
Direttore artistico Manuela Kustermann
Stagione Teatrale 2011-2012
Presenta
Un progetto di TSI La Fabbrica dell'Attore
LSD Produzioni e Ass. Culturale Controchiave
Lunedì 19 marzo 2012 ore 21
DOPPIO ASSOLUTO
Le voce intorno al suono
REZZA/MASTRELLA - ANTONELLO SALIS
Due eventi imperdibili per “DOPPIO ASSOLUTO”,
di scena al Teatro Vascello di Roma.
Si inizia il 19 marzo con la coppia formata dal funambolico fenomeno teatrale Antonio Rezza e da Antonello Salis, il talento indiscusso della fisarmonica e del pianoforte jazz.
L’unione tra la musica e la performance è possibile quando i ritmi coincidono. Antonello Salis cerca le note all’interno dello strumento, Antonio Rezza suona le sculture e i quadri di Flavia Mastrella con un’andatura irregolare. La parola di Rezza si unisce alle note di Salis e l’uno deborda nell’altro senza ricorrere alla conoscenza che addomestica. L’allestimento di Flavia Mastrella, fatto di quadri di stoffa e corde, suona muto il colore. Sul palco del teatro Vascello i corpi si piegano alla ricerca delle note e delle parole. Spesso la nota si fa parola e la parola diventa suono improvviso. Il ritmo dispone allo smarrimento.
Il secondo e conclusivo appuntamento il 16 aprile ore 21 sarà con Carlo Cecchi, uno dei massimi attori della scena teatrale italiana insieme al premio Oscar Nicola Piovani al pianoforte.
Due appuntamenti inediti in equilibrio fra voci e suoni, di cui sono protagonisti importanti autori e interpreti della scena musicale e teatrale, che offriranno al pubblico una performance unica e originale.
DOPPIO ASSOLUTO è il luogo in cui l’attore incontra il musicista, in cui grandi artisti oltrepassano il loro specifico settore per confondersi, condividere, confrontarsi e creare percorsi nuovi.

Una rassegna dedicata alla doppia improvvisazione: da una parte, alla capacità attoriale di improvvisare su un testo e di suggerire percorsi musicali; dall'altra, alle incursioni del musicista su una “partitura” non scritta, libera di condurre le parole e i testi verso scenari imprevisti.
Come nella passata edizione (L.Gullotta/J.Girotto - A.Rivera/B.Rondelli - A.Preziosi/M.Rabbia – G.Lavia/R.Marcoulli) gli artisti fino all'attimo prima di entrare in scena, lasceranno aperta la porta all'imprevedibile. E soltanto quando queste inedite coppie verranno illuminate dal "cono di luce", ognuno di noi potrà scoprire quello che di magico accade sul palco.

Spettacoli ore 21
biglietti 25euro (20 euro con riduzione)
SOSTIENI LA CULTURA VIENI AL TEATRO VASCELLO
Come raggiungerci: Il Teatro Vascello si trova in Via G. Carini 78 a Monteverde Vecchio a Roma sopra a Trastevere, vicino al Gianicolo. Con mezzi privati: Parcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini, 43, Roma tel 06 5800108; Via Francesco Saverio Sprovieri, 10, Roma tel 06 58122552; Via Maurizio Quadrio, 22, 00152 Roma tel 06 5803217.
Con mezzi pubblici: autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini, Colosseo, Piramide, oppure: 44, 710, 870, 871. Treno Metropolitano: da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello
LE BIOGRAFIA DEGLI ARTISTI
Biografia Antonio Rezza: http://www.rezzamastrella.com/newsito/bozza/curriculum.asp
ANTONELLO SALIS (piano - accordion)
Nasce il 28 / 2 / ‘50 a Villamar (CA).
Inizia a suonare la fisarmonica a sette anni, in seguito si avvicina al pianoforte studiando da autodidatta.
Negli anni ’70 milita in diversi gruppi rock suonando l’organo Hammond.Nel 1973 forma il trio “CADMO” con Riccardo Lay e Mario Paliano, che diventa in seguito il quintetto “G.R.A.” con l’aggiunta del sassofonista Sandro Satta e del trombonista Danilo Terenzi.
Nello stesso periodo suona nel quintetto di Massimo Urbani e nella Grande Elenco Musicisti di Tommaso Vittorini.
