Visualizzazione post con etichetta Stefania Valente. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stefania Valente. Mostra tutti i post

mercoledì 13 febbraio 2013

Dino Di Bonito

Metropolis


a cura di Stefania Valente
INTERAZIONI ART GALLERY
Dal 6 al 23 marzo 2013 (Piazza Mattei, 14 Roma)

Simbolo da sempre della modernità, le grandi metropoli, animate da un’intensa vita sociale e culturale, in certi momenti si trasformano in gigantesche gabbie di cemento in cui ci si sente soli, avendo comunque intorno molte persone. Dino Di Bonito espone, dal 6 al 23 marzo 2013 presso la Interazioni Art Gallery, un ciclo di dipinti che traducono in immagini per lo più questo stato d’animo che si avverte a volte - camminando in strada, tra la folla, nel traffico, facendo la fila davanti a un teatro - quando, improvvisamente ci si estranea dalla realtà e si rivolge l’attenzione all’interno di se stessi.

La mostra, Metropolis, a cura di Stefania Valente, propone sei “visioni urbane” di grande formato, dominate da ricorrenti elementi verticali, in cui si muove una moltitudine anonima e silenziosa: uomini e donne che camminano come dei fantasmi, ignorandosi a vicenda, in una dimensione che appare quasi onirica.

Lavori mai esposti al pubblico, concepiti con coerenza concettuale da Di Bonito che, cresciuto in un contesto provinciale e tranquillo, si è trasferito prima a Napoli e poi a Roma ed ha quindi sperimentato di persona le inquietudini che nascono in un mondo metropolitano sempre più globalizzato.

Ogni tela di questa serie - che ha come titolo il nome di una grande metropoli – affronta le tematiche esistenziali tipiche di una società post-moderna come l’incomunicabilità, l’angoscia, la solitudine (le stesse in fondo dell’Espressionismo degli esordi con cui l’artista ha del resto molti punti di contatto) con un stile immediato e istintivo, fortemente contaminato, che riassume in sé diverse correnti, dal Divisionismo e Futurismo alla Scuola romana.

Dino Di Bonito, inizialmente interessato a una ricerca figurativa che strizzava l’occhio alla tradizionale veduta urbana, prende successivamente una direzione opposta, che sconfina verso l’astrazione. Pur partendo sempre dal dato oggettivo – il panorama urbano - in questa seconda fase artistica produce lavori utilizzando una tecnica personale, dipingendo di getto coi colori direttamente sulla tela, prassi artistica simile a quella dell’Action painting, in cui è il lato inconscio, irrazionale, a dettare all’artista il contenuto dell’opera.


Cenni biografici
Amante delle arti e della cultura, Dino Di Bonito - avvocato, pittore, musicista - sin da giovane si appassiona all’arte frequentando l’atelier dello zio pittore.
Durante gli anni della formazione, mentre frequenta il liceo classico e si dedica allo studio del pianoforte presso il Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli, apprende da autodidatta i rudimenti dell’arte e inizia a produrre i suoi primi dipinti.
Nonostante le forti inclinazioni artistiche, dopo la licenza liceale procede in tutt’altra direzione. Si laurea in legge e successivamente intraprende la carriera forense.
Tuttavia, non mette mai da parte l’espressione artistica. Nel corso del tempo continua a dipingere in un contesto ideale, ispirato anche dalla bellezza della natura circostante: il suo studio di Pozzuoli con vista sul mare.
Nato a Pozzuoli, vive e lavora tra Roma e Napoli.

Contatti

Sede:
 Interazioni Art Gallery, 
Piazza Mattei 14 - Roma
06-68892751/

lunedì 14 gennaio 2013

DI DEMONI E DEI…


DAL 6 AL 23 FEBBRAIO 2013
INTERAZIONI ART GALLERY (piazza Mattei 14 - Roma)
Presenta
DI DEMONI E DEI…
Descrizione: Descrizione: C:\Users\roscio\Desktop\LAVORO STEFI PROVVISORIO\IL GIARDINO DELLE DELIZIE_OPERA DI SCRAB.jpg
a  cura di Stefania Valente
PRIMA PERSONALE NELLA CAPITALE
DI
Roberto Molinelli

