PICCOLO ELISEO PATRONI GRIFFI
17 | 22 gennaio 2012
PUGLIA IN SCENA A ROMA
in collaborazione col Teatro Pubblico Pugliese
nell'ambito del progetto Internazionalizzazione della Scena
IL PARADOSSO DEL POLIZIOTTO e TEX WILLER
di Gianrico Carofiglio
adattamento teatrale e regia Teresa Ludovico
da “Il Paradosso del Poliziotto” e “Intervista Impossibile a Tex Willer”
di Gianrico Carofiglio
con Augusto Masiello e Michele Cipriani
e con la partecipazione straordinaria di Giulio De Leo
spazio scenico e luci Vincent Longuemare
costumi Luigi Spezzacatene
assistente alla messa in scena Loreta Guario
tecnici Fabio Ciaccia e Giuseppe La Torre
TEATRO KISMET OPERA

Dal 17 al 22 gennaio va in scena Il Paradosso del Poliziotto e Tex Willer di Gianrico Carofiglio, secondo appuntamento di PUGLIA IN SCENA, la vetrina che porta sul palcoscenico del Piccolo Eliseo alcune tra le migliori espressioni della terra teatrale pugliese. “Un tentativo – dice Carmelo Grassi, presidente del Teatro Pubblico Pugliese – di far conoscere meglio le eccellenze pugliesi anche nelle principali piazze italiane e dare maggiori opportunità di crescita alle produzioni pugliesi”.
Giovedì 19 gennaio, alle ore 17.15, presso il Piccolo Eliseo, l’autore Gianrico Carofiglio con Teresa Ludovico (regista) e Augusto Masiello (attore) converseranno con il pubblico. L’incontro è a ingresso libero.
Il Paradosso del Poliziotto e Tex Willer
Il dittico nasce dall’incontro fra la scrittura del magistrato autore Gianrico Carofiglio e la regia delicata e poetica di Teresa Ludovico. Due forme diverse d’arte si approcciano insieme alla scena per dar vita ad uno spettacolo che racchiude in sé due momenti: il primo intitolato “Il paradosso del poliziotto” e il secondo “Tex Willer”, un’intervista “impossibile” – come l’ha denominata lo stesso autore – al mitico personaggio dei fumetti generato dalla matita di Bonelli e Galleppini. Protagonisti sono, innanzitutto, la parola e il dialogo. Il confronto – nel primo pezzo - fra un poliziotto d’esperienza, con le sua storia, le sue contraddizioni, qualche malinconia e un giovane scrittore alla ricerca del “segreto” per un buon interrogatorio. Tra ricordi e domande, due umanità diverse cercano una traccia comune. Due generazioni si ritrovano faccia a faccia, in una stanza dove le ombre segnano il passare del tempo, dove la narrazione più cronachistica cede il passo all’esplorazione della propria storia. Sullo sfondo la sagoma affascinate di un’icona noir, immortale personaggio-simbolo dell’investigatore duro e solitario, si muove al limite fra l’altrove e la realtà, fra l’immaginario e la vita. Ed è proprio da quel limbo fuori dal reale che si scaglia sulla scena il secondo personaggio-protagonista, il ranger Tex Willer.
Anche in questo secondo momento la parola è il cardine di un’intervista impossibile in un gioco di rimandi e flash back fra un bambino ormai diventato adulto e il mito della sua infanzia, temuto ed emulato modello cui invano ha cercato, per anni, di somigliare. Sono i ricordi di chi è cresciuto leggendo le prodezze di Tex, ma sono anche quelli di un eroe che svela, nella rilettura della Ludovico e di Carofiglio un lato umanissimo e fragile, quel lato che si cela negli “spazi fra le vignette” nei quali si annidano le storie più belle e intime, quelle “paradossalmente” mai narrate e dove si nascondono gli eroi che ci accompagnano per la vita ed a cui ritornano, per lasciarci costruire il nostro personale “personaggio”. «… Suona Sam, suona "Mentre il tempo passa"».
Parole di regia
Uno scrittore, una scrittura che si annida negli interstizi delle tavole disegnate, nei vuoti, nelle sospensioni del racconto,della memoria… e ti ritrovi nella poltrona dello studio di tuo padre, a mangiare un panino con il prosciutto, a sfogliare Tex, a parlare come lui, a ordinare un barilotto di birra e a rompere il boccale sul pavimento, a sparare in alto, a soffiare sulla canna, a montare a cavallo e sentire fischiare il vento di maestrale. Eri un ragazzo e sei già un uomo. ”Tutta la vita precipitata in quello spazio fra le vignette“ in quel bianco e nero… nero d’inchiostro che riporta sulla pagina domande che affondano nell’esistenza…quella scrittura, mistero sporcato di vita che sagoma eroi, poliziotti, sceriffi con distintivi come segni di giustizia, una giustizia a volte perseguita con crudeltà, un’attrazione verso il Caino: il paradosso del poliziotto.
