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domenica 31 marzo 2013

TEATRO PARIOLI PEPPINO DE FILIPPO




da giovedi 4 a domenica 21 aprile 2013
I DUE DELLA CITTÀ DEL SOLE SRL
Compagnia di Teatro Luigi De Filippo
presentano
LUIGI DE FILIPPO
in

A CHE SERVONO QUESTI QUATTRINI?

Commedia in due atti
di Armando Curcio
riduzione di Peppino De Filippo
scene Luigi Ferrigno
musiche Luigi De Filippo
regia Luigi De Filippo
PERSONAGGI ED INTERPRETI
Eduardo, il professore:Luigi De Filippo
Nunziatina:Fabiana Russo
Zia Carmela:Stefania Ventura
Don Ferdinando:Riccardo Feola
Vincenzino:Paolo Pietrantonio
Marco, il discepolo :Gennaro Di Biase
Peppino, il sarto:Vincenzo De Luca
Notaio:Michele Sibilio
Concetta:Stefania Aluzzi
Rachilina:Roberta Misticone
Angelica:Marisa Carluccio
Palmieri:Michele Sibilio


Da giovedi 4 a domenica 21 aprile,al Teatro Parioli Peppino De Filippo,la Compagnia di Teatro Luigi De Filippo presenta,Luigi De Filippo in “A che servono questi quattrini?.
“Questa è una commedia di grande attualità.

Andata in scena per la prima volta nel 1940 al Teatro Quirino di Roma, fu una delle più divertenti commedie che resero celebri i grandi fratelli De Filippo, Eduardo e Peppino.
Interpretata, questa volta, da Luigi De Filippo e la sua Compagnia di Teatro, racconta le vicende del marchese Eduardo Parascandoli che, diventato serenamente povero, da ricco che era, è un seguace accanito della filosofia stoica.Insegna il disprezzo per i beni materiali a Vincenzino Esposito, che è il suo più fedele seguace.Eduardo Parascandoli fa credere a tutti, compreso l’ ingenuo Vincenzino, che quest’ultimo ha ereditato una cospicua somma di danaro.Il suo scopo però, è dimostrare che i quattrini non servono a nulla, e che basta la fama della ricchezza per procurarsi crediti da tutti.

Infatti, attraverso comiche situazioni, ci riesce ed anzi, dimostra che per guadagnare del danaro non occorre né lavorare, né disporre di capitali, ma basta essere furbi.Con la sua comicità ironica ed amara Luigi De Filippo, considerato ormai fra i più autorevoli rappresentanti del Teatro di grande tradizione napoletana, è l’ interprete ideale per questa famosa commedia che ancor oggi diverte e fa riflettere”.

Un grande interprete del Teatro napoletano.
Nasce a Napoli nel 1930. La madre, Adele Carloni, è una giovane e bella attrice della Compagnia di Vincenzo Scarpetta.
Il padre Peppino, è un giovane e promettente attore commediografo.
Luigi compie i suoi studi tra Napolie Roma dove si trasferisce con la sua famiglianel 1941.
Ama scrivere racconti e novelle che pubblica su diversi giornali. Quindi si dedica alla sua passione più grande, cioè il Teatro.
Debutta nel 1949 al Teatro Valle di Roma con una rivista scritta da lui e intitolata “Questa sera alle nove”, e la recita assieme ai suoi compagni di Liceo ottenendo un grande successo.
Dopodiché, come professionista, entra nella Compagnia del padre ed inizia il vero tirocinio di attore che, con gli anni, lo porterà alla sua definitiva affermazione.
Nel 1960 sposa a Roma l’ attrice inglese Ann Patricia Fairhurst, dalla quale poi si separa dopo qualche tempo.
Nel 1970 sposa l’ attrice francese Nicole Tessier, dalla quale nel 1972 ha una figlia, Carolina, che lo ha reso nonno di recente, mettendo al mondo una bella bimba di nome Emma Nicole.
Rimasto vedovo sposa, nel 1997 a Roma, Laura Tibaldi che ora lo coadiuva nella sua attività teatrale.
Dal 1980 ha una sua Compagnia di Teatro con la quale ottiene eccezionale successo, sia in Italia che all’ Estero, proponendo le sue commedie, oltre a quelle di suo padre Peppino e di suo zio Eduardo, ma anche personalissime interpretazioni di classici di Molière, Gogol, Machiavelli e Pirandello.
Più volte è stato premiato col “Biglietto d’ oro”, campione d’ incassi.
Il Presidente della Repubblica Napolitano, lo ha insignito della onorificenza di Grande Ufficiale della Piccola Repubblica per particolari meriti artistici.
Quella di Luigi, attore e commediografo, è una comicità che diverte, fa riflettere ed appassiona attraverso un Teatro sempre attuale che, sorridendo, ci racconta la fatica di vivere.
Infine, a coronamento della sua prestigiosa carriera, Luigi De Filippo nel 2011, assume, assieme alla moglie Laura, la gestione del nuovo Teatro Parioli Peppino De Filippo, e ne diviene il Direttore Artistico proponendo al pubblico una stagione teatrale ricca di eventi artistici di grande interesse.


