Fino al 10. VI. 2012
Tintoretto
Roma, Scuderie del Quirinale
Uno spettacolare viaggio attraverso la vita e l’arte del “pittore regista”, che lascia senza fiato e mette finalmente nella giusta luce l’aspetto “dionisiaco” della pittura veneta.
È lo stesso curatore della mostra, Vittorio Sgarbi, a parlare in questi termini di Jacopo Robusti, noto come Tintoretto (per il mestiere svolto dal padre, tintore di panni di seta): la definizione di “pittore regista”, come sottolinea lo stesso critico, è stata coniata da Jean– Paul Sartre per sottolineare la predilezione dell’artista verso visioni spaziali ardite e spettacolari, anticipatrici dell’arte cinematografica. Il dinamismo delle composizioni prevale sulla cura dell’esecuzione pittorica, che è volutamente veloce, travolgente, spiccatamente narrativa. Proprio questa rapidità è valsa all’artista una storia critica sfortunata, a partire dal giudizio del Vasari che lo accusa di lavorare “a caso e senza disegno”, fino ad arrivare a Longhi, che lo denomina “genio soffocato dalla facilità”. Questa mostra è espressione di una rivalutazione critica nei confronti del Tintoretto, riconsiderato in virtù dell’originalità delle sue invenzioni narrative e compositive, dell’uso libero del disegno e del colore (secondo la tradizione, nella sua bottega avrebbe affisso il motto “colore di Tiziano, disegno di Michelangelo”) e del ritmo drammatico e concitato che esprime nei suoi quadri.

Tintoretto, Il miracolo dello schiavo,
1548, Venezia, Gallerie dell'Accademia
All’ingresso dello spazio espositivo balza davanti ai nostri occhi, con tutta la sua imponenza (quasi cinque metri per lato!) la tela del Miracolo dello schiavo, dipinta per la Scuola Grande di San Marco nel 1548. Essa rappresenta l’intervento miracoloso del santo, che scende dal cielo in un ardito scorcio prospettico per salvare uno schiavo a lui devoto in procinto di essere torturato e ucciso: tutto è costruito in modo tale da coinvolgere emotivamente lo spettatore, a partire dall’illuminazione ricca di contrasti fino agli atteggiamenti variati dei personaggi. Proseguendo nella visita, degna di nota è la rappresentazione del Trafugamento del corpo di san Marco (uno dei tre teleri consegnati dall’artista alla Scuola Grande di San Marco nel 1566), in cui l’artista crea un’atmosfera visionaria, dominata da una luce incandescente, in cui il gruppo dei trafugatori con il santo tra le braccia avanza verso il primo piano, contro uno sfondo dall’aria spettrale e dominato da una vertiginosa fuga prospettica.
Le tensioni spaziali e compositive di queste opere risultano invece placate in raffigurazioni come La Santa Maria Egiziaca in meditazione e la Santa Maria Maddalena leggente (1582-1587) della Scuola Grande di San Rocco — restaurate proprio in occasione della mostra — in cui l’impianto luministico è raffinatissimo e altamente suggestivo e la natura si fa specchio degli stati d’animo.
Al piano superiore l’esposizione prosegue con una serie di ritratti eseguiti dall’artista veneto, chiari indicatori della sua abilità nel catturare l’interiorità dei personaggi: abilità che si riscontra anche nei due bellissimi autoritratti, posti all’inizio e alla fine della mostra, raffiguranti il pittore da giovane e da anziano. Oltre ai quadri religiosi e ai ritratti, sono presentati al pubblico anche alcuni dipinti di soggetto mitologico (tra cui spicca il Venere, Vulcano e Marte dell’Alte Pinakothek di Monaco), che mettono in luce l’aspetto sensuale della pittura di Tintoretto. Sensualità che si sprigiona anche da un quadro a soggetto biblico, Susanna e i vecchioni (1555 ca.), uno dei capolavori indiscussi dell’artista veneto, in cui è rappresentata, in un vasto giardino misterioso, una giovane ignuda in atto di specchiarsi ignara degli sguardi lussuriosi di due vecchi che la spiano. Il corpo della ragazza è plasmato morbidamente dalla luce della sera e, più che un’eroina biblica, sembra una Venere o una ninfa pagana.

Tintoretto,Susanna e i vecchioni,
1555 ca., Kunsthistorisches Museum Wien, Gemaldegalerie
Per completare il percorso espositivo e arricchirlo ulteriormente, un’intera sezione è dedicata alle opere di artisti che si sono confrontati con Tintoretto nello stesso periodo, come Tiziano — di cui è presente l’Annunciazione di San Domenico Maggiore a Napoli —, Parmigianino, Jacopo Bassano e Veronese: quest’ultimo definito da Sgarbi “apollineo” rispetto al “dionisiaco” Tintoretto. La mostra si conclude infine con la drammatica Deposizione di san Giorgio Maggiore (1594) , opera che segna la chiusura, oltre che della mostra, anche della vita terrena del grande artista, destinato però ad una fama immortale.
Un appuntamento imperdibile dunque all’interno del panorama culturale romano, che appassionerà non solo gli amanti delle arti visive, ma anche i cultori di cinema e teatro (nonché di letteratura, dato che i testi che accompagnano la mostra sono opera della scrittrice Melania G. Mazzucco), grazie a quella miscela esplosiva di “ingredienti” condensati nella figura di colui che è stato definito dal Vasari come «il più terribile cervello che abbia mai avuto la pittura».
adriana farina
mostra visitata in anteprima il 24 febbraio 2012
Dal 25 febbraio al 10 giugno 2012
Tintoretto
A cura di Vittorio Sgarbi
Scuderie del Quirinale
Via XXIV Maggio 16, Roma
Orario: da domenica a giovedì dalle 10.00 alle 20.00; venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30.
L’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura.
Ingresso: intero € 10; ridotto € 8.50
Catalogo Skira;
Info e prenotazioni: singoli, gruppi e laboratori d’arte tel. 06.39967500; scuole 06.39967200;
sito internet: www.scuderiedelquirinale.it
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