sabato 18 agosto 2012

“Il Purgatorio di Dante”


La Certosa di San Lorenzo, a partire dal giugno di quest’anno, ospita un nuovo spettacolo diretto anche stavolta dall’ormai ben noto regista Domenico Corrado. Stiamo parlando de “Il Purgatorio di Dante”, logico prosieguo de “L’Inferno” ambientato nelle Grotte di Pertosa e anticipo de “Il Paradiso” che rivive nelle rovine del Castello Arechi di Salerno. La maestosa Certosa padulese, la più grande d’Europa, con i suoi ambienti così vasti dove l’orizzonte diventa ancora più sconfinato e dove la contemplazione e il raccoglimento sono naturali per chiunque, apre i suoi portoni agli artisti e agli spettatori in una suggestiva notte d’estate. 

Il primo incontro di Dante nel Chiostro della Foresteria avviene con Catone l’ Uticense, custode del Purgatorio; l’anima del defunto, nascosta da una colonna, appare nella penombra. Ci si trova di fronte ad un personaggio dalle qualità non comuni a cui, nonostante fosse morto suicida e quindi la sua presenza nel Purgatorio non fosse così naturale, Dante decide di assegnare il ruolo di guardiano. Dopo una breve conversazione tra i due, Dante, seguito fedelmente dal cospicuo gruppo di spettatori, prosegue il suo percorso giungendo nella Sacrestia. La scena che si presenta agli occhi di chi assiste è molto particolare: Casella, intimo amico di Dante e notevole compositore dell’epoca, musicò diverse canzoni del Sommo Poeta tra cui la celebre “Amor che nella mente mi ragiona” ed è proprio quest’ultima che viene riproposta: Casella siede e canta sfiorando l’arpa mentre un’eterea ballerina volteggia rendendo la performance ancora più commovente. 

Riprendendo coscienza del viaggio dopo questa parentesi idillica e proseguendo il cammino, si giunge nella Sala del Capitolo dove viene ricreato l’Antipurgatorio: in questo spazio avviene l’incontro di Dante con Manfredi I di Svevia che compare da dietro ad un altare; l’uomo chiede al poeta se lo riconosce e, dopo un attimo di indecisione, il vate comprende di chi si tratta: l’anima racconta la sua vicenda terrena spiegando di essersi pentito in punto di morte dopo essere stato ferito nella battaglia di Benevento. Manfredi chiede a Dante di riferire a sua figlia Costanza dove egli si trova affinché preghi per lui così che il suo spirito possa espiare la colpa in un tempo più breve. 

L’incontro con Pia de’ Tolomei ha sede nel Refettorio: dopo una breve introduzione ad opera di Dante, Pia compare sul pulpito ed intona lo struggente “Mura mura”, brano estrapolato dal musical di Gianna Nannini dedicato alla nobildonna senese. La disperazione e l’angoscia di questa creatura scaturiscono con violenza mentre ella rivive i momenti della sua prigionia e si dispera per l’impossibilità di rivedere la luce del sole: un esilio, il suo, voluto dal marito desideroso di sposare un’altra donna inducendo così al suicidio la precedente moglie. 

Lo spirito di Omberto Aldobrandeschi è situato negli ambienti della cucina: il vanto di appartenere ad un nobile casato, impreziosito dalle gesta dei suoi antenati, gli fece provar disprezzo per il suo prossimo ed ora egli è destinato a sopportare sulla cervice il peso di un ingente sasso. 

Nel piccolo chiostro a cui si accede tramite la cucina gli spettatori assistono all’incontro tra Dante e Sapia senese: un’occasione per apprendere i motivi che hanno condotto quest’ultima nel Purgatorio; la gentildonna fu estremamente invidiosa dei suoi concittadini e arrivò al punto di gioire per la loro sconfitta durante la battaglia tra Siena e Firenze. Per i peccati commessi nella sua esistenza terrena è condannata ad avere gli occhi cuciti dal fil di ferro. 

All’interno del Chiostro dei Procuratori Dante interloquisce con il papa Adriano V: lo si trova prostrato a terra perché destinato a scontare la pena degli avari i quali, in vita, tesero troppo in alto ed ora hanno il volto rivolto verso il basso; Adriano V si convertì tardi, dopo aver rivestito il ruolo di pontefice per poco più di un mese, un lasso di tempo molto ridotto che però gli consentì di comprendere quanto fosse gravoso essere il vicario di Cristo sulla terra. 

