giovedì 26 febbraio 2009

EDWARD HALL AND PROPELLER, IN THE COMPANY OF MEN

Il WATERMILL THEATRE di Bagnor, presso Newbury nel Berkshire, al sud dell’Inghilterra, sede della Compagnia Propeller, è un centro culturale costruito in un vecchio mulino sulle sponde del fiume, restaurato nel 1960, con ristorante e foresteria per gli attori. Un teatro che ha guadagnato la reputazione di una delle più brillanti ed interessanti realtà regionali britanniche che spazia fra diversi generi di spettacolo, con attività di produzione e ospitalità.

EDWARD HALL AND PROPELLER, IN THE COMPANY OF MEN

Quarantenne figlio d’arte – suo padre Peter è uno dei registi teatrali più famosi in Gran Bretagna – Edward Hall inizia giovanissimo a lavorare con il Watermill Theatre.

Nel 1995 mette in scena Othello: è un successo. Hall, con lo scenografo Michael Pavelka, approfondisce il lavoro su Shakespeare per Enrico V. Lo spettacolo prevede un coro di undici attori che rievoca la vicenda interpretandone tutti i ruoli, compresi quelli femminili. Nasce l’idea di Propeller, compagnia shakespeariana tutta al maschile, che coniuga un rigoroso approccio al testo con una moderna estetica fisica.

“Vogliamo riscoprire Shakespeare semplicemente rappresentandolo come pensiamo debba essere: con immediatezza, ritmo e fantasia…..Vogliamo portare il nostro lavoro ai più diversi generi di pubblico….. vogliamo crescere attraverso Shakespeare e, se riusciamo a farlo con fantasia e rigore, ci auguriamo che anche il pubblico continui a crescere con noi….”

In repertorio The Comedy of Errors (1998), Twelfth Night (1999), Rose Rage, dalle tre parti dell’ Henry VI (2001), A Midsummer Night’s Dream (2003), A Winter’s Tale (2005) e The Taming of the Shrew (2006)

In Italia ha presentato Henry V e The Comedy of Errors a Roma e Bologna (ETI), A Midsummer Night’s Dream (Verona, Estate Teatrale) e The Taming of the Shrew e Twelfth Night (Milano, Piccolo).

EDWARD HALL

I più recenti lavori di Edward Hall includono The Deep Blue Sea con Greta Scacchi al Vaudeville Theatre, degli episodi di Spooks per Kudos TV e Kingdom con Stephen Fry.

Fra i suoi lavori teatrali : For Services Rendered (Watermill Theatre Newbury); The Taming of the Shrew e Twelfth Night (Old Vic e tour mondiale – nomination al Drama Desk award di New York); Dick Whittinghton di Mark Ravenhill (Barbican); Once in a Lifetime (National Theatre); A Streetcar Named Desire (Roundabout Theatre,New York); The Winter’s Tale (Watermill Theatre, Newbury e Tour mondiale); A Funny Thing Happened on the Way to the Forum (National Theatre – nomination all’ Olivier award come Miglior Musical); Calico (Duke of York); Edmond (National Theatre); A Midsummer Night’s Dream (Comedy Theatre; Watermill Theatre, Newbury; UK Tour – TMA award come miglior produzione in Tour); The Hinge of the World (Guildford); Macbeth (Albery Theatre); Rose Rage adattata con Roger Warren dalle parti I,II e III dell’Henry VI (Haymarket Theatre, Watermill Theatre Newbury, Tour inglese e internazionale e Chicago Shakespeare Theatre, Duke’s Theatre, New York – nomination agli Olivier award come Miglior Regista e TMA award come Miglior Produzione in Tour); The Constant Wife (Apollo); Putting It Together (Chichester); Julious Caesar (RSC); Tantalus (Denver Centre e Tour inglese); Henry V (RSC – premio The South Bank Show per Theatre for the Histories); Twelfth Night (Watermill Theatre, Newbury – vincitore del premio TMA/ Barclays Theatre come Miglior Regista); Sacred Heart (Royal Court Theatre Upstairs); Celaine (Hampstead Theatre); The Two Gentlemen of Verona (RSC); The Comedy of Errors ed Henry V (Watermill Theatre, Newbury, Pleasance Theatre London, RSC – The Other Place, Stratford e tour internazionale); That Good Night (Yvonne Arnaud tour); Othello (Watermill Theatre, Newbury e il Tokyo Globe):Richard III (Tokyo Globe); e Cain (Minerva Studio, Chichester).

