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lunedì 14 gennaio 2013

CHUNG GA OPLA - DANH VO

L’Accademia di Francia a Roma - Villa Medici

presenta

CHUNG GA OPLA 
DANH VO


11 gennaio - 10 febbraio 2013
MOSTRA
grandes galeries – Villa Medici

La mostra personale di Danh Vo – Chung ga opla # in programma a Villa Medici dal 11 gennaio al 10 febbraio 2013 – costituisce la seconda tappa del percorso espositivo a cura di Alessandro Rabottini incentrato sul tema dell’Accademia.

Nato a Saigon, nel 1975, Danh Vo si è imposto in pochi anni come una delle voci più singolari nel panorama artistico internazionale in virtù del linguaggio con cui tratta i grandi temi della storia – come il colonialismo, l’imperialismo economico e culturale, il rapporto tra Occidente e Oriente e la guerra – da un punto di vista del tutto personale. Il suo lavoro fonde l’autobiografia con le grandi narrazioni, facendo collassare la divisione tra Storia e storie, tra la dimensione del vissuto individuale e l’orizzonte degli eventi mondiali. 

All’età di quattro anni Danh Vo, insieme alla sua famiglia, lascia il Vietnam alla volta della Danimarca, al termine di una successione di eventi storici che hanno coinvolto tanto il suo Paese di origine quanto le precedenti generazioni della sua famiglia. L’esperienza della guerra, la divisione del Paese, la conquista francese e la conversione al cattolicesimo… questi e altri traumi collettivi entrano nel lavoro di Danh Vo in una costante fusione di passato e presente, di violenza e di poesia, di distruzione e di trasformazione. In occasione della mostra a Villa Medici Danh Vo ha realizzato una serie di interventi in collaborazione con i suoi familiari. 

L’intimità di questa situazione fa da contraltare alla monumentalità del contesto che la ospita, in una fusione di quotidianità e ufficialità che il titolo amplifica. Chung ga opla, infatti, è la traduzione fonetica dell’espressione vietnamita che indica le uova al tegamino (in francese “œuf au plat”). Evoca l’immagine della condivisione mattutina del cibo come rito di unità. All’interno delle sue installazioni di oggetti trovati e manipolati, l’artista sviluppa un linguaggio formale che contempla riferimenti all’arte post-minimalista e all’Arte Povera, alla museografia di natura etnografica e archeologica, al display commerciale, allo spazio e al teatro.

La mostra a Villa Medici sarà costituita da un’alternanza di opere esistenti e di lavori realizzati per l’occasione, all’interno di un progetto inedito e ideato per l’Accademia di Francia a Roma. 

La mostra Danh Vo - Chung ga opla, fa parte di un ciclo di tre mostre personali che completa idealmente il percorso espositivo iniziato con il Teatro delle Esposizioni #3 e svoltosi a Villa Medici nel giugno e nell’ottobre del 2012. Questo ciclo indaga, sul concetto di Accademia in quanto spazio simbolico dove l’idea della presunta neutralità dell’arte si sovrappone al concetto di identità nazionale, e all’interno del quale si incontrano le dimensioni della storia, della tradizione, della politica e della cultura. Ciascuno con il proprio linguaggio tutti e tre gli artisti coinvolti in questo progetto esplorano la Storia dell’Arte come un luogo attraversato da molteplici forze: le ideologie politiche, gli scenari dell’economia, le narrazioni storiche dominanti e i rimossi della coscienza collettiva. 

La mostra Danh Vo - Chung ga opla segue il progetto di Patrizio Di Massimo IL TURCO LUSSURIOSO (23 novembre – 16 dicembre 2012) e anticipa la personale di Victor Man in programma per la fine di giugno 2013.

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Questo ciclo di mostre, infatti, esplora il concetto di Accademia nei suoi molteplici significati, intrecciando riflessioni di carattere storico, estetico e politico.

Negli anni più recenti il dibattito artistico a livello internazionale si è concentrato su una serie di tematiche relative ai processi di educazione e di trasmissione del sapere, alla sopravvivenza delle ideologie del passato nel mondo presente e alla possibilità che l’arte visiva funzioni come uno spazio dove progresso e anacronismo si fondono. 

Il concetto di Accademia diventa allora un prisma all’interno del quale è possibile manifestare le possibilità e le contraddizioni del nostro tempo nella sua relazione con la tradizione. La figura dell’Accademia può, infatti, essere esplorata come il luogo – fisico, culturale e metaforico – dove la trasmissione di un sapere artistico specifico porta con sé una storia più complessa, fatta di una visione del mondo che, in modo più o meno esplicito, evoca i traumi della storia e i rimossi dell’ideologia. 

