domenica 7 ottobre 2012

VERMEER

Il secolo d'oro dell'arte olandese 

Per la prima volta in Italia una rassegna su Johannes Vermeer 
dal 27 settembre 2012 al 20 gennaio 2013 
alle Scuderie del quirinale 


Johannes Vermeer 
La stradina, 1658 ca. Olio su tela, Amsterdam, Rijksmuseum 

Un'intimità sospesa nel tempo e immortalata in un piccolo dipinto, apre la mostra di Johannes Vermeer alle Scuderie del Quirinale in questi giorni a Roma. L'opera è “La stradina” un piccolo gioiello descrittivo che trionfa in sobrietà e minuzia rappresentativa, uno scorcio di vita quotidiana della società borghese di Delft, l'amata città del pittore olandese. 

La poetica bellezza della vita di tutti i giorni affiora nella semplicità dei gesti femminili; nella cura delle faccende domestiche in armonia con lo scenario circostante, all'interno del quale figure e oggetti sembrano avvolti da un'unità atmosferica e temporale, creando un senso di continuità che si estende oltre i margini della tela, e si protrae fino ai giorni nostri. Come un sipario che si apre sulla rappresentazione della quotidianità e dei sentimenti, attraverso i gesti serrati delle figure e gli interni essenziali delle case, la mostra “Vermeer, il secolo d'oro dell'arte olandese”, offre allo spettatore un percorso pervaso da una tranquillità domestica, che i cittadini della Repubblica Olandese potevano finalmente assaporare negli anni cinquanta e sessanta del Seicento. Un dipinto che diviene così manifesto di un momento di grande floridezza economica e artistica del paese, la cosiddetta “Golden age” nella quale la Repubblica Olandese conquistata l'indipendenza, riscopre i piaceri della vita quotidiana. 

Oltre ai delicatissimi ritratti di fanciulle e agli interni intimi di Vermeer, otto in tutto le sue opere esposte per la prima volta in Italia, troviamo altre cinquanta opere di artisti coevi, una fedele e scrupolosa ricostruzione figurativa dell'Olanda del Seicento. Una descrizione dettagliata della vita sociale molto lontana dalla spettacolarità scenografica e dalla teatralità barocca diffusa negli stessi anni in Italia. 

Vediamo raffigurati quindi, stralci di vita familiare, come ne “La camera da letto” di Pieter de Hooch (1658/1660 ca.) un'opera valorizzata dal sensibile uso della luce volta a rappresentare il saluto di un bambino alla madre intenta a piegare i panni. O ancora vedute cittadine come nel dipinto di Jan van der Heyden “Veduta del Municipio Nuovo di Amsterdam” del 1667 un dipinto di notevole significato simbolico per la città, sappiamo inoltre che Cosimo III dé Medici ottenne il quadro nel suo viaggio compiuto nei Paesi Bassi meridionali tra il mese di dicembre del 1668 e gennaio del 1669, consolidando così i rapporti commerciali esistenti tra Firenze e l'Olanda. Tuttavia Vermeer rimane ancora oggi un pittore quasi sconosciuto, della sua breve vita piena di fascino e di misteri sappiamo poco, la sua eredità artistica raccoglie solo 37 quadri, egli infatti lavorava esclusivamente su commissione e non dipingeva più di due o tre opere l'anno, numero necessario per poter mantenere la moglie e gli undici figli. 

Dimenticato dopo la sua fine prematura, ignorato per due secoli, fu Marcel Proust a segnalarlo all’attenzione generale. Oggi è considerato uno dei più grandi pittori di tutti i tempi, la sua propensione per la pittura di genere, la straordinaria raffinatezza esecutiva incantano lo spettatore catturandolo con la pienezza dei colori in grado di accendere gli incarnati, risaltandone l'emotività espressiva dei tratti. Opere permeate da bellezze eteree, effetti di luci e trasparenze che accarezzano le figure rendendole eterne, effetti dati attraverso piccole pennellate tipiche della sua tecnica nota come pointillé. Il tocco magistrale del “Maestro della luce olandese” emerge dagli otto capolavori che costellano il percorso espositivo, i movimenti serafici catturati ne “La suonatrice di liuto” e le penombre de “La giovane seduta al virginale” culminano nello splendore delle piume rosse del capello che illumina il viso de “La ragazza con il cappello rosso”, opera conservata alla National Gallery of Art di Washington. 

Un eccellente esempio della capacità espressiva di Vermeer maturata negli anni, la forza incisiva scandita dal panneggio del pesante vestito di velluto blu oltremare, contrasta con il fulgore della luce che accarezza il pallido incarnato, riportando alla mente lo straordinario equilibrio tra luce e ombra delle composizioni fiamminghe. Molto lontano dalla struttura essenziale della “Santa Prassede” un'opera di inizio carriera che documenta il suo vivo interesse verso l'arte italiana, una delle poche eccezioni a soggetto biblico, nonché copia di un dipinto dell'artista fiorentino Felice Ficherelli, entrambe messe a confronto. Chiude la mostra una tela insolita sia per dimensioni che per composizione, una ricca “Allegoria della fede”, emblema religioso atto a descrivere un concetto teologico/spirituale attraverso simbologie ben precise, derivanti probabilmente dalle immagini che comparivano nel testo “Iconologia” di Ripa. Uno sguardo all'immaginazione di Vermeer, un assaggio al suo costante studio sulla metafisica della luce, in cui la pittura diviene lente attraverso la quale guardare il mondo e nel contempo la rappresentazione coerente della realtà, che con penetrante discrezione ancora oggi si celebra e si racconta. 
Nadia Gardini

dal 27 settembre 2012 al 20 gennaio 2013 Vermeer 
il secolo d'oro 
a cura di: Arthur K. Wheelock, Curator of Nothern Baroque Paintings, National Gallery of Art di Washington 
Walter Liedtke, Curator of European Paintings Metropolitan Museum of Art di New York 
Sandrina Bandera, Soprintendente per il Patrimonio Artistico Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Milano

orari: Da domenica a giovedì dalle 10.00 alle 20.00 venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30 
ingresso: intero € 12,00 – ridotto € 9,50 
info e prevendita: tel.+39 06 39967500 www.scuderiequirinale.it 
catalogo: Skira 
www.mondomostre.it 

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