La sua produzione di A Midsummer Night’s Dream, che è stata rappresentata a Londra al Comedy Theatre nel 2003, ha proseguito alla Brooklyn Academy of Music di New York agli inizi del 2004, dove sia lui che la produzione sono stati nominati per i Drama Desk awards.

La sua produzione americana del Rose Rage, che ha diretto per il Chicago Shakespeare Theatre nel 2003, si è trasferita al Duke’s Theatre di New York nel settembre 2004, dove ha vinto 4 Jeff awards tra cui Miglior Commedia, Miglior Regista e Miglior Cast.

I lavori televisivi di Edward includono: Spooks (Kudos); Kingdom (Parallel Films); Trial and Retribution (La Plante Producions); Miss Marple – Sleeping Murder con Jeraldine McEwan; Cutting Edge: Safari Strife, (channel 4) e Richard III (NHK in Giappone).

Per la radio: Dear Exile, Eveline, Into Exile (Radio 4).

Edward è socio del National Theatre, dell’Old Vic e del The Watermill Theatre. E’ anche Direttore Artistico della Propeller Theatre Company.

Attualmente Edward sta lavorando al Two Men of Florence di Richard Goodwin per l’Huntington Theatre di Boston.

THE MERCHANT OF VENICE - SINOSSI

I Parte
Antonio, il mercante, lamenta la sua tristezza. Il suo amico Salerio cerca di rasserenarlo inutilmente ed anche altri amici, Lorenzo e Graziano, tentano e falliscono.

Antonio riceve dal suo amico Bassanio la richiesta di un prestito per poter aspirare a sposare la ricca Porzia.

Porzia confida la sua inquietudine alla serva Nerissa, perché teme di essere chiesta in matrimonio da un pretendente che non le piace. Secondo le ultime volontà del padre, infatti, avrà diritto a sposarla, il pretendente, fra sei, che troverà fra tre scrigni (d’oro, d’argento e di piombo), quello contenente il ritratto di Porzia.

Nessuno di loro le piace, ma preferirebbe comunque fosse Bassanio a scegliere lo scrigno giusto.

Dopo lunghe trattative, Bassanio riesce a convincere il mercante a farsi prestare da Shylock l’Ebreo 3000 ducati, ponendo a garanzia i suoi investimenti mercantili, pena la concessione di una libbra della sua stessa carne. Shylock odia Antonio, quindi concede il prestito nella speranza che questi non possa restituirlo. Antonio invece è certo che una delle sue navi rientrerà in porto un mese prima dei tre mesi stabiliti quel limite per la restituzione. La figlia di Shylock, Jessica, consegna una lettera d’amore a Lancillotto, per Lorenzo, l’amico cristiano di Antonio. Dalla lettera, Lorenzo apprende che, alla cena di Antonio e Shylock, Jessica sarà presente travestita da torcifero. Ma Shylock, recandosi all’incontro, lascia sua figlia a casa raccomandandole di stare lontana dal cristiano. Più tardi, quella notte, Graziano, Salerio e Lorenzo si incontrano da Shylock per fuggire con Jessica, che porta con se buona parte degli averi del padre. Salerio e i suoi amici godono nel pensare alla sventura di Shylock, che sta perdendo figlia e denaro. In seguito, afflitto, Shylock racconta delle sue perdite ad un altro Ebreo, Tubal, compiacendosi comunque al tempo stesso per la certezza che Antonio non ottempererà il suo debito.

Porzia prega Bassanio di aspettare a fare la sua scelta, in modo da poter trascorrere del tempo con lui, nel caso facesse quella sbagliata. Lui però sceglie lo scrigno giusto, e ottiene la mano di Porzia. Per suggellare l’unione, Porzia dà a Bassanio un anello, raccomandando che non debba mai perderlo o darlo via, pena il rischio di compromettere l’amore di lei nei suoi confronti. Anche Graziano annuncia la sua intenzione di sposare Nerissa. In seguito, Salerio, Lorenzo e Jessica annunciano a Bassanio che Antonio ha perso le sue navi e, inoltre, che Shylock ha già malvagiamente diffuso la notizia che Antonio non ha rispettato il patto.

