonto, la fine è vicina e nell'ultimo istante prima dell'eterno sognano un futuro insieme e si addormentano, abbracciati, sulle note dell'Internazionale, l'unica ninna nanna che Aldo abbia mai sentito.
valentina fanelli

TEATRO QUIRINETTA
Nel nome del padre

ORARI SPETTACOLI
dal martedì al sabato ore 21.15
tutte le domeniche ore 17.15

INFO
botteghino (Quirino) 06/6794585
info 0669924847
via Marco Minghetti, 5

PREZZI
intero €25.00
ridotto €20.00

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