INGRESSO:platea 25 euro;galleria 20 euro
Teatro Parioli Peppino De Filippo Via Giosuè Borsi 20, 00197 – Roma
tel . 06 8073040

mercoledì 27 marzo 2013

TEATRO PARIOLI PEPPINO DE FILIPPO


Mercoledi 27 marzo 2013 ore 21

L E A V E M U S I C
P R E S E N T A
Artù
ARTÙ chitarra e voce
MAURO CIOLFI batteria
GIOVANNI RISITANO chitarra
GIULIANO URBINI basso
FRANCESCO CATALDO tastiere

Artù racconta il suo mondo stravagante nell’album d’esordio in anteprima mercoledi 27 marzo al Teatro Parioli Peppino De Filippo di Roma.In uscita il 2 aprile, il disco di Artù raccoglie i testi scritti in una vita intera.Ci sono voluti trenta anni per il suo album d’esordio, un disco leggero, ma ricco di vitamine essenziali, facile da mandare giù, ma difficile da digerire.Un ritorno alle origini, alla terra dove tutto nasce e tutto muore.La solitudine accompagna le vicende dei vari personaggi, che si trovano sempre più isolati pur stando in mezzo agli altri. Uomini e donne ai margini, spose ingiallite, figli abbandonati e sogni di rivoluzione ammuffiti dentro un cassetto, sono visioni che fanno parte del mondo onirico di Artù. Ama sbattere la verità in faccia, deride i vigliacchi, li sbeffeggia, ma li accompagna e li completa con melodie lievi e leggere che ci rimandano al sorriso e ai girotondi dei bambini.
Alessio Dari, in arte Artù, è fin da piccolo un comunicatore a cui le regole sono sempre piaciute poco! La famiglia, la scuola e le imposizioni autoritarie gli stanno strette, e la voglia di fuggire da una realtà non sempre all’altezza della sua fervida immaginazione gli fanno coltivare una forte passione per la scrittura, che lo tiene sospeso in un modo ricco di personaggi fantastici a fargli compagnia.Un giorno la scrittura di Alessio incontra la musica e da quel momento prende vita Artù.

Finalista di Musicultura 2010, Artù nel corso degli anni è cresciuto musicalmente e professionalmente, esibendosi in contesti sempre più grandi e prestigiosi. Ospite di Generazione XL all’Auditorium Parco della Musica, suona al Teatro Parioli e all’Etruria Eco Festival in apertura allo show di Ascanio Celestini.
INFO
Biglietteria Teatro Parioli 06.807.30.40
Leave Music 06.45.49.37.10
PREVENDITE
12 euro
presso il botteghino del Teatro Parioli per i primi 300 biglietti
13 euro online su

mercoledì 13 febbraio 2013

MEMORIE DI ADRIANO


TEATRO PARIOLI PEPPINO DE FILIPPO
 
da martedi 19 febbraio a domenica 17 marzo 2013
 
SOLEMIO SRL – I DUE DELLA CITTA’ DEL SOLE SRL
presentano:
GIORGIO ALBERTAZZI
in


MEMORIE DI ADRIANO
di Marguerite Yourcenar – riduzione Jean Launay
regia :
MAURIZIO SCAPARRO
regista assistente Ferdinando Ceriani
 
ADRIANO: GIORGIO ALBERTAZZI
PLOTINA: MARIA LETIZIA GORGA
OLIMPO: GIANFRANCO BARRA
e con:
GIACOMO LUCI  nel ruolo di Antinoo
ADRIANO GIOVANE: Fulvio Barigelli
SABINA: Giulia Tomaselli
OMBRA 1 Andrea Frau
OMBRA 2 Claudio Ciannarella
PERCUSSIONI: ARMANDO SCIOMMERI
 
Da martedi 19 febbraio a domenica 17 marzo,al Teatro Parioli Peppino De Filippo, un vero e proprio evento,Giorgio Albertazzi in Memorie di Adriano, di Marguerite Yourcenar, regia di Maurizio Scaparro.
Non c’è stata sorpresa quando ci siamo ritrovati sul palcoscenico Giorgio e io, per riprendere il nostro discorso mai interrotto su “Memorie di Adriano”.
Ci siamo guardati, abbiamo sorriso (c’è anche in noi un bel po’ di autoironia). Ma il sorriso era anche la consapevolezza di potere, forse dovere, trasmettere ancora le tante emozioni avute e talvolta date con le parole di Marguerite Yourcenar, fin dalla prima magica notte di Villa Adriana, e proseguite in tanti anni, a “intervalli irregolari” a Roma e in tanti teatri d’Europa. Ci siamo trovati così, forse senza saperlo, a costruire la “memoria” di queste “Memorie di Adriano”. E la grande forza evocatrice della voce di Giorgio Albertazzi mi è parsa anche accresciuta di qualcosa che Ferdinando Ceriani, che mi è stato vicino in molte edizioni di queste “Memorie”, ha indicato come tenerezza, che è un termine che mi piace molto perché sottolinea il tanto necessario coraggio a dire parole come quelle di Marguerite Yourcenar; e vuol dire per noi anche costante attenzione attenzione all’umano così lontano da un difficile vivere sociale che oggi sembra allontanarsi pericolosamente dalle parole guida di Adriano “humanitas, felicitas, libertas” (così uguali a Liberté, Égalité, Fraternité della Rivoluzione francese).
Questa serenità di Adriano - Yourcenar nasce anche dal rimettere in discussione, se necessario, tutto, la vita, l’amore, la storia, i nostri stessi luoghi di origine, le nostre lingue. E il rimettere in discussione tutto, proprio dei grandi rivolgimenti del nostro mondo, ci appare simile a quello che stiamo vivendo oggi ballando, talvolta senza pensiero, sul nostro Titanic.
Anche per questo mi fa piacere qui ricordare le bellissime parole di Marguerite Yourcenar che chiudono il nostro spettacolo:
“La vita è atroce, lo sappiamo.
Ma proprio perché mi aspetto tanto poco dalla condizione umana, i brevi momenti di felicità, i progressi parziali, gli sforzi di ripresa e di continuità mi sembrano altrettanti prodigi che vengono a compensare la massa intensa dei mali, degli insuccessi, dell’incuria e dell’errore.
Sopravverranno le catastrofi e le rovine; trionferà il caos, ma di tanto in tanto verrà anche l’ordine.
La pace s’instaurerà di nuovo tra le guerre; le parole umanità, libertà, giustizia ritroveranno qua e là il senso che noi abbiamo tentato di infondervi.
Non tutti i nostri libri periranno; si restaureranno le nostre statue infrante; altre cupole, altri frontoni sorgeranno dai nostri frontoni, dalle nostre cupole; vi saranno uomini che penseranno, agiranno e sentiranno come noi: oso contare su questi continuatori che seguiranno, a intervalli irregolari, lungo i secoli, su questa immortalità intermittente.
Se i Barbari s’impadroniranno mai dell’impero del mondo, saranno costretti a adottare molti dei nostri metodi; e finiranno per rassomigliarci”(Maurizio Scaparro)