II Parte
Shylock è deciso a prendersi la libbra di carne, come restituzione del prestito. Porzia e Nerissa si travestono da giovani avvocati e si recano in tribunale al processo di Antonio. Il Doge presiede l’udienza durante la quale Shylock, dato che il tempo limite per la restituzione è scaduto, intende comunque prelevare “una libbra di carne dal petto di Antonio”, nonostante l’offerta di Bassanio di ripagarlo con 6.000 ducati.

Arrivano Nerissa e Porzia. Graziano, Bassanio, il Doge e Porzia tentano di dissuadere Shylock, senza riuscirci; allora Porzia lo avverte che la legge non permette che venga versata nemmeno una goccia di sangue e che, della carne, deve esserne estratta esattamente una libbra, altrimenti Shylock risulterà colpevole di non rispettare lui stesso il patto. Shylock, rendendosi conto che ciò è impossibile, ritratta ma pretende 9.000 ducati. Porzia allora rivela che anche Shylock si è macchiato di un crimine: ha cospirato infatti per uccidere un altro cittadino, ovvero Antonio stesso. Come pena, il Doge e Antonio stabiliscono che Shylock versi metà dei suoi possedimenti alle casse dello Stato; tenga l’altra metà per se, promettendo che lascerà tutto alla figlia e al genero (Lorenzo) dopo la sua morte, e che si converta al Cristianesimo. Senza via d’uscita, Shylock accetta. Quando Porzia (ancora nelle vesti di avvocato) se ne va, Bassanio le offre una ricompensa in denaro. Porzia rifiuta e chiede in cambio i suoi guanti e la sua fede nuziale. Bassanio, che ha giurato, esita sull’anello, poi, riluttante ,lo consegna pressato da Antonio. Nerissa (sempre nei panni dell’aiutante avvocato), giura di tentare di farsi restituire la fede da suo marito (Graziano). Lorenzo e Jessica trascorrono una notte tranquilla insieme. L’indomani mattina, Bassanio, Porzia, Graziano e Nerissa si ritrovano. Dopo accese discussioni sullo smarrimento degli anelli, Porzia e Nerissa rivelano quale sia stato il loro stratagemma e li riconsegnano ai loro mariti. In seguito, Antonio viene informato che tre delle sue navi sono rientrate cariche di mercanzie. Infine, viene consegnata a Jessica e a Lorenzo la dichiarazione legale che riceveranno il denaro e i possedimenti di Shylock dopo la sua morte.

A MIDSUMMER NIGHT’S DREAM - SINOSSI

Lisandro ama Ermia ed Ermia ama Lisandro.

Elena ama Demetrio; Demetrio amava Elena ma ora ama Ermia.

Egeo, padre di Ermia, preferisce Demetrio come pretendente e intercede presso Teseo, duca di Atene, per realizzare i suoi progetti sulla figlia.

Secondo la legge ateniese, ad Ermia sono concessi quattro giorni per scegliere fra Demetrio, la vita in un monastero o una condanna a morte.

Ermia, sempre ribelle, sceglie di fuggire con Lisandro nella vicina foresta.

Nella foresta sorgono difficoltà. Oberon e Titania, re e regina delle fate, stanno litigando a causa di un ragazzo che Titania ha adottato. Oberon ordina al suo servo Puck di portargli delle magiche gocce d’amore, che spruzzerà sulle palpebre della regina mentre dorme, dopodichè Titania si innamorerà della prima creatura che vedrà al risveglio.

Nel frattempo, Elena e Demetrio si sono inoltrati nella foresta all’inseguimento di Lisandro ed Ermia. Oberon, che sente le accuse di Demetrio verso Elena, si impietosisce e ordina a Puck di spruzzare le gocce magiche anche sulle palpebre di Demetrio, per far si che si innamori di Elena.
Ma Puck, per sbaglio, lascia invece cadere le gocce sulle palpebre di Lisandro. Elena si imbatte in Lisandro nella foresta e l’incantesimo è fatto; Lisandro ora desidera Elena e respinge una sbalordita Ermia.

