lunedì 28 gennaio 2008

“Suite for Tina Modotti”

FRANCESCO BEARZATTI “TINISSIMA”QUARTET

“Suite for Tina Modotti”

il nuovo disco della Parco della Musica Records
verrà presentato in concerto
in prima assoluta

MARTEDI’ 5 FEBBRAIO TEATRO STUDIO ORE 21
AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA


Francesco Bearzatti: sax tenore, clarinetto
Giovanni Falzone: tromba
Danilo Gallo: basso acustico, contrabbasso
Zeno de Rossi: batteria

Il nuovo progetto del vulcanico sassofonista Francesco Bearzatti dedicato a Tina Modotti diventa un nuovo disco della Parco della Musica Records che sarà presentato dal vivo all’Auditorium Parco della Musica. Protagonista il quartetto formato da Francesco Bearzatti, Giovanni Falzone, Danilo Gallo e Zeno de Rossi.

Emigrante, operaia, attrice, fotografa nel Messico degli anni venti, antifascista, militante nel movimento comunista internazionale, perseguitata ed esule politica, Tina Modotti ha fotografato tutti i volti più celebri della rivoluzione messicana e non solo. E’ partita da Udine e ha scoperto l’arte sociale negli Stati Uniti e soprattutto in Messico, usando il mezzo fotografico come strumento d’indagine e denuncia sociale, e le sue opere, comunque realizzate con equilibrio estetico, assumono di frequente una valenza ideologica importante: esaltazione dei simboli del lavoro, del popolo e del suo riscatto (mani di operai, manifestazioni politiche e sindacali, falce e martello). Non è un caso che Francesco Bearzatti, erede di una pluralità di tradizioni musicali e culturali, dedichi alla figura di Tina Modotti un progetto, un quartetto appena messo in piedi che rievoca la figura rivoluzionaria e sovversiva dell’artista la cui opera fu messa al bando dal maccartismo negli Stati Uniti, sopravvivendo però in Messico e riuscendo a sfondare ma non ancora come meriterebbe in Europa. Bearzatti rivolge a lei una suite incalzante, una musica moderna che ben si sposa con le sperimentazioni più ardue, con terreni vicini all’avanguardia senza essere mai troppo ostici per chiunque li ascolti. Quel che più sorprende sono le scintille di gioia, l’energia strabordante che proviene dalle viscere dei quattro musicisti coinvolti anima e corpo. L’interplay è perfetto, la genialità dei quattro, le cui caratteristiche sono differenti e anche distanti, assicura una musica diretta e spontanea.

Attirato irresistibilmente dai processi musicali liberi e mutevoli, Francesco Bearzatti ha trascorso l’infanzia nella provincia friulana. Con i coetanei ha condiviso i primi amori musicali, ascolti da rockettaro vero: Led Zeppelin, Deep Purple, poi è arrivato il punk, Ramones, Sex Pistols e tutti gli altri. Diplomato in clarinetto al conservatorio di Udine approfondisce gli studi a New York, dove ha modo di incontrare anche George Coleman. Ha inciso molti dischi come sideman e diversi da leader. (Tra i più recenti: "Virus" e “Hope” con il Bizart Trio, “Stolen days” con i Sax Pistols, “Kaleido” con Gianluca Petrella e “Etait de fait” con Aldo Romano).

Trombettista e compositore, forte di un diploma e di riconoscimenti da parte della critica italiana, Giovanni Falzone è certamente oggi uno dei più originali trombettisti in circolazione. Suona con orchestre e gruppi da camera dividendo le sue passioni tra il jazz e la musica classica. E’ dotato di un timbro unico e personale. Regala capitoli di straordinaria intensità, come leader di alcune formazioni che incidono per l’etichetta Soul Note.
Virtuoso di contrabbasso, basso acustico, elettrico, balalaika, Danilo Gallo nasce a Foggia, ma la sua formazione avviene nel forte movimento artistico - musicale che si sviluppa nel nord-est dell'Italia. Insieme a Zeno de Rossi - ottimo batterista che detta i tempi, colora, richiama mondi culturali assai lontani, e a una manciata di altri liberi pensatori - fonda “El Gallo Rojo Records”, casa discografica indipendente, ma anche centro di riflessione e incontro.