Dal 1978 è protagonista in piano solo e fisarmonica in Italia ed all’estero ospite dei maggiori jazz festivals.
Il suo percorso musicale ormai trentennale è costellato da collaborazioni eccellenti per citarne alcune: Enrico Rava, Paolo Fresu, Furio Di Castri, Stefano Bollani, Roberto Gatto, Riccardo Fassi, Pino Minafra, Paolino Dalla Porta, Gianluca Petrella, Fabrizio Bosso, Paolo Angeli, Javier Girotto, Lester Bowie e l’Art Ensemble Of Chicago, Don Cherry, Don Pullen, Ed Blackwell, Billy Cobham, Horacio “El Negro” Hernandez, Han Bennink, Nana Vasconcelos, Cecil Taylor, Pat Metheny, Joey Baron, Bobby Previte, Hamid Drake, Bobby Watson, Minino Garay, Richard Bona, Linley Marthe, Francis Lassus, Joel Allouche, Antonio Jasevoli e molti altri.
Come solista ha inciso 4 dischi: “ORANGE JUICE, NICE FOOD”, “SALIS!”,
“QUELLI CHE RESTANO”
“PIANOSOLO”. CAM 2005
Antonello Salis-Joey Baron Duo (Cam Jazz, marzo 2008) –
Antonello Salis-Fabrizio Bosso Duo (Parco della Musica Records,”Stunt” Fabrizio Bosso Dicembre 2008.
Una delle collaborazioni più longeve di Salis è quella con il chitarrista francese Gérard Pansanel con cui ha inciso 7 CDs tra cui uno dedicato a Fellini ed alla musica di Nino Rota con l’Orchestra Improvista.La collaborazione con i fisarmonicisti francesi Richard Galliano e Marcel Azzola insieme a Gianni Coscia produce il “Quartetto Nuovo”, apoteosi dello strumento madre di Salis: la fisarmonica.
Musicista eclettico Salis, nel corso della sua carriera, si è confrontato in progetti di
teatro (Remondi e Caporossi, Festival di Sant’Arcangelo), Remo Remotti in uscita un prossimo lavoro in vinile, rassegne e festival di cinema (Biennale di Venezia, Taormina Festival), danza (con Roberta Escamilla Garrison, Teri Weikel).Con Gérard Pansanel ha firmato le musiche del film di Eric Romher “Racconto d’autunno”.Ha inoltre collaborato con Pino Daniele, Ornella Vanoni ed altri artisti al di fuori dell’ambito strettamente jazzistico.
Ha partecipato a numerosi Festival di Jazz nazionali ed internazionali tra i quali:
Umbria Jazz, Roccella Jonica, Sant’Anna Arresi, Berchidda, Clusone, Cagliari EuropeanJazzFestival, Ravenna, Parigi, Montreux, Nizza, Le Mans, Madrid, Mosca, Londra, Bath, Oslo, Stoccolma, New York, Chicago, Montreal, Vancouver, San Paolo, Rio De Janeiro, Saint Louis del Senegal, Città del Messico, seguito da un tour che ha toccato le maggiori città messicane .
Nel corso della sua lunga carriera ha ottenuto vari riconoscimenti a livello europeo ed internazionale : premio “Django d’or” 2005 per l’Italia come musicista affermato.Premio alla Carriera : Cagliari European Jazz 2008.
Top Jazz 2008 tastiere piano e fisarmonica , 2009 Top Jazz miglior disco STUNT con il trombettista Fabrizio Bosso.
Ultimo lavoro presentato in prima assoluta all’EcJ EXPO prodotto Sard’s music distribuito EGEA “Giornale di Bordo” 20 novembre 2010 :Antonello Salis,Paolo Angeli ,Gavino Murgia,Hamid Drake.
Sul sito www.antonellosalis.com discografia selezionata.
Danielamorgia – exsclusive management
Via enrico fermi,49 oo146 roma
danielamorgia@alice.it
d.morgia@alice.it
www.antonellosalis.com Antonello Salis Usartecoop
Biografia
Nicola Piovani è nato il 26 maggio 1946 a Roma, dove ha sempre vissuto e lavorato. Di mestiere fa il Musicista (pianista, direttore d’orchestra, compositore di musica per il cinema e il teatro, di canzoni, di musica da camera e sinfonica). Si è diplomato in pianoforte al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Fra i maestri che l’hanno avviato alla composizione, il greco Manos Hadjidakis.