Nel bel mezzo di questa confusione, un gruppo di artigiani stanno provando una loro versione di “Pirano e Tisbe” da rappresentare al matrimonio del Duca.

Puck, maliziosamente, lancia un incantesimo su Bottom tramutandogli la testa in quella di un d’asino.

Ed è proprio Botton, sfortunatamente, la prima cosa che vede Titania al risveglio; Bottom quindi finisce per cedere alle lusinghe della regina.

Oberon si diverte molto con questo scherzo, ma è meno divertito quando realizza che Puck ha fatto un pasticcio nel tentativo di unire Demetrio ed Elena.

Allora Oberon stesso sparge su Demetrio una pozione d’amore e fa in modo che Elena sia la prima persona che vedrà. Ciononostante Elena giustamente si sente presa in giro sia da Demetrio che da Lisandro (ancora sotto l’influsso dell’innamoramento magico).

Alla fine Oberon conviene che uno scherzo è bello finchè dura poco. Fa addormentare quindi i quattro amanti e somministra a Lisandro l’antidoto per la pozione d’amore per far si che ami nuovamente Ermia, quando tutti si risveglieranno. Oberon dà anche a Titania l’antidoto e il re e la regina si riconciliano.

In seguito, Teseo ed Ippolita, trovano Lisandro, Ermia, Elena e Demetrio addormentati nel bosco.

Tutti ritornano ad Atene per ripensare a ciò che credono sia stato uno strano sogno.

Alla fine anche Bottom ritorna dai suoi attori e insieme recitano Piramo e Tisbe alla cerimonia nuziale (che nel frattempo si è trasformata in un matrimonio per tre coppie).

Quando tutti vanno a dormire, le fate benevole si ritirano e Puck si abbandona a un delicato monologo d’epilogo.

THE MERCHANT OF VENICE

Fra fantasia e realtà

Il Mercante di Venezia è stato pubblicato per la prima volta nel 1600, ma il primo riferimento al dramma è una menzione, nello Stationers’ Register delle pubblicazioni, del 1598: “un libro su Il Mercante di Venezia o altrimenti intitolato L’Ebreo di Venezia”.

Quindi, sebbene fosse stato scritto probabilmente intorno al 1596/7, sembra abbia acquisito sin dall’inizio titoli alternativi riflettendo probabilmente le diverse reazioni del pubblico, la cui attenzione si spostava dalla figura del presunto eroe, il mercante Antonio, a quella del presunto farabutto, l’ ebreo Shylock. È un’alternanza che si è mantenuta nei secoli. Ma questa alternanza potrebbe essere anche un esplicito riferimento ad un altro titolo teatrale: L’Ebreo di Malta di Marlowe (data incerta, ma precedente il 30 Maggio 1593, quando Marlowe è stato assassinato).

L’interesse nei confronti degli ebrei venne ravvivato dall’esecuzione, avvenuta nel giugno 1594, di Roderigo Lopez, un fisico ebreo accusato di aver ordito un complotto per avvelenare la Regina. A riprova dell’attualità dell’argomento, l’Ebreo di Malta fu riproposto al Rose Theatre nel giugno e luglio dello stesso anno.

Quest’opera ha esercitato sicuramente l’influenza più immediata su The Merchant of Venice: mette in scena infatti i conflitti tra tre differenti gruppi etnici e religiosi: Ebrei, Cristiani e Turchi; gli stessi che compaiono ne Il Mercante, ed i cui princìpi vengono messi a confronto e in conflitto in entrambe le commedie.

Il Mercante è un complesso miscuglio di favola e di realtà. I suoi due temi principali, quello realistico della libbra di carne e quello favoloso dei tre scrigni, appartenevano da gran tempo al mito e alla leggenda. Il numero tre appare spesso nei racconti popolari, come i tre enigmi di Turandot o le tre figlie di Re Lear. Shakespeare sembra aver preso il tema del pezzo di carne da Il Pecorone di Ser Giovanni Fiorentino (1558) e quello degli scrigni dalle Gesta Romanorum (traduzione inglese 1595, adattata per la scena).

