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venerdì 19 aprile 2013

GHITTA CARELL

GHITTA CARELL 
e il potere del ritratto


dal 18 aprile al 17 maggio 2013

Fondazione Pastificio Cerere
Roma, via degli Ausoni 7

Fotografava solo 'il meglio': aristocratiche con figli e cani aristocratici, poeti, scrittrici, dive intellettuali, generali, gerarchi, membri di case regnanti. Fotografava solo gente bellissima o che lei riusciva a rendere bellissima: le sue donne sembravano sempre regine inavvicinabili eppure dolcissime, i suoi uomini forti intelligenti, dominatori. È naturale che Ghitta Carell fosse, soprattutto negli anni Trenta italiani, la fotografa di moda, la ritrattista più ricercata. 

Natalia Aspesi

La Fondazione Pastificio Cerere presenta, da giovedì 18 aprile a venerdì 17 maggio 2013, un’ampia retrospettiva dedicata alla celebre ritrattista Ghitta Carell (1899-1972), a cura di Diego Mormorio - affiancato da un comitato scientifico composto da: Ottavio Celestino, Flavio Misciattelli, Stefano Palumbo e Marcello Smarrelli - con oltre 150 fotografie che restituiscono la testimonianza della storia di un’epoca attraverso i suoi protagonisti, dagli anni Trenta agli anni Cinquanta.

La mostra, voluta e sostenuta da Elsa Peretti Presidente delle Fondazioni Nando e Elsa Peretti, in collaborazione con la Fondazione 3M che ha fornito per l’occasione la maggior parte del patrimonio fotografico, vuole contribuire a riconsiderare la figura di Ghitta Carell all’interno della vitalità della fotografia italiana – e più in generale della cultura – affrontando, da una parte il tema del ritratto come questione fondamentale nella storia della rappresentazione visiva e come punto nodale dell’arte moderna, e dall’altra esaminando la produzione dell’artista all’interno degli sviluppi socio-antropologici dell’Italia del periodo in cui ha operato. 

L’ARTISTA

Nata nel 1899 nell’Ungheria del nord-est, Ghitta Carell impara la tecnica fotografica a Budapest, in un corso di fotografia per “signorine”. Subito dopo inizia a visitare lo studio del fotografo Szekelu Aladair, autore di libri cui collaborano personaggi come lo scrittore Hugó Veigelsberg, detto Ignotus, il poeta Endre Ady e il musicista Béla Bartok. A partire dai personaggi che frequentavano lo studio di Aladair, la Carell comincia a prendere familiarità con l’ambiente intellettuale della capitale ungherese. Animata da questi stimoli, prosegue la sua formazione fotografica a Vienna e Lipsia, per approdare nel 1924 a Firenze, dove frequenta l’ambiente mitteleuropeo che si ritrovava a Fiesole in casa dello scultore Mark Vedres – seguace di Rodin e poi vicino alle posizioni del cubismo e del costruttivismo – e della moglie Matild, storica dell’arte. La casa dei Vedres non era però solo luogo d’incontro di personaggi proveniente dalla Mitteleuropa, ma anche di talenti come quello del musicista Luigi Dalla Piccola, dello scrittore Alberto Carocci, dello scultore Marino Marini e dello storico dell’arte Bernard Berenson.

Dopo il periodo fiorentino, Ghitta Carell si trasferisce a Milano, dove ben presto diventa una fotografa molto apprezzata, soprattutto dai personaggi dell’alta finanza e dell’aristocrazia. A lanciarla è la foto di un bambino vestito da Balilla, scattata nel 1926, e scelta per un manifesto di propaganda. La foto tappezza i muri di tutta la nazione e da quel momento ha inizio l’ascesa verso la grande notorietà. La sua fama raggiunge facilmente la media borghesia, che comincia a considerare le fotografie di Ghitta Carell come una prova di affermazione sociale. Nel vivo del culto di Roma, si trasferisce nella Capitale, vicino a Piazza del Popolo, riuscendo a conquistare tutti quelli che contano: Edda e Galeazzo Ciano, Benito Mussolini, Alberto Savino, Giovanni Papini, Alba De Céspedes, Pio XII, i Gonzaga, i Diaz, i Borghese, i Cicogna, i Visconti, i Colonna, ecc. Diceva di Mussolini: “Io l’ho conosciuto bene e l’ho osservato per giorni dietro la scrivania nella sala del Mappamondo. Era così vanitoso che potevo fare per ore quello che volevo”.

