martedì 31 gennaio 2012

La trappola e la nudità

La trappola e la nudità” di Walter Mauro ed Elena Clementelli, Giulio Perrone Editore, è stato presentato la sera del 30 gennaio 2012 presso la libreria Feltrinelli, Galleria Alberto Sordi, Roma. Un evento durante il quale è stato mostrato il risultato di un percorso iniziato da molto tempo. Un progetto nato negli anni 70 e pubblicato dopo più di trent’anni in grado di fornire una nuova ed innovativa chiave di lettura. Vita e letteratura, lavoro letterario ed esistenze in periodi e momenti duri.
Un libro che nelle sue pagine ripercorre il sottile filo della letteratura novecentesca e cerca di esplicare attraverso alcuni autori, il particolare rapporto con il potere.
Interviste a scrittori del calibro di Heinrich Böll, Jean-Paul Sartre, Philip Roth, Eugenio Montale, Pablo Neruda, Gabriel García Márquez che attraverso le loro parole dipingono i tratti del particolare e a volte difficile con il potere religioso, economico, politico e sociale. Autori che sono simboli di un’epoca passata ma quanto mai presente.
Il sogno dell’arte per l’arte si incontra e sgretola contro la realtà, l’artista prova ad essere solo se stesso con pregi e difetti e tenta di mantenere questa utopia anche dinanzi ad ogni forma di potere.
“Se una classe dirigente pensa che a un certo punto le Madonne vanno fatte come le faceva Raffaello, e viene Picasso che fa una Madonna con tre occhi, non gli sta bene... e mette dentro Picasso”, affermò Moravia ( p. 220). Ed insieme a lui troviamo gli scrittori italiani che hanno fatto la storia: Paolini, Pavese, Maraini, Morante. Tutti insieme per raccontare del problema politico che diviene letterario perché la realtà si ripercuote inevitabilmente sulle pagine dei libri.
“… e il fatto che avessi una vocazione molto precoce per la letteratura, ma per la letteratura intesa come letteratura, non mi si aprì la porta della vita politica, fino a Gli indifferenti.
Da quel momento, me ne son dovuto occupare per forza, di politica, perché il libro fu accolto molto bene dal pubblico e molto male dal regime fascista, il quale allora non aveva ancora una politica culturale, però era abbastanza sensibile a certe cose, per esempio avrebbe voluto indubbiamente una letteratura che dipingesse a colori rosei la vita sociale italiana, mentre invece Gli indifferenti non offrivano questa visuale, per nulla. Questa è in fondo la ragione principale dell’inizio della mia coscienza politica. Ma non avevo un grande interesse, intendiamoci, capivo soltanto che c’era qualcosa che non andava, ecco tutto..”, raccontò Moravia (p. 223).
Si viaggia comodamente ed in modo armonico da uno scrittore all’altro, da un paese all’altro.
Márquez all’indomani della morte di Allende e della tragedia cilena, disse che “non è possibile cambiare la forma del mondo senza provocare terremoti della terra… Il Cile non era un ‘caso speciale’, anzi era il paese latino-americano più vulnerabile, perché dominato dal romanticismo della legalità”. C’è la possibilità di costruire un’alternativa sociale perché la speranza è l’ultima a morire: “adesso il Cile s’è svegliato, e io credo che si sia svegliato per sempre”. Parole forti ma di speranza, che riportano alla mente le considerazioni di M. Weber sui tipi di poteri puri: legittimo o razionale, tradizionale e carismatico. Quest’ultimo è in diretta interconnessione con l’uomo, in questo caso lo scrittore, e la realtà. Solo attraverso la storia è possibile conoscere noi stessi ed evitare gli errori passati come il potere ideologico che diviene concreto e pericoloso se estremizzato nell’attuazione. Europa e Sud America, due continenti uniti dalla storia e dal lavoro di scrittori immortali che hanno narrato episodi di fascismo, nazismo, comunismo. Forme di potere assoluto che hanno segnato diverse epoche.
Le pagine del libro si aprono come delle finestre su scenari diversi, ma accomunati da pensieri e parole. “… Ne scaturiscono spezzoni biografici che mai vanno scissi dal lavoro creativo, e in questa connessione risiede l’attualità di chi confessa un gesto, un’azione, una riflessione, nati tutti da una condizione di impotenza più o meno coatta, del dichiarare la propria natura di uomini, di creature pensanti. I tempi sono cambiati, è vero, in peggio noi crediamo, ma il nostro pensiero non conta più di tanto: è invece l’eternità tenace del giudizio, del verdetto, della condizione umana nei suoi più alti significati, a stabilire il legame indissolubile fra passato e presente, poiché la prevaricazione dell’uomo sull’altro da sé configura un seme malefico e lacerante che non si rimargina, lascia il segno. Solo la parola, baluardo insostituibile di difesa e di accusa, possiede in sé la forza, il vigore della protesta. Sono le ragioni, queste, per cui le confessioni di tutti questi amici, alcuni dei quali purtroppo scomparsi, rappresentano il più profondo e tenace legame, fra un passato esaltante e un presente arido e sordo.
(tratto dalla scheda del libro)

Sul sito dell’editore Giulio Perrone, è possibile inoltre scaricare e leggere l’incipit dell’opera

fabiana traversi

Nessun commento:

Posta un commento