“C’è una frase di Flaubert che, meglio di tutte, spiega il fascino immortale del protagonista di quest’opera di Marguerite Yourcenar: «Quando gli déi non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo». Adriano è più di un uomo, è l’immagine, o meglio il “ritratto” di ciò che noi siamo oggi, nelle sue parole ritroviamo le radici del pensiero occidentale e della nostra storia.
Anche per questo Memorie di Adriano è uno spettacolo che mi è caro in modo particolare.
Memorie, fin dalla prima edizione del 1989, è legato a tante emozioni, a tanti ricordi miei e di Giorgio Albertazzi. Avere inoltre la fortuna di lavorare a questo spettacolo proprio nella Villa in cui visse e morì Adriano rimane una delle esperienze più straordinarie della mia vita teatrale. Ma mai come oggi questo spettacolo e questo testo mi sembrano così attuali.
In un mondo dove i fondamentalismi e l’ignoranza seminano morte e distruzione, in un mondo che sembra lentamente sfaldarsi sotto i colpi dell’intolleranza, della guerra, dell’egoismo, del colpevole disinteresse per il territorio e per la sua bellezza, degli interessi mercantili, le parole di Adriano assumono un significato nuovo, profondo, che mi aiuta, e ci aiuta a riflettere sul nostro momento storico indicandoci, forse, uno spiraglio di speranza: «…non tutti i nostri libri periranno; si restaureranno le nostre statue infrante; altre cupole, altri frontoni sorgeranno dai nostri frontoni, dalle nostre cupole… e se i Barbari s’impadroniranno mai dell’impero del mondo, saranno costretti ad adottare molti nostri metodi; e finiranno per rassomigliarci».
Ascoltare Giorgio recitare queste parole che ha fatto da sempre straordinariamente sue nella cornice magica di Villa Adriana, sfiorati, come forse siamo stati, dai fantasmi di quell’epoca lontana che pure ci sembrano così simili a noi, tutto questo ci ha spinto ancora una volta, anche nel 2013, a ripetere questo contatto fuori del reale con Adriano e Marguerite Yourcenar.
Riproponiamo al pubblico romano lo spettacolo al Teatro Parioli Peppino De Filippo, che ha riaperto a nuova vita, significativamente a Roma, che assieme alla Spagna e alla Grecia, sono state le Patrie di Adriano e continuano ad essere, con una nostra speranza utopica, culla della civiltà occidentale e mediterranea.(Maurizio Scaparro)
 
 
INGRESSO:platea 28 euro;galleria 22 euro
Teatro Parioli Peppino De Filippo  Via Giosuè Borsi 20, 00197 – Roma
tel . 06 8073040

mercoledì 30 gennaio 2013

Romeo e Giulietta

TEATRO PARIOLI PEPPINO DE FILIPPO

da venerdi 1 a domenica 10 febbraio 2013
SOCIETA’ PER ATTORI
presenta

Romeo e Giulietta

di William Shakespeare
traduzione di Massimiliano Palmese

uno spettacolo di Giuseppe Marini

con
Giovanni Anzaldo (Romeo), Gloria Gulino (Giulietta), Fabio Bussotti (Frate Lorenzo), Mauro Conte (Mercuzio),Riccardo Francia (Benvolio/Baldassarre), Fabio Fusco (Principe della Scala/Pietro),Michele Lisi (Paride/Tebaldo), Serena Mattace Raso (Balia), Simone Pieroni (Capuleti), Nicolò Scarparo (Montecchi/Frate Giovanni)


scene costumi musiche originali maestro d’armi
Alessandro Chiti Mariano Tufano Marco Podda Francesco Manetti


Da venerdi 1 a domenica 10 febbraio,al Teatro Parioli Peppino De Filippo,”Romeo e Giulietta” di William Shakespeare, regia di Giuseppe Marini con Giovanni Anzaldo (Romeo), Gloria Gulino (Giulietta), Fabio Bussotti (Frate Lorenzo), Mauro Conte (Mercuzio),Riccardo Francia (Benvolio/Baldassarre), Fabio Fusco (Principe della Scala/Pietro), Michele Lisi (Paride/Tebaldo), Serena Mattace Raso (Balia), Simone Pieroni (Capuleti), Nicolò Scarparo (Montecchi/Frate Giovanni). Con Romeo e Giulietta, Shakespeare porta in scena la più alta e suprema indagine poetica sulla vera natura dell’amore, insieme una profonda meditazione sulle insidie del linguaggio, incapace di contenere e rappresentare il reale sulla propria arte.

