
Fino al 06.I.2013
A proposito di Marisa Merz
MAXXI - Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo
Il MAXXI si rinnova: la recente acquisizione di un’opera della Merz diventa il nucleo per il nuovo percorso museale.
Il 27 gennaio è stata inaugurato il nuovo percorso museale nella galleria 4 del MAXXI, dedicato alla signora dell’Arte Povera: Marisa Merz. Punto focale della mostra è un’installazione recentemente acquistata dal museo e realizzata tra il 2009 e il 2010 dall’artista torinese. Nell’opera sono combinati tutti i materiali da lei prediletti e che hanno caratterizzato la sua ricerca artistica: argilla, pietra, rame e carta dialogano insieme all’interno di uno spazio ben delineato e in comunicazione con l’ambiente circostante. Uno spazio privato e pubblico allo stesso tempo, dove la forma concava del grande dittico sembra abbracciare e accogliere lo spettatore al suo interno, nel quale verrà svelata una dimensione raccolta e di intima riflessione. Se è vero che l’antico nobiliti il contemporaneo, è vero anche il contrario; infatti la Merz ha saputo rende omaggio all’arte sacra italiana recuperando l’emblematico tema della Sacra Conversazione, con fluttuanti figure angeliche e l’utilizzo simbolico del colore blu. L’aspetto visionario di molte opere di Marisa Merz, è dato proprio da quelle figure, che riflettendosi sulla lastra di rame adagiata a terra, sembrano uscire dal loro spazio circoscritto e entrare in quello dello spettatore.
È proprio questa installazione a tracciare le trame dell’intera collezione, composta non solo da opere dell’artista, ma anche da un’installazione di Mario Merz, e intorno alla quale ruotano le opere delle artiste della generazione successiva: Rosa Barba, Elisabetta Benassi, Ketty La Rocca, Luisa Lambri, Claudia Losi, Paola Pivi, Rosemarie Trockel, Kara Walker; le quali proseguendo la ricerca tracciata dalla corrente dell’Arte Povera, ne hanno ampliato la portata arricchendola di una dimensione esistenziale.

Senza Titolo, 2010. Legno, pietra, terracotta e rame.
A partire dagli anni settanta Marisa Merz inizia a lavorare alla serie delle “Teste”. Le piccole sculture in cera o argilla sono una continua sperimentazione sulla materia, con la quale vengono delineate i contorni di figure femminile, a metà tra l’autoritratto e la rappresentazione di silhouette eteree ed evanescenti. Nel corso degli anni il processo manuale diventa sempre più evidente, fino a perdere qualsiasi appiglio alla realtà e diventando sempre più incorporee alla maniera di Medardo Rosso.
Il MAXXI espone una “Testa” realizzata nel 1983 in bronzo, caratterizzata da mani affusolate che racchiudo la testa in un abbraccio, introducendo così quell’immancabile aspetto privato dell’artista, che rievoca la protezione materna per sua figlia.
Femminilità, intimità e spiritualità diventano il comune denominatore della collezione esposta al museo. Figure femminili ultraterrene, inquietanti e attraenti allo steso tempo, sono le protagoniste delle serie di dipinti degli anni ottanta, come anche della serie dei “Cartoni blu”. Lo stesso accade per gli strumenti musicali, dalle forme evanescenti, appena accennate che rimandano alla semplicità della musica attraverso un complesso accostamento di materiali diversi. Si tratta dell’opera appartenente alla serie “Violini”, sculture in paraffina, piombo e legno in cui un getto d’acqua dona sonorità a questo silenzioso strumento musicale.
"Non c'è mai stata alcuna separazione tra il mio lavoro e la mia vita", ha dichiarato l’artista. Una frase che riflette chiaramente come il problema della dicotomia tra arte-vita è posto al centro del suo processo creativo. La continua oscillazione tra dimensione pubblica e privata ha portato alla realizzazione di opere discorsive, che dialogano con lo spettatore raccontandogli della loro esistenza, generata da fatti privati dell’artista come la nascita della figlia Bea, alla quale sono dedicate molte delle sue opere, ricordiamo “Scarpette” (1966) e “Altalena per Bea” (1968). “Quel che bisogna misurare non è la dimensione della tela, ma è la propria memoria. L’arte è una cosa mentale”, così l’artista ha definito il suo processo mentale, una continua ricerca di equilibrio tra la materia e il sentimento.
Il ménage di materiali “poveri” appartenenti alla dimensione del quotidiano, sembrano derivare dagli assemblaggi di Picasso e dai mobile di Calder, introducendo così nell’opera la nozione di gioco e di piacere. Un interesse, quello per le qualità dei materiali, che si traduce in una progettualità semplice, grazie all’utilizzo di tecniche manuali tradizionalmente considerate artigianali o prerogativa del lavoro femminile, sovvertendone però la destinazione, negandone la funzionalità quotidiana e dotandole di piena dignità artistica. I materiali privilegiati dall’artista sono leggiadri e vibranti, lavorati prevalentemente con gesti semplici ed essenziali: la lana, la cera, il sale, il filo di rame, il nylon, la paraffina. Le sue opere sono sempre caratterizzate da una vena lirica e visionaria, legata alla dimensione intima e privata, tratto quest’ultimo che la allontana progressivamente dagli artisti dell’Arte Povera.
Marisa Merz nasce a Torino nel 1931. Nel 1950 incontra Mario Merz che presto sposerà e dal quale avrà una bambina, Beatriz (Bea) Merz. Esordisce nel 1966 con un’esposizione organizzata nel proprio studio. Nel 1968 partecipa alla collettiva “Arte Povera + Azioni Povere” curata da Germano Celant ad Amalfi. Nel 1972 partecipa alla XXXVI Biennale di Venezia, dove presenta “Ad occhi chiusi gli occhi sono straordinariamente aperti”. Tra le altre tappe importanti della sua vita ricordiamo inoltre la partecipazione alla mostra "Identité Italienne: l'art en Italie depuis 1959" organizzata al Centre Georges Pompidou di Parigi (1981); Documenta 7, Kassel (1982); "The Italian Metamorphosis,1943-1968" al Guggenheim Museum, New York (1994). E le mostre personali: Centro Pompidou, Parigi (1994); Stedelijk Museum, Amsterdamal (1996); Museo Madre, Napoli (2007). Nel 2001 ha ricevuto il premio alla carriera alla Biennale di Venezia. Attualmente vive e lavora a Torino.
roberta fratini
A proposito di Marisa Merz.
26 gennaio 2012 – 6 gennaio 2013
MAXXI - Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo
via Guido Reni 4 A, Roma
martedì- domenica 11.00-19.00
sabato 11.00-22.00
ingresso: €11; ridotto: €8-4
info: tel. 06 39967350
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