
Nicola De Maria nasce a Foglianise nel 1954; dopo aver conseguito la laurea in medicina e la specializzazione in neurologia, si dedica all’arte con uno stile marcatamente soggettivo, personale, proprio di quella corrente che l’artista, insieme ad altri autori, rappresenta.

Tra i suoi colleghi, De Maria è probabilmente l’unico che si concentra su di una rappresentazione astratta, che supera i limiti della tela e interagisce con lo spazio circostante. Espone alla Biennale di Venezia, presso Documenta 7 a Kassel (Germania), alla XVI Biennale di San Paolo ( Brasile), alla Biennale di Sydney (Australia) ed alla Quadriennale di Roma.

L’Arte concettuale aveva già esasperato tutte le sue forme e l’avanguardia esaurito la sua polemica anti-accademica, quando gli artisti della transavanguardia propongono un ritorno al passato in chiave narrativa ed espressiva, fatto di immagini fantastiche ed energiche. I materiali, nobili e vili, trovano attraverso questa forma d’arte una nuova dimensione che li unisce in un processo continuo di combustione; l’impatto visivo rasenta il visionario, mentre l’artista non è più “l’eroe” descritto dall’avanguardia, colui che guida le masse, ma bensì un “nomade”, che attinge dal passato e dal presente e che riesce in maniera eclettica a confrontarsi con vari linguaggi, ottenendo infinite soluzioni stilistiche.
In questo contesto di recupero cosciente di forme e tradizioni pittoriche si inseriscono i lavori di Nicola De Maria: espressioni semplici e coinvolgenti del nuovo modo di intendere l’arte.
Le opere dell’artista propongono colori vivaci che esplodono, traboccanti di luminosità, in un accostamento astratto ed energico. Le linee ritrovano la loro compattezza in una geometria d’impatto che ricorda l’emotività espressionista, mentre in alcune circostanze l’impulsività lascia spazio ad una pacata rappresentazione che, insieme con i materiali della quotidianità, narra nostalgicamente di antiche, perdute visioni. I colori riempiono spazi e tempi e laddove i contorni sembrano dividersi, minuscole particelle luminose lasciano che gli elementi si compenetrino, dando unità all’intera rappresentazione.
La transavanguardia segna un cambiamento evolutivo importante e getta le basi di una riflessione artistica profonda. Lo spettatore non potrà più ricorrere a “norme di ancoraggio morale”, non si imbatterà più in uno schema formale, predefinito, ma troverà nuove forze che animano linee e colori, creando immagini disarticolate e visioni pure. Una poetica che lascia spazio a studi liberi e a rappresentazioni ancestrali, una svolta ironica che, di lì a poco, ispirerà il gruppo dei cosiddetti “Nuovi selvaggi”.