Con Romeo e Giulietta, Shakespeare porta in scena la più alta e suprema indagine poetica sulla vera natura dell’Amore e, insieme, una profonda meditazione sulle insidie del linguaggio, incapace di contenere e rappresentare il Reale, (What’s in a name? fa pronunciare alla sua giovane protagonista) quindi, in ultima analisi, sulla propria Arte.
Un amore che muore della propria irriducibilità, del proprio “troppo”. Un amore “nato sotto cattiva stella” che, al suo primo apparire, incontra e copula con l’ombra della morte, perché soltanto la morte e la tragedia (per due adolescenti che adeguano il loro sentimento a un codice iperletterario - il Libro - in cui rovinosamente inciampano) attendono e ispirano una passione talmente pura e assoluta da non sospettare neppure la possibilità del calcolo, del compromesso, della convenienza.

La morte, dunque, è presente e operosa in questa prima vera tragedia di Shakespeare e rivela sin da subito qual è l’oggetto preferito del suo assalto: i giovani, fiori prematuramente recisi nel loro desiderio erotico più intenso, nel pieno del loro tumulto ormonale, nel più dilagante trionfo di vita, di passione, di sensi.
Nella “bella” Verona del Prologo, una città-tomba dilaniata da risse, duelli, da un odio violento, di cui non si conoscono neanche più le ragioni d’origine, ma che ferve di vita, di movimento, di banchetti, di feste, di balli, di maschere… di Teatro, non c’è spazio per i giovani e per l’Amore.

Romeo e Giulietta potranno finalmente stare insieme, ma soltanto in una cripta, in una sorta di macabro legame eterno, raggelato e “premiato” dalle insulse statue d’oro che la dabbenaggine mercificante del Potere e degli Adulti erigerà a loro ricordo.


INGRESSO:platea 25 euro;
galleria 20 euro

Teatro Parioli Peppino De Filippo 
 Via Giosuè Borsi 20, 00197 – Roma
tel . 06 8073040

venerdì 25 gennaio 2013

Risvegli Lirici


TEATRO PARIOLI PEPPINO DE FILIPPO
CONCERTI DELLA DOMENICA MATTINA

“Risvegli Lirici”
domenica 27 gennaio ore 11
AL

TEATRO PARIOLI PEPPINO DE FILIPPO
Ensemble dell’Orchestra “I Virtuosi d’Opera di Roma”
presenta
Le più belle arie d’opera
Arie tratte da:
Tosca, Il Trovatore, La Traviata, Barbiere di Siviglia,Norma,Carmen,Rigoletto,Madama Butterfly …
Soprano Carmela Maffongelli Baritono Giancarlo Pera
Ensemble dell’Orchestra “I Virtuosi d’Opera di Roma”


Ultimo appuntamento domenica 27 gennaio alle ore 11 per la rassegna “Concerti della Domenica Mattina-Risvegli Lirici”al Teatro Parioli Peppino De Filippo, ciclo di concerti classico-lirici presentati dall’Ensemble dell’Orchestra I Virtuosi d’Opera di Roma,in programma: Arie tratte da:Tosca, Il Trovatore, La Traviata,Barbiere di Siviglia,Norma,Carmen,Rigoletto,Madama Butterfly…Soprano Carmela Maffongelli Baritono Giancarlo Pera.
Si conclude domenica 27 gennaio la rassegna “Risvegli Lirici” al Teatro Parioli Peppino De Filippo, ciclo di concerti classico-lirici presentati dall’orchestra I Virtuosi d’opera di Roma ed eseguiti la domenica mattina durante la stagione di prosa. L’iniziativa ha preso le mosse dall’inedita partnership tra il Teatro Parioli Peppino De Filippo, oggi in pieno rilancio grazie all’instancabile attività di Luigi De Filippo, e Musica&Musica – Eventi e Spettacoli srl,società di produzione nel settore dello spettacolo e degli eventi musicali.
Con quest’ultimo appuntamento, un recital di arie liriche dal titolo “Le più belle arie d’opera”, la rassegna porta a termine il proprio obiettivo teso ad indirizzare l’offerta musicale classico-lirica ad un pubblico sempre più ampio collocandola in una fascia oraria del weekend tradizionalmente dedicata al relax ed ai rapporti sociali.
“Il bilancio è senz’altro positivo” ci racconta Luigi De Filippo “Siamo soddisfatti. Questo primo ciclo di proposte musicali classico–liriche ha riscosso grande favore sia nel nostro pubblico che negli appassionati, già frequentatori di realtà più blasonate. La facilità di ascolto dei programmi proposti, uniti ad una’esecuzione sempre impeccabile de I Virtuosi, hanno colto nel segno regalandoci svariati riscontri positivi nei frequentatori del teatro. Anche l’inedito posizionamento degli eventi nella fascia domenicale ha contribuito a creare un clima piacevole e rilassato ad ogni appuntamento. Un esperimento riuscito.”
Biglietti:
Posto unico 18,00 euro

