giovedì 19 febbraio 2009

Al Teatro Sala Uno di Roma in scena il dramma delle illusioni perdute: Bruciati, e la vita perde ogni senso.

Eleonora Ivone e Gabriele Sabatini vestono i panni di due prostituti che, per uno strano caso del destino, si ritrovano in una stanza d’albergo a seguito della morte di un loro comune cliente, un vecchio avvocato. Con loro una valigetta piena di denaro, che potrebbe cambiare radicalmente le loro vite, già di per sé abbastanza compromesse. Ma i soldi non riescono a fargli dimenticare i problemi e i traumi del passato. E così si mettono a nudo, con timore, l’uno nei confronti dell’altra, lasciandosi sfuggire di tanto in tanto qualche ricordo soffocato.

Serrata la regia di Giorgia Lepore, essenziale la scenografia. Efficace il testo, scritto da Angelo Longoni. Tagliente e a tratti cinematografica la scelta di praticare delle cesure, segnate dal buio, in questa piece della durata di un’ora soltanto. Come fosse un dramma in cinque atti, una tragedia del presente, di un’umanità al limite, costantemente in bilico tra sogni e realtà. Alla ricerca di una redenzione che non arriva mai e la cui ricerca porta inevitabilmente all’autodistruzione, all’insoddisfazione di sé, al rimpianto.



Coinvolgente l’interpretazione dei due attori, uguali e diversi come i loro personaggi. Forte e apparentemente sfrontato il personaggio di Gabriele; ambiguamente irrisolto: fa sesso con gli uomini solo perché lo pagano. Freddo e disincantato il personaggio di Eleonora. Bellissima e richiestissima, le basta lavorare solo pochi giorni a settimana, ottenendo in cambio un guadagno incredibile che le permette di stare a casa, da sola, moltissimo tempo a vedere film. Traumatizzata dalla perdita del padre, vive un rapporto complesso con l’altro sesso.

Ella stessa dichiara di non provare mai nessuna emozione. Perché se un uomo non lo senti vicino prima del sesso, non puoi sentirlo nemmeno fisicamente.

Inutile quindi la proposta di costruirsi un futuro insieme. Soltanto panico e paura per il timore di essere inseguiti, e per la macchina che da troppe ore li aspetta sotto la loro finestra.

Un finale mozzafiato, inaspettato, lascia una profonda sensazione agrodolce, stimolando la volontà di riflessione sul senso dell’esistenza e la capacità di affrontare serenamente il nostro futuro.

MLN

AIDA: IL MUSICAL

L’Aida il Musical sbarca in Romagna, al Pala de’ Andrè di Ravenna e porta un un’onda di turbamenti e passioni in un posto dove, d’inverno, il freddo e la nebbia non danno tregua. L’opera di Verdi è stata reinterpretata in versione Musical dal sapiente lavoro di Elton John e Tim Rice, dopo il grande successo Disney de Il Re Leone. La storia è nota a tutti resa famosa dall'opera di Giuseppe Verdi del 1871, narra la passione della principessa africana Aida divenuta schiava e del suo amore. In questa versione la rappresentazione è molto giovanile, si respira e arriva l’emozione dei giovanissimi, come Mereb, dolcissimo 20enne che riesce a commuovere e divertire con la sua energia e simpatia. Aida è forse troppo seria, quasi arrabbiata, che naturalmente rispecchia la parte, ma è esasperata e così risulta un gradino sotto alla principessa Amneris (Simona Marocco), che riesce in un’ottima performance a tal punto da preferire quasi lei alla stessa Aida. Gli altri interpreti sono chi più e chi meno nella parte, ma nel complesso lo spettacolo è molto gradevole e 2 ore e 40 passano piacevolmente. Certo è che la scenografia, visto sicuramente un budget non miliardario, non aiuta gli attori che devono far leva solo sulle proprie prestazioni. L’orchestra sotto il palco aiuta a creare un ambiente corale che ben si sposa con le atmosfere egiziane e nubiane. Quello che poco convince è l’aver stravolto la storia, portandola ad un happy end un po’ buddhista, stile Il Re Leone con il Cerchio della Vita (tutto scorre e si rincarna), cosa che si intravede anche nel dialogo padre-figlio che non si vogliono riconoscere sangue del proprio sangue. Comunque, molto fedele al testo originale di Elton John e Tim Rise, l’Aida italiana piace e si va vedere.

Dal 23 al 25 arriva a Roma al Teatro Italia.
Francesca Crostarosa