BIGLIETTO UNICO 15 EURO

INFO 06.80241281

Il cinema di Guy Debord

Il cinema di Guy Debord o la negatività all’opera (1952-1978)
Retrospettiva dei film e giornata di studi
a cura di
Fabien Danesi

da giovedì 7 a sabato 9 febbraio 2008
Ingresso libero

Il cinema di Debord affonda le proprie radici nella vita, in particolare nella sua: una vita caratterizzata dal rifiuto categorico di qualsiasi tipo d’alienazione. Nel 1951 al Festival di Cannes, Debord si imbatte in un gruppo di giovani agitatori, i cosiddetti “lettristi”, mentre costringono gli organizzatori a proiettare il film Traité de bave et d’éternité, diretto dal loro leader Isidore Isou. L’anno successivo, a Parigi, sarà la sua opera prima Hurlements en faveur de Sade a irrompere fragorosamente sulla medesima scena. Una vera e propria bomba, questo film privo di immagini si conclude con una sequenza di 24 minuti in cui lo schermo rimane completamente nero. Debord afferma la propria ambizione nella maniera più radicale: egli intende distruggere il cinema, in quanto spettacolo che offre al pubblico nient’altro che vite sostitutive. Più tardi scriverà: «quello che, nel mio lavoro, ha disturbato più a lungo, è senz’altro ciò che ho fatto nel 1952».
Tuttavia, realizzerà altre opere cinematografiche, impiegando il metodo del “détournement” (estrapolazione) in cui brani di film o di testi sono riutilizzati e accostati al fine di conferir loro un nuovo significato. All’epoca, tale tecnica veniva usata soprattutto per contestare i discorsi dominanti e le espressioni artistiche classiche. Con estrema coerenza tra forma e contenuto, Debord intende da un lato superare il cinema commerciale, che egli considera uno spaventoso strumento di pacificazione sociale e, dall’altro, scavalcare le opere d’avanguardia, le cui esigenze sembrano limitarsi a fattori estetici.
Nei suoi film, sono tangibili la passionalità della sua esistenza e le sue teorie, ormai indissociabili dalla sua persona: Debord non è un semplice regista, anzi ha sempre tenuto a sottrarsi alla definizione specialistica. Egli è un rivoluzionario cui le immagini non sono mai state sufficienti: giudicandole invasive, gli contrappone, da stratega, una praxis, un atteggiamento di cui i suoi film rendono perfettamente conto. E se è vero che secondo lui, ogni forma di rappresentazione sia destinata intrinsecamente a impoverire, rispetto alla intensità della vita, le sue opere appaiono a tutt’oggi come manifesti di una eclatante negazione di quella società, che noi stiamo ancora imparando ad accettare. Portano ammirevolmente il vessillo d’un singolare percorso privo di concessioni. I film di Guy Debord sono delle rovine incandescenti.

Fabien Danesi


GIOVEDI 7 FEBBRAIO Ore 19.00

Hurlements en faveur de Sade
(Urla in favore di Sade, 1952, video, b/n, 64’)

L’opera prima di Guy Debord è un film completamente privo di immagini. Lo schermo bianco accompagna i dialoghi ed è sostituito dallo schermo nero in assenza di sonoro. Le varie voci enunciano frasi isolate, preesistenti, tratte da giornali, testi letterari o giuridici che costituiscono un disordine poetico. In tal modo, Debord intende segnare la morte del cinema.


Ore 21.00

Sur le passage de quelques personnes à travers une assez courte unité de temps
(Sul passaggio di alcune persone attraverso
un'unità di tempo abbastanza breve, 1959, 35mm, b/n, 18')

Questo cortometraggio ripercorre i primi passi dell’avventura rivoluzionaria conosciuta da Debord e dai suoi compagni nel 1952, durante la creazione di un primo collettivo, chiamato “Internazionale lettrista”. Si tratta di un documentario in cui sono associate fotografie, immagini di attualità e sequenze su Parigi, che evocano nostalgicamente l’intenso splendore di quei momenti passati e la drammatica insoddisfazione del non riuscire a raccontarli.

A seguire

Critique de la séparation
(Critica della separazione, 1961, 35mm, b/n, 19')

In questo terzo film prosegue la riflessione critica sul cinema e sulla società, riproponendo il metodo del “détournement”. Un’opera romantica, sostenuta da una dolorosa coscienza del tempo che passa e dalla furia di vivere che ne consegue. Estetica e politica sono qui coniugate per porre fine al condizionamento sociale dello spettatore.