PROGRAMMA
Le più belle arie d’opera
ENSEMBLE dell’ORCHESTRA “I VIRTUOSI D’OPERA DI ROMA”
Soprano Carmela Maffongelli
Baritono Giancarlo Pera
ATTO I
G. Rossini - Il Barbiere di Siviglia
“Ouverture”
Cavatina di Rosina “ Una voce poco fa” aria per Soprano
Cavatina di Figaro “Il Factotum della città” aria per Baritono
W. A. Mozart - Le Nozze di Figaro
“Deh vieni non tardar” aria per Soprano
G. Verdi - La Traviata
“Di Provenza il mare il suol” aria per Baritono
G. Verdi - La Traviata
“Follie, follie…Sempre libera” aria per Soprano
G. Verdi - Un Ballo in Maschera
“Eri tu” aria per Baritono
ATTO II
G. Puccini -Tosca
“Vissi d’arte” aria per Soprano
G. Donizetti - Don Pasquale
“Bella siccome un angelo” aria per Baritono
G. Puccini - Madama Butterfly
“Un bel dì vedremo” aria per Soprano
G. Verdi - Il Trovatore
“Il balén del suo sorriso” aria per Baritono
V. Bellini - Norma
“Casta Diva” aria per Soprano
G. Bizet - Carmen
“Toreador” aria per Baritono
G. Verdi - Rigoletto
“Sì vendetta, tremenda vendetta” duetto per Soprano e Baritono
Teatro Parioli Peppino De Filippo  Via Giosuè Borsi 20, 00197 – Roma
tel . 06 8073040

lunedì 14 gennaio 2013

PEPPINO, QUANTE BELLE RISATE

TEATRO PARIOLI PEPPINO DE FILIPPO

da giovedi 17 a domenica 27 gennaio 2013
I DUE DELLA CITTÀ DEL SOLE SRL
COMPAGNIA DI TEATRO DI LUIGI DE FILIPPO
Presenta
LUIGI DE FILIPPO
in

“PEPPINO, QUANTE BELLE RISATE!”
Spettacolo di due atti unici
di
PEPPINO DE FILIPPO

REGIA
DI
LUIGI DE FILIPPO

Da giovedi 17 a domenica 27 gennaio,al Teatro Parioli Peppino De Filippo, la Compagnia di Teatro Luigi De Filippo presenta: Peppino, quante belle risate, di Peppino De Filippo, regia Luigi De Filippo. Saranno presentati, ”Cupido scherza e… spazza” e ”Quale onore”, due atti unici,classici esempi del grande Teatro umoristico dei De Filippo, maestri nell’Arte di far ridere riflettendo.Tra il primo e secondo atto il monologo ”La Donna in Frak”,presentato da Fabiana Russo.

“CUPIDO SCHERZA E… SPAZZA!”
VINCENZO …………………………………………… Luigi De Filippo
SALVATORE …………………………………………. Gennaro Di Biase
ROSINA ……………………………………………….. Roberta Misticone
STELLA ……………………………………………….. Stefania Ventura
PASCUTTELLA ………………………………………. Paolo Pietrantonio
LA DIAVOLA …………………………………………. Stefania Aluzzi
CARMINE …………………………………………….. Ricccardo Feola
NICOLA LA CROCE ………………………………… Vincenzo De Luca
DON GIOVANNI …………………………………….. Michele Sibilio

E’ una farsa umoristica in un atto, rappresentata per la prima volta al teatro Kursaal di Napoli nel 1931. Racconta la storia di Vincenzo, uno spazzino premiato dal direttore della nettezza urbana per aver restituito una busta contenente molti soldi trovata per strada. La moglie Donna Stella, accetta la corte di Pascuttella, caporale dei netturbini, mentre Rosina, la nipote non ricambia l'amore di Salvatore che trova troppo ignorante ed invadente. Il giovane, respinto, si vendica rivelando la tresca della moglie a Vincenzo. Pascuttella gli spiega che si tratta di un amore "plutonico", ma quando sta per convincerlo, entra in scena un suo vecchio creditore che lo picchia e lo minaccia con il martello. Vincenzo lo disarma e il creditore va via. Quando la gente del vicolo entra in casa, trova Vincenzo con il martello in mano e Pascuttella a terra malconcio. Farà quindi credere di averlo malmenato per aver insidiato la moglie, salvaguardando così il suo onore.

“QUALE ONORE!”
DON FERDINANDO ………………………………... Luigi De Filippo
COSIMO ……………………………………………… Vincenzo De Luca
LAURA ……………………………………………… Stefania Ventura
ARCANGELI ………………………………………….. Gennaro Di Biase
EGIDIO ……………………………………………….. Paolo Pietrantonio
ROSINA ……………………………………………….. Stefania Aluzzi
COMMENDATORE …………………………………. Luca Negroni
MUSICISTA CON CHITARRA …………………….. Riccardo Feola
MUSICISTA CON MANDOLINO ………………….. Fabiana Russo

Un modesto impiegato, sperando in un avanzamento, invita a cena a casa sua il suo Direttore. Un vicino di casa invadente gli fa credere che la sua abitazione è troppo modesta per ricevere una tale personalità.
In pochi minuti gli trasforma la casa, rendendola più ricca e sontuosa.
Ma tali esagerazioni suscitano il sospetto del Direttore, che ordina una severa inchiesta.



