Dietro lo pseudonimo Fiscer, si nasconde un giovane artista, Francesco Saverio Russo pittore e scultore (classe ’84). Promulgatore della cosiddetta Money art, Francesco sogna di poter riuscire a diventare padre di una nuova corrente artistica incentrata sulla riflessione, sull’analisi della situazione attuale, in un mondo dominato sempre più dal dio denaro. La tecnica utilizzata è olio e collage. Ma non un qualsiasi tipo di collage, Francesco utilizza delle vere e proprie banconote. Le sue opere sono nate per mostrare al mondo che il denaro è collegato ad alcuni grossi mali che piagano la società attuale. I temi più delicati come la fame nel mondo, la corruzione, l’avarizia, i sogni di gloria legati alle più oscure ambizioni di dominio e grandezza. In un mondo in cui molti pensano ad arricchirsi, piuttosto che cercare di risolvere i problemi dell’umanità, Fiscer mira, con le sue opere, a sensibilizzare gli osservanti. Le sue opere parlano dietro il colore e la forma, vogliono ribellarsi, spezzare le catene che opprimono un’umanità sempre più legata all’avidità, alla voglia di avere sempre di più. Molti degli atti criminali sono compiuti per volere del denaro, desiderio di ricchezza che non rende l’uomo libero, ma sempre più schiavo. Un quadro esemplare è senza dubbio “Avarizia e povertà” dove, accanto ai bambini del terzo mondo destinati alla morte, morte che si evince non solo da un’inquietante certezza insita in ognuno di noi, ma dalla presenza di una bara, si erge una croce. La croce simbolo da tutti immediatamente legato alla Chiesa e facilmente riconducibile alla religione, in questo caso non ha un significato salvifico. Siamo lontani dai primi simboli cristiani, simboli in cui era visibile un’aurea di salvezza. Qui la croce è realizzata attraverso un collage di banconote, tutto ciò a rappresentare il potere della Chiesa e la sua ricchezza. Forte quindi la contrapposizione e il messaggio che Fiscer ci vuole trasmettere. In “Azzardo” e “Bluff mortale” il tema è quello del gioco, carte da poker e banconote mostrano il pericolo insito dietro un qualcosa che apparentemente dovrebbe solo creare divertimento, ma che spesso giunge a irretire l’uomo fino a fargli perdere tutto, forse anche l’anima. Si spazia perfino nel mondo del calcio e delle scommesse, sportive e non. Proprio in questi giorni in cui i Tg trasmettono in maniera quasi martellante la problematica del Calcio – scommesse Fiscer ci ricorda come calciatori, arbitri, sono tutti venduti per denaro. Si arriva a vendere la propria squadra e i propri compagni per soldi. Questo leggiamo in “Arbitro corrotto” dove campeggia la figura di un arbitro che perde letteralmente la testa per il denaro. Fiscer infatti non raffigura la testa del suo arbitro. Le motivazioni potrebbero sì essere legate all’impossibilità di mostrare il volto del colpevole e quindi motivazioni di tipo giuridico e pratiche, ma anche alla volontà di porre un messaggio dalle tinte fosche, accese, nell’opera. Difatti, se avesse solo avuto complicazioni a livello legale, avrebbe potuto limitarsi a oscurarne il volto. “Divieto di pace” ci rende consapevoli di come sia impossibile avere la pace nel mondo finché il dio denaro dominerà l’uomo. Questo dio viene invocato in preghiera in “Mani di preghiera” e in “Dio denaro”, qui si esemplifica la miseria dell’uomo che crea questa nuova divinità facendole assumere un ruolo centrale nella propria esistenza. Si prosegue con “Denaro burattinaio” che costituisce la fase successiva dell’elezione a dio. Fiscer insiste molto su alcuni dei vizi principali dell’uomo ne vediamo un esempio in “Monopolio mortale” riferito all’alcolismo e “La mia morte il tuo guadagno” legato al fumo. “Si può dire che la mia sia una sorta di pittura – messaggio” - dice Fiscer – aggiungendo che: “Il mio quadro una volta appeso a parete non servirà solo come “oggetto” di arredamento ma sarà un invito a riflettere ogni volta che verrà un ospite e lo noterà, sarà oggetto di discussione e non soltanto di apprezzamento artistico.”
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maria merola
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