Donna colta e intelligente è stata spesso definita come l’interprete del mondo del potere e le sue immagini più famose, tutte scattate negli Anni Trenta in piena era fascista, sembrerebbero confermarlo. In realtà ritrae anche persone comuni. 

Le leggi razziali promulgate nel 1938 non le causano problemi, ma il regime le chiede di non mettersi troppo in mostra. Con la fine della guerra torna l’antica fama e tutto il gotha democristiano (Alcide De Gasperi, Giovanni Gronchi, Giulio Andreotti, ecc.) posa sotto le lampade di questa fotografa, che nel 1959 diviene cittadina italiana. Ma è anche amica e fotografa di scrittori come Cesare Pavese, attrici come Valentina Cortese, giornalisti come Camilla Cederna e personaggi come Walt Disney.

Si allontana dall'Italia in sordina e sceglie di trasferirsi ad Haifa, in Israele, dove muore nel 1972.

Il nome di Ghitta Carell è noto a molti, ma la sua figura e la sua opera restano pesantemente gravate da luoghi comuni ed equivoci interpretativi.

LA MOSTRA 

Tutto il successo di Ghitta Carell veniva dalla composizione e dall’evanescenza delle sue fotografie che diventano segno inconfondibile dei suoi ritratti. Era una grande esperta del ritocco che consisteva nel lavorare con delicatezza le lastre per togliere ombre, durezze, vuoti, restituendo così ai personaggi un’aria meno torva per i fascisti e più seducente per le dame dell’alta società.

Nonostante l’avanzamento tecnologico che proveniva dall’America, Ghitta Carell continuava a fotografare a suo modo - quello che aveva imparato durante il corso giovanile di fotografia a Budapest - usando il bianco e nero, con una macchina a lastre nel formato 18x24 e più raramente una Rolleiflex 6x6. 

La mostra vuole riscoprire l’opera di quest’artista attraverso un gruppo di 15 fotografie originali e di 140 immagini, quasi tutte stampate appositamente per l’occasione e presentate per nuclei tematici: la nobiltà, il clero, gli imprenditori, la piccola-media borghesia, gli intellettuali, gli uomini politici, la famiglia, la gente comune.

Inoltre, sarà in mostra la proiezione video di tutto il corpus fotografico della Carell e alcune riviste dell’epoca che riportano dei suoi ritratti.

La mostra si svilupperà in un percorso che si snoda all’interno del Pastificio Cerere occupando i luoghi più suggestivi dell’ex edificio industriale: le fotografie originali saranno esposte nel silos del grano, oggi spazio espositivo della Fondazione Pastificio Cerere, i personaggi ecclesiastici nella Galleria Pino Casagrande, i soggetti femminili al Ristorante Pastificio San Lorenzo e il corpus restante delle opere, numericamente il più consistente, presso lo Spazio Cerere. L’esposizione costituisce una nuova occasione per sperimentare in maniera diversa, le potenzialità e la forza del Pastificio Cerere come contenitore per l’arte contemproanea, dimostratosi in grado di funzionare sia nelle singole unità degli spazi che lo compongono, sia nel suo insieme, com’era avvenuto nella celebre mostra Ateliers del 1984, curata da Achille Bonito Oliva. Il desiderio di impegnarsi in un progetto così importante incentrato sulla fotografia, corrisponde allo storico rapporto che il Pastificio ha instaurato con questo medium, iniziato negli anni ’70 con la straordinaria presenza di Francesca Woodman che proprio tra le mura dell’ex edificio industriale, circondata dagli amici artisti della Nuova Scuola Romana, maturava le sue ispirazioni, trovando qui le ambientazioni più adatte ai suoi scatti più celebri.


IL CATALOGO

In occasione della mostra Ghitta Carell e il potere del ritratto sarà pubblicato un catalogo trilingue (italiano, inglese e spagnolo) con un saggio introduttivo di Diego Mormorio e un ampio apparato iconografico incentrato in particolare sulla storia della ritrattistica.