Ma di una commedia ora perduta, l’Ebreo, si è detto nel 1579 che rappresentava sia “la prodigalità di coloro che perseguono i piaceri mondani” che “la mente sanguinaria degli usurai”. Anche le ambientazioni a Belmonte e a Venezia potevano essere già essere apparse sulle scene collegate tra loro, e con tutta probabilità aver rappresentato un modello teatrale altrettanto immediato de L’Ebreo di Malta.

Le storie tratte dai miti o dalle leggende popolari non sono necessariamente lontane od obsolete: sopravvivono perché rappresentano problematiche che stanno alla base dell’umanità e rimangono attuali. Da ciò deriva in parte la forza (e la durata della popolarità come delle polemiche) del Merchant of Venice. Ma Shakespeare ha intensificato quel potenziale nella sfrontata vena realistica con la quale ha caricato di drammaticità le storie. Su un piano Porzia è un’eroina romantica, ma è anche molto realista, sia nel rifiuto del suo pretendente Moro sia quando cambia le carte in tavola a Shylock nella scena del processo. Il suo amore per Bassanio è espresso con lirismo e passione, ma quando dice “siete costato caro, e caro mi sarete”, con il suo gioco di parole mostra che i valori mercantili di Venezia hanno contagiato anche il mondo mitico di Belmonte.

Entrambe le trame dipendono dal denaro. Un’idea dei valori finanziari sui quali si basa l’opera si può ottenere con un semplice confronto: Bassanio prende in prestito 3000 ducati per potersi permettere di corteggiare Porzia. In moneta Elisabettiana era il corrispettivo di 700 sterline. Nello stesso periodo in cui scriveva l’opera, Shakespeare comprò New Place, la seconda casa più grande di Stratford, per 60 sterline. Ai valori di oggi, per finanziare il suo corteggiamento Bassanio avrebbe chiesto 375.000 sterline. Questa scala economica può aiutarci a mettere a fuoco la crisi di Antonio. E c’è un altro interessante scorcio di realtà contemporanea: l’usura – interessi su credito – era proibita ai Cristiani, perciò per l’esercizio di questa pratica venivano usati gli ebrei - che poi, come nella commedia, per ciò stesso venivano insultati. In effetti, sebbene gli Ebrei fossero i finanziatori d’Europa, pochi di loro vivevano in Inghilterra; ma Shakespeare non ha dovuto cercare lontano per trovare un modello d’usuraio: proprio suo padre è stato condannato due volte per aver violato la legge chiedendo interessi usurari. C’è probabilmente una parte di fantasia nel Mercante di Venezia, ma altrettanta parte di realtà, e la rappresentazione dipende dall’equilibrio tra i due aspetti.

Al cuore del Merchant c’è la tensione fra la giustizia e la misericordia; ma ce n’è anche riguardo l’amore, la vendetta, l’intolleranza e la natura dei legami, degli obblighi che un uomo contrae verso altri. Antonio, la cui vita in base alla legge è perduta, ammette che il Doge di Venezia “non può violare il corso della Legge”. La legge dovrebbe essere imparziale, a salvaguardia di ogni cittadino. Ma la legge va anche interpretata: presiedendo il processo, il Doge non è imparziale e dimostra manifesta pietà per Antonio e descrive Shylock come “un avversario dal cuore di pietra, un essere disumano”. D’altro canto Shylock, che ovviamente è più complesso di come viene giudicato, si serve anch’egli della legge nel tentativo di uccidere Antonio. La sua posizione legalistica è opposta all’appassionata richiesta di grazia di Porzia; ma quando lei va a sbattere contro il muro dell’interpretazione letterale della legge, allora risponde a tono, e cambiandogli le carte in tavola con un cavillo legale, la goccia di sangue, lo inchioda con le stesse leggi da lui sostenute. Quando lei chiede ad Antonio quale pietà può dimostrare a Shylock, Antonio chiede alla corte che gli sia risparmiata la confisca dei beni – ma a condizione che lasci tutto ciò che possiede al suo odiato genero cristiano e – peggio ancora – che lui stesso diventi cristiano. Questa è pietà o una forma di vendetta? La drammatizzazione della scena shakespeariana nega qualsiasi semplice soluzione in bianco e nero: questa voluta ambiguità è il più chiaro esempio dell’ equilibrio fra le diverse tensioni che attraversa tutta la commedia.

