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mercoledì 30 gennaio 2013

ELEPHANT MAN

Compagnia Molière
con il patrocinio della REGIONE VENETO
 

Ivana Monti Daniele Liotti
Rosario Coppolino
con la partecipazione di
Debora Caprioglio

con 

Andrea Cavatorta, Francesco Cordella, Serena Marinelli, Simone Vaio


ELEPHANT MAN
di Giancarlo Marinelli
tratto dall’omonimo racconto di Frederick Treves
regia Giancarlo Marinelli
scene Andrea Bianchi/Forlani
costumi Marta Crisolini Malatesta
light designer Daniele Davino
la maschera dell’uomo elefante è realizzata da
Sergio Stivaletti


Io non sono un animale ! Sono un essere umano ! Sono... un... uomo” 
(J. Merrick)

Uno spettacolo sull’umanità, la dignità e il dolore che si nasconde sotto una maschera mostruosa.

The Elephant man non è soltanto un capolavoro della cinematografia firmato da David Lynch.

E’ soprattutto un racconto perfetto, quasi in presa diretta, di un giovane chirurgo, Frederick Treves, che salvò l’Uomo Elefante, al secolo Joseph Merrick, dalle torture dei freak show della Londra di fine Ottocento.

Perché portare in teatro la vera storia di Jopeph Merrick, mettendola in scena, per la prima volta, in un vero spettacolo di prosa?

E’ presto detto; in un momento storico come quello attuale in cui l’estetica del corpo, della “bellezza a tutti i costi”, sono divenuti un motivo perpetuo ed ossessivo, non senza conseguenze finanche drammatiche, (si pensi ai danni provocati dalla chirurgia estetica, o a patologie impulsive e compulsive letali come la bulimia e la anoressia), portare sulla scena una storia d’amicizia tra un brillante ed ambizioso chirurgo e “un mostro apparente”, capace però di regalare agli altri un universo di poesia e di bellezza, significa sovvertire il putrido sistema di vuote apparenze, di fasulle perfezioni, di oscene ostentazioni artificiali a cui siamo ormai assuefatti: la storia di Joseph Merrick è in fondo la storia della nostra ipocrisia, del nostro proverbiale rifiuto ad accettare “l’altro da noi”; della nostra ostinata impotenza ad “andare oltre” il corpo, per rinchiuderci stomachevolmente in una tanto rassicurante quanto inutile culto della bellezza omologata.

Ché la vita di Jospeh Merrick è la vita di ognuno di noi; la tensione di ciascuno ad essere amato non tanto per ciò che è ma per ciò che avrebbe voluto essere.
Ché la morte di Jospeh Merrick è la morte di ognuno di noi; è il sogno di poter lasciare la terra nel ricordo di chi ci ha amati perché, al di là della “mostruosità” dei nostri luoghi oscuri, esiste sempre una luce eterna, che ha lo stesso tempo di riproduzione di una stella.
Appartiene ad ogni uomo che, provando a dormire in modo diverso, ha cercato, in una notte di secoli che si ripetono, di essere migliore.

Dal 7 al 17 febbraio 2013 al 
TEATRO GHIONE di Roma
Via delle Fornaci, 37, 00165 Roma - 
Telefono:06 637 2294
biglietti da 25,00 a 20,00 euro

lo spettacolo sarà in tournée fino a maggio

venerdì 30 novembre 2012

LA DONNA DI GARBO

TEATRO PARIOLI PEPPINO DE FILIPPO
da martedi 4 a domenica 9 dicembre


FONDAZIONE TEATRO GOLDONI
COMPAGNIA DEGLI ONESTI – MOLISE SPETTACOLI
DEBORA CAPRIOGLIO
MARCO MESSERI
LA DONNA DI GARBO
di Carlo Goldoni
elaborazione di Marco Messeri e Emanuele Barresi
con Antonella Piccolo, Emanuele Barresi, Cristina Cirilli
Riccardo De Francesca, Fabrizio Brandi, Eleonora Zacchi
scene Emidio Bosco
costumi Adelia Apostolico
light designer Massimo Corsi
regia Emanuele Barresi

Al Teatro Parioli Peppino De Filippo, da martedi 4 a domenica 9 dicembre, “La donna di garbo”, di Carlo Goldoni, elaborazione di Marco Messeri e Emanuele Barresi, regia di Emanuele Barresi con Debora Caprioglio e Marco Messeri e con Antonella Piccolo, Emanuele Barresi, Cristina Cirilli, Riccardo De Francesca, Fabrizio Brandi, Eleonora Zacchi. “La donna di garbo” è la prima commedia a cui si fa risalire l’incipit di quella che sarà la grande riforma teatrale del Goldoni. Nella versione attuale, “snellita”, rispetto all’originale, molto rilievo va ad uno degli elementi della commedia: il racconto di una famiglia borghese, i cui membri sono posseduti da vizi e manie incontrollabili.
“La donna di garbo è la prima commedia di carattere da me disegnata ed intieramente scritta” (Carlo Goldoni)”.

“A questa commedia infatti, si fa risalire l’incipit di quella che sarà la grande riforma teatrale del Goldoni. Inoltre nella commedia appare il personaggio di Rosaura, il capostipite di una schiera di personaggi femminili scaltri, indipendenti e intraprendenti, che popoleranno, illustrandoli, i futuri lavori dell’autore.

Tanto è da considerarsi attuale il carattere della nostra protagonista, che Goldoni dovette sforzarsi per far digerire ai suoi contemporanei il fatto che una donna, figlia di lavandaia, potesse esser tanto erudita ed evoluta, oltre che scaltra, da potersi far gioco di tutti gli uomini in cui s’imbatte, come avviene nella commedia. Ma la fatica che dovette fare, consegnò all’autore un personaggio che non scade ancora oggi di interesse e brillantezza. 

Ce ne sarebbe abbastanza, dal mio punto di vista, per giustificare una nuova edizione della commedia, che però ha davvero molte frecce al suo arco, oltre ai motivi di interesse già espressi. Dicevo della modernità del personaggio di Rosaura come ci appare nella trama che è la seguente: una giovane conosce a Pavia uno studente con cui ha un “filarino”; il ragazzo dopo un po’ si stufa e interrompe la relazione, la giovane (Rosaura), si reca allora a Bologna dove risiede la famiglia del fedifrago (Florindo) e si fa prendere a servizio dal padre di lui, una sorta di Pantalone, con l’intento di vendicarsi in qualche modo. Qui incontriamo un coro di personaggi che innervano e offrono tono alla commedia: il fratello di Florindo, Ottavio vittima di una manìa: il gioco del lotto; il cicisbeo Lelio; la candida Diana e la vanitosa Beatrice, moglie di Ottavio. Rosaura ammalierà tutti questi personaggi con bravura, approfittando delle debolezze di ognuno e si servirà di loro per il conseguimento dei proprii scopi.

Nella versione attuale, che abbiamo un po’ “snellito”, rispetto all’originale, abbiamo dato molto rilievo ad uno degli elementi della commedia: il racconto di una famiglia borghese, i cui membri sono posseduti da vizi e manie incontrollabili. Una famiglia che sta in equilibrio, però; fino a quando non arriva Rosaura a scompigliarla e metterla in crisi, con esiti disastrosi per Florindo e i suoi parenti, spassosissimi per gli spettatori”.(Emanuele Barresi)

Teatro Parioli Peppino De Filippo Via Giosuè Borsi 20, 00197 – Roma
tel . 06 8073040