Teresa Ludovico
Intervista all’autore
a cura di Anna Maria Giannone e Francesca Limongelli
Iniziamo dal titolo: Il paradosso del poliziotto
È il titolo di uno dei due dialoghi che verranno rappresentati. È una conversazione fra un vecchio poliziotto e un giovane scrittore sull’arte dell’investigazione. Il secondo dialogo è l’intervista impossibile a Tex Willer. Una sorta di resa dei conti dell’intervistatore con un mito, ma anche un’ossessione, della sua infanzia e della sua adolescenza.
Perché hai scelto il personaggio di Tex Willer per questa intervista impossibile? Cosa ha rappresentato per te nell’adolescenze e cosa rappresenta adesso?
Il contenuto del dialogo nelle parti in cui l’intervistatore parla di se stesso è decisamente autobiografico. Per me e per molti della mia generazione, Tex è stato un vero e proprio mito e in qualche modo anche una specie di modello maschile. L’intervistatore – cioè io – chiede conto a Tex di come abbia svolto questo ruolo di mito e di modello.
Le caratteristiche di ogni eroe unificante per una intera generazione come è stato Tex sono legate sempre ad un momento storico. Come vede gli eroi attuali, quali sono le icone dei ragazzi?
Mi piacerebbe molto sapere chi sono gli eroi degli adolescenti di oggi, e fra l’altro mi servirebbe per il romanzo che sto scrivendo. Non credo però che ci siano eroi tendenzialmente universali come quelli che avevamo noi da ragazzi. Immagino dipenda dal numero enorme di stimoli e di mitologie che la Rete genera e consuma.
L’eroe Tex lotta contro le ingiustizie, si muove al confine fra bene e male. Pensando alla tua scrittura, ai tuoi personaggi, senti di lottare per qualcosa?
Il moralismo è uno dei peccati mortali della scrittura, è bene che questo sia chiaro. Questo non significa che un romanzo non debba o non possa prendere posizione sulle scelte cruciali dell’etica. Come scrittore – e anche come lettore – mi piacciono di più i personaggi positivi. A volte sembra che l’unico modo di fare buona letteratura stia nel raccontare pessimisticamente la parte peggiore dell’umanità e quindi il fallimento etico oltre che quello sociale. Io la penso diversamente e gli eroi – quelli imperfetti e pieni di contraddizioni, naturalmente – mi piacciono.
In questi anni è capitato che i tuoi libri diventassero ora un film, ora uno spettacolo, ora un incontro fra musica e parole. Mentre scrivi ti capita già di immaginare una resa altra?
Non esattamente. Non penso alla possibilità che quello che scrivo diventi film. Però mi è capitato, e tuttora mi capita, di vedere su una sorta di schermo cinematografico l’azione che si svolge e che subito dopo metto in parole. È come se recuperassi la storia da un film della fantasia. Forse questo meccanismo esprime un rapporto ancora più profondo con il cinema e le sue suggestioni.
Nel testo “Il paradosso del poliziotto”, emerge chiaramente come il dubbio si riveli strumento di conoscenza a tutti gli effetti.
Non abbiamo certezze assolute ed è bene esserne consapevoli. Questa consapevolezza diventa un punto di forza soprattutto in alcuni ambiti, per esempio quello del lavoro investigativo. Il peccato mortale per un investigatore è di affezionarsi troppo alle sue intuizioni e al contrario il migliore investigatore è quello che è capace di dubitare e che mantiene un’attitudine vigile e fluida.
Proprio a proposito dell’ “interrogatorio”, ci domandavamo se esiste una vera e propria tecnica da manuale o se molto è affidato all’esperienza “sulla strada”.
Le due cose non si escludono, anzi. Serve la tecnica ma senza l’esperienza si va poco lontano.
Tornando al teatro e alla letteratura: da dove vengono i personaggi?
Bella domanda. I personaggi sono tutti in un territorio misterioso; il territorio dell’oblio possibile che tocca allo scrittore scongiurare. Gli strumenti per salvare i personaggi dall’oblio sono le parole e le storie. E, come ha detto qualcuno, le parole e le storie sono tutto quello che abbiamo.
Orario recite: da martedì a sabato ore 20.45
domenica ore 17.00
Biglietti: posto unico 15 € , ridotto 10 €.
Acquistando insieme i 4 spettacoli di PUGLIA IN SCENA 7,50 € a spettacolo.
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