La stessa tensione fra la teorica imparzialità della legge e la fallibilità dei suoi esecutori ricorre nella trattazione dei legami umani e nel loro esito. Questi sono di due tipi: i legami legali e i legami d’amore. I personaggi li agiscono per differenti motivi, ma nessuno ne esce come potremmo aspettarci. Antonio accetta il “contratto per burla” con Shylock per poter finanziare il corteggiamento del suo amico Bassanio nei confronti di Porzia, con conseguenze quasi fatali per lui; Bassanio e Graziano contraggono il legame matrimoniale, simboleggiato dallo scambio degli anelli, che poi però daranno via; Jessica rompe il suo legame con il padre sposando lo “spendaccione” cristiano Lorenzo e si converte al Cristianesimo; quest’ultimo legame, in particolare, preannuncia futuri guai.

La scena finale sembra iniziare con una idilliaca celebrazione del loro amore – ma la serie di amori che vengono citati quali mitici precedenti hanno tutti un epilogo disastroso. Su un livello più ampio, questa scena finale contiene un contrasto sorprendente. Lorenzo celebra la musica delle sfere come immagine di armonia, una cosa così ineffabile da non poter essere udita da orecchio umano; ma il dramma in realtà finisce non in armonia, ma con una barzelletta oscena del personaggio che più di tutti ha rappresentato la violenta intolleranza in tutta la rappresentazione. Qui Shakespeare porta ad un contrasto estremo lo scarto fra la fantasia e la realtà più cruda. Per prendere in prestito una frase a Groucho Marx , “è vero anche il contrario ”.

Roger Warren

A MIDSUMMER NIGHT’S DREAM

La concordia dei discordi

A Midsummer Night’s Dream è una delle opere di Shakespeare più originali, più comunicative e più abilmente costruite. Sebbene l’autore abbia attinto da opere di vari autori – dal Knight’s Tale di Chaucer e dalle Vite di Plutarco per Teseo ed Ippolita, dalle Metamorfosi di Ovidio per il nome di Titania e dal Piramo e Tisbe per la tragedia inserita nella commedia, e forse anche dall’Asino d’oro di Apuleio per la trasformazione di Bottom, la base narrative sembra essere, insolito in Shakespeare, di sua invenzione. E sebbene sia uno tra i suoi primi lavori, scritto probabilmente intorno al 1595, accanto a Romeo and Juliet di cui sembra una parodia, è perfettamente riuscito. Per il soggetto e lo stile, è stata avanzata l’ipotesi che Dream sia stato scritto in occasione della celebrazione di un matrimonio della corte elisabettiana; anche se così fu, è stato rappresentato certamente anche in teatri pubblici, poiché nella copertina della prima edizione a stampa (1600) dichiara esplicitamente che era recitato in pubblico da diversi anni…. dai valletti del Lord Chamberlain, la compagnia alla quale Shakespeare apparteneva.

Dream ha per argomento l’amore ed il matrimonio; Shakespeare fa interagire quattro diversi gruppi di caratteri – la corte, gli amanti, i commedianti, le fate – per drammatizzare i vari aspetti dell’esperienza amorosa. Il matrimonio della coppia Teseo/Ippolita è l’evento intorno al quale si muovono le storie di tutti, alla fine riuniti nella scena finale, quando i servi, per celebrare l’avvenimento - che determina anche le nozze dei quattro giovani amanti dopo le loro schermaglie nel bosco e la risoluzione del sempre più aspro conflitto tra Oberon e Titania -allestiscono la commedia Piramo e Tisbe.

La benedizione del palazzo da parte delle fate, alla fine della commedia, è una immagine potente di armonia, di quella “concordia” verso la quale ha teso tutta l’azione.