Giunto nel giardino del Priore il nostro vede Stazio, poeta latino vissuto all’epoca dei Flavi: la sua colpa fu l’eccessiva prodigalità ma proprio grazie alla grande ammirazione nei confronti di Virgilio e dei suoi insegnamenti, Stazio riesce a purificare la sua anima evitando così di trascorrere la propria vita ultraterrena insieme ai dannati. 

Compare improvvisamente Forese Donati, momentaneamente nascosto da un albero: a causa della sua ingordigia alimentare ora Forese è costretto a non poter assaggiare i deliziosi frutti che pendono dagli alberi né tantomeno può placare la sete, ecco il perché della sua eccessiva magrezza che tanto colpisce Dante. Pur essendo morto da pochi anni il fiorentino è molto vicino al Paradiso grazie alle frequenti preghiere della moglie Nella, uno dei pochi esempi di donne pudiche presenti in quel periodo a Firenze. 

In uno dei giardini delle celle, mentre lo spettatore si sporge dal balcone con le arcate, fa il suo ingresso Matelda, gioiosa perché gode della contemplazione dell’opera divina. Ella spiega a Dante di essere lì per esaudire ogni suo desiderio. Il poeta le chiede perché da una medesima fonte si dipanino due corsi d’acqua differenti e la donna spiega che uno è il fiume Letè che ha la proprietà di far dimenticare i peccati commessi mentre l’altro è l’Eunoè che permette di ricordare solo il bene operato durante la propria esistenza. Dopo essersi purificato Dante può proseguire. Il maestoso scalone ellittico fa da cornice alla conclusione dello spettacolo: giungendo dalla passeggiata coperta, in fondo al corridoio i presenti giungono nel cuore pulsante della Certosa; tre ballerine che indossano rispettivamente un abito rosso, uno verde ed uno bianco e che impersonano le tre Virtù Teologali, danzano al centro della scena mentre l’amata Beatrice appare scendendo dallo scalone, si avvicina al poeta e, prendendolo per mano, gli indica la strada per proseguire il viaggio: ora Dante è pronto per assurgere finalmente al Paradiso. 

Una location eccellente quella scelta per mettere in scena la seconda cantica dantesca: la Certosa offre i suoi ambienti sconfinati aprendosi come uno scrigno; la preghiera, che nel corso dei secoli ha accompagnato i monaci certosini durante le loro lunghe giornate, rivive nell’iter proposto, legando le due realtà con un filo invisibile: questo luogo, fulcro della preghiera ininterrotta, fervente e densa di speranza dei religiosi, diventa teatro per il Purgatorio cristiano che è un luogo di sofferenza non fine a se stessa perché l’opportunità di contemplare eternamente Dio non è impossibile ma diventa una conquista sempre più vicina. Il sapiente gioco di luci che rende la Certosa ancora più bella ed unica nel suo genere e l’indiscussa maestria degli interpreti, così come la cura dei particolari, il pathos e la concentrazione di ogni singolo attore, regalano nuovamente uno spettacolo che rapisce e lascia sbalorditi: la società “Tappeto Volante” non delude le altissime aspettative di chi ha già avuto modo di godere della bellezza degli altri due eventi. Non è semplice proporre ad un vasto uditorio, i cui gradi di cultura possono essere differenti, un’opera cardine della letteratura italiana ma il successo sconfinato e i sinceri apprezzamenti, che crescono al termine di ogni messa in scena, possono tranquillizzare chi ha scelto di investire in un progetto audace ma allo stesso tempo originale e di certo non obsoleto. 

Francesca Salvato

“Il Purgatorio di Dante”
Tappeto Volante
a cura di Domenico Corrado
Certosa di Padula – Salerno
da giugno 2012 a marzo 2013
La prenotazione è obbligatoria (sono previsti spettacoli per gruppi di studenti).

Costi:
biglietto singolo: € 25.00
biglietto ridotto baby: € 15.00
biglietto ridotto scolastico: € 15.00 
Info: www.tappetovolante.org ; info@tappetovolante.org
tel. 081 8631581; cell. 339. 1888611.

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