Il padre Alberico da giovane suonava nella banda del suo paese natale, Corchiano, nei pressi di Roma. Fin dalla prima infanzia, ha avuto la musica in casa: circolavano fisarmoniche, mandolini, trombe, chitarre… Passioni di famiglia autentiche ma non coltivate.
«Ricordo un insegnante di fisarmonica che veniva a domicilio. Lo vedevo arrivare dal balcone di casa, su un vecchio ciclomotore che si chiamava Guzzetto, la fisarmonica a tracolla. Mi insegnava parafrasi dalla Traviata, qualche trascrizione di Pasodoble e una marcetta molto enfatica, indimenticabile, intitolata, se ricordo bene, Pietro ritorna. Lo guardavo suonare con una ammirazione dionisiaca. Ci ho ripensato, anni dopo, quando mi sono trovato al festival di Heraklion, sull’isola di Creta: tenevo un concerto la sera seguente a quello di Astor Piazzolla, e le prove, dato il caldo, si facevano di notte. Fui invitato alla prova di Piazzolla con l’orchestra di archi e percussioni diretta da Manos Hadjidakis: guardavo le dita di quell’immenso artista correre sulla tastiera, tra il forte profumo dei gelsomini di Creta, e mi tornava in mente il candore eroico e dozzinale di quel maestro in Guzzetto di tanti anni prima. Ora ascoltavo con meno innocenza, con spirito più analitico, ero davanti a uno dei massimi musicisti del secolo, ma lo stupore e l’entusiasmo erano gli stessi della mia prima infanzia. Tutto merito dell’arte sublime di Piazzolla e Hadjidakis, naturalmente».
Gran parte dell’attività di Nicola Piovani è dedicata al cinema e al teatro, fra i quali si divide con passione: i primi tempi il cinema occupava lo spazio principale del suo lavoro, ma con gli anni si è preso sempre di più il lusso – come lo definisce lui di dedicarsi alla musica teatrale, al punto che lo spettacolo dal vivo impegna ormai la maggior parte del suo calendario.
«Avevo meno di cinque anni quando mi portarono per la prima volta all’avanspettacolovarietà… Ricordo il cinemateatro Castello, a Porta Castello, a due passi da San Pietro: durante gli spettacoli, mi facevo parcheggiare vicino alla buca dell’orchestra… batteria, pianoforte, tromba… una cornucopia di emozioni e stupori di infantile sacralità, per me più esaltante della soffitta di Adriano Leverkuhn diThomas Mann. A sedici anni ho scoperto il cinema, quella che si chiamava “la settima arte”. E l’ho scoperto entrando per caso in un cinema d’essai, dove vidi per la prima di tante volte Il settimo sigillo di Bergman. Di lì la scintilla, la passione, il desiderio di fare il cineasta. Cosa c’era di meglio che riuscire a fare il cinema attraverso la musica? Dopo pochi anni la fortuna mi ha aiutato proprio in quello che più desideravo».
Risale al 1968 la sua prima colonna sonora: per i cinegiornali sul movimento studentesco della facoltà di Filosofia che frequentava, realizzati da un collettivo universitario sotto la guida di Silvano Agosti. Il debutto in un lungometraggio avviene l’anno successivo, con N. P. Il segreto di Silvano Agosti.
«Il titolo del primo lungometraggio che ho musicato corrispondeva alle mie iniziali: N.P. Ma si tratta di una pura coincidenza; Agosti non ha mai rivelato il perché di quel titolo che aveva scelto ancor prima di affidarmene le musiche. Io non sono né superstizioso né scaramantico, se non per gioco. Eppure quella coincidenza me la porto dentro come una buona stella che mi ha portato fortuna».
Dopo N.P. comincia una carriera che lo porta a scrivere musica per più di centocinquanta film, e a collaborare con i maggiori registi italiani: fra gli altri, Bellocchio, Monicelli, i Taviani, Moretti, Loy, Tornatore, Benigni; e poi Federico Fellini, che si è rivolto al musicista per i suoi ultimi tre film. Fra i registi stranieri con i quali ha collaborato ricordiamo Ben Von Verbong, Pál Gábor, Dusan Makavejev, Bigas Luna, Jos Stelling, John Irvin, Sergej Bodrov, ÉricEmmanuel Schmitt, Philippe Lioret, Danièle Thompson, Xavier Durringer. Con la colonna sonora de La vita è bella di Roberto Benigni, vince il premio Oscar. Riceve inoltre nel corso degli anni tre David di Donatello, quattro premi Colonna Sonora, tre Nastri d’argento, due Ciak d’oro. In Francia, ottiene per due volte la nomination al César, il premio del pubblico e la menzione speciale della giuria al festival Musique et Cinéma di Auxerre
«Sono molto orgoglioso di questo premio, che gratifica particolarmente un po’ il mio provincialismo e un po’, forse, la mia snobberia».