Ma la concordia è stata raggiunta solo da personaggi che hanno retto il conflitto estremo. Commentando la descrizione apparentemente contraddittoria della recita dei servi come “tragicissima allegria”, Teseo chiede: “Come metteremo d’accordo questi discordi?” La risposta sembra essere, come sempre nelle commedie di Shakespeare, saper guardare dritto in faccia il potenziale pericolo. E’ come se Shakespeare avvertisse che, affinchè l’esito della commedia riuscisse convincente, dovesse essere sottoposto alla prova delle esperienze più dure: l’happy end è più efficace quando sia i personaggi sulla scena che il pubblico sono consapevoli di cosa si tratta.


Tale consapevolezza non scalfisce in alcun modo l’umore della commedia, al contrario lo intensifica per contrasto. Quando Bottom ed i compagni recitano la loro “tediosa breve scena” davanti alla corte, l’amore tragico di Piramo e Tisbe si collega all’esperienza dei quattro amanti nel bosco: senza il benefico intervento di Oberon nel ristabilire le unioni, potrebbero finire come loro – e questa consapevolezza spiega perchè essi trattino con tanta crudezza la recita dei servi.

Se il filo conduttore dell’intero Dream è la commedia nella commedia, il tema della prima parte è costituito dall’incontro tra Titania e Bottom. Qui, dove la regina delle fate si innamora di una testa d’asino, la caratteristica tecnica di Shakespeare di giustapporre contrasti estremi è in piena azione. Nel suo svolgimento, la scena contribuisce alla drammatizzazione del gioco dell’amore in tutte le sue forme: la sua gioia e la sua tristezza, il suo idealismo ed il suo egoismo, e il modo in cui gli uomini possono innamorarsi delle apparenze – che è il motivo per cui Oberon e Puck spruzzano l’essenza dell’amore sugli occhi della gente. E’ tipico della sottile trama della commedia toccare rapidamente uno degli estremi dell’amore, l’incontro tra la Bella e la Bestia nello scambio Titania/Bottom, e subito dopo un altro incontro su un piano più alto e più spirituale. Rappresentare Dream con un cast tutto maschile mi aiuta ad esprimere la a-sessualità, la androginia della commedia, una versione sublimata della concezione Elisabettiana di relazioni spirituali tra persone dello stesso sesso, una forma di spiritualità discutibilmente celebrata anche in uno dei Sonetti di Shakespeare.

Al centro degli estremi d’amore, in Dream, c’è Teseo. Il personaggio ha un passato movimentato, compresa, secondo Oberon, una storia con Titania e con numerose altre amanti; egli stesso ci informa di aver corteggiato Ippolita “con la spada/e vinto il suo amore con gli insulti”. Ma adesso è diventato saggio, equilibrato (con uno spiccato senso dell’ironia), giudice imparziale – ma un giudice che può allentare le maglie della legge nell’interesse di coloro che vi sono soggetti. Questo diventa chiaro nel suo giudizio finale sugli amanti: verso la fine della commedia, Teseo fa quello che al principio aveva detto di non saper fare, e quando vede che le due coppie di amanti sono appropriatamente e felicemente assortite, non tiene in alcun conto l’implacabile atteggiamento di Egeo nella stretta applicazione della legge Ateniese. “La legge Ateniese”: la commedia, tecnicamente, si svolge ad Atene, dove le fate sono arrivate dalle “più lontane steppe dell’India”; ma sarebbe difficile immaginare una piéce più inglese di questa. Questo appare incontestabilmente nella drammatizzazione del regno delle fate. Sheakespeare si è ispirato al folklore inglese per i personaggi di Oberon, Titania e Puck, anche se tutti e tre sono creazioni interamente originali ed individuali, caratterizzate principalmente dal linguaggio loro attribuito, la famosa scrittura lirica della commedia; ma il lirismo, in Dream, è vario quanto tutto il resto. Viene usato principalmente per evocare il mondo silvestre delle fate, dal quale esse traggono il loro potere – dai fiori selvatici, come dai “miracolosi raggi” del sole. Questo rapporto è reciproco. Quando Oberon e Titania litigano, infatti, la natura stessa precipita nel caos. Questo è il punto del monologo più lungo e più bello della commedia. L’evocazione di Titania del temporale provocato dalla sua lite con Oberon, è un monologo sulla confusione cosmica delle stagioni:

THE SPRING, THE SUMMER

THE CHILDING AUTUMN, ANGRY WINTER CHANGE

THEIR WONTED LIVERIES, AND THE MAZÈD WORLD

BY THEIR INCREASE NOW KNOWS NOT WHICH IS WHICH.

