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giovedì 2 maggio 2013

SHORT STUDY ON THE NATURE OF THINGS




SHORT STUDY ON THE NATURE OF THINGS

Laurent Montaron borsista di Villa Medici partecipa alla
55. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia

L’Accademia di Francia a Roma –Villa Medici è lieta di annunciare la partecipazione di Laurent Montaron, borsista a Villa Medici per l'anno accademico 2012/2013, alla 55. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, curata da Massimiliano Gioni, dal titolo Il Palazzo Enciclopedico, in programma dal 1° giugno al 24 novembre 2013.

Laurent Montaron presenta Short Study on the Nature of Things (Breve Studio sulla Natura delle Cose), un film girato in 35 mm nel 2011, il cui titolo è un diretto riferimento al poema latino di Lucrezio De Rerum Natura. Nel film una voce narrante femminile registrata su nastro magnetico racconta storie legate alla sua infanzia, restituendo una personale visione del mondo, dello spazio e del tempo. Parallelamente al sonoro scorrono sullo schermo assiomi di Eraclito insieme a suggestive immagini di strumenti di misurazione e rappresentazione della luce e del tempo, intervallate da una serie di differenti sequenze come lo scioglimento di un ghiacciaio o le inquadrature del corpo di Bernadette di Lourdes.

Laurent Montaron nasce nel 1972 a Verneuil-sur-Avre, vive e lavora a Parigi. Completa gli studi a Reims, seguiti da un post-diploma a Nantes. La sua opera è centrata sulla storia contemporanea dei media: il loro avvento – dalle tecniche di rappresentazione meccanizzata alla fine del XIX secolo sino alle sue molteplici forme nell’epoca attuale – è da sempre accompagnato e caratterizzato da irragionevoli leggende. È stato per l'anno accademico 2012/2013 borsista residente presso l'Accademia di Francia a Roma - Villa Medici.






VICTOR MAN

L’Accademia di Francia a Roma
presenta



VICTOR MAN

In un altro aprile
26 giugno – 1 settembre 2013


La mostra personale di Victor Man dal titolo In un altro aprile, in programma a Villa Medici dal 26 giugno al 1 settembre 2013 – costituisce la terza e ultima tappa del percorso espositivo a cura di Alessandro Rabottini e incentrato sul tema dell’Accademia.

Il lavoro di Victor Man esplora la storia della pittura e della rappresentazione come il luogo in cui memoria, finzione e amnesia si sedimentano, un luogo denso di ombre e di atmosfere misteriose, all’interno del quale le cose esistono in una condizione di perpetuo movimento.

La mostra a Villa Medici presenta una serie di opere pittoriche realizzate negli anni più recenti e alcune opere inedite create a Villa Medici, dove l’artista ha lavorato durante una residenza di due mesi. Le installazioni realizzate dall’artista, infatti, consistono sempre di opere singole in dialogo reciproco: insieme esse accennano alla possibilità di molteplici narrazioni pur non stabilendo significati e percorsi univoci. Se all’inizio della sua carriera la pittura di Victor Man era sviluppata a partire dall’elaborazione di immagini fotografiche trovate – dalle quali era rimosso il contenuto informativo e narrativo – negli anni più recenti l’artista si è concentrato sull’invenzione e lo sviluppo di un’iconografia autonoma, all’interno della quale frequenti rimandi letterari si fondono con la sua stessa biografia. Letteratura e storia dell’arte, memoria collettiva e vissuto personale sono gli elementi con i quali l’artista tesse un racconto non-lineare, all’interno del quale le distinzioni tra presente e passato, finzione, immaginazione e realtà sono abolite.

Questa sovrapposizione di riferimenti percorre tutte le opere presenti in mostra: un tema ricorrente è quello della fusione dei generi sessuali, dell’androginia o, più in generale, dell’incertezza delle fisionomie e delle sembianze. Questo tema rafforza l’immagine di un’identità in perpetuo movimento e suggerisce quanto ricca e misteriosa sia l’essenza delle cose al di là della loro apparenza.

L’incertezza e l’oscillazione tra femminile e maschile trovano un’eco in altre forme di transizione: tra umano e animale, tra organico e artificiale, tra volto e maschera. 

Anche i gesti che compaiono nelle opere di Victor Man suggeriscono la compresenza di violenza e di tenerezza, di piacere e di dolore, di tentazione e di redenzione: essi rafforzano l’ambiguità di una narrazione appena accennata e alludono alle dicotomie cui è sottoposta la natura umana, rappresentata come un Sisifo intrappolato in una condizione di eterna ambivalenza.