Ironico, maniacale, attratto dal mistero, Roberto Molinelli - artista genovese che, da oltre 20 anni, assembla opere con oggetti d’uso quotidiano - si configura come uno degli artisti più originali e dissacranti dell’attuale panorama artistico italiano.
Dal 6 al 23 febbraio 2013, Interazioni Art Gallery di Roma (piazza Mattei 14) ospita la prima personale romana di Roberto Molinelli  Di demoni e dei… -  titolo ispirato all’omonimo film di Bill Condon, del 1998 - che propone una selezione di oggetti-scultura dell’artista genovese, ma romano di adozione, concepite tra il 2009 e il 2012, nell’ambito di una sua più vasta ricerca denominata “Icone”.
La serie, cominciata oltre dieci anni fa, rivisita con spirito dissacrante e ironico l’arte bizantina e sacra attraverso la nobilitazione di oggetti d’uso quotidiano come giocattoli, monete, chiavi, bottoni; qualsiasi oggetto, di scarto e non, se opportunamente organizzato e trattato dall’artista, contribuisce a reinventare, immagini tridimensionali cariche di dettagli e di riferimenti simbolici.
La mostra, curata da Stefania Valente – giornalista storica dell’arte orientata verso ricerche artistiche non convenzionali che esplorano la sfera inconscia – si pone l’obiettivo di far conoscere a un pubblico più vasto questo artista, ancora poco noto - vuoi per il suo carattere schivo e riservato - che furtivamente, eludendo sovente gli “intermediari” del mercato dell’arte, da oltre 20 anni, assembla objet trouvé – a volte anche acquistati di proposito quindi non necessariamente materiali di rifiuto – con uno linguaggio irriverente che fonde l’attitudine ludica dei dadaisti e il nichilismo tipico della cultura Punk.
Un percorso artistico inedito, inaugurato nei primi anni Novanta che prende il via dal “grande schermo”. «L’inizio – dice l’artista - è stato fortemente influenzato dalle mie passioni cinematografiche, il lavoro di registi quali David Cronenberg, Tim Burton e David Lynch è stato spesso fonte di spunti e idee».
Ispirato in tal senso – il suo “mentore” inizialmente fu l’ideatore di Alien, H.R.Giger, pittore e scultore di stampo surrealista - la prima serie di pezzi “Tecnomorfi” appariva come un connubio tra l’archeologia industriale e l’arte primitiva, a questi seguirono i “Paleomorfi” (sorta di bestiario fantastico in cui gli esemplari si presentavano come reperti fossili). Nel 2000 inizia il ciclo “Icone” a cui sta ancora lavorando, al quale si aggiunge una quarta serie, gli “Archeomorfi”, che include sculture che si differenziano per stile e significato dalle altre catalogazioni (maschere, monili, bronzetti equestri). Simili a dei “ready made” – ma non riconducibili in todo a questa categoria - questi ultimi lavori trovano vasto respiro nella loro – classica e scarna - essenzialità, pregni tuttavia del loro compiuto senso estetico in questo esclusivo contesto espositivo, accanto alle icone.

Roberto Molinelli nasce a Genova nel 1961.
Dopo il Liceo Artistico inizia la sua attività professionale come decoratore-scenografo nel settore del turismo.
Nel 1986 si trasferisce a Roma, dove comincia da subito a collaborare con la ZED S.F.X., società di effetti speciali con la quale realizza installazioni e oggetti per il cinema, la pubblicità e il teatro.
Dal 1989 affianca a questa anche l’attività di attrezzista occupandosi dell’allestimento di numerose fiction, film e programmi TV.
Abbandonati gli effetti speciali, da qualche anno lavora come attrezzista parallelamente all’attività di scultore che svolge nel suo laboratorio romano.
Ha partecipato nel tempo a diverse mostre personali e collettive; l’ultima sua apparizione in un contesto espositivo è  avvenuta nel padiglione torinese della Biennale d’arte di Venezia, curata da Sgarbi. 

Contatti
Sede: Interazioni Art Gallery piazza Mattei 14 - Roma
Sito ufficiale artista: www.scrab.itwww.facebook.com/pages/Scrab

martedì 9 ottobre 2012

PRIMO DIALOGO


sculture inedite
di
Mirella Bastelli e Patrizia Stracchi
esposizione a cura di Stefania Valente
Alla Galleria Iper Uranium, dal 16 al 23 ottobre, 
le ultime opere delle scultrici romane, Mirella Bastelli e Patrizia Stracchi
Al centro dell’evento lavori site specific dedicati al 16 ottobre del 1943, giorno in cui i nazisti deportarono gli ebrei romani

Noto come il “sabato nero”, il 16 ottobre del 1943 i nazisti portarono via con violenza e brutalità 1024 persone dal ghetto di Roma. Finita la guerra, da Auschwitz, campo di concentramento in cui erano state deportate, fecero ritorno solo 15 uomini e una donna.

Senz’altro uno degli avvenimenti più tragici avvenuto durante l’occupazione tedesca dell’Urbe, su cui si è concentrata l’attenzione di due scultrici romane - Mirella Bastelli e Patrizia Stracchi – che hanno dedicato due opere site specific alle vittime del rastrellamento nazista.

Lavori inediti svelati al pubblico nell’ambito di una più vasta mostra, Primo dialogo - a cura di Stefania Valente - che viene inaugurata proprio il 16 ottobre (giorno in cui annualmente si ricordano gli ebrei romani deportati dai nazisti) alla Galleria d’arte Iper Uranium, dove rimarrà visibile fino al 23 ottobre.

Con l’occasione vengono esposte anche altre opere delle due artiste - realizzate tra il 2009 e il 2012 - che hanno in comune, oltre alla medesima tecnica esecutiva – terracotta patinata a freddo - temi esistenziali legati alla caducità dell’esistenza terrena ma anche alla serena consapevolezza di poter affrontare le prove della vita con determinazione e coraggio, senza esitazioni. 