Attivo anche come autore di canzoni, negli anni Settanta compone a quattro mani con Fabrizio De André gli album Non al denaro, non all’amore né al cielo e Storia di un impiegato. Nel 1995 scrive tre canzoni per il tour teatrale di Roberto Benigni, tra cui la fortunata Quanto t’ho amato.
Sin dall’inizio Piovani affianca al lavoro nel cinema quello per il teatro, scrivendo musiche di scena per gli allestimenti di Carlo Cecchi, Luca De Filippo, Maurizio Scaparro e Vittorio Gassman. Nel 1989, con Luigi Magni e Pietro Garinei, crea per il Teatro Sistina la commedia musicale I sette re di Roma.
«IlTeatro, secondo me, è il linguaggio principe del futuro. Non lo dico in senso provocatorio, tuttaltro. La comunicazione teatrale, con artisti in carne e ossa che recitano, suonano, cantano, ballano per un pubblico in carne e ossa, ha più di due millenni alle spalle nella nostra civiltà. E credo che proprio il moltiplicarsi dei mezzi di riproduzione musicale con velocità esponenziale; proprio la possibilità di riprodurre musica dovunque, in qualsiasi momento, con perfezione tecnologica; proprio le possibilità di raggiungere di questi ascolti senza sforzo, rendono e renderanno sempre più preziosa un’esecuzione di musica dal vivo.
Fra qualche secolo, mi immagino, i nostri CD, DVD, Blue Ray, Ipod… saranno nella soffitta del modernariato o dell’antiquariato. Ma ci sarà, ne sono sicuro, qualcuno che suonerà o canterà in un teatro, davanti a un pubblico in carne e ossa. Mi piace, comunque, la musica che si ascolta senza il telecomando in mano».
Alla fine degli anni Ottanta, inizia il sodalizio artistico con lo scrittore Vincenzo Cerami. Insieme all’attore Lello Arena, fondano la Compagnia della Luna, con l’intento di dare vita a un genere che in quel momento non trova spazio sulle scene italiane, un teatro dove musica e parola abbiano ambedue ampio spazio e interagiscano sul piano espressivo. I primi frutti di questa collaborazione sono La cantata del Fiore (1988) e La cantata del Buffo (1990): le due opere, unite successivamente in un unico spettacolo, vengono rappresentate in tutta Italia per quasi duecento repliche. Seguono Il signor Novecento (1992) e Canti di scena (1993). In quest’ultimo allestimento, replicato per sei stagioni, i due autori sono presenti in palcoscenico, con la complicità di un piccolo ensemble orchestrale, di tre cantanti e dell’attrice Norma Martelli. In Romanzo musicale (1998) Cerami e Piovani raccontano i miti della classicità visti con gli occhi dell’uomo contemporaneo. Nel 1998, al Teatro Mancinelli di Orvieto, viene eseguita per la prima volta La Pietà, stabat mater per voce recitante, due cantanti e un’orchestra di ventitré elementi, che Piovani scrive su testo di Vincenzo Cerami. Nella Pasqua del 1999, su invito dell’Autorità Nazionale Palestinese, La Pietà viene offerta alla cittadinanza di Betlemme come messaggio di pacificazione ai popoli della Terra Santa; nel 2004 è riproposta in una doppia rappresentazione nel territorio palestinese di Betlemme e in quello israeliano di Tel Aviv.
«Spesso gli intervistatori mi chiedono se la musica può fare qualcosa per la pace, o per altri temi della solidarietà. Mi viene di rispondere no, la musica può fare poco e niente, in senso concreto. Ma non esiste solo la concretezza: spesso nella storia le conquiste concrete sono precedute dal canto dei poeti. Spesso l’utopia ha soffiato vento nelle vele delle conquiste reali, politiche, storiche. Se mi chiedono di suonare per una causa meritoria, non mi tiro indietro. Non foss’altro per ricordare a me stesso da che parte sto. E poi, quando si fa una Marcia della pace c’è sempre qualcuno, ubriaco di realismo, pronto a dire che è una cosa inutile. Ma io penso invece a quanto sarebbe avvilente il contrario, veder sfilare sotto casa i giovani che fanno una Marcia per la guerra, come è successo tristemente in passato».
