lunedì 6 febbraio 2012

Catania in festa per Sant’Agata

Cosa c’è di più emozionante per un turista di assistere alla metamorfosi di un luogo che da frenetica metropoli diviene una città in cui il tempo sembra essersi arrestato secoli prima? La trasformazione è avvenuta grazie ad una delle più emozionanti festività patronali del mondo: Sant’Agata.
Fiumi di devoti in veste bianca popolano le strade, messe in risalto da grandi candele e da fiori vivacemente colorati. Predominano il giallo indiano dei ceroni, o candelore, coloratissimi dolciumi, e i volti espressivi del popolo catanese. Tutto sembra emanare un sapore esclusivo di esimia devozione.
Siamo in Sicilia, nella città di Catania, dove il 3, il 4 e il 5 Febbraio più di un milione di persone, tra cui devoti, turisti e curiosi, popolano il centro storico per ammirare la festa di Sant’Agata, dichiarata dall’UNESCO bene antropologico dell’Umanità.


Cinque sono gli elementi essenziali dei festeggiamenti: la veste bianca del devoto, simbolo di purezza; il copricapo nero, che rappresenta il capo cosparso di cenere; il cordone, simbolo di castità; i guanti e il fazzoletto bianco denotano devozione verso la Santa.
Il primo giorno della festa, il 3 Febbraio, è riservato all’offerta delle candele: la tradizione vuole che il cero, offerto alla Santa per chiedere la sua protezione, sia di altezza e di peso corrispondente al devoto. Questo giorno vede la partecipazione di autorità militari, civili e religiose: due carrozze settecentesche, appartenenti al senato che governava la città, undici candelore, grosse e alti ceri votivi, illustranti i mestieri, sono portate in manifestazione. Durante la processione i devoti catanesi mettono in scena il loro spirito religioso. In questa festa è usuale sentire la voce del devoto esclamare ad alta voce: “Cittadini siamo tutti devoti tutti ?” e tutti in coro, sventolando il fazzoletto bianco, esclamano “certo certo”. Il fercolo in argento, di epoca rinascimentale, al cui centro è posto il busto e il volto della Santa, tutto ricoperto di oro e gemme preziose, è trasportato dai devoti fra le vie della città, dove Lei visse. Il 4 e 5 Febbraio sono i giorni più emozionanti perché avviene l’incontro della Santa con popolo catanese.


Perché tale celebrazione? La commemorazione ricorda il martirio di Sant’Agata, nata a Catania nel 235 d.C., durante il periodo segnato dalle persecuzioni cristiane. Agata è arrestata, torturata e posta sulle braci ardenti a causa della sua fede Cristiana. Era inevitabile la sua morte, nel 251 d.C., dopo simili torture. L'anno dopo un'eruzione dell'Etna minaccia la città di Catania. I cittadini, nel tentativo ultimo di fermare la colata lavica, collocarono il velo della Santa davanti alla lava, che per miracolo cessò la sua attività. Per questa ragione Agata è stata proclamata patrona di Catania.
Un altro affascinante avvenimento di questa festività da non perdere è il canto delle suore benedettine, all’alba del sei febbraio, ultima tappa della processione: la Santa è posta al centro della chiesa di San Benedetto, in via Crociferi; le suore di clausura, collocandosi dietro al cancello della chiesa, salutano e rendono omaggio al fercolo, con un dolce coro vocale, preparato per tal evento. Il folclore dei festeggiamenti precipita nel silenzio per dare spazio al suono melodioso del canto delle suore, seguito dall’omaggio floreale.

Dolci tradizionali
Durante questo grande e spettacolare evento religioso non si possono non ricordare le tradizioni culinarie. Due sono i dolci tipici: le “olivette verdi di San’Agata” rievocanti la leggenda della Santa che, inseguita dagli uomini di Quinzano e giunta al pretorio, si fermò per riposarsi. Durante la sua sosta apparve per miracolo un albero di ulivi verdi dove poté nutrirsi e ripararsi.
L’altro dolce è detto “I minni di S’Aita”, cioè i seni di San’ Agata, che richiama alla memoria il tragico martirio di Agata quando, per convincerla a rinunciare alla fede cristiana, le furono strappati via i seni con delle grosse tenaglie. Il dolce ha forma tondeggiante, esternamente è ricoperto di una bianca glassa zuccherata ed al centro vi è una ciliegia rossa candita. Al suo interno troviamo un morbido pan di Spagna, imbevuto di un dolce liquore chiamato Rosolio, farcito di ricotta, gocce di cioccolato e frutti canditi.

daniela aquilia
manifestazione vista il 5 febbraio 2012
foto di marcello trovato


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