venerdì 8 gennaio 2010

Tommy

Quali viaggi è costretto a fare Tommy dentro di sé al momento in cui, da un giorno all’altro, uno starnuto continuo inizia a tormentarlo notte e giorno, ovunque? Quali perlustrazioni al fondo della propria vita deve affrontare, col candore di uno che si trovi a penetrare nel folto di una foresta senza essersi mai azzardato a superare la soglia di casa? Eppure, una simile impresa gli tocca, e quel che gli tocca è la materia del nostro racconto, poiché lo starnuto è vero che non cessa mai, ma non è vero che lo perseguiti dappertutto.

Un luogo franco c’è, un rifugio in cui per miracolo l’affezione, evidentemente psicosomatica, molla la presa. E’ lo sgabuzzino di casa. Qui Tommy può rifiatare. Addirittura, conversare. Cosa che fa: con qualcuno che da fuori insiste a spingerlo in una detection nel labirinto della memoria per venire a capo di quell’assurdo starnuto come se si trattasse di un sortilegio da esorcizzare. E qualcosa, infatti, emergerà. Qualcosa, soprattutto, accadrà”. Giuseppe ManfridiTommy è stato scritto da Giuseppe Manfridi nel 1985, ma l’attualità del testo è disarmante. Meno di due mesi fa, è balzato alle cronache degli Stati Uniti, facendo poi il giro del mondo, il curioso caso di Lauren Johnson, 12 anni, vittima della rara sindrome denominata “starnuto a mitraglia” che non le permette di smettere di starnutire: lo fa 12 milavolte al giorno, fino a 20 al minuto. Tutto è iniziato con un raffreddore qualche settimana fa e da allora la teenager americana ha smesso di andare a scuola e fa fatica a mangiare. L'unica "sosta starnuto" avviene quando dorme."Non pensavo durasse così tanto", ha spiegato Johnson. "Non vado a scuola, non esco”.
La madre dell'ammalata, per trovare una soluzione, ha fatto provare alla figlia undici terapie diverse e si è affidata persino all'ipnosi, senza riscontrare nessun miglioramento. "In tutto il mondo sono stati documentati al massimo 30 casi di questa sindrome e nessun medico riesce a trovare una cura o dare una risposta al fenomeno. Il testo di Giuseppe Manfridi è stato messo in scena anche all’estero. Nel 2000 è stato in scena al Gate Theatre e nel 2003 al Barbican theatre. Il Sunday times lo ha definito: “the most delightfully exhilaratingly, intoxicatingly indecent play I have ever seen.”

Note di Regia
Un viaggio attraverso i ricordi di Tommy, della sua infanzia e della sua adolescenza; ci svelerà le parti più belle e più difficili, più allegre e più tristi della sua storia, L’esperienza reale si unirà con quella dell’Essere, che lo accompagnerà nei luoghi più profondi e onirici di sè stesso.Un’analisi tra i sogni di una persona e i suoi bisogni essenziali negati.Un viaggio che spoglierà la sua anima davanti alla sua vita, dove Tommy sceglierà se restare in quel:” buio, in quel nulla dentro, che preferisce a tutto”, o uscirne per trovare un'altra via di salvezza..Andrea Bellocchio Ecco come il protagonista Giuseppe Russo, racconta il suo Tommy e la sua avventura con questo spettacolo: “Ho deciso di mettere in scena “Tommy” perché ho sentito la necessità di sfidarmi! Di reagire contro le difficoltà della crisi che ci paralizza, giocando la carta dell’autoproduzione. Il monologo, è una straordinaria occasione, sia a livello interpretativo sia umano.
Ne puoi venir schiacciato, o esaltato e accresciuto a dismisura. Sono solo in scena, questo si, ma è come se in realtà non lo fossi: ho accanto a me un abile regista, Andrea Bellocchio, la stima di Giuseppe Manfridi e il supporto e del suo straordinario testo. Con il loro aiuto mi accingo a sondare la solitudine del piccolo Tommy, che solo, invece, lo è per davvero; e a cercare di riscattarne la vita in un ultima labile occasione di libertà che la sorte gli ha dato.
Credo in me e in questa piccola grande operazione, che porta dentro di se i semi della follia infantile e della puntata azzardata al tavolo verde, perché poi, in fin dei conti, di questo si tratta:di una scommessa”.

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