sabato 14 gennaio 2012

Il Segno della luce

Kim Minjung

25 gennaio – 4 marzo 2012
MACRO Testaccio

INAUGURAZIONE: MARTEDÌ 24 GENNAIO 2012 ALLE ORE 18.00
a cura di Gianluca Ranzi


Kim Minjung (Gwangju, 1962) è un’artista ponte tra la cultura orientale e quella occidentale, che ben conosce essendo giunta in Italia dalla Corea nel 1991 per seguire i corsi dell’Accademia di Brera a Milano, città dove tutt’oggi ha conservato uno studio e risiede per lunghi periodi.

La mostra “Kim Minjung. Il Segno della luce” a cura di Gianluca Ranzi, dal 25 gennaio al 4 marzo 2012 al MACRO Testaccio presenta un grande lavoro ideato e realizzato appositamente per questa occasione dall’artista.
È un’opera di circa trenta metri che appartiene al ciclo Mountains, una serie di lavori che Kim Minjung ha cominciato a realizzare dalla fine del 1997 e in cui la luce gioca un ruolo fondamentale creando un gioco impalpabile di trapassi atmosferici dal grigio perla al nero assoluto.

La genesi di questa serie si trova in un’occasione particolare: una passeggiata all’alba, una roccia sul mare, l’osservazione delle onde. L’artista entra in risonanza con quel primo impulso sensoriale e si rapporta con l’infinità del tutto. In Mountain luce, oscurità e colore sono resi con delicatissime pennellate sovrapposte che paiono creste montuose o ondate sonore che continuano a vibrare e a comporsi in una infinità di toni digradanti.

Altri lavori, che mostrano l’evoluzione del percorso pittorico di Kim Minjung, proseguono e completano la mostra. In essi risulta evidente come la combinazione di pieno e di vuoto sia una delle caratteristiche del lavoro dell’artista, ottenuta attraverso la sapiente composizione di sottilissime carte colorate unite all’uso del pennello, della china e della bruciatura: il colore e le forme si legano allo sfondo, sembra materialmente che lo buchino, lo attraversino da una parte all’altra. Le opere contengono una miriade di punti, cerchi, filamenti e striscioline, che creano uno spazio di risonanza col mondo organico e che richiamano la metamorfosi continua delle forme naturali. Anche l’elemento del fuoco, usato per bruciare i bordi delle sottilissime carte che a strati compongono l’immagine, è simbolo della mutazione istantanea degli elementi inseriti nel divenire naturale che distingue la vita delle cose.

In questi lavori un filamento di china può divenire materia organica e organizzarsi in una famiglia di terminazioni nervose che fluttuano nello spazio dell’opera, il Nautilus assume la forma della spirale e richiama alla rigenerazione delle cose, le striscioline di carta bruciate ai bordi e sovrapposte nel ciclo delle Stories si organizzano in fasce verticali che sembrano racchiudere il segreto dei codici genetici, o altre volte, come negli Untitled, i piccoli tondi di carta si aggregano in strutture via via sempre più complesse che segnano e movimentano la superficie ecru della carta di fondo, testimoni del passaggio di stato da una condizione all’altra, della circolarità tra la vita e la morte.

La mostra “Kim Minjung. Il Segno della luce” a cura di Gianluca Ranzi, è promossa dal Ministero degli Affari Esteri, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovraintendenza ai Beni Culturali, Camera di Commercio di Roma, con il supporto organizzativo e i servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

Questa esposizione fa parte del programma della Biennale Internazionale di Cultura Vie della Seta che, grazie alla sinergia tra il Ministero degli Affari Esteri, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Roma Capitale, ha in programma tra ottobre 2011 e febbraio 2012, undici mostre - che spaziano dalla storia all’archeologia, dall’arte contemporanea all’attualità - e un ricco calendario di conferenze ed eventi.


Biografia Minjung Kim
Minjung Kim nasce a Gwangju, nella Repubblica Coreana, nel 1962.
Fin dall'età di dieci anni, per volontà della famiglia, intraprende studi di pittura con diversi maestri, tra i quali anche il celebre acquerellista Kang Yeon Gyun e, dai tredici ai ventinove anni,
di calligrafia orientale. Quest'ultimo insegnamento le permette di addentrarsi nei fondamenti della tradizione speculativa asiatica.