Un grande interprete del Teatro napoletano.
Nasce a Napoli nel 1930. La madre, Adele Carloni, è una giovane e bella attrice della Compagnia di Vincenzo Scarpetta.
Il padre Peppino, è un giovane e promettente attore commediografo.
Luigi compie i suoi studi tra Napolie Roma dove si trasferisce con la sua famiglianel 1941.
Ama scrivere racconti e novelle che pubblica su diversi giornali. Quindi si dedica alla sua passione più grande, cioè il Teatro.
Debutta nel 1949 al Teatro Valle di Roma con una rivista scritta da lui e intitolata “Questa sera alle nove”, e la recita assieme ai suoi compagni di Liceo ottenendo un grande successo.
Dopodiché, come professionista, entra nella Compagnia del padre ed inizia il vero tirocinio di attore che, con gli anni, lo porterà alla sua definitiva affermazione.
Nel 1960 sposa a Roma l’ attrice inglese Ann Patricia Fairhurst, dalla quale poi si separa dopo qualche tempo.
Nel 1970 sposa l’ attrice francese Nicole Tessier, dalla quale nel 1972 ha una figlia, Carolina, che lo ha reso nonno di recente, mettendo al mondo una bella bimba di nome Emma Nicole.
Rimasto vedovo sposa, nel 1997 a Roma, Laura Tibaldi che ora lo coadiuva nella sua attività teatrale.
Dal 1980 ha una sua Compagnia di Teatro con la quale ottiene eccezionale successo, sia in Italia che all’ Estero, proponendo le sue commedie, oltre a quelle di suo padre Peppino e di suo zio Eduardo, ma anche personalissime interpretazioni di classici di Molière, Gogol, Machiavelli e Pirandello.
Più volte è stato premiato col “Biglietto d’ oro”, campione d’ incassi.
Il Presidente della Repubblica Napolitano, lo ha insignito della onorificenza di Grande Ufficiale della Piccola Repubblica per particolari meriti artistici.
Quella di Luigi, attore e commediografo, è una comicità che diverte, fa riflettere ed appassiona attraverso un Teatro sempre attuale che, sorridendo, ci racconta la fatica di vivere.
Infine, a coronamento della sua prestigiosa carriera, Luigi De Filippo nel 2011, assume, assieme alla moglie Laura, la gestione del nuovo Teatro Parioli Peppino De Filippo, e ne diviene il Direttore Artistico proponendo al pubblico una stagione teatrale ricca di eventi artistici di grande interesse.

INGRESSO:
platea 25 euro;
galleria 20 euro
Teatro Parioli Peppino De Filippo
 Via Giosuè Borsi 20, 00197 – Roma
tel . 06 8073040




giovedì 3 gennaio 2013

IL MARITO DI MIO FIGLIO


TEATRO PARIOLI PEPPINO DE FILIPPO


da giovedi 3 gennaio a domenica 13 gennaio 2013
I DUE DELLA CITTA’ DEL SOLE

presentano

IL MARITO DI MIO FIGLIO
di Daniele Falleri

con

ANDREA RONCATO
MONICA SCATTINI
PIA ENGLEBERTH
PIETRO DE SILVA
ROBERTA GIARRUSSO
LUDOVICO FREMONT
DOMENICO BALSAMO
regia
DANIELE FALLERI


Al Teatro Parioli Peppino De Filippo, da giovedi 3 a domenica 13 gennaio:”Il marito di mio figlio”, un testo di un autore contemporaneo a cui è affidata anche la regia, Daniele Falleri, con Andrea Roncato, Monica Scattini, Pia Engleberth, Roberta Giarrusso,Pietro De Silva,Ludovico Fremont,Domenico Balsamo. Il marito di mio figlio è una moderna commedia degli equivoci che affronta con ironia un attualissimo tabù: il matrimonio gay.Domani Michael e George si sposano. Presi all’ultimo momento da uno scrupolo di coscienza, decidono di riunire i rispettivi genitori per comunicare loro l’imminente cerimonia. Ma la rivelazione crea uno scompiglio che va oltre le previsioni dei due futuri sposi. Le nozze saltano a colpi di sessualità confuse, amanti inaspettati e relazioni segrete che non risparmiano neanche i genitori della neo-scoppiata coppia. L’autore si diverte a mettere in scena tutti i più diffusi pregiudizi sui gay, giocando argutamente con i vari clichè per poi demolirli implacabilmente ad uno ad uno. Le famiglie di Michael e Gerorge avrebbero potuto viaggiare per sempre lungo i binari di rapporti falsi e apparentemente immutabili, ma la comparsa dell’elemento imprevisto obbliga tutti a riesaminare ex novo il mondo che li circonda e che davano per scontato. Il cast, composto da fuoriclasse della comicità, diverte e commuove il pubblico fino alle lacrime. Lo spettacolo verrà rappresentato il prossimo anno negli Usa e vanta già la traduzione in Inglese e Francese.