Danh Vo (1975, Saigon, Vietnam. Vive e lavora tra Berlino e New York) ha recentemente vinto il prestigioso Hugo Boss Prize (2012). Al premio corrisponderà una mostra personale al Guggenheim di New York in programma per il marzo del 2013. Sempre nel 2013 sono in programma mostre monografiche dell’artista presso il Musée d’art moderne de la Ville de Paris e presso il Museion di Bolzano. Mostre personali sono state dedicate a Danh Vo da prestigiose istituzioni come la Renaissance Society di Chicago, la National Gallery di Copenhagen, la Kunsthaus Bregenz (tutte nel 2012); la Kunsthalle Fridericianum di Kassel (2011); la Kunsthalle di Basilea (2009) e lo Stedelijk Museum di Amsterdam (2008).

giovedì 27 dicembre 2012

SOULAGES XXI SECOLO



Accademia di Francia a Roma - Villa Medici
presenta

SOULAGES XXI SECOLO


Pierre Soulages
2 marzo – 16 giugno 2013
Villa Medici  - Grandes Galeries

L'Accademia di Francia a Roma - Villa Medici presenta dal 2 marzo al 16 giugno 2013 la mostra Soulages XXI secolo.
Prima importante retrospettiva in Italia dedicata al più grande pittore francese vivente, mette in mostra un’ampia selezione di dipinti su tela e su carta creati a partire dal 2000.

La mostra dal titolo Soulages XXI secolo, realizzata dall’Accademia di Francia a Roma - Villa Medici con il Musée des Beaux-Arts di Lione, evidenzia come questo maestro, ritenuto il maggior rappresentante dell'astrattismo francese e riconosciuto internazionalmente dalla fine degli anni ’40 in poi, sia oggi un artista pienamente "contemporaneo". A più di 92 anni, infatti, egli continua ad indagare in profondità le possibilità della pittura astratta, esplorandone le nuove vie con una concezione dell'arte meticolosa che lo ha forgiato sin dall'inizio della sua attività.

Dalle pitture a catrame su vetro datate 1948 - una delle quali sarà presente in mostra come riferimento storico - Soulages dimostra che la pittura, ancor più del colore, può essere il modo per valorizzare luce e spazio.
Non a caso negli anni '50 ha mantenuto un dialogo fecondo e amichevole con artisti come Mark Rothko e Lucio Fontana. A partire dal periodo degli outrenoirs iniziato nel 1979 (oltreneri, ovvero l'idea di utilizzare il nero per rivelare e organizzare la luce), Soulages presenta ogni sfumatura di colore e tutta la luce attraverso le sole risorse del nero, diffuse su tutta la tela, ma diversificate dagli effetti della superficie. Tra il 1999 e il 2000, dopo alcuni anni di interruzione, riprende a dipingere su tela, adottando una nuova tecnica caratterizzata dall’apertura alle sperimentazioni più svariate. Nella volontà di affermare quello che fino allora esisteva solo marginalmente, crea una serie di opere su cui lavorerà per dieci anni: dipinti con presenze di bianco, sovrapposizioni di superfici lisce e in rilievo, dipinti con segni isolati e moltiplicati, pitture con collage, pitture basate sulle diverse tonalità di nero. L'opera di Soulages è presente nelle mostre e nelle collezioni dei più importanti musei del mondo e il suo lavoro lo ha consacrato come il più grande artista francese contemporaneo. È del 2009 l'importante retrospettiva che gli ha dedicato il Centre Pompidou di Parigi esposta poi al Museo Ciudad de Mexico e al Martin Gropius Bau di Berlino (2010).

La mostra Soulages XXI secolo, in programma a Villa Medici dal 2 marzo al 16 giugno 2013, si concentra sugli sviluppi più recenti del suo lavoro presentando una grande raccolta di opere selezionate, insieme all'artista, dai due commissari Éric de Chassey, direttore dell’Accademia di Francia a Roma - Villa Medici e Sylvie Ramond, conservatrice responsabile del patrimonio artistico, e direttore del Musée des Beaux-Arts di Lione.