INFORMAZIONI

SCHEDA TECNICA DELLA MOSTRA
mostra: Ghitta Carell e il potere del ritratto
a cura di: Diego Mormorio
comitato scientifico: Ottavio Celestino, Flavio Misciattelli, Stefano Palumbo e Marcello Smarrelli 
inaugurazione: giovedì 18 aprile dalle ore 19.00 alle 21.00
periodo di apertura: 18 aprile – 17 maggio 2013
orari di apertura: 
> Fondazione Pastificio Cerere, Spazio Cerere, Studio d’Arte Contemporanea Pino Casagrande
dal lunedì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00
> Ristorante San Lorenzo: tutti i giorni dalle 19.00 alle 02.00
ingresso: libero
presso: Fondazione Pastificio Cerere, Via degli Ausoni 7, Roma
come arrivare: MM Termini (linea A), MM Tiburtina (linea B), autobus linea 71

CONTATTI
Fondazione Pastificio Cerere | T. 06 45422960 | info@pastificiocerere.it | www.pastificiocerere.it
Fondazione Nando Peretti | www.nandoperettifound.org
Fondazione 3M |Daniela Aleggiani | daleggiani1@mmm.com | T. 02 70352430 | www.fondazione3m.it


mercoledì 19 dicembre 2012

Cala La Notte

GEC 
Cala la notte - Mostra Personale



A cura di Gaia Pasi 

Presso:
Il Cortile di Palazzo Chigi Zondadari via Banchi di Sotto n. 46, 53100, Siena

Circolo artistico e musicale unTubo vicolo del Luparello n. 2, 53100, Siena


CALA LA NOTTE è la solo show dell’artista Gec che inaugurerà mercoledì 19 dicembre dalle 18:00 in poi a Siena. La mostra s’inserisce nel progetto ARTE PRODUCE ARTE ideato dalla curatrice Gaia Pasi e fa seguito alle residenze d’artista e alle produzioni di opere promosse durante tutto l’anno dal circolo unTubo affiancato da sponsor differenti; ma segna anche la riapertura di un dibattito e un confronto culturale tra Siena e Roma grazie alla concessione del Palazzo Ch igi Zondadari da parte della Fondazione Pastificio Cerere di Roma e quindi l'inizio di una nuova collaborazione tra spazi privati, aperti al pubblico per la creazione di un'offerta culturale condivisa, partecipata e trasversale, che ha come obiettivo la promozione di un dibattito sul cittadino, sulla società e gli aspetti dell’arte contemporanea emergente. 
Cala la notte è il risultato di un progetto di matrice Pop, durato 6 mesi nel quale, tramite utilizzo del web, Gec ha raccolto 12.000 gratta&vinci usati. Un progetto di coinvolgimento sociale, che ha impegnato tabaccherie e singoli individui ad una raccolta fatta su tutto il territorio nazionale. 

Durante il recupero, un gruppo di matematici “Fate il nostro gioco”, che da anni si cimenta nello studio e nel calcolo delle probabilità di vincita (o meglio di perdita) al gioco, ha contribuito alla diffusione della ricerca in t utte le conferenze che trattano i rischi, le patologie e le future problematiche legate al gioco d’azzardo legalizzato. Un primo intervento è avvenuto lo scorso 31 agosto nelle calli di Venezia in occasione della 13° Biennale di Architettura. Prima o dopo la ruota gira. Prima o poi la dea bendata colpisce e stravolge la vita di qualcuno. La vincita improvvisa di tanti soldi è l'orizzonte di felicità agognato da milioni d’italiani.Gec lavora, come sempre, con la sua ironica visione delle cose e dell'umano, costruendo un lavoro, la cui struttura stessa è fatta da ciò che resta di un sogno infranto. Che la fede cieca in una casuale e improvvisa vincita non faccia apparire gli adulti simili a bambini? Che il delirio collettivo che porta milioni di italiani a buttare soldi e speranze in questa frenetica ossessione non rappresenti una forma di dipendenza attuale che segna l’epoca e massifica “il gesto impulso& rdquo;, schizofrenico, artistico, trascendentale del comune “grattare” immortalandolo come un costume e un usanza culturale? Si può pensare ad una "epidemic crazyness" orientata verso un'illusoria "happyness"? Molte sono le domande poste, sottilmente, da questa installazione, studiata per essere successivamente affissa in uno spazio cittadino : il Palazzo Chigi Zondadari di Siena, adiacente al circolo unTubo. Il tentativo è quello di bloccare in un’ immagine la situazione attuale, in cui sulle forme delle città italiane, sta calando lentamente il buio, nella speranza che la notte non sia troppo lunga. 
Da questo progetto è nata una serie di lavori, che saranno esposti ad unTubo. Qui sotto, lo schema dello studio realizzato dal gruppo “Fate il nostro gioco”, sui cartoncini utilizzati per l’opera che sarà visibile nel cortile del Palazzo Chigi Zondadari fino al 14/01/2013. 