IL MARITO DI MIO FIGLIO non vuole essere un manifesto gay.
Non è una storia di propaganda. Non vuole portare la bandiera di nessun movimento. Vuole andare oltre. O più precisamente vuole essere tutto questo ed altro. Mi spiego. La chiave di osservazione della storia esige di non prescindere da una considerazione fondamentale, e cioè che Michael e George ancor prima di essere gay sono due ragazzi che si amano.
Che siano due ragazzi invece che un ragazzo ed una ragazza potrebbe anche intendersi semplicemente come un funzionale espediente narrativo. Non è il loro essere gay a fare da protagonista in questa storia. Di protagonista se ce n’è uno è l’amore. Per un compagno, per un figlio, per una madre, per un sogno, per un ideale, per se stessi, per la vita. L’intento è dichiarato dalla scelta del titolo: IL MARITO DI MIO FIGLIO e non “Il matrimonio gay”.
Il punto di vista si colloca inequivocabilmente all’esterno della coppia di sposi che diventano un elemento fra gli elementi. Chi parla è una mamma o un papà. Questo è ciò che più mi interessa, indagare sull’istituzione famiglia. Sull’effetto deflagrante che una notizia inaspettata e sconvolgente ha sull’ipocrisia di facciata del nucleo familiare come metafora di una società. Le famiglie di Michael e George sarebbero potute andare avanti sull’onda delle convenzioni per anni, forse per sempre. Rapporti sedimentati su codici falsi e apparentemente inamovibili. Ma la comparsa di un elemento imprevisto (e qui fa la sua entrata trionfale il matrimonio gay) smantella gli equilibri costituiti e obbliga tutti a rifare i conti con se stessi e il resto del mondo, riesaminando ex novo tutto ciò che ci circonda e che davamo per scontato. I personaggi sono raccontati per quello che sono senza alcun giudizio e con un incondizionato affetto. Tutti hanno un lato più nobile e uno più meschino. Tutti sbagliano, inciampano, cadono e infine si rialzano. Ognuno è costretto a rimboccarsi le maniche e ad inventarsi il proprio cammino verso un nuovo equilibrio facendosi largo con gli strumenti che ha a disposizione, che siano una mazzetta di soldi o un rossetto per le labbra. Nel raccontare la storia, piena di colpi di scena al limite del paradosso, deve essere tenuto costantemente sott’occhio un elemento fondamentale: la veridicità. La cui asticella di riferimento ci viene fornita inderogabilmente dai due promessi sposi. Già dalla scelta di cast, Michael e George devono essere pieni di entusiasmo, bramosi di vita e inebriati dall’amore, ma semplici, veri, sinceri, senza fronzoli, rigorosamente non effeminati e lontani da qualsiasi scontato stereotipo sui gay. Niente più, niente meno di uno specchio della realtà che ci circonda. La comunità omosessuale maschile è costituita nella stragrande maggioranza da ragazzi che non sculettano né sognano segretamente calze a rete e tacchi a spillo, ma vanno allo stadio in moto e si radono quando capita. Una moltitudine spesso meno evidente all’opinione pubblica perché lontana dai riflettori, meno appariscente e meno luccicante, ma non per questo meno interessante e coinvolgente. Anzi. Proprio il fatto che sia una realtà difficilmente etichettabile da chi crede di avere un’idea chiara e inequivocabile dell’essere gay, rende quest’ aspetto più stimolante da raccontare e crea un terreno più fertile (e meno scontato) per cortocircuiti e riflessioni.Dove invece si può (anzi si deve) spingere sull’acceleratore della caratterizzazione sono gli altri personaggi: le due coppie di genitori e Lory. La chiave per raccontare il tutto (ormai si è capito) è ovviamente l’ironia. Ingrediente indispensabile per prenderci (prendermi) affettuosamente in giro insieme ai personaggi raccontati. E soprattutto per fare in modo che, fra una risata e l’altra, ci si accorga solo agli applausi che quelle simpatiche canaglie sul palcoscenico in realtà non siamo altro che noi!
Domani Giorgino e Michele (alias George & Michael) si sposano. Presi all’ultimo momento da uno scrupolo di coscienza, decidono di affrontare i rispettivi genitori convocandoli nel loro appartamento per comunicargli la notizia.Ma la rivelazione della propria omosessualità crea uno scompiglio che va oltre l’immaginazione dei due futuri sposi.Le nozze saltano a colpi di sessualità confuse, amanti inaspettati, relazioni segrete e intrecci che non risparmiano neanche i genitori della ormai scoppiata coppia.Il copione teatrale de IL MARITO DI MIO FIGLIO è stato depositato alla SIAE nel mese di Gennaio del 2009.A Maggio dello stesso anno al Salone del Libro di Torino è stato presentato il libro, pubblicato dalla casa Editrice Titivillus – Collana ‘Lo Spirito del Teatro’.Da allora la commedia è in vendita nelle maggiori librerie teatrali.Recentemente la prima edizione è andata esaurita e nella primavera del 2012 è prevista la prima ristampa curata dalla stessa Casa Editrice.
Nel 2011 IL MARITO DI MIO FIGLIO è stato selezionato dall’Istituto di Cultura Italiana di Washington per essere rappresentato negli USA all’interno di una rassegna di nuova drammaturgia contemporanea.
Il testo è stato tradotto ed è disponibile anche in lingua inglese: MY SON’S HUSBAND.E’ in corso la traduzione della commedia anche in francese a cura della regista italo-francese Maria Cristina Mastrangeli per conto della SACD. A breve sarà quindi disponibile anche LE MARI DE MON FILS.







lunedì 17 dicembre 2012

TANGO


TEATRO PARIOLI PEPPINO DE FILIPPO
SPECIALE CAPODANNO
lunedi 31 dicembre ore 21,45,spettacolo con brindisi e buffet di mezzanotte

martedi 1 gennaio ore 17

Da Buenos Aires la Compagnia Argentina
LOS HERMANOS MACANA
ENRIQUE Y GUILLERMO DE FAZIO
in
TANGO


musica dal vivo e 10 ballerini

Al Teatro Parioli Peppino De Filippo, spettacolo di Capodanno, il 31 dicembre e il 1 gennaio, Da Buenos Aires Tango, con Enrique y Guillermo De Fazio, Los Hermanos Macana, musica dal vivo e dieci ballerini,direttamente da Buenos Aires.