Nel 2000 debutta Concerto fotogramma: uno spettacolo in cui Piovani compendia e traveste in forma teatrale trenta anni di creazioni per il cinema. L’isola della luce è una partitura per voce recitante, due cantanti e orchestra su brani dall’Ecclesiaste e testi di Omero, Sicilo, Byron, Einstein, Seferis, Mesomede da Creta e Vincenzo Cerami. È nata nel 2003 su commissione del governo greco, per essere eseguita fra le rovine dell’isola di Delos come spettacolo inaugurale dei giochi olimpici di Atene. Un’altra commissione, quella del Théâtre National de Chaillot, permette la nascita di Concha Bonita, création musicale: uno spettacolo che si colloca a metà strada fra l’opera e la commedia
musicale, composto su libretto di René de Ceccatty e Alfredo Arias, applaudito dal pubblico parigino nella stagione 20022003. Nel 2005 Concha Bonita viene tradotto da Cerami e Piovani per l’edizione italiana andata in scena all’Ambra Jovinelli di Roma e poi replicata in tutta Italia per quattro stagioni.
«In Italia ilTeatro musicale soffre di un grave pregiudizio: e stato per anni considerato teatro d’evasione, leggero, culturalmente poco significante. La cultura egemone conformista italiana ha sempre vissuto la musica in teatro radicalizzata nei due generi estremi: Teatro Lirico da un lato, cioè teatro museale custode della tradizione, eTeatro di Rivista dall’altro, cioè teatro di ballerine che sgambettano e fantasisti che intrattengono.Tutto ciò ha impedito la ricerca di quelle potenzialità espressive che ha la parola teatrale quando è coniugata con la musica teatrale, sia nel genere comico, sia nel genere drammatico o tragico. Il teatro cosiddetto di cultura dei teatri stabili, il teatro di ricerca, il teatro di sperimentazione, hanno scavato molto di più sull’aspetto visivo che su quello sonoro della lingua teatrale».
Per commemorare i cento anni dalla nascita della Cgil, nel 2006 Piovani compone e dirige, su testo di Cerami, La cantata dei cent’anni. Nel 2009, su testo di Eduardo De Filippo, scrive la cantata sinfonica Padre Cicogna, rappresentata al teatro San Ferdinando di Napoli per i venticinque anni dalla scomparsa dell’autore: in scena, Luca De Filippo (voce recitante) e l’orchestra del San Carlo diretta dallo stesso Piovani.
«La possibilità di lavorare in chiave sinfonica su un testo di Eduardo, collaborando con Luca de Filippo, la considero una delle massime soddisfazionI che il mio lavoro mi ha dato».
Fra le tante esecuzioni sinfoniche di musiche da film, se ne segnalano due: quella del 1994 a Johannesburg, che per la prima volta nella storia del Sudafrica ha visto in palcoscenico un’orchestra di strumentisti bianchi e una cantante di colore, e quella del 2002 al Festival di Cannes, in occasione di una leçon de musique che Piovani ha dedicato alla musica nel cinema di Fellini. L’ultimo lavoro cinematografico di Nicola Piovani è la musica scritta per il film francese La Conquete di Xavier Durringer, su la ascesa al potere di Nicolas Sarkozy, musica registrata a Dicembre 2010.
«Da un po’ di tempo sto pensando a una nuova opera musicale che mi piacerebbe molto portare in scena entro il 2011. Si tratta di una suite per pochi strumenti e voci registrate, ispirata ai viaggi di Ulisse, alla commovente attualità – o forse eternità – di questo eroe dal multiforme ingegno. I suoi viaggi hanno ancora molto da dirci, sono ancora capaci di proiettare una luce inedita sui nostri piccoli percorsi quotidiani».
Nel 2008 è stato nominato Chevalier dans l’ordre des Arts et des Lettres dal ministro francese della Cultura, onorificenza conferita alle personalità che si sono distinte per le loro creazioni in campo artistico e letterario.
Nessun commento:
Posta un commento