VENERDI 8 FEBBRAIO: GIORNATA DI STUDI
Ore 09.30 – 18.00

L’Impossibile posterità dell’Internazionale situazionnista e di Guy Debord

Nel suo ultimo film In girum imus nocte et consumimur igni, del 1978, Guy Debord rammenta che l’Internazionale situazionista «non aveva altra intenzione se non quella di rendere visibile in pratica una linea di demarcazione che separi coloro che sono ancora interessati a ciò che ci circonda da quelli che invece non ne vogliono più sapere». In tal modo egli denigrava ogni tipo di approccio intellettuale sulle azioni del collettivo rivoluzionario che non ne riprendesse l’esigenza concreta, ossia il rovesciamento della società. Tuttavia a distanza di trent’anni, quel gruppo è oggetto di studi e ormai assimilato dall’ambito culturale. Che dire di questo fenomeno? Sarà una insidiosa forma di recupero, oppure un inserimento dovuto in una storia che sta ancora scrivendosi ?


Ore 9.30

Apertura: Richard Peduzzi, Direttore dell’Académie de France à Rome
Introduzione: Fabien Danesi (Académie de France à Rome)

Evgenia Théodoropoulou (Dottoranda Université Paris 1)
L’Art total de l’Internationale situationniste ou la perspective expérimentale de l’action

Anna Trespeuch (Dottoranda Université Paris 1)
La Légitimation de l’Internationale situationniste (mai 1968 – mai 1981)

Christophe Bourseiller (Docente all’Institut d’études politiques di Parigi)
Le Miel et les abeilles. La Question de l’héritage (1980-2008)



Ore 15.00

Anselm Jappe (Docente all'Accademia di Belle Arti di Frosinone)
La cohérence de la théorie - l’influence des situationnistes sur quelques autres formes de critique radicale

Francesca Comisso (Archivio Gallizio di Torino)
Antibrevetto, antimondo, ensemble. Riflessioni intorno ad alcune parole chiave di Pinot-Gallizio come indici di pratiche attuali

Maria Rosa Sossai (Critico d’arte e curatrice indipendente)
La Pratica del détournement nel cinema d’artista contemporaneo

Enrico Ghezzi ('ri-autore televisivo', Fuori Orario, Blob a Rai Tre)
Invisiblement en faveur de quoi



SABATO 9 FEBBRAIO Ore 19.00


La Société du spectacle
(La società dello spettacolo, 1973, 35mm, b/n, 80')

Questo film è l’adattamento del saggio eponimo di Guy Debord, pubblicato nel 1967. Vi sono riprese numerose tesi, qui associate a diversi estratti di pellicole hollywoodiane e sovietiche, come anche a pubblicità e telegiornali. A seguito della rivolta del maggio 1968, l’analisi della meccanica delle società di classe trova in questa versione cinematografica una potente espressione, sia formale che ideologica. Filmando una teoria, Debord raggiunge il progetto che fu di Eisenstein: mettere in scena Il Capitale di Karl Marx.


A seguire

Réfutations de tous les jugements, tant élogieux qu’hostiles,
qui ont été jusqu’ici portés sur le film « La Société du spectacle »
(Contestazione di tutti i giudizi, sia elogiativi che ostili,
che sono stati fatti fino a qui sul film 'La societé du spectacle', 1975, 35mm, b/n, 22')

Debord risponde ai critici cinematografici, rimettendo in discussione il recupero della sua opera nello spazio culturale. Afferma la dimensione sovversiva dei suoi film e incrementa le offensive contro gli specialisti, il cui giudizio è degradato dal loro piegarsi agli stili di vita preordinati. E si conferma tanto rivoluzionario quanto regista.


Ore 21.00

In girum imus nocte et consumimur igni
(1978, 35mm, b/n, 100')

Con quest’ultimo film, Debord compie il proprio panegirico cinematografico. Ripercorre temi a lui cari : lo scorrere del tempo, la critica dello spettacolo e la bohème degli anni giovanili. Con fare malinconico, tratteggia il ritratto d’un uomo che ha sempre tentato di vivere secondo le proprie regole.


I N F O R M A Z I O N I

O r g a n i z z a t o r i
Fabien Danesi, borsista all’Académie de France à Rome, Dottore in storia dell’arte
Marc Bayard, Responsabile del dipartimento di storia dell'arte
Lili Hinstin, organizzazione delle manifestazioni cinematografiche


P r o i e z i o n i
Film proiettati in 35mm in versione originale con sottotitoli in italiano
tranne Hurlements en faveur de Sade (copia video)


I n g r e s s o
Ingresso libero nel limite dei posti disponibili


I n f o
Académie de France à Rome
- Villa Medici
Viale Trinità dei Monti, 1 - 00187 Roma
Tel. 06/ 67 61 1 www.villamedici.it
Metro: Spagna – Bus: 117 / 119 – Parcheggio Ludovisi


In collaborazione con Love Streams agnès b. productions e bATìK [Film] Festival Perugia


Le attività cinematografiche di Villa Medici beneficiano
del sostegno di Groupama Assicurazioni