giovedì 11 marzo 2010

Danilo Maestosi - Concerto-Sconcerto

La mostra “Concerto-Sconcerto”, ospitata al Complesso del Vittoriano dal 17 marzo al 5 aprile 2010, vuole far conoscere l’universo creativo di Danilo Maestosi attraverso una quarantina di opere inedite, tecniche miste su tavola - tempere, oli, catrami, smalti e vernici spray - appartenenti ad un ciclo sul tema intrecciato della musica e della memoria al quale l’artista ha lavorato negli ultimi tre anni: le emozioni create dall’ascolto di brani musicali, dalla musica classica e sinfonica al jazz, al folk ed alla canzone, sono rivisitate visivamente da Danilo Maestosi in composizioni ricche di colori e di segni, dove l’astrazione lirica suggerisce talvolta una ricerca formale, l’una e l’altra segnate da una sincerità d’intenti e felicità di espressione che sono una caratteristica dell’opera di questo artista.

La mostra, che si avvale del Patrocinio del Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione –, della Provincia di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali -, della Regione Lazio - Assessorato alla Cultura, allo Spettacolo e allo Sport -, organizzata e realizzata da Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia e a cura di Carmine Siniscalco, sarà inaugurata martedì 16 marzo alle ore 18.30 presso il Complesso del Vittoriano.

Nato a Roma nel 1944, giornalista, Danilo Maestosi ha lavorato per varie testate (Il Tempo, Paese Sera, Rai, Ansa) e da oltre 20 anni si occupa d’arte, archeologia, cinema, teatro, letteratura nella redazione de Il Messaggero di Roma. Espone come pittore dal 1999 e, ad oggi, ha partecipato a prestigiose collettive in spazi pubblici e privati, in Italia e all’estero, e tenuto personali in gallerie romane e non solo.

“Concerto-Sconcerto” è il titolo con cui l’artista ha deciso di battezzare la mostra riunendo in un’unica messinscena i due atti principali di una ricerca sulla musica e la memoria. La musica come serbatoio privilegiato dove si depositano emozioni e ricordi personali e collettivi, misura del tempo e della storia, luogo del corpo e della mente. Danilo Maestosi ne insegue le tracce, i sentimenti che si sono depositati dentro di noi e che spesso abbiamo cancellato o rimosso, facendo emergere strati di colori e di segni come uno scavo archeologico. La pittura, cioè, deve arrivare nel profondo; colori che riemergono sotto altri colori; segni che respirano sotto altri segni.

Così scrive Carmine Siniscalco: “le opere esposte in questa personale al Complesso del Vittoriano, sono ciascuna dedicata ad una composizione musicale, dalla sinfonia al jazz, dalla melodia alla cacofonia: la nota diventa qui pennellata, l’accordo una velatura, l’allegro un rutilante vortice di colori, l’adagio una solenne campitura, un requiem un drammatico mosaico di neri falciati da lampi luminosi, un pezzo folk un inseguirsi di vernici vivaci e ballerine, una messa l’offerta sacrale di una trascendente tavolozza”.



Questo ciclo di quadri si è sgranato in varie tappe nel corso di tre anni con continui scarti di rotta come brani di un concerto che non tenta la sfida impossibile di trasporre la musica in un altro linguaggio ma che vuole riproporre un viaggio attraverso le stagioni che l’artista ha vissuto e condiviso con altri. Fino agli orizzonti incerti del presente da cui nasce lo sconcerto che segna la fine della partitura: che musica evocare per un mondo in corsa verso il naufragio? E che memoria ridestare o conservare per tempi migliori in una società tutta orizzontale che ne rinnega ad ogni istante l’importanza e il bisogno? Da qui il titolo della mostra. Il concerto, in queste opere recenti, profonde e laceranti come una ferita aperta, si fa sconcerto. “Ama la profondità, Danilo, gli abissi più intimi che non tollerano la banalità, la retorica, l’intrattenimento spettacolare, cioè purtroppo i canoni oggi dominanti. E la sua discesa nel profondo va pure controcorrente, con tutte le difficoltà del caso. Così, da alcuni mesi a questa parte, parallelamente all’uso sempre più deciso e sintetico del catrame, nelle sue opere del ciclo “Rompere i giochi” (presentato qui per la prima volta) si percepisce con forza un’accigliata inquietudine, una specie di sensibilità apocalittica che ha trasformato il precedente ed inarrestabile flusso in vortice ed abisso. E così il concerto si è tramutato in sconcerto, la pittura musicale in pittura a nervi scoperti, in organico filamento nervoso dal respiro pulsante, non più fluente ma disgregato” (G. Simongini).

Nessun commento:

Posta un commento