Ma se il testo di Titania culmina a tale livello, ancor più è capace di adeguarsi al greve linguaggio della terra, quando rappresenta la disastrosa estate che i comuni mortali devono sopportare, alludendo ad un campo appena arato, ora completamente allagato. “Il campo di nove uomini è sommerso dal fango”. Questa immagine del fango costituisce il culmine dell’audacia di Shakespeare: la regina delle fate, lontana dall’essere eterea e remota, si esprime col linguaggio comune dei contadini. E’ questa qualità che dà a Dream il suo sapore caratteristico, e spiega perchè, nonostante i riferimenti ad Atene o all’India, sembra ambientata nella campagna inglese. Dalla lontanissima steppa asiatica alla dolce campagna del Warwickshire, un atto di riflessione sui contrasti estremi drammatizzati nella commedia.

Roger Warren

Propeller in scena

Al Teatro Valle di Roma il vigore dei Propeller in scena

con il
Sogno di una notte di mezza estate
e
Il Mercante di Venezia

dal 25 febbraio al 1° marzo 2009

“Ricreare l’atmosfera che doveva costituire gran parte dell’esperienza dello spettatore del teatro ai tempi di Shakespeare”: questa in sintesi la filosofia teatrale della compagnia dei Propeller, guidata dal regista Edward Hall, stabile nel Watermill Theatre, a sud dell’Inghilterra.

Una compagnia tutta maschile e tutta dedita alla messinscena dell’opera shakespeariana, che torna a Roma – dove proprio al Valle aveva allestito nel ’98 Enrico V e La commedia degli errori, nell’ambito dei Percorsi Internazionali dell’Eti – per presentare a sere alterne altre due opere del bardo, SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE e, in prima nazionale, IL MERCANTE DI VENEZIA, una commedia e una tragedia a racchiudere fedelmente i temi, lo stile, gli umori, il mondo del grande drammaturgo, per restituirli allo spettatore in tutta la loro potente attualità.

Due allestimenti diversi ed egualmente fisici, giocati tanto sul corpo quanto sulla voce degli attori, in grado di ridare smalto e ritmo ai versi, senza affettazioni, capaci d’evocare con la loro velocità di dizione quella proverbiale dell’attore elisabettiano. Perché per Hall, figlio d’arte (suo padre è Sir Peter Hall, regista ed anima della Royal Shakespeare Company), tornare alle radici dell’opera shakespeariana è riflettere sulla diversa percezione del teatro dal Cinquecento ed oggi: niente tecnologie all’epoca, solo la forza degli interpreti a catturare l’attenzione di un pubblico in movimento, sistemato all’aperto, non in una sala chiusa, e in scena la presenza esclusiva di uomini, una limitazione drammaturgica trasformata ieri dall’autore in una grande risorsa, e vissuta oggi dal regista e dalla sua singolare compagnia come una continua sfida alle convenzioni del teatro.

Sogno di una notte di mezza estate – 2 ore e 30 minuti, con intervallo

Il Mercante di Venezia – 2 ore e 30 minuti, con intervallo

spettacoli in lingua inglese, con sopratitoli in italiano
a cura di Prescott Studio, Firenze

calendario recite:
mercoledì 25 febbraio - Sogno di una notte di mezza estate ore 21
giovedì 26 febbraio - Mercante di Venezia ore 21
venerdì 27 febbraio – Sogno di una notte di mezza estate ore 16.30 - Mercante di Venezia ore 21
sabato 28 febbraio - Sogno di una notte di mezza estate ore 21
domenica 1° marzo - Sogno di una notte di mezza estate ore 16.30 - Mercante di Venezia ore 21

per informazioni e prenotazioni
biglietteria del Teatro Valle tel.06/68803794 (ore 10/19 – lunedì riposo)