MOLLY SWEENEY
di Brian Frielcon
CON Umberto Orsini, Valentina Sperlì, Leonardo Capuano
regia Andrea De Rosa
Il testo è ispirato a una storia vera, raccontata da Oliver Sacks nel saggio "Vedere e non vedere", ed è incentrato sulle problematiche legate alla cura dei pazienti affetti da cecità.
Molly è una fisioterapista, cieca ma autonoma, che basa tutta la sua conoscenza del mondo su emozioni percettive. In questo modo il tatto supplisce perfettamente alla vista.
Il primo tempo dello spettacolo, non a caso, si svolge nel buio più assoluto per suggerire allo spettatore la sensazione stessa della cecità, avvicinandolo come non mai alle emozioni della protagonista.
Grazie ad un'operazione, però, Molly riacquista parte della vista e questo la sottopone ad un inevitabile trauma. Abituata a sentire, non riesce a vedere nè tantomeno a riconoscere visivamente nulla che non possa toccare. Sottoposta ad un processo ri-educativo oltre che di orientamento che le porti a ri-conoscere il mondo, Molly diventa pazza.
di Brian Frielcon
CON Umberto Orsini, Valentina Sperlì, Leonardo Capuano
regia Andrea De Rosa
Il testo è ispirato a una storia vera, raccontata da Oliver Sacks nel saggio "Vedere e non vedere", ed è incentrato sulle problematiche legate alla cura dei pazienti affetti da cecità.
Molly è una fisioterapista, cieca ma autonoma, che basa tutta la sua conoscenza del mondo su emozioni percettive. In questo modo il tatto supplisce perfettamente alla vista.
Il primo tempo dello spettacolo, non a caso, si svolge nel buio più assoluto per suggerire allo spettatore la sensazione stessa della cecità, avvicinandolo come non mai alle emozioni della protagonista.
Grazie ad un'operazione, però, Molly riacquista parte della vista e questo la sottopone ad un inevitabile trauma. Abituata a sentire, non riesce a vedere nè tantomeno a riconoscere visivamente nulla che non possa toccare. Sottoposta ad un processo ri-educativo oltre che di orientamento che le porti a ri-conoscere il mondo, Molly diventa pazza.
Si apre in questo modo un serio interrogativo che pone un problema etico sulla cura di questa tipologia di pazienti.
Può una persona cieca dalla nascita, che ha imparato a distinguere le cose tra loro solo in maniera tattile, una volta riacquistata la vista re-imparare a guardare il mondo senza necessariamente servirsi dell'ausilio delle mani?
Può una persona cieca dalla nascita, che ha imparato a distinguere le cose tra loro solo in maniera tattile, una volta riacquistata la vista re-imparare a guardare il mondo senza necessariamente servirsi dell'ausilio delle mani?
Lo spettacolo, sebbene avesse un ottimo impianto di luci e scenografia nella seconda parte, mi è sembrato non far capire bene come la donna, Molly Sweeney, diventi pazza. Oliver Sacks nei suoi libri spiega tutto ciò con grande maestria, spiega cioè il rapporto tra le percezioni e il nostro renderci conto che "una cosa è come ce la creiamo noi" e non sempre come è in realtà. Il regista in questo caso preferisce mettere in scena più il bagaglio dei ricordi intrecciati dei tre attori che non dare al pubblico l'idea che ella impazzisce perché non riesce a capire le cose con il tatto e si serve di un senso che prima non aveva (la vista). E' ovvio che questo è palese ma la tragedia sta tutta lì. Inoltre, la recitazione non era perfetta e non si può ascrivere al testo. Comunque la sensazione claustrofobica di vedere uno spettacolo completamente al buio è stata d'effetto. G+
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