venerdì 10 agosto 2012

Felipe Cardeña


“POESIE DELLA FINE DEL MONDO” 
Santi, elefanti, buddha, madonne, paradisi indu


The fire sermon, collage su tela 2012 

“Jaime Duart Vascon” diceva il giornale
 “giovane scienziato di sette anni
 figlio di un generale
 ha scoperto che il mondo è caduto
 in un bicchiere.
 Non dice da quanti anni avvenne la fine 
poiché questo ormai poco importa saperlo 
essendo un secondo del tempo antico 
pari a un milione d'anni del tempo moderno”.
 Antonio Delfini, 1959

Le “Poesie della fine del mondo” di Antonio Delfini, rappresentano una delle raccolte più livide e amare della letteratura italiana del '900, una satira cruda sul degrado dell'uomo moderno, un impulso profetico/catastrofico atto ad annunciare il declino dell'umanità oscurata dall'ignoranza. 
“Una bambina con una rosa in mano porterà la salvezza al mondo che sta per finire o recherà l'oblio al mondo che è già finito”. Un frammento visionario nel quale Delfini concede il bagliore del riscatto all'uomo apparentemente abbandonato all'oblio, un gioco di versi che svela attraverso la poesia l'apparente insensatezza della realtà. 

Felipe Cardeña artista contemporaneo enigmatico ed eclettico riprende l'anticanzoniere del poeta emiliano per raccontare, metaforicamente, la tanto attesa e ovunque sbandierata, fine del mondo. Cardeña rappresenta un vero e proprio mistero della fenomenologia artistica contemporanea, come un elfo precipitato, da un incomprensibile incantesimo nel mondo degli uomini, vi si aggira estraneo e incuriosito, una sorta di funambolo dell'arte sospeso tra linguaggi metafisici e automatismi simbolici. 

Egli attraverso mantra allegorici, suggestiona la temuta fine del mondo bombardando la tela di carica emotiva ed immaginifica, con un collage di visioni, simboli e icone. Un ritornello sarcastico di immagini sacre che si fondono con la materia sordida e decadente del Modernismo, un horror vacui che costringe l'artista a ripiegare verso un'ossessiva eco di figure sovrapposte. 

Come un passato che si ripete, o un presente inafferrabile, nelle opere di Cardeña l'Antichità si confonde con l'Avanguardia, la natura con la tecnologia, in una continua rimescolanza di forme. Questo universo utopico e paradisiaco, accoglie attraverso un vortice di simboli ed arcaici emblemi, l'animo umano, appagando la nostalgia di appartenenza ad una natura versatile, ad una perenne trasformazione della materia. 

Cardeña mette in atto un meticoloso assemblaggio di elementi, che dal collage materico approda alla fusione con il linguaggio poetico, accostando ogni opera ad un titolo, quasi sempre un verso, “strappato” a testi poetici della più varia origine. Così il Buddha di Eliot che nel suo “ sermone del fuoco” ritrae i sensi umani che bruciano nel fuoco della lussuria dell'ignoranza e della disperazione, si ritrova immerso in un contesto floreale, come se il “mantra” di versi e immagini potesse allontanare la decadenza e la conseguente Fine del mondo. 

Un'ossessione di figure che si dischiudono come in un sogno in cui la semplicità del dettaglio diventa libertà. Come tanti petali “strappati” alla realtà, Cardeña ricompone i ritagli emotivi, in una composizione ambigua nella quale tutto può accadere, così la sacralità occidentale incontra la pomposità orientale e una voce arcaia, immortale solleva l'uomo dalla sua effimera caducità. 

Nadia Gardini 
dal 25 maggio all'8 settembre 2012 

Felipe Cardeña 
“POESIE DELLA FINE DEL MONDO” 
Santi, elefanti, buddha, madonne, paradisi indù 
a cura di Philippe Daverio Roma First Gallery via Margutta 14 +39.06.3230673 
info@firstgallery.it 
orari di apertura: da martedì a sabato – dalle 11:00 alle 19:00 
Catalogo in galleria a cura di Philippe Daverio

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