lunedì 21 luglio 2008

Ravenna Festival

Si è concluso la scorsa settimana il Ravenna Festival con la serata dei Massive attack, gruppo che all'inizio degli anni Novanta, in piena esplosione del grunge dei Nirvana e il brit-pop di Oasis e Blur, nella tranquilla cittadina inglese di Bristol è rimasto immune da qualsiasi influenza musicale e circondato da un'aura di introspezione meditativa. In quest'atmosfera rallentata Andrew "Mushroom" Vowles, Grant "Daddy G" Marshall e 3D danno vita ai Massive Attack e al "trip-hop", un genere completamente nuovo che miscela ritmi hip-hop rallentati, bassi dub, vibrazioni ambient, reggae e soul con risultati ai limiti della psichedelia. Senza dubbio tra le band più significative degli ultimi quindici anni, i Massive Attack sono nel tempo diventati una sorta di collettivo artistico che centellina i propri album con attenzione maniacale per i particolari.

Degna conclusione, quindi, per un evento che sta diventando sempre più famoso e importante, anche a livello internazionale.

La storia del Festival:

Fondato nel 1990 è nel novero delle più affermate e prestigiose manifestazioni europee ospitando le più alte espressioni della vita artistica del nostro tempo, primo fra tutti il Maestro Riccardo Muti che, non tutti sanno, ha scelto Ravenna come sua dimora, e la cui presenza nel programma di ogni edizione è uno dei tratti caratteristici del Festival. La sua natura tematica e l'apertura a trecentosessanta gradi nei confronti di tutte le arti e i linguaggi performativi, ne fanno una rassegna unica e originale, particolarmente articolata e rivolta a ogni tipo di pubblico.

Il Ravenna Festival esprime anche un legame inscindibile con la città e il suo straordinario patrimonio monumentale (otto suoi monumenti, tra gli altri le Basiliche di San Vitale e Sant'Apollinare in Classe, stati inseriti dall'UNESCO nella World Heritage List); all'inizio dell'estate, tra giugno e luglio, non solo i teatri, ma anche le millenarie basiliche bizantine, i chiostri, le piazze e le archeologie industriali si trasformano in altrettanti palcoscenici dove il connubio musica-architettura viene esaltato al massimo delle proprie potenzialità. Un connubio che, grazie alla forte connotazione multidisciplinare del Festival, coinvolge tutte le forme dello spettacolo, antico, classico e contemporaneo - spesso con produzioni originali - quali l'opera lirica, la danza, il teatro e il cinema, oltre naturalmente a tutti i linguaggi musicali, classica in primis ma con grande spazio dedicato a jazz, etnica, canzone d'autore e rock.

Realtà strettamente collegata al Festival e sempre più importante è quella dell'Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, nata pochi anni or sono su stimolo di Riccardo Muti e che ha fatto di Ravenna una delle sue principali residenze. Sempre più numerose sono le produzioni che ogni anno vedono questa compagine orchestrale protagonista, apprezzata da pubblico e critica come testimonia il fortunato debutto a Salisburgo, nel maggio 2007, al Festival di Pentecoste ne "Il ritorno di Don Calandrino" di Cimarosa, sempre sotto la direzione di Muti, avviando un progetto quinquennale (frutto di una coproduzione tra il Festival di Ravenna e quello della città di Mozart) mirato alla riscoperta e alla valorizzazione del patrimonio musicale, operistico e sacro, del Settecento napoletano.

Dal 1997 il Festival ha inoltre intrapreso un nuovo percorso della propria storia, iniziando a tracciare le rotte delle sue "Vie dell'amicizia" e attraversando il Mare Adriatico per raggiungere Sarajevo, la città 'martire' bosniaca devastata da un conflitto sanguinoso. Nel luglio di quell'anno le note di Orchestra e Coro della Scala, sotto la direzione di Riccardo Muti, riaccesero l'orgoglio e la speranza di un popolo che si voleva lasciare alle spalle l'orrore di una guerra fratricida, per riconquistare, tramite la musica, un po' della serenità perduta. Da allora tante altre vie sono state tracciate, da Beirut a Gerusalemme, da Mosca a New York, da Erevan e Istanbul a Il Cairo, fino a Damasco, El Djem, Meknès, in una vera e propria missione di fratellanza volta, per mezzo dell'arte, ad avvicinare, anche solo di un passo, popoli lontani.

Un progetto che coniuga la bellezza e l’estetica dell’arte in tutte le sua forme, proiettandosi verso mondi lontani e vicini che riescono a creare delle sincronie e armonie tali da far commuovere e sensibilizzare mondi che possono sembrare diversi contrari ma che in realtà sono completamente complementari. Un esempio da seguire e da ripetere sempre.



Francesca Crostarosa

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