2.073 gratta & vinci utilizzati nell’opera
€ 10.387 spesi per acquistare questi 2.073 gratta & vinci
32,5 secondi impiegati in Italia per grattare e spendere € 10.387 in gratta & vinci
0,82% probabilità che tra tutti i 2.073 gratta & vinci ce ne sia almeno uno che faccia vincere 10.000 o più euro.

Scheda tecnica della mostra
Artista: GEC
Tiltolo: Cala la notte
A cura di: Gaia Pasi

Periodo espositivo: 19/12/2012 – 14/01/2013

Cortile di Palazzo Chigi Zondadari via Banchi di Sotto n. 46, 53100, Siena
Ingresso: libero 
Orari d’apertura: lun/ven 9:00/13:00 – 15:00/19:00 

Circolo artistico e musicale unTubo vicolo del Luparello n. 2, 53100, Siena
Ingresso soci libero, tessera progetto annuale “arte produce arte” € 15,00 con consumazione 
Orari d’apertura: mart/sab 19:00/01:00

Come arrivare: 
Palazzo Chigi Zondadari: via Banchi di Sotto n.46 : da Piazza del Campo, Chiasso Largo, sinistra via Banchi di Sotto 20 mt.
Circolo unTubo vicolo del luparello 2: Da Piazza del Campo, via del Porrione, secondo vicolo a destra 10 mt.

Informazioni

lunedì 22 ottobre 2012

Berger and Berger


La densità dello spettro
mostra personale

Postcard from…Berger&Berger

Mystères

A cura di Marcello Smarrelli
Dal 15 novembre al 26 gennaio 2013
Presso la Fondazione Pastificio Cerere, Roma

Presso la Fondazione Pastificio Cerere a Roma inaugura, giovedì 15 novembre alle ore 19, la prima mostra personale in Italia del duo francese Berger&Berger, che comprende una serie di lavori inediti, realizzati appositamente per questa occasione. Nel cortile dell’istituzione, come parte integrante del progetto espositivo, è visibile anche Mystères, il manifesto che Laurent P. Berger, artista e Cyrille Berger, architetto, hanno ideato per Postcard from…. Entrambi gli appuntamenti, a ingresso libero e aperti al pubblico fino al 26 gennaio 2013, sono a cura di Marcello Smarrelli, direttore artistico della Fondazione.

Berger&Berger considerano l'architettura e in generale gli spazi da loro creati come dispositivi aperti, interpretabili, che non rispondono a funzioni prestabilite ma che tendono piuttosto a fare emergere le vari possibilità d'uso. Lo spazio costruito diventa più libero, esce da termini di definizione funzionali e univoci per produrre scenari diversi. Le architetture così concepite operano sia nell'ambito della realtà, che sugli aspetti della rappresentazione.

La mostra, dal titolo La densità dello spettro, riflette sulla realtà materiale del colore (pigmento, inchiostro da stampa, vernice industriale ecc.), contrapponendola alla sua natura immateriale, quale elemento costitutivo delle onde luminose, come il fotone. Nei diversi lavori presentati, il colore viene interpretato secondo l’uso della classificazione realizzata da Johann Wolfgang von Goethe nel XIX secolo, che aveva sviluppato un approccio di tipo fisiologico all’argomento, rifiutando quelle fatte precedentemente (da Robert Fludd, Claude Boutet, Isaac Newton), ma opposta a quella di oltre un secolo dopo di Johannes Itten (che determinerà il modo di percepire il colore nell’età contemporanea).

La densità dello spettro comprende quattro opere site specific, di diverse dimensioni, con cui i Berger&Berger interpretano gli spazi della Fondazione.