La curatrice con il titolo dell’evento ha voluto sottolineare la funzione “iniziatica” di questa esposizione: la prima circostanza romana per le artiste di svelare, in un contesto esclusivo, il frutto del loro lavoro – all’acme di una evoluzione stilistica - essendo entrambe giunte a scegliere la scultura, quale forma privilegiata di espressione, in una fase matura della vita, dopo una lunga sperimentazione.

Il percorso espositivo che caratterizza l’allestimento presenta una struttura concentrica. Attorno ai lavori sul “16 ottobre 1943”– posti al centro della sala espositiva - ruotano altri 8 elementi scultorei.

Alcuni “moduli” ricorrenti – rotoli di memoria - rendono facilmente riconoscibile il progetto artistico di Patrizia: simili agli antichi volumen (fogli di papiro o di pergamena semi arrotolati) assumono, di volta in volta forme sempre diverse, come se fossero le lettere di un nuovo alfabeto. Rotoli che, pur evocando i primi testi scritti della storia, non sono la rimembranza di un’epoca arcaica, così come si potrebbe pensare in un primo momento, bensì emblema dell’epoca contemporanea: l’artista, infatti, quando li plasma, mira a trasformare la creta, una volta cotta, in un materiale apparentemente leggero e flessibile, come se fosse un pezzo di plastica.

Su di ognuno imprime poi, a seconda dei casi, segni più o meno regolari, rappresentativi del messaggio che vuole mandare.

Nell’installazione dedicata al 16 ottobre 1943 intitolata Per non dimenticare – frase che compare incisa sull’opera in ebraico –– alcuni rotoli “umanizzati”, avvolti da un filo spinato, descrivono drammaticamente il senso di abbandono che provarono gli ebrei deportati ad Auschwitz.

I lavori di Mirella sono invece dominati da una voluta e non casuale “discontinuità” stilistica, questo perché riflettono le problematiche esistenziali che affrontano: il conflitto interiore tra essere e apparire. Ogni sua scultura, diversa l’una dall’altra nella forma e nei colori, rispecchia precisamente l’andamento sinusoidale delle sue emozioni: un momento di passaggio dell’esistenza, una fase di chiusura o di risveglio, uno stato d’animo… Del resto per Mirella – come lei stessa dice - «la vita è mutamento, cambiamento, trasformazione… come l’acqua di un fiume che non è mai la stessa».

Nell’ultimo ciclo di opere però – in cui ricorrono volti anonimi come se fossero stati scavati dal tempo nella roccia – si avverte qualcosa di diverso, come se avesse raggiunto, dopo un lungo naufragar, un porto sicuro: esso rivela una certa consapevolezza interiore e creativa, che si manifesta nella spontaneità con cui si esprime, attraverso un linguaggio semplice ed essenziale, tipico delle culture arcaiche.

Nell’opera dedicata al “sabato nero” del ghetto di Roma - metafora universale anche di tutti quei crimini di guerra che ancora oggi si compiono nel mondo - sono sempre dei volti a esprimere come quell’immane dolore causato dall’eccidio nazista si sia trasformato nel tempo: abbracciate l’una all’altra, 5 figure, che formano insieme una leggera curva, manifestano diversi gradi di questa evoluzione: spavento, rassegnazione, rabbia, e, per ultima, la speranza…

CENNI BIOGRAFICI

Mirella Bastelli

L’amore per la scultura emerge dopo anni di ricerca personale nel campo musicale, psicologico, filosofico e spirituale. Inizialmente autodidatta, mette a punto la sua formazione seguendo diversi corsi di ceramica, pittura e scultura. Particolarmente significativo, nel suo iter formativo, è stato il suo ultimo percorso didattico, intrapreso con la scultrice Anna Maria Angelucci.

Ha partecipato a diverse mostre individuali e collettive in Italia e all’estero (Francoforte, Miami, Barcellona e Siviglia). Alcune sue opere sono al Museum Art di Miami in Florida e nel Museo di Scontrone (L’Aquila). Nel 2005, vince il 5° premio del Trofeo Medusa Aurea (organizzato dall’Accademia Int.le d’Arte Moderna di Roma) e, nel 2009, il concorso “Artisti in emersione” - Multimedia Art Promotion.

Patrizia Stracchi

Si forma artisticamente seguendo dal 2001 corsi di disegno, pittura, scultura, incisione (tra cui quelli tenuti dal maestro Luca Massenzio Palermo e della scultrice Anna Maria Angelucci).

Da sempre ricettiva alla plasticità dell’arte, trova nella pittura, nella terracotta e nell’incisione le espressioni più naturali della sua ricerca artistica. La sua ispirazione affonda nel quotidiano, nella fotografia, nella poesia e nella natura.

Ha partecipato a numerose mostre collettive a Roma, Marino, Como. Alcune sue opere sono state acquisite dall'Università Popolare per la propria sede di Palazzo Engelfield, e altre da collezionisti esteri (Spagna, Svizzera, Lussemburgo).

GALLERIA IPER URANIUM, Via dei Banchi Nuovi, 58 Roma
Dal 16 al 23 ottobre 2012
Tutti i giorni, ore 10.30/19.30
(per info 333-1721880)