Scrive Éric De Chassey nel testo del catalogo: Si è presa l’abitudine di considerare Pierre Soulages come uno degli ultimi “grandi artisti classici”. È vero che la sua pittura è occasionalmente caratterizzata dall’equilibrio, dall’armonia e da una forma di perfezione che producono in colui che la guarda un sentimento di serenità e di pienezza, sentimento che è la cifra del classicismo, se non di un certo atticismo. [...] Prosegue: Né il classicismo né il legame a una certa tradizione sono stati in Soulages un obiettivo deliberatamente perseguito, ma sono il risultato, da una parte, del fatto che la sua opera si sviluppa ormai da decenni e che dunque ha finito per sembrarci storica e, dall’altra, di momenti di risoluzione che, a ben guardare, sono soltanto momenti provvisori, subito disfatti e rilanciati. Questo perché Pierre Soulages è un artista modernista. Lo era all’inizio del suo lavoro, nell’immediato dopoguerra, quando il modernismo era il progetto dominante nel mondo dell’arte. Lo è ancora oggi, quando molti sostengono che obbediamo alla “condizione postmoderna”. E conclude così: La pittura recente di Pierre Soulages non si è addormentata nel riposo della padronanza, ma continua a frequentare i territori della sperimentazione. Nulla vi è guadagnato una volta per tutte. Ogni pittura è una nuova esperienza. Ogni esperienza di ogni quadro, soprattutto, è un’esperienza ogni volta nuova. […] Se si pensa che l’arte intrattenga con la realtà una relazione di modellizzazione, che l’arte astratta non prenda a modello la realtà esterna ma, al contrario, che modellizzi come in precipitato i nostri rapporti col mondo, che ne proponga e ne configuri delle nuove disposizioni che possiamo in seguito trasportare nella nostra vita di tutti i giorni, c’è veramente bisogno di dire fino a che punto l’arte di Pierre Soulages continui oggi a esserci necessaria?


Pierre Soulages, nasce nel 1919, a Rodez nell'Aveyron, regione del Sud della Francia e inizia a dipingere molto giovane.
A 18 anni si reca a Parigi dove viene affascinato dal mondo dell'arte di quel periodo e soprattutto da artisti come Pablo Picasso e Paul Cézanne. A seguire frequenta aMontpellier l'École National Superior des Beaux-Arts dove conosce anche l'artista Sonia Delaunay.
Subito dopo la guerra a partire dal 1946 è già un artista noto, infatti dopo essersi stabilito nell'allora periferia parigina, in Rue Schoelcher, dove ha il suo atelier, si fa conoscere e apprezzare grazie alle sue tele - cupe e con una forte vocazione all'astrattismo - in cui il nero è dominante.
Nel 1947 i suoi quadri sono esposti al pubblico per la prima volta nel Salon des Surindépendants.
Tra il 1948 e il 1950 espone con successo a Parigi, a Londra, a New York e a Washington, come a Rio de Janeiro, essendo il più giovane di un gruppo di artisti composto dai primi maestri dell'arte astratta.
A partire dal 1960 iniziano le sue prime importanti mostre retrospettive nei musei di Hannover, Essen e Zurigo e ancora proseguono negli anni a seguire importanti mostre al Centre Pompidou (Paris - New York).
È del 1979 la sua creazione di una prima pittura interamente fondata sul ricoprimento integrale della tela con il nero, che riflette, "trasmuta" la luce a seconda dello stato della superficie.
Questo lavoro inaugura il periodo che l'artista definirà nel 1990 dell'outrenoir, e che non si tratta di un semplice fenomeno ottico, ma di una complessa ricerca d'arte.
A seguire importanti commissioni come quella delle 104 vetrate della Chiesa Abbaziale di Conques, nell'Aveyron, e ancora proseguono le mostre in tutta Europa, pubblicazioni e retrospettive che accreditano sempre di più il lavoro e l'opera del grande artista.
Nel 1979 al  Centre Pompidou l'importante retrospettiva Soulages, peintures récentes, curata da Alfred Pacquement e Pierre Encrevé che raccoglie più di 500.000 visitatori.

Oggi Soulages XXI secolo, mostra realizzata dall’Accademia di Francia a Roma - Villa Medici con il Musée des Beaux-Arts di Lione, in programma a Villa Medici dal 2 marzo al 16 giugno 2013.

Soulages XXI secolo rappresenta la più importante retrospettiva in Italia dedicata all'artista, che mette in mostra un’ampia selezione di dipinti su tela e su carta creati a partire dal 2000.


Bureau de Presse - Villa Medici
Studio Martinotti
Francesca Martinotti