In modo analogo sono stabilite forme di coesistenza tra le immagini della storia dell’arte – come, ad esempio, la tentazione e il supplizio di Sant’Antonio – e forme quotidiane di esistenza: in molte opere di Victor Man, infatti, il conosciuto transita nel fantastico e nel magico, il profano convive col sacro e il mitologico alberga nella banalità. Lo stesso può dirsi dei codici linguistici della pittura: alcuni lavori di Man, infatti, presentano un linguaggio figurativo che sembra ambire ad un’esistenza al di fuori e al di là della contemporaneità. In questo linguaggio coesistono riferimenti alla pittura toscana pre-rinascimentale, ma anche a forme di primitivismo che hanno attraversato l’Europa durante le prime avanguardie di inizio Novecento, così come ad un costante senso di rimozione della realtà.

La mostra di Victor Man, fa parte di un ciclo di tre mostre personali che completa idealmente il percorso espositivo iniziato con il Teatro delle Esposizioni #3 e svoltosi a Villa Medici nel giugno e nell’ottobre di quest’anno. Questo ciclo indaga, sul concetto di Accademia in quanto spazio simbolico dove l’idea della presunta neutralità dell’arte si sovrappone al concetto di identità nazionale, e all’interno del quale si incontrano le dimensioni della storia, della tradizione, della politica e della cultura. Ciascuno con il proprio linguaggio tutti e tre gli artisti coinvolti in questo progetto esplorano la Storia dell’Arte come un luogo attraversato da molteplici forze: le ideologie politiche, gli scenari dell’economia, le narrazioni storiche dominanti e i rimossi della coscienza collettiva. 

La mostra segue i progetti personali di Patrizio Di Massimo Il turco lussurioso e di Danh Vo Chung ga opla (Oeufs au plat / Uova al tegamino). 
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Questo ciclo di mostre, infatti, esplora il concetto di Accademia nei suoi molteplici significati, intrecciando riflessioni di carattere storico, estetico e politico.

Negli anni più recenti il dibattito artistico a livello internazionale si è concentrato su una serie di tematiche relative ai processi di educazione e di trasmissione del sapere, alla sopravvivenza delle ideologie del passato nel mondo presente e alla possibilità che l’arte visiva funzioni come uno spazio dove progresso e anacronismo si fondono. 

Il concetto di Accademia diventa allora un prisma all’interno del quale è possibile manifestare le possibilità e le contraddizioni del nostro tempo nella sua relazione con la tradizione. La figura dell’Accademia può, infatti, essere esplorata come il luogo – fisico, culturale e metaforico – dove la trasmissione di un sapere artistico specifico porta con sé una storia più complessa, fatta di una visione del mondo che, in modo più o meno esplicito, evoca i traumi della storia e i rimossi dell’ideologia. 

Victor Man (1974, Cluj, Romania. Vive e lavora a Berlino) ha esposto in mostre personali presso istituzioni internazionali come il Mudam (Musée d’Art Moderne Grand-Duc Jean) del Lussemburgo, il Centre international d'art et du paysage Ile de Vassivière, il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, la Hayward Gallery di Londra, la Ikon Gallery di Birmingham e la GAMeC di Bergamo. Man ha rappresentato la Romania alla Biennale di Venezia del 2007 e ha esposto in mostre collettive presso il Contemporary Art Center di Vilnius, la Arnolfini Gallery di Bristol, il Kestnergesellschaft di Hannover, il Kunstverein di Amburgo, il Palais de Tokio di Parigi e il Museum of Modern Art di San Francisco. 





lunedì 14 gennaio 2013

CHUNG GA OPLA - DANH VO

L’Accademia di Francia a Roma - Villa Medici

presenta

CHUNG GA OPLA 
DANH VO


11 gennaio - 10 febbraio 2013
MOSTRA
grandes galeries – Villa Medici

La mostra personale di Danh Vo – Chung ga opla # in programma a Villa Medici dal 11 gennaio al 10 febbraio 2013 – costituisce la seconda tappa del percorso espositivo a cura di Alessandro Rabottini incentrato sul tema dell’Accademia.

Nato a Saigon, nel 1975, Danh Vo si è imposto in pochi anni come una delle voci più singolari nel panorama artistico internazionale in virtù del linguaggio con cui tratta i grandi temi della storia – come il colonialismo, l’imperialismo economico e culturale, il rapporto tra Occidente e Oriente e la guerra – da un punto di vista del tutto personale. Il suo lavoro fonde l’autobiografia con le grandi narrazioni, facendo collassare la divisione tra Storia e storie, tra la dimensione del vissuto individuale e l’orizzonte degli eventi mondiali. 