Protagonisti indiscussi dei festival di tango in tutti i continenti, i fratelli Macana (Enrique e Guillermo De Fazio) sono considerati una delle coppie di ballerini più talentuose del panorama “tanguero” internazionale. Oggetto della più sbalordita ammirazione per le loro straordinarie doti e per l’inconsueta particolarità di esibirsi in coppia, Los Hermanos Macana, rievocano le origini del tango come i “compadritos” (i guappi dell'epoca) che, per carenza di donne, erano costretti ad allenarsi e ballare tra di loro mostrando le loro abilità virili. Magrissimi, altissimi, eleganti, ironici e anche un po’ sbruffoni, Los Hermanos Macana, ci sorprendono, catturandoci con grinta e mascolinità in interpretazioni uniche, con passi impeccabili e velocissimi, uniti a tanto divertimento. L’originalità del loro stile li consacra come una coppia unica capace di miscelare talento, divertimento, energia e grande rispetto per la magnifica arte del tango. Oramai famosi in tutto il mondo, vantano prestigiose partecipazioni con Francis Ford Coppola, Le Cirque Du Soleil, Placido Domingo e Mikhail Baryshnikov.

Ingresso: lunedi 31 dicembre ore 21,45,spettacolo con brindisi e buffet di mezzanotte,70 euro platea e 60 euro galleria
Spettacolo martedi 1 gennaio ore 17: platea 30 euro,galleria,22 euro
Teatro Parioli Peppino De Filippo Via Giosuè Borsi 20, 00197 – Roma
tel . 06 8073040

lunedì 10 dicembre 2012

TARTUFO

TEATRO PARIOLI PEPPINO DE FILIPPO


da martedi 11 a domenica 21 dicembre

C.T.M. Centro Teatrale Meridionale
in collaborazione con
FESTIVAL TEATRALE DI BORGO VEREZZI
e PALINURO TEATRO FESTIVAL
FRANCO OPPINI
DOMENICO PANTANO
CORINNE CLERY
TARTUFO
di Molière
scene Alessandro Chiti
costumi Cabiria D'Agostino
musiche originali Luciano Francisci e Stefano Conti
regia Giovanni Anfuso

Al Teatro Parioli Peppino De Filippo, da martedi 11 a domenica 21 dicembre, Tartufo di Molière, regia Giovanni Anfuso con Franco Oppini, Corinne Clery, Domenico Pantano. Un’opera che dalla prima rappresentazione ha avuto un successo senza precedenti. Molta acqua è passata sotto i ponti da allora, ed è ovvio che la commedia di Molière oggi si trascrive da sé in un'altra chiave e si carica di nuovo del più profondo significato.
“Solo Molière, lo scrittore che era riuscito a mettere in ridicolo il formalismo di una cultura pretenziosa e barocca, poteva smascherare la nauseante ipocrisia del costume clericale. Ma si trattò di combattere una vera lunga guerra, che, iniziata il 12 maggio 1664, data della prima messa in scena, della sagace satira sul tema dell’ipocrisia, fu conclusa il 5 Febbraio ’69, quando il Re volle dare un segno di magnanima onnipotenza, concedendo il permesso di rappresentazione.
In realtà quella guerra non ebbe mai fine poiché i tanti “galantuomini”, con in testa la Regina madre e l’Arcivescovo di Parigi, formarono una imponente coalizione contro Molière. Non gli perdonarono l’indignazione e la sorpresa per tanto ardimento. E neanche la morte dello stesso autore placò le polemiche, se si considera che ci volle l’intervento del Re per farlo seppellire, di notte e senza corteo funebre, in terra consacrata.
L’opera ebbe decine di repliche: un successo senza precedenti. E Molière si disobbligava sciogliendo nell’ultimo atto un inno al Re Sole, arbitro sommo e moderato regolatore di tutti gli eventi, anche quelli della famiglia di Orgone, vittima delle furfanterie del Tartufo.
Molta acqua è passata sotto i ponti da allora, ed è ovvio che la commedia di Molière oggi si trascrive da sé in un'altra chiave. Ogni volta che gli ipocriti parlano di Cielo e sublimano in un principio di autorità e infallibilità tutto ciò che deve rimanere nell’ambito umano, sotto il controllo della critica e della ragione, questa commedia si carica di nuovo del più profondo significato. Per smascherare i Tartufi e liberare i loro succubi dovunque l’incontriamo, la nostra coscienza democratica non può aspettare che un principe illuminato venga a recidere i nodi fraudolenti o fugare le tenebre dell’impostura. Da quando il principio della sovranità popolare ha sostituito la monarchia di diritto divino, la discrezione, la capacità di vedere giusto, di non lasciarsi sorprendere in buona fede, la razionale fermezza nel rifiutare ogni estremismo non sono più appannaggio dei monarchi.
Al mito del Re Sole si va sostituendo la realtà di una luce equamente diffusa in tutte le coscienze degli uomini liberi. I quali per definizione sono coloro che non si lasciano tartufare”.(Giovanni Anfuso)

Ingresso: platea 25 euro.galleria 20 euro
Teatro Parioli Peppino De Filippo Via Giosuè Borsi 20, 00197 – Roma
tel . 06 8073040