L’occhio umano analizza il colore come elemento immateriale e trasparente da attraversare. Il lavoro è realizzato utilizzando la serie di filtri colorati che compongono lo spettro cromatico di Goethe, posizionati sulla superficie dell’unica finestra dello spazio espositivo, da cui entrano sia la luce naturale che quella artificiale della lampada esterna. I cambiamenti della luce durante il giorno e la notte fanno apparire nella sala e sui muri delle variazioni di colore che, in un luogo preciso dello spazio, danno origine a un bianco di sintesi.

Walls è un’installazione che agisce sul modo di intendere lo spazio fisico e i suoi mutamenti a seconda della forma. L’opera consiste in un parallelepipedo bianco, posizionato al centro della sala, che occupa quasi completamente lo spazio lasciando un accesso ridotto per il passaggio del pubblico. L’installazione funziona come un’architettura minimale, che cambia completamente il modo di vivere lo spazio e la sua percezione.

Con Blanc, blanc, blanc il duo francese interviene direttamente sui muri del silos dell’ex Pastificio, applicando uno strato di vernice bianca industriale che contiene dei microgranuli di vetro. “Più di cinquant’anni dopo i Vuoti di Yves Klein - spiegano Berger&Berger - questo wall painting interroga di nuovo la nozione di white cube. Per contrasto con il bianco iniziale conservato sul muro e sul pavimento, il nostro bianco “personalizzato” rappresenta una superficie di riflessione e di diffusione della luce artificiale della galleria”. In questo modo i muri funzionano come uno schermo cinematografico, che restituisce l’essenza della luce proiettata nella direzione di arrivo e non come uno specchio nella direzione simmetrica, in rapporto alla perpendicolarità della superficie riflettente.

Mystères, ideato per il ciclo Postcard from…, è un progetto articolato composto da una serie di dieci manifesti che costituiscono ognuno delle variazioni e combinazioni di due colori complementari, opposti nel cerchio cromatico di Goethe. I colori appaiono indeboliti, perché alterati dall’interpretazione digitale durante la loro realizzazione in formato numerico. Questi manifesti dai colori instabili e indeterminati, diffusi nella città, sono il prodotto del tradizionale processo di stampa in quadricromia detto CMYK (Ciano Magenta Giallo Nero). Postcard from…, giunto alla seconda edizione, è un progetto ideato da Marcello Smarrelli per diffondere l’arte contemporanea nel contesto urbano e consiste in un invito rivolto ad artisti italiani e internazionali ad ideare un manifesto di 400x300 cm, esposto nel cortile della Fondazione Pastificio Cerere e in vari impianti pubblicitari della città di Roma messi a disposizione da A.P.A. Agenzia Pubblicitaria Affissioni, partner del progetto.

Laurent P. Berger, artista laureato all’Ecole Nationale Supérieure des Arts Décoratifs di Parigi e Cyrille Berger, architetto laureato all’Ecole Nationale Supérieure d’Architecture de Paris La Vilette, collaborano dal 2006 con il nome di Berger&Berger. Tra il 2008 e il 2009 Berger&Berger hanno risieduto al CentQuatre di Parigi. Nel 2009, sono stati invitati a partecipare al concorso per la progettazione di un edificio museale temporaneo per il Centre Pompidou (Parigi) e al programma di ricerca City Visions Europe, istituito dal Berlage Institute, Rotterdam. Nel 2010, sono stati selezionati per la 12° Mostra Internazionale di Architettura, dove hanno presentato nello spazio dell’Arsenale Ca va, une salle de cinéma préfabriqué. Nel 2012 consegnano Notus Loci, il loro progetto di ampliamento del Centre International d’art et du Paysage de l’Ile de Vassivière.

Scheda tecnica della mostra
Titoli dei progetti espositivi:
La densità dello spettro, di Berger&Berger; Postcard from…Berger&Berger Mystères 
A cura di: Marcello Smarrelli
Inaugurazione: 15 novembre ore 19
Periodo espositivo: 16 novembre – 26 gennaio 2013
Orari di apertura: dal lunedì al venerdì, dalle 15 alle 19. Ingresso: libero
Presso: Fondazione Pastificio Cerere, Via degli Ausoni 7, Roma
Come arrivare: MM Termini (linea A), MM Tiburtina (linea B), autobus linea 71

Il progetto Postcard from… è realizzato in collaborazione con A.P.A. Agenzia Pubblicitaria Affissioni

Informazioni