All’età di quattro anni Danh Vo, insieme alla sua famiglia, lascia il Vietnam alla volta della Danimarca, al termine di una successione di eventi storici che hanno coinvolto tanto il suo Paese di origine quanto le precedenti generazioni della sua famiglia. L’esperienza della guerra, la divisione del Paese, la conquista francese e la conversione al cattolicesimo… questi e altri traumi collettivi entrano nel lavoro di Danh Vo in una costante fusione di passato e presente, di violenza e di poesia, di distruzione e di trasformazione. In occasione della mostra a Villa Medici Danh Vo ha realizzato una serie di interventi in collaborazione con i suoi familiari. 

L’intimità di questa situazione fa da contraltare alla monumentalità del contesto che la ospita, in una fusione di quotidianità e ufficialità che il titolo amplifica. Chung ga opla, infatti, è la traduzione fonetica dell’espressione vietnamita che indica le uova al tegamino (in francese “œuf au plat”). Evoca l’immagine della condivisione mattutina del cibo come rito di unità. All’interno delle sue installazioni di oggetti trovati e manipolati, l’artista sviluppa un linguaggio formale che contempla riferimenti all’arte post-minimalista e all’Arte Povera, alla museografia di natura etnografica e archeologica, al display commerciale, allo spazio e al teatro.

La mostra a Villa Medici sarà costituita da un’alternanza di opere esistenti e di lavori realizzati per l’occasione, all’interno di un progetto inedito e ideato per l’Accademia di Francia a Roma. 

La mostra Danh Vo - Chung ga opla, fa parte di un ciclo di tre mostre personali che completa idealmente il percorso espositivo iniziato con il Teatro delle Esposizioni #3 e svoltosi a Villa Medici nel giugno e nell’ottobre del 2012. Questo ciclo indaga, sul concetto di Accademia in quanto spazio simbolico dove l’idea della presunta neutralità dell’arte si sovrappone al concetto di identità nazionale, e all’interno del quale si incontrano le dimensioni della storia, della tradizione, della politica e della cultura. Ciascuno con il proprio linguaggio tutti e tre gli artisti coinvolti in questo progetto esplorano la Storia dell’Arte come un luogo attraversato da molteplici forze: le ideologie politiche, gli scenari dell’economia, le narrazioni storiche dominanti e i rimossi della coscienza collettiva. 

La mostra Danh Vo - Chung ga opla segue il progetto di Patrizio Di Massimo IL TURCO LUSSURIOSO (23 novembre – 16 dicembre 2012) e anticipa la personale di Victor Man in programma per la fine di giugno 2013.

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Questo ciclo di mostre, infatti, esplora il concetto di Accademia nei suoi molteplici significati, intrecciando riflessioni di carattere storico, estetico e politico.

Negli anni più recenti il dibattito artistico a livello internazionale si è concentrato su una serie di tematiche relative ai processi di educazione e di trasmissione del sapere, alla sopravvivenza delle ideologie del passato nel mondo presente e alla possibilità che l’arte visiva funzioni come uno spazio dove progresso e anacronismo si fondono. 

Il concetto di Accademia diventa allora un prisma all’interno del quale è possibile manifestare le possibilità e le contraddizioni del nostro tempo nella sua relazione con la tradizione. La figura dell’Accademia può, infatti, essere esplorata come il luogo – fisico, culturale e metaforico – dove la trasmissione di un sapere artistico specifico porta con sé una storia più complessa, fatta di una visione del mondo che, in modo più o meno esplicito, evoca i traumi della storia e i rimossi dell’ideologia. 

Danh Vo (1975, Saigon, Vietnam. Vive e lavora tra Berlino e New York) ha recentemente vinto il prestigioso Hugo Boss Prize (2012). Al premio corrisponderà una mostra personale al Guggenheim di New York in programma per il marzo del 2013. Sempre nel 2013 sono in programma mostre monografiche dell’artista presso il Musée d’art moderne de la Ville de Paris e presso il Museion di Bolzano. Mostre personali sono state dedicate a Danh Vo da prestigiose istituzioni come la Renaissance Society di Chicago, la National Gallery di Copenhagen, la Kunsthaus Bregenz (tutte nel 2012); la Kunsthalle Fridericianum di Kassel (2011); la Kunsthalle di Basilea (2009) e lo Stedelijk Museum di Amsterdam (2008).