Come sostiene Giangiorgio Pasqualotto in un suo illuminante saggio, la peculiarità della scrittura orientale "è costituita dal fatto che essa è in grado di designare non solo la struttura propria di ciascun oggetto, ma anche e soprattutto l'azione, il potere attivo, l'efficacia che quell'oggetto - sia esso materiale o ideale - possiede e dispiega. Questa capacità di rendere visivamente l'attività o l'efficacia della realtà è in perfetta consonanza con il modo stesso di intendere l'universo da parte della più antica tradizione cinese, quella taoista classica, la quale ha da sempre considerato tutto ciò che è reale non come un insieme di oggetti, ma come un universo infinito di processi: in base a questa concezione del mondo ogni cosa, anche quella apparentemente più inerte, è dotata di un potere attivo, di un'energia che non è secondaria rispetto alla sua essenza" (G. Pasqualotto, "La via della scrittura", Genova 1992).
Lo studio della scrittura non solo trasmette a Minjung questa visione del mondo, ma le insegna anche a comunicarla grazie all'uso estremamente controllato del pennello,
che 'canalizza' l'energia e la fa convergere sulla carta.

Quando, nel 1980, si iscrive all'università Hong Ik di Seoul, Minjung ha già ricevuto una formazione artistica molto dettagliata, che si completa attraverso lo studio approfondito della pittura orientale con i maestri Ha Taejin, Song Sunam e Hong Sukhchang.
Dopo aver completato il corso di studi universitari nel 1985, Minjung si iscrive a un master post-laurea presso lo stesso ateneo e si diploma con una tesi sui quattro materiali fondamentali della pittura a inchiostro (la carta di riso, il pennello, il pigmento dell'inchiostro e la pietra che fa da supporto alla sua macinazione).

Nel 1991 decide di trasferirsi in Italia.
L’incontro con la civiltà occidentale - che la sorprende per la grande varietà di forme, di opzioni estetiche, ma anche di stili di vita che la caratterizza - le fa scoprire la possibilità di costruire una dimensione strettamente individuale, nella quale vivere con una grande libertà espressiva la propria condizione di artista. Allo stesso tempo l’incontro con l’Occidente le permette di riscoprire l’autentico significato di alcuni gesti emblematici della propria civiltà d’origine, come l’attenta preparazione spirituale effettuata prima dell’attività pittorica, e il rito del te, inteso come verifica del proprio stato d’animo.

Nello stesso anno si iscrive all'Accademia di Brera, a Milano.
Qui ha modo di conoscere non tanto i fondamenti della pittura europea, già affrontati nell'ambito degli studi universitari intrapresi in Corea, quanto piuttosto di analizzare le opere di quegli artisti occidentali che, nel corso del Novecento e in modo non sempre consapevole, hanno compiuto ricerche analoghe a quelle di molti pittori orientali.
In particolar modo, alcuni dipinti di Paul Klee, Franz Kline e Robert Motherwell la spingono a iniziare un nuovo percorso estetico, in cui si allontana progressivamente dalla tradizione figurativa per condurre una ricerca sul valore espressivo del segno e della macchia, due elementi stilistici che si combinano perfettamente con quella 'visione processuale del mondo' e quella capacità di 'canalizzazione dell'energia' apprese entrambe con lo studio della calligrafia.
Questa svolta è dettata anche dalla frequentazione in Accademia dei corsi di pittura tenuti da Maurizio Bottarelli, che incentra le sue lezioni sulle qualità percettive della macchia e sulla sperimentazione della tecnica dell'acquerello. Da Diego Esposito, con cui svolge gli ultimi due anni di studi accademici e in seguito si diploma, Minjung apprende invece i fondamenti delle avanguardie concettuali e quella grande disinvoltura espressiva che caratterizza le più recenti tendenze artistiche.

La contaminazione fra concezioni e tecniche sia orientali che occidentali prosegue anche al di fuori dell'Accademia. Nel suo lavoro pittorico - che si svolge sempre a terra, come vuole la tradizione orientale, perché la terra, dal punto di vista sia letterale che metaforico, è il supporto basilare per qualsiasi dipinto - Minjung tende a servirsi dell’acquerello in modo sempre più concentrato, al fine di esprimere efficacemente l'intensità dell'energia rappresa nel colore. Nelle opere realizzate dal 1998, inoltre, la carta, utilizzata in più strati sovrapposti, subisce delle combustioni che, oltre a generare un senso di tridimensionalità, consentono di percepire una dimensione cronologica, di avvertire la stratificazione del tempo emblematizzata dalla successione di superfici cartacee.

Attualmente vive e lavora tra l'Italia, la Francia e gli Stati Uniti.


Kim Minjung
Il Segno della luce
a cura di Gianluca Ranzi
25 gennaio – 4 marzo 2012
MACRO Testaccio
piazza Orazio Giustiniani 4, Roma
Orari: martedì-domenica ore 16.00-22.00
(la biglietteria chiude 30 minuti prima)
Ingresso: intero 11 €; ridotto 9 